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  1. #1
    McFly
    Ospite

    Thumbs down Water Ueltron: "mai stato comunista!"

    Da Aurora86 ful forum Politica Nazionale:

    E’ nato nel 1955 a Roma e qui risiede da sempre.
    E’ sposato con Flavia e ha due figlie, Martina e Vittoria. Nel 1976 viene eletto Consigliere comunale a Roma, ruolo che ricopre fino al 1981. Nel 1987 viene eletto deputato.

    Questo l’incipit della biografia di Walter Veltroni che compare sul sito web lanuovastagione, che prosegue poi con l’adesione al PDS di Achille Occhetto e il proseguimento della carriera politica sino ad oggi.

    A questo punto una domanda sorge spontanea: con quale formazione politica si è candidato Veltroni prima al comune di Roma e poi alla camera dei deputati?

    Forse come indipendente, in qualche lista civica, o che altro?

    Eppure la militanza nel PCI fa curriculum,così come essere stato membro della direzione nazionale della Federazione Giovanile Comunisti Italiani,quella che all’art.1 del suo statuto recitava” La Fgci si riconosce nella strategia del Partito Comunista Italiano, contribuisce ad arricchirla, ed educa i suoi iscritti alla conoscenza del marxismo e del leninismo, nello spirito dell'antifascismo e dell'internazionalismo proletario”,chissà perché questi passaggi così significativi della carriera politica di Veroni vengono ignorati,sarà una svista? Una dimenticanza? O un consapevole occultamento?

    Si lo so cosa volete dirmi, che Veltroni da un pezzo ha dichiarato di essere sempre stato “anticomunista”, credo che nessuno,io per prima, abbia difficoltà a crederlo.

    In Italia infatti tutti gli anticomunisti come Veltroni si iscrivevano al PCI, così come tutti coloro che andavano per le piazze a chiedere firme per Solzhenicyn e raccoglievano sputi e insulti dai compagni, e naturalmente tutti gli anticomunisti come Veltroni per abbattere i regimi totalitari dell’est europeo,andavano a Berlino Est ai festival della Gioventù comunista ad applaudire i tetri e sanguinari burocrati di Breznev.

    Evidentemente doveva essere un omonimo quel Veltroni che il 24 febbraio 1974 organizzava una formidabile manifestazione anticomunista intitolata: Togliatti con noi. Nel nome di Togliatti le lotte dei giovani per la pace, la libertà, il socialismo.

    Dite la verità,non vi fanno quasi tenerezza anche a voi, questi ex e post comunisti che, dopo essere stati costretti dalla “VERGOGNA” e dal “FALLIMENTO” a cambiare più volte nomi e simboli, evitano accuratamente di citare le parole comunista e comunismo nelle loro biografie e nei loro curriculum come una vergogna incancellabile?


    http://www.politicaonline.net/forum/...d.php?t=362114

    Il nuovo sito di Uolter http://www.lanuovastagione.it/

  2. #2
    laico progressista
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    d

  3. #3
    McFly
    Ospite

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    De Gregori : Veltroni uomo dei poteri forti
    De Gregori: amico di Walter, non lo voterò Il cantautore: il modello Roma? Città bellissima non certo per merito suo. Alle primarie del Pd sosterrò la Bindi



    Francesco De Gregori, tutti i giornali la arruolano sotto le bandiere di Walter Veltroni. È davvero così?
    «È vero che sono amico di Veltroni, da tantissimi anni. Se mi metto a contarli, sono più di trenta. Ma essere arruolato mi dà un po' fastidio. Un conto sono gli amici, un conto i simpatizzanti ».
    Lei non simpatizza?
    «Mi piacerebbe fare il tifo per lui, se lo capissi. E finora non l'ho capito. Non sono molto d'accordo con certe cose che Veltroni dice e fa. Lui ha una grossa capacità di comunicare, di proporsi come elemento di novità. Ma quel che dice spesso è difficile da afferrare, da decifrare. Usa un linguaggio aperto a ogni soluzione, dice tutto e il contrario di tutto. Mostra una grande ansia di piacere, di essere appetibile a destra e a manca, che magari gli porterà molto consenso ma è poco utile a capire cosa sarà davvero il Partito democratico».
    Lo sa che lei sta scendendo dal carro del vincitore?
    «Mi rendo conto che accade di rado. Nel mondo della canzone, poi. Ma nel vincitore annunciato, ammesso che sia tale anche alla fine, non trovo una linea chiara. Sento un gran bel parlare, belle promesse, i riferimenti coltivati da sempre, Kennedy, don Milani, Olof Palme. Ma non riesco a ricondurlo a una chiara intenzione politica. E vedo che non sono l'unico ad avere questa difficoltà».
    Che cosa in particolare non la convince nel suo linguaggio? «Questo appellarsi di continuo al sogno, a un mondo migliore, ora vedo pure all'amore. Per carità, come si può essere in disaccordo, meglio basarsi sull'amore che sull'odio. Ma viviamo in un paese pieno di problemi. Buttare tutto sui sentimenti, cancellare le differenze, non significa dare risposte operative alle questioni di oggi».
    Veltroni in campo rappresenta comunque una novità.
    «Veltroni si presenta come un uomo nuovo, ma lo è fino a un certo punto. Veltroni è uomo navigato. Ha percorso abilmente la politica italiana degli ultimi trent'anni. Ora la sua candidatura è stata avanzata e sostenuta da poteri forti e consolidati, sempre gli stessi degli ultimi decenni. Non è l'homo novus tanto atteso. Mi convince poco anche questo clima di aspettativa, per cui tutti a dire che Veltroni è una risorsa, che Veltroni è l'uomo della Provvidenza... Non è scontato che sia il più adatto a fare voltar pagina al Paese; così come non dovrebbe essere così scontata la sua vittoria».
    È un buon sindaco di Roma, no?
    «Tutti parlano di modello Roma. Ma Roma mi pare sempre più una città che cerca di nascondere lo sporco sotto il tappeto. I grandi problemi di una grande città — traffico, sicurezza, legalità — sembrano più spesso elusi, che affrontati e risolti. Va da sé che Roma è bellissima, da San Pietro al Colosseo; ma certo non è merito di Veltroni».
    De Gregori, le sue parole non passeranno inosservate. Lei è considerato uno degli artisti da sempre più vicini a Veltroni.
    «Gli voglio un bene dell'anima. Abbiamo pranzato, cenato, siamo andati insieme in vacanza, sono stato suo testimone di nozze. Però non abbiamo mai parlato di politica. Anche quando dirigeva l'Unità e ogni tanto mi chiedeva un articolo, io glielo mandavo, lui mi diceva se gli era piaciuto o no, ma non c'è mai stata interferenza reciproca, né lui si è mai sognato di chiedermi consigli. Io lo prendevo un po' in giro per la storia dell'Africa: "Guarda Walter che non ci crede nessuno". Lui teneva il punto: "Ti dico che vado in Africa!". Almeno su questo, per ora ho avuto ragione io».
    Dubita della sincerità con cui si vota alle varie cause?
    «No. Veltroni magari è sincero. Ma la sincerità dei politici non ci deve riguardare. Appartiene solo alla loro coscienza. Ci riguarda la loro capacità. Quel che dicono, quel che fanno. E Veltroni risponde solo di quello che fa. Roma è raffigurata come il fantabosco. Non è così. La cultura è migliorata; ma la cultura è una ciliegina sulla torta. Non si fa una torta solo con le ciliegine, e non se ne parla parlando solo di ciliegine ».
    Vede anche pericoli per Veltroni?
    «Lui sa coltivare la sua immagine. Ha una grande potenza mediatica. Molti giornali fanno il tifo per lui. Proprio per questo, dovrebbe guardarsi dalla sovraesposizione ipertrofica. Deve stare attento ai veltroniani. Perché a volte i veltroniani sono controproducenti».
    Chi sono i veltroniani?
    «I Bettini, le Melandri, quando partono lancia in resta contro i nemici. "Chi attacca Walter semina veleni...". Ma dai! La ragazza deve stare attenta prima di parlare. E poi i Tardelli... Come si fa a essere contro Tardelli, il vincitore del Mundial? Ma l'Italia oggi è un paese sbandato, che ha bisogno di ricette meno spettacolari e più amare. E non so se Veltroni sia in grado di proporle. Al Lingotto non l'ha fatto. Forse lo farà da qui al 14 ottobre. Me lo auguro, perché l'idea del Partito democratico non è affatto male. La parola è bella, affascinante; ma non ci si può limitare alla scorza. La si deve riempire di contenuti, perché la gente vada a votare».
    Quindi il progetto del Partito democratico la interessa?
    «Sì. Mi auguro che le primarie abbiano successo. Che il nuovo partito ci porti fuori dalla politica stagnante di questi anni, non dia risposte ma ponga domande, conquisti credibilità, sappia chiedere sacrifici. Che stia lontano dalle paludi e dai pascoli consociativi, e nello stesso tempo stia lontano da una sinistra fondamentalista, sempre più decrepita e deprimente».
    Lei voterà alle primarie?
    «Credo di sì. E penso che voterò per Rosy Bindi, che mi sembra la vera novità di tutta questa storia. Dà l'impressione di essere più propositiva, più incisiva, più dirimente, più chiara. Più disposta a rischiare l'impopolarità. Più in grado di farsi dei nemici. Perché abbiamo bisogno di un leader che sappia farsi anche nemici, non solo amici».
    Mi perdoni la malizia: non è che voi amici della prima ora siete un po' ingelositi dagli scrittori, dagli sportivi e da tutti questi ammiratori arrivati dopo, con cui Veltroni ha molto legato?
    «Lei mi fa un torto intellettuale se pensa che possa essere geloso della Melandri o di Tardelli ».
    Aldo Cazzullo

    http://www.corriere.it/Primo_Piano/P...veltroni.shtml

  4. #4
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    Forza Uolter!
    W la repubblica, W Veltroni

  5. #5
    McFly
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    Talking Rotfl



    Veltroni: il Pd non sarà bene privato
    Walter Veltroni, sindaco di Roma+ "Così ci prendiamo i delusi da Prodi"
    + Pd, ecco il decalogo contro il "gallinaio"
    + Bindi: "Sfido Veltroni in tv"
    SCRIVI Quale leader per il Partito Democratico?


    Il candidato alla leadership scrive a Fassino e Rutelli: «Nessuna spartizione fra correnti»
    ROMA
    «Vogliamo un partito nuovo, in cui nessuno arrivi con forme organizzate o correnti, in cui tutti si sentano chiamati a mescolarsi con gli altri, in un libero scambio di idee, di convinzioni e di culture politiche che sempre di più farà sentire ad ognuno di essere non una sola cosa, ma più d’una insieme. Così si definirà la nostra nuova identità comune».

    Così il candidato alla segreteria del Pd, Walter Veltroni, in una lettera pubblicata nel suo sito elettorale, e indirizzata a Piero Fassino e Francesco Rutelli. «Decisiva risulterà la composizione dell’assemblea, che per svolgere in modo autorevole la sua straordinariA funzione costituente, dovrà essere realmente rappresentativa della grandezza del popolo del Partito democratico. Vogliamo un partito che non sia concepito come un bene privato - scandisce Veltroni - di proprietà dei suoi fondatori, dei suoi dirigenti, dei suoi militanti: una visione che è alla base dell’attuale esasperata frammentazione politica e della stessa crisi del rapporto tra partiti e cittadini».

    Dunque, per Veltroni «l’ambizione di questa scelta impone a noi tutti di valorizzare il carattere ’costituentè dell’assemblea che andiamo ad eleggere il 14 ottobre e di contrastare ogni riduzione di quel passaggio, che abbiamo voluto e pensato di portata storica, ad una ordinaria elezione di un ordinario organismo dirigente: di un partito che, a quel punto, finirebbe per nascere nel segno della continuità, culturale prima ancora che organizzativa, con il tradizionale modello di forza politica. Dobbiamo dar vita all’assemblea costituente di un partito che nasce, non - conclude Veltroni - al consiglio nazionale o al comitato centrale di un partito che già c’è».

  6. #6
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    Veltroni è questo, lo si sapeva già. Un uomo senza spina dorsale, falso, ipocrita e sgradevole.

  7. #7
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    Ho sempre avuto una pessima opinione di De Gregori.
    Invece devo dire che nell'intervista dice cose in gran parte condivisibili.
    Bravo!

  8. #8
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    Falso, ipocrita, doppiogiochista, traditore Ualter Weltroni Cxxxxxxe

  9. #9
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    Citazione Originariamente Scritto da Jan Hus Visualizza Messaggio
    Ho sempre avuto una pessima opinione di De Gregori.
    Invece devo dire che nell'intervista dice cose in gran parte condivisibili.
    Bravo!
    Vero, è una bella intervista.

  10. #10
    McFly
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    Parisi contro Veltroni. Rutelli: «Schermaglie»
    Il ministro della Difesa: «Sorpreso che abbia sentito la necessità di dire che non vuole sostituire Prodi». Gelo del leader Dl




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    Arturo Parisi (Omega)
    ROMA
    - «Mi sorprende e mi preoccupa che Veltroni abbia sentito la necessità di dirlo. È nelle cose, nella parte scritta e non scritta del nostro ordinamento, che a Palazzo Chigi si va sulla base di un voto popolare». Così il ministro della Difesa, Arturo Parisi, alla festa dell'Udeur a Telese, commenta l'intervista al Corriere della Sera nella quale Walter Veltroni sostiene l'eventualità di andare a Palazzo Chigi solo in caso di nuove elezioni (considerata «eccellente» dal leader della Margherita Francesco Rutelli). «Non posso non rilevare che nello schieramento che sostiene Veltroni c’è tutto e il contrario di tutto; esiste la posizione nitidamente aperta alla prospettiva centrista, quella di Rutelli, e posizioni come le liste di sinistra per Veltroni che sono rigorosamente gauchiste». Pronta la replica di Rutelli: «Io centrista? Non rispondo a piccole schermaglie quotidiane».
    CANDIDATI UFFICIALI E «SOTTUFFICIALI» - Ma Parisi è andato oltre. «Da una parte c'è un candidato ufficiale e dall'altra i candidati non ufficiali. Alla Difesa sarebbero chiamati "sottoufficiali". È uno dei limiti dell'attuale competizione e io mi impegno a far sentire la mia voce contro questo», ha proseguito il ministro.
    NITIDEZZA DI POSIZIONI - Sul perché Parisi non si sia candidato, ha spiegato: «È una domanda che mi faccio anch'io. I mio profilo sulla scena politica mi chiama alla nitidezza di posizioni che sento in contrasto con la formazione di aggregazioni più ampie. Il mio rammarico è che la competizione per il segretario del Pd non veda in campo proposte e candidati egualmente capaci, perché non sono messe in condizioni di farlo, di attirare consenso ad ampio spettro».

    «BOSSI VA PRESO SUL SERIO» - Poi Parisi è tornato anche sulle parole di Bossi («Sulle tasse i padani potrebbero prendere i fucili»). «Il Paese non può permettersi di non prendere sul serio una forza politica con cui ci dovrebbe essere un confronto. Bossi ne dice una al giorno. Mi spaventa il mancato rispetto delle parole».




    28 agosto 2007

 

 
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