La foresta e la steppa
Il mito dell’Eurasia nella cultura russa
Intorno alla metà del XIX secolo, contemporaneamente all’espansione zarista verso il Caucaso, l’Asia Centrale e l’Estremo Oriente, l’idea che la Russia fosse divenuta un paese europeo comincia ad essere sfidata da interpretazioni più “asiatiche” e “orientali” della sua natura o vocazione storica. A differenza di quanto si è verificato per l’esotismo coloniale europeo, l’Oriente non viene qui scoperto in civiltà lontane, ma all’interno della stessa cultura russa, come parte costitutiva della sua identità bicontinentale. Una scoperta accolta con sentimenti ora d’angoscia ora d’entusiasmo. A questo ripensamento del rapporto fra Russia e Asia contribuiscono pensatori di diverse tendenze, scrittori famosi, esoteristi e scienziati. La percezione di un Oriente interno alla cultura russa è particolarmente intensa nei decenni che precedono la rivoluzione del 1917 e negli anni immediatamente successivi […]. Nella loro concezione, la Russia cessa di essere considerata una parte marginale della civiltà europea, per apparire come un sistema storico e culturale autonomo, bicontinentale e dunque eurasiatico.
Aldo Ferrari (1961) si occupa di storia e cultura russe e armene. Ha insegnato nelle università di Trieste, Gorizia e Venezia. Attualmente è ricercatore associato dell’Istituto di Studi di Politica Internazionale di Milano. Ha curato l’edizione italiana di opere di autori russi e tra le sue pubblicazioni si ricordi: La Russia tra Oriente e Occidente. Per comprendere il continente-arcipelago (1994) e Alla frontiera dell’impero. Gli armeni in Russia. 1801-1917 (2000). La foresta e la steppa esamina il concetto di Eurasia nella storia, nella politica e soprattutto nella cultura russa. Oggi, tra guerre, conflitti etnici, nuove vie commerciali, può esistere ancora una dimensione o una tendenza eurasista della Russia?
http://www.mottaeditore.it/home.php?_idnodo=10399
![Termometro Politico - Forum La Foresta e la Steppa [Il mito dell'Eurasia nella cultura russa]](images/styles/CreativeCreature/style/footerLogo.png)

Rispondi Citando

7,00
Il pensiero del Leont'ev, definito "il più grande dottrinario conservatore della Russia del sec. XIX", vi è esaminato come quello di un generoso utopista (…) che, rigettando la troppo angusta visione panslavista, allora molto diffusa negli ambienti nazionalisti russi, propugnava un ritorno esplicito al bizantinismo onde poter fondare una concezione superiore e legittima all'autocrazia zarista. (Renato del Ponte, "La Cittadella", 12, 1987)
