Ieri, confesso, ho disdetto un appuntamento lavorativo per andare a vedere la presentazione, presso la Libreria Rizzoli di Milano, del libro intervista ad Amos Spiazzi.
Armato delle migliori intenzioni e curiosità, beh...devo ammettere di essere andato via per nulla arricchito, deluso e sicuro di aver perso il mio tempo. Neppure ho comprato il libro.
Le solite "destre" ovvietà e banalità che si sentono dire da anni nei "bignami" d'area (capitalismo e comunismo facce della stessa medaglia, gli attentatori di via Rasella erano dei criminali, l'eroe era Salvo d'Acquisto...).
Non è emerso un discorso interessante. Vecchie facce da "maggioranza silenziosa", pubblico composto.
Amos Spiazzi è un militarista, convinto che una società debba subordinarsi alle Forze Armate le quali avrebbero il diritto di intervenire per motivi di ordine pubblico, anche con strutture segrete (tipo Gladio ecc.). Questo in succo l'unico concetto espresso. Chiunque attacchi i militari, è un vigliacco e non è un combattente, solo per il fatto che non indossa una divisa. Il che francamente mi sembra una contraddizione.
Fra il pubblico nessuna faccia nota...il fantasma di Spiazzi è più utile "vivo" che messo di fronte a critiche.
Sul libro ho potuto leggere, trattata con maggiore dettaglio, la famosa vicenda dell'intervista all'Espresso dell'agosto 1980. Nessuna grande novità, anche in questo caso. Spiazzi dichiara di essere venuto a Roma per una conferenza "monarchica" e di aver agganciato fra il pubblico alcuni giovani "neofascisti" i quali parlarono di tale "Ciccio" e del progetto di attaccare obiettivi militari. A questo punto girò la notizia ai Servizi per impedire che si colpissero giovani soldati di leva.
Per il resto, una persona neppure dotata di carisma e di una retorica buona.




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