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Discussione: Per non dimenticare

  1. #1
    are(a)zione
    Ospite

    Predefinito Per non dimenticare

    Il 29 marzo all'Ambra Jovinelli di Roma film e testimonianze
    per non dimenticare la tragedia della fabbrica torinese


    Una serata "col ferro e col fuoco"
    omaggio alle vittime della Thyssen


    L'incasso della serata sarà devoluto ai familiari degli operai morti
    Partecipano Paola Cortellesi, Valerio Mastandrea, Claudio Gioè





    ROMA - Non sempre ciò che si consuma sul palcoscenico di un teatro si può definire "spettacolo". Questo è uno dei quei casi. Una serata per rianimare memoria, coscienza e responsabilità collettiva. Il senso è nel titolo: Col ferro e col fuoco. Che cosa è morto con i ragazzi della Thyssen. L'appuntamento è per sabato 29 marzo, dalle 18.30 al Teatro Ambra Jovinelli di Roma che ospita un'iniziativa del direttore di Repubblica, Ezio Mauro, dedicata agli operai della Thyssen Krupp di Torino, vittime della tragedia dello scorso 5 dicembre. Il costo del biglietto è di 20 euro, l'incasso della serata sarà devoluto alle famiglie dei lavoratori deceduti.

    "E' la vicenda che più mi ha colpito in tanti anni di lavoro - spiega Mauro - e non riesco a separarmene. L'invisibilità degli operai è legata all'indebolimento dei loro diritti, alla loro vulnerabilità, nel lavoro e nella sicurezza. E più che una colpa, è già il segno di una mutazione in corso nella nostra società, dove sembra contare solo il consumatore e non più il produttore, dove stiamo cancellando il concetto di lavoro per sostituirlo con parole che vogliono dire altro, e non vogliono dire nulla".

    Torino, acciaierie della Thyssen Krupp, la fabbrica dei ragazzi, dove i 180 lavoratori hanno quasi tutti meno di trent'anni. Lavorare in un'industria siderurgica significa lavorare in squadre per coprire tutta la giornata. Trattare l'acciaio significa lavorare 24 ore su 24 accanto a forni giganteschi che arrivano a 180 gradi. Col ferro e col fuoco, appunto. Il 5 dicembre del 2007 il nastro scorre ad alta velocità, poi sbanda. L'attrito dà vita a un principio di incendio. Gli operai pensano di poterlo domare come è già successo. Ma un flessibile pieno di olio esplode, ed è come un lanciafiamme. Sette operai carbonizzati, sette funerali di rabbia e dolore.


    Immagini, testimonanze e linguaggi artistici diversi danno vita alla serata del 29. Si comincia alle 18.30, con il film Il posto dell'anima, di Riccardo Milani (con Silvio Orlando, Michele Placido, Claudio Santamaria, Paola Cortellesi), le vicende personali e familiari di un gruppo di operai in lotta dopo la chiusura della fabbrica per la quale lavorano e il loro licenziamento.

    Intorno alle 20.15 è la volta di Trevirgolaottantasette (con Elio Germano, Jasmine Trinca, Marco Giallini), cortometraggio di Valerio Mastandrea vincitore di un Nastro d'Argento nel 2005: anche qui, tutto comincia quando Andrea vede un tubo staccarsi dall'impalcatura e cadergli addosso. Il titolo (3,87) è la media delle persone che in Italia muore ogni giorno sul lavoro.

    Infine, comincia alle 21 la lettura dei testi-interviste di Ezio Mauro, con Paola Cortellesi, Claudio Gioè e Valerio Mastandrea. "Una serata Thyssen ha un senso qui e oggi - spiega il direttore di Repubblica - in un Paese che sembra non sapere più quanta gente lavora ancora col ferro e col fuoco, e non riesce a fare una narrazione collettiva, sociale, politica, culturale del suo mondo. Ci sono due modi per non rendere inutile la tragedia della Thyssen, aspettando la giustizia: il primo - continua Mauro - è la solidarietà con le mogli e i bambini delle vittime. Il secondo è la memoria consapevole. Cercare di capire, per non dimenticare".

    (26 marzo 2008)

    http://www.repubblica.it/2008/03/sez...a-thyssen.html

  2. #2
    mormilla
    Ospite

    Predefinito

    .

  3. #3
    are(a)zione
    Ospite

    Predefinito

    Mi hanno detto questa sera al direttivo che il TG3 ha messo in onda le voci delle telefonate ai vigili del fuoco.

    Qualcuno ne sa qualcosa?

  4. #4
    are(a)zione
    Ospite

    Predefinito

    All'Ambra Jovinelli di Roma, Cortellesi, Gioé e Mastandrea hanno letto e recitato
    il reportage del direttore di Repubblica Ezio Mauro sulla tragedia di Torino


    Il ferro, il fuoco e "gli invisibili"
    In scena le morti atroci alla Thyssen


    In platea uno dei superstiti segue il suo stesso racconto su quegli uomini
    "che non potevano più vedere e si muovevano seguendo la mia voce"
    di SILVIA FUMAROLA



    Valerio Mastandrea

    ROMA - Buio e silenzio, un silenzio di attesa. Non è uno spettacolo teatrale come gli altri quello che va in scena all'Ambra Jovinelli di Roma, è il racconto di come si muore in fabbrica. Di come il fuoco divora tutto, i corpi e i pensieri, di come Antonio, detto Ragno per il tatuaggio sul gomito, Angelo, Roberto, Rocco, Rosario, Bruno e Giuseppe sono stati inghiottiti dalle fiamme. Il rogo della Thyssen-Krupp, adesso, è davanti agli occhi di tutti, ed è difficile trattenere le lacrime. "Col ferro e col fuoco - Cosa è rimasto dei ragazzi della Thyssen", la lettura del reportage del direttore di Repubblica Ezio Mauro, è dedicata a loro, i sette operai di Torino morti la notte del 5 dicembre, nell'acciaieria dove lavoravano. Gli invisibili.

    Una testimonianza civile, di solidarietà (l'incasso è devoluto alle famiglie), il dovere della memoria "perché si dimenticano anche le cose più terribili, perché la vita va avanti" dice Paola Cortellesi, protagonista con Claudio Gioè e Valerio Mastandrea. La telefonata concitata di un operaio al 118, "qui è scoppiato un incendio, ci sono quattro uomini bruciati..." apre la serata. "Bruciati o carbonizzati?" chiede l'operatrice, i minuti d'attesa, l'arrivo dell'ambulanza.

    La scena essenziale, sfondo nero, tre fasci di luce a illuminare i leggii. Seduto in platea, con la moglie Maria, c'è Giovanni Pignalosa, testimone di quella notte, che continua a sognare i compagni bruciati, "camminano guidati dalla mia voce". A quattro mesi dalla tragedia è disoccupato ma si è sentito meglio dopo aver parlato al magistrato: "E' importante la sicurezza, io sono operaio, è il mio lavoro. Ci sono amici che si vergognano di dire che fanno gli operai".


    Arriva Francesco Rutelli, entra Walter Veltroni: "è un dovere essere qui, la sicurezza sul lavoro è un tema centrale per questo paese". Il sentimento è dolore mescolato alla rabbia; la magistratura farà giustizia, ma resta un'ingiustizia inaccettabile morire così.

    Per le famiglie e gli amici dei ragazzi della Thyssen la vita si è fermata quella notte di dicembre e ora, in questo rito collettivo che è il teatro, sembra quasi di conoscerli. Le sigarette preferite, la sciarpa della Juve, la rabbia e le lacrime ai funerali. Le ore trascorse in ospedale accanto al proprio marito pensando al futuro, ai figli, un'agonia senza carezze, senza potergli stringere la mano: il corpo è carbonizzato. L'ultimo bacio sui piedi, l'unica parte integra grazie agli scarponi ignifughi.

    E il racconto, lucido, di cosa sia l'inferno in terra: Giovanni Pignalosa, operaio del turno di notte l'inferno l'ha visto da vicino: "Il primo è Rocco Marzo, il capoturno. Non avevo mai visto un uomo così, anzi sì dal medico, dov'è disegnato il corpo umano senza pelle... Non può vedere, ma sente la mia voce che lo chiama: "Avvisa tu mia moglie Giovanni, digli che mi hai visto, che sto in piedi", mentre "Antonio Schiavone è vivo e sta bruciando lì per terra", "Bruno Santino e Giuseppe Demasi sono due fantasmi consumati dal fuoco eppure in piedi.... Non sanno dove andare, sono ciechi". La platea trattiene il fiato, gli attori accompagnano il pubblico nell'inferno della Thyssen. "Dicono gli operai che i sette, alla fine, sono morti perché da tempo sono diventati invisibili" .

    Giovanni con la sua testimonianza li ha resi visibili, ancora vivi, perché vivi nella memoria. A Torino è quasi l'alba del 6 dicembre: "Stacchiamo la tensione a tutta la linea, blocchiamo il flusso degli acidi, dell'elettricità. Tutto si ferma alla Thyssen-Krupp, probabilmente per sempre". In teatro le luci si accendono, gli applausi rompono il silenzio, sembrano non finire più.

    (29 marzo 2008)

    http://www.repubblica.it/2008/03/sez...thyssen-2.html

 

 

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