



ZERO VOTO
NOI NON VOTIAMO
Una Classe Politica asservita ai voleri
delle lobbie internazionali
NOI NON VOTIAMO
I nemici del popolo italiano, del suo benessere e della sua felicità
NOI NON VOTIAMO
I politici servi delle Banche Centrali, che costringono lo Stato Italiano all’usura, all’indebitamento infinito ed allo sfruttamento dei suoi cittadini
NOI NON VOTIAMO
Una classe politica corrotta, compromessa con la criminalità, che costringe gran parte del territorio Italiano al degrado ed all’abbandono
www.movimentozero.org


Cittadini, aprite gli occhi! Non andate nella solita, e collaudata, trappola. Non andate a legittimare per l’ennesima volta, col vostro voto, rappresentanti che non vi rappresentano e una classe politica che, presa nel suo complesso, senza distinzioni fra destra e sinistra apparentemente avversarie in realtà complici, ha come unico interesse quello di autotutelarsi per perpetuare all’infinito il proprio potere. La verità è che la cosiddetta democrazia rappresentativa, la “democrazia reale”, quella che concretamente viviamo, non è la democrazia ma una sistema di minoranze organizzate,
di oligarchie, di aristocrazie mascherate che hanno tutti i privilegi delle
aristocrazie storiche senza peraltro averne nemmeno gli obblighi: non lavorano, non pagano le tasse su una parte notevolissima - 100 mila euro - dei loro già cospicui emolumenti, hanno, di fatto, un diritto penale proprio che gli permette di continuare a perpetuare impunemente i loro abusi, i loro soprusi, le loro aperte illegalità e l’occupazione arbistraria dello stato e di ampisettori della società civile. Queste oligarchie soffocano e mortificano l’individuo singolo, l’uomo libero che non vuole assoggetarsi ad umilianti infeudamenti, cioè proprio il soggetto di cui il pensiero liberale
voleva valorizzare capacità, meriti, potenzialità e che sarebbe il cittadino ideale di una democrazia, se esistesse davvero, e ne diventa invece la vittima designata. Il “sistema Mastella” non è il sistema del signor Clemente Mastella ma di tutti i partiti, nessuno escluso, a seconda delle rispettive aree di influenza. Questi neosignorotti feudali, nazionali e locali, pretendono l’affiliazione ed elargiscono indebiti favori in cambio dell’obbedienza. La frase di Ignazio Silone, “Per vivere un po’ bene bisogna vendere l’anima. Non c’è altra via”, fu scritta in pieno fascismo ma si attaglia ancor meglio al nostro oggi. Chi non ci sta è inesorabilmente emarginato a favore degli
affiliati, degli adepti, dei famuli, dei favoriti, dei clientes. I metodi dei partiti sono quelli della mafia: il ricatto, la minaccia allusiva, la tangente. I partiti non sono, come ci viene ripetuto fino alla nausea, l’essenza della democrazia, ma la sua negazione. Perchè ledono alla radice il fondamentale principio liberale dell’uguaglianza almeno sui blocchi di partenza. Il sistema non si cambia cambiando qualche uomo o qualche sigla, ma cambiando il sistema. Cittadini, l’unica libertà che avete, con le elezioni, è di scegliere da quale oligarchia preferite essere schiacciati, prevaricati, umliliati, offesi. Riprendetevi quel tanto di dignità che vi è stato lasciato e rifiutate di legittimare, col voto, la vostra sottomissione e la vostra degradazione. Lasciateli soli.
ECCO PERCHE’ NON VOTARE ALLE ELEZIONI POLITICHE


Sì, è la Casta da abbattere
di Maurizio Blondet - 27/03/2008
http://www.effedieffe.com/content/view/2575/169/
Dallo sfruttamento di Telecom, alla pensione di Veltroni, agli stipendi multipli di Ciampi e l’«amor di Patria» di Napolitano, una sola cosa conta: gli emolumenti sono diventati non un mezzo, ma il fine della politica.
In soli due mesi, il costo del debito della Telecom è aumentato del 50%: perché qualcuno compri le sue obbligazioni, il rendimento ha dovuto passare da 4% a 6,7%. E’ un esempio di quello che succede alle entità super-indebitate nell’attuale condizione globale di restrizione del credito, e ovviamente sta già accadendo lo stesso all’indebitatissimo Stato italiano. Saremo noi contribuenti, a crescita zero, a pagare i frutti dei BOT che la nostra classe cosiddetta dirigente ha lasciato salire al 106% del PIL, il più enorme dei Paesi sviluppati.
Perché Telecom si sia ridotta così è noto. Dal momento in cui i politici hanno lasciato che Tronchetti Provera comprasse con soli 153 miliardi suoi un’azienda che ne valeva 55 mila, ed ha dovuto ricambiare il favore, la «politica» non ha fatto che saccheggiare l’azienda come strumento e vittima di malversazioni e tangenti, mettendoci capi a loro graditi (Colaninno in quota D’Alema) che l’hanno portata alla rovina.
Non solo l’hanno svuotata; le hanno fatto perdere i treni del progresso tecnologico travolgente di internet; il risultato è che siamo il Paese più arretrato anche in questo campo, il meno coperto dalle linee veloci, in mano a un monopolio sgonfio che vivacchia rubacchiando sugli SMS dei giovani cretini, e dei disperati che come il sottoscritto devono usare Alice Mobile: lentissima e costosissima, con spese impreviste ogni mese oltre il rateo, e pubblicità truffaldina che promette «naviga a 7,2 mega», cosa da reato penale.
Ma impunite, perché i giudici sì occupano solo di chi non ha santi in paradiso. La stessa cosa hanno fatto ad Alitalia (1,7 miliardi di euro di debiti). Al punto che ora si deve giudicare un bene se se la prende Air France; almeno uno straniero non risponderà alle richieste clientelari degli avvoltoi e dei sindacati. Alitalia ci ricorda perché l’Italia è stata sempre sotto il dominio straniero: perchè non ci sappiamo governare, perché non esprimiamo che classi parassitarie incapaci (1).
Lo dico come risposta a quei lettori - ce ne sono sempre - che mi obiettano: anche se si riducono gli emolumenti ai parlamentari, non sarà questo risparmio a far quadrare i conti. La Casta ci rovina non solo per i suoi emolumenti scandalosi, ma perché per giunta distrugge l’economia e la società, pretendendo di «governare». Secondo le sue concezioni: concezioni di menti distorte dagli emolumenti che, a quei livelli, sono di per sé corruttori.
Veltroni ha dato un esempio di quella stortura mentale e morale. Quando Fini ha fatto sapere che Veltroni a 52 anni è titolare di pensione di 5.200 euro, costui ha replicato: «Fini ha perso una buona occasione per tacere» e «con quei soldi faccio del bene». Se noi cittadini e contribuenti siamo diventati insensibili a tali frasi, al punto di non coglierne la patologia che rivelano, allora è finita. Fini doveva «tacere»? E perché mai?
In uno Stato legale, gli emolumenti di tutti coloro che ricevono soldi pubblici devono essere noti pubblicamente, devono essere pubblicati e non segreti. «Con quei soldi faccio del bene» non è una riposta: a parte che dobbiamo creder a Veltroni sulla parola, il problema non è quello che fa coi soldi pubblici. Il problema è che quei soldi non sono suoi.
Glieli stanno pagando i cittadini-contribuenti: il 95% dei quali è infinitamente più povero, né può andare in pensione a 50 anni come i politici (mi correggo: Di Pietro ha già la pensione pubblica a 45 anni). Il problema dunque è di uguaglianza di cittadini di fronte alla legge. Veltroni ha giurato che lui voleva rinunciare a quella pensioncina da benestante, ma «non è possibile».
Ha ragione: i parlamentari come cosca vietano di farlo anche a chi di loro vorrebbe rinunciare. Perchè, dicono, sono «diritti acquisiti». Ma anche i lavoratori avevano dei «diritti acquisiti»: diritto per legge ad una pensione di anzianità pari all’80% della paga dopo 40 anni di contributi. La legge è stata ridotta a nulla, le pensioni si sono striminzite per successive «riforme» e ladrocini della Casta, che portano la firma di Dini e Amato.
I «diritti acquisiti», i cittadini, se li vedono togliere ogni giorno con tutte le scuse: la concorrenza globale, il debito pubblico, la crisi economica… Solo per la Casta queste scuse non valgono. La Casta per cui gli emolumenti sono diventati non un mezzo, ma il fine della politica. Il motivo per cui ci si entra e non se ne esce più.
In uno Stato legale, gli emolumenti dei parlamentari devono essere trattati come rimborsi-spese, ossia voci per definizione non sono «diritti acquisiti». Invece, lorsignori li considerano «stipendi», e li difendono come fossero dei lavoratori sindacalizzati, meglio e più dei metalmeccanici (i meno pagati d’Europa).
Il numero degli «stipendiati della politica» ammonta, secondo Claudio Martelli, a un milione di persone. Sono tutti i parassiti che la Casta riesce a mettere ai posti che contano, dalle ASL alle partecipate, alle municipalizzate - ad esempio le aziende di trasporti delle grandi città - fino a devastare l’economia. E tutti, sicuramente, ricevono più ancora della ricca pensione-baby di Veltroni.
Chiedo ai lettori scettici: dimezzare questa Casta non sarebbe un risparmio capace di incidere sul debito pubblico? Io sono convinto di sì.
Grazie a Libero, sappiamo per certo che Ciampi ha un redito imponibile di 721 mila euro annui: perché cumula almeno tre emolumenti e pensioni, cosa che a noi cittadini è vietata (chi lavora non può avere la pensione).
Basterebbe estendere quel divieto, in nome dell’uguaglianza, a Ciampi e ai suoi pari. Ciampi rimarrebbe un ricco sfondato con 300 mila euro annui; dovrebbe farcela, deve aver pur messo da parte qualcosa come governatore di Bankitalia - anche se in quel posto ha dilapidato 60 mila miliardi dei contribuenti in una «difesa della lira» che è stata idiota oppure criminale. Sarebbe da processare, ma non si chiede tanto, nessuna violenza, nessuna rivoluzione: basta che abbia i diritti degli altri cittadini, non leggi apposta per sè.
Abbiamo appreso da Libero con sicurezza che il Quirinale ci costa quattro volte di più della Corona britannica: questa si contenta di 48 milioni di euro annui, il Colle ne consuma 228 ogni anno. Di denaro nostro. Di noi che, al 90% guadagniamo 1.500 euro mensili, e dobbiamo mantenere questa Casta di ricchi di Stato, fra cui i 2.000 dipendenti strapagati del Quirinale, maggiordomi e servitori di lusso di sua maestà repubblicoide.
Il Napolitano ha reagito alle inchieste di Libero: «Il Parlamento non è fatto di avidi fannulloni», è in pericolo «la dignità delle Camere». E’ il Napolitano che ha dato sulla voce a Tremonti, facendoci una lezione a favore del liberismo globale e contro il «protezionismo» appresa dagli USA; il Napolitano che approfitta della sua carica per favorire la sua parte contro l’altra, un’illegalità patente che è stata inaugurata da Oscar Luigi Scalfaro (225 mila euro annui: soltanto?) e proseguita dal miliardario Ciampi. E condonata dai giudici, altra cosca. Di quale dignità si parla?
E’ gente di una qualità morale e intellettuale minima, ma strapagata da noi oltre ogni decenza. Un Paese che s’impoverisce non può permettersi un milione di ricchi pubblici, pagati da contribuenti che non arrivano alla fine del mese, che stanno consumando meno, che risparmiano sul gasolio. Questo è odioso, questa è una oligarchia plutocratica oppressiva, da cui bisogna liberarsi.
L’economista Francesco Forte, sempre su Libero, ha indicato i dieci motivi per cui, secondo lui, l’Italia non cresce e noi, cittadini-contribuenti, retrocediamo nel benessere e abbiamo salari insufficienti. Elenca «la marea di regolamentazioni che crescono di continuo» e che mette in ceppi le nostre imprese («la licenza per costruire un capannone richiede 284 giorni»).
La «legislazione ambientale e le procedure bizantine dell’ANAS, che bloccano i lavori pubblici» di strade e autostrade, «volàno di ordinativi»: è noto che ogni microscopico comune, con la sua casta locale di stipendiati della politica, può non solo bloccare i lavori, ma esigere compensazioni miliardarie di cui spesso non sa che fare - fa uno stadio di paese, un giardinetto, un rondò…
«La valutazione d’impatto ambientale impiega dai 1.000 ai 1.500 giorni dall’apertura della pratica alla firma del ministro; la legge obbiettivo che doveva semplificare è stata bloccata».
Altra causa: l’energia, che in Italia, Paese di industrie, costa più che dovunque in Europa (per ecologismo ideologico consumiamo solo gas, il gioiello costoso più costoso dei combustibili).
Altra: il turismo devastato, che in Spagna e Francia è una fonte primaria di ricchezza, e da noi è sepolto dalla monnezza napoletana e dai reati microscopici ma continui, assillanti, a danno di turisti che credono di arrivare in un Paese europeo; l’esempio di Pompei, in mano alla camorra che impedisce l’apertura di grandi alberghi internazionali allo scopo di far vivere i baracchini di bibite e le guide abusive, che le pagano il pizzo, è un chiaro capo d’accusa: alla magistratura, alla polizia,
al «governo».
I sindacati, poi: senza il cui consenso non si può fare nulla. «La bassa produttività», spiega Forte, «dipende dal fatto che i salari sono contrattati a livello nazionale e non periferico, e non sono commisurati al rendimento». Cari lavoratori, se vi pagano meno di quel meritate, sappiatelo: è per i sindacati. Che non si occupano di voi, ma di non cedere il loro «potere» basato sulle contrattazioni collettive.
Inoltre: l’impiego pubblico. «Dal 2000 al 2006 i dipendenti pubblici hanno avuto aumenti di retribuzioni del 23%, i privati del 13%». E naturalmente i dirigenti ancor più del 23%: sono gli «stipendiati della politica» per eccellenza, messi lì in quota partito.
Gli statali ricevono aumenti senza rapporto non solo alla «produttività» (pari a zero; a Roma un dipendente su tre è ogni giorno assente), ma anche alla ricchezza del Paese - questa diminuisce, gli stipendi pubblici aumentano. E per pagarli, ecco il fisco più violentatore e intrusivo del mondo, devastatore della libertà d’imprendere, strangolatore delle attività economiche. Che ha aumentato la pressione fiscale dal 40,6% di tre anni orsono al 43% di oggi; a cui vanno aggiunti i cosiddetti contributi sociali, passati in dieci anni dal 35% al 45% delle nostre retribuzioni lorde pagate dai datori di lavoro.
Un esempio di Francesco Forte: l’imposta di registro sugli immobili è al 10%. Per forza il mercato immobiliare è bloccato e il patrimonio immobiliare mal gestito. Chi compra o vende un appartamento si vede un aggravio del 10%. Anzi del 20% se è una seconda casa: Visco, titolare di villa abusiva in un’isola sicula, ha inteso così «punire» la tendenza degli italiani a farsi la seconda casa.
E’ questo il problema della Casta: almeno si limitasse a rubare. No, vuole applicare la sua ideologia, che è per principio punitiva, sospettosa della libertà privata. Visco ha inventato l’ultima: l’erario sospende i pagamenti (spesso rimborsi IVA) alle aziende che secondo l’erario stesso sono «inadempiuenti fiscali». Tale inadempienza è falsa in sei casi su dieci, e dipende da calcoli sbagliati degli uffici tributari (in giudizio, l’amministrazione fiscale perde sei cause su dieci).
Ma intanto, alle imprese vengono fatti mancare i fondi essenziali per funzionare. Visco vuol far morire le imprese che sono in «peccato»: una visione clericale e robespierriana della Virtù, da uno con villa abusiva (condonata). Da un’amministrazione che, mentre per legge dovrebbe pagare entro 30 giorni le prestazioni ottenute dai privati, fa aspettare il dovuto in media 138 giorni (la media europea: 68 giorni).
In Lombardia, questi ritardi aggravano le imprese di maggiori costi pari a 148,7 miliardi di euro: la Lombardia gallina delle uova d’oro, nonostante tutto il più efficiente agglomerato industriale italiano. In tutto il Paese, i ritardi pubblici dei pagamenti costano ai privati 935 milioni di euro; ai privati che si arrabattano per competere sui mercati mondiali, non ai fancazzisti statali con aumenti garantiti.
E’ per questo che la Casta è da abbattere: non solo ruba e ci costa, ma pretende pure di «governare» e ci strangola, ci impedisce di agire. Come?
In teoria è facile: applicare le stesse leggi che aggravano i cittadini, a lorsignori. Ma in pratica, chi dovrebbe fare questa «riforma», se non la Casta? E nessuna Casta ha mai rinunciato ai suoi privilegi indebiti, se non sotto la paura e la violenza.
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1) L’appello di Berlusconi ad imprenditori italiani perché rilevino Alitalia o va considerata per pietà una delle freddure di dubbio gusto cui ci ha abituato, oppure rivela la vacuità strategica del Salame di fronte ai problemi italiani.
Come se vivesse nel mondo dei sogni, non ha capito che in Italia non esistono imprenditori
delle dimensioni e capacità tali da inglobare una compagnia aerea.
Esistono solo capitalisti senza capitale (Tronchetti Provera), poco competenti (Marchionne che deve richiamare una macchina per difetti) e banche usurarie, che scremano profitti indebiti colossali
da un Paese in declino a forza di usura (Intesa esibisce un utile di 7,2 miliardi).
Lo stesso Berlusconi, ricchissimo, non è un imprenditore: è un impresario di varietà, che è cosa diversa. Lui dice per per Alitalia «i suoi figli sono disponibili». Ma i figli devono già sposare le precarie italiane! Vede l’Alitalia come azienda familiare, con precarie alla cloche


La supercasta dello spreco
di Fabrizio d'Esposito - 27/03/2008
http://dagospia.excite.it/articolo_index_39159.html
LA SUPERCASTA DELLO SPRECO – BERNARDO IOVENE (“REPORT”) SVELA IL PREZZO DELLA POLITICA: 8 MILIARDI – FANNO UNA LEGGE PER REGOLARIZZARE GLI OPERAI E POI HANNO L’ASSISTENTE AL NERO – IL TRUCCO DEL RIMBORSEGGIO…
«Non ci credi eh?». Risata amara. «Comunque hai scritto bene: diecimila commissari straordinari che costano un miliardo di euro all'anno». Bernardo Iovene ha cinquant'anni e fa il giornalista free-lance. Casertano di provincia, vive a Bologna e lavora per Report di Milena Gabanelli, la trasmissione di inchieste tv più famosa d'Italia, che va in onda su Raitre. Per Report, Iovene da anni spulcia i costi della politica. Carte alla mano, le cifre che dà fanno venire il mal di testa. Numeri da capogiro. Un lavoro certosino che nell'autunno dello scorso anno è finito anche in un libro con tanto di dvd: “Cara Politica” edito da Bur e Rai Trade e firmato da Gabanelli con Iovene, Giovanna Boursier e Sabrina Giannini . Il sottotitolo è: Come abbiamo toccato il fondo.
IL CONTO GENERALE. In virtù di tutto questo la prima domanda della conversazione con Iovene spaventerebbe chiunque: «Quanto costa la politica in Italia?». Pausa. Risposta: «Cominciamo: il personale politico tra Senato, Camera, province, regioni, comuni e altri enti arriva a quattro miliardi di euro. Per le consulenze a tutta la pubblica amministrazione, l'unico dato disponibile è quello relativo al 2004: poco più di un miliardo di euro. Un altro miliardo serve per pagare i commissari straordinari, che sono diecimila. La cosa incredibile è che i commissari dovrebbero sostituire la politica per risolvere i problemi, tipo i rifiuti a Napoli». Altra risata amara. Totale, sinora: sei miliardi di euro.
Ma la conta non è finita: «Poi ci sono i bilanci di Camera e Senato, di cui solo una parte è impiegata per pagare i parlamentari. Quello di Montecitorio, che risale all'anno scorso, è di un miliardo di euro. Quello di Palazzo Madama è la metà, relativa però al 2006: 527 milioni di euro. Infine ci sono i rimborsi elettorali; i finanziamenti alla stampa di partito, tra cui ci siete anche voi del Riformista, e i contributi ai gruppi parlamentari: un altro mezzo miliardo circa di euro».
Il totale definitivo, allora, è otto miliardi di euro, sedicimila in lire, cui però vanno sottratti 127 milioni di euro per i deputati e 65 per i senatori, ché altrimenti verrebbero contati due volte: sia nel personale politico (quattro miliardi di euro) sia nei bilanci del Parlamento (un miliardo e mezzo). Otto miliardi: una cifra che peraltro ricorre spesso nel capitolo sprechi dell'Italia. Tanto, infatti, è costata, secondo i calcoli della commissione bicamerale sui rifiuti, l'emergenza munnezza a Napoli in tutti questi anni. Ma questa è un'altra storia.
L'ESERCITO DELLA CASTA. In Italia ci sono venti regioni, centodieci province (di cui quindici di recentissima formazione), più di ottomila municipi, trecentocinquanta comunità montane e altrettante unioni di comuni, che sorgono tra i paesi più piccoli. Dice Iovene: «Il paradosso è che, se contiamo pure i deputati e i senatori, sul territorio si verifica un groviglio, una contrapposizione di competenze e la gente finisce per non avere punti di riferimenti. Nonostante ci sia sul campo un vero e proprio esercito». Altri numeri: 1.200 consiglieri regionali, 150mila amministratori comunali, 4mila quelli provinciali, 12.800 consiglieri delle comunità montane, 7mila quelli circoscrizionali. Falangi di personale politico.
Continua Iovene: «Anche a livello locale, essere eletti in un ente è considerato un punto d'arrivo perché il seggio è un posto di lavoro certo. A Palermo un presidente circoscrizionale guadagna 3mila euro al mese e ha anche l'auto blu. Un consigliere regionale, invece, percepisce 15mila lordi. Tieni presente che in alcune regioni, a partire dalla Campania, è stato anche aumentato il numero dei consiglieri. A me non piace fare demagogia contro la casta, però abbiamo riscontrato un sacco di anomalie. Ci sono spese non rendicontate, manca la trasparenza. Cambiare? Si può, ma è soprattutto un problema di ricambio della classe politica. Sono sempre gli stessi».
STAFF AL NERO. Sommati agli stipendi dei mille parlamentari (deputati più senatori), i compensi di questo esercito di amministratori arrivano a quattro miliardi di euro, che comprendono persino quindici milioni per i comitati di vigilanza Inps e Inpdap. Tuttavia, nonostante la vigilanza, il lavoro nero istituzionale non manca. Proprio così. Dice il giornalista di Report: «Un deputato, di base, guadagna 11mila lordi, quindi 5.500 netti. Considera pure che dopo le polemiche sui costi della politica, non è che i parlamentari si sono ridotti lo stipendio, hanno solo bloccato il meccanismo che li aumenta. Detto questo, un deputato prende anche 4mila euro come diaria, cioè per le spese di soggiorno, peraltro senza nessuna distinzione tra chi risiede a Roma e chi no, e altri 4.200 per i collaboratori.
Tutti questi rimborsi sono esentasse e ognuno si comporta come gli pare. C'è chi dà 500 euro in nero al mese al suo assistente e chi invece fa tutto da sé. In un'azienda privata, di norma, ti viene rimborsato ciò che spendi. In Parlamento non è così. Poi magari fanno una legge che ti obbliga a regolarizzare i tuoi operai mentre loro usufruiscono di collaboratori al nero». In teoria, potrebbero anche essere soldi spesi bene. Spiega Iovene: «A parte la mancanza di trasparenza, la gran parte dei politici mobilita gli staff anche per questioni di partito.
Ricordo l'ultima campagna elettorale per le europee del 2004. L'allora governo Berlusconi, compreso il premier, si candidò al completo per un mandato da europarlamentare che in partenza, era evidente, nessuno di loro sarebbe andato a ricoprire. Eppure per due mesi ministri come Alemanno o Gasparri hanno impegnato i loro uffici per la campagna elettorale. Io, per esempio, mi rivolsi al ministero dell'Agricoltura per avere dei dati sul vino e i collaboratori di Alemanno mi risposero che dovevo aspettare fino a dopo le elezioni. Tutto questo, sia chiaro, coi soldi nostri».
CONSULENTI D'ORO. Quando la politica e la burocrazia sono lente e inefficaci, purtroppo molto spesso, i rimedi sono due. La prima, la politica, viene sostituita con l'istituto del commissario straordinario. La seconda, la burocrazia, con l'ingaggio dei famigerati consulenti esterni. Risultato: altri due miliardi di euro, uno a testa per commissari e consulenti. Una sorta di mercato parallelo che quasi sempre alimenta clientele e assicura un posto ai candidati trombati alle varie elezioni.
Sostiene Iovene: «Secondo i dati forniti dal dipartimento della Funzione pubblica, dati che risalgono al 2004, i consulenti della pubblica amministrazione, a partire cioè dai comuni, sono 300mila. Ed è un dato per difetto, perché non tutti i comuni, benché obbligati a farlo per legge, hanno fornito le indicazioni sui consulenti esterni. Che cos'è il consulente? La legge prevede che quando tu hai riscontrato che all'interno del comune o della provincia o del ministero non hai il personale specializzato per questo o quel compito ti rivolgi all'esterno.
Solo che la Corte dei conti ha constatato che non avviene così e quasi tutte le nomine sono di natura elettoralistica, ossia un modo per accontentare chi ha sostenuto l'elezione di un candidato. Dopo i primi scandali Berlusconi ha tagliato le consulenze del 10 per cento. Ma chi ha fatto molto è stato Prodi, che è arrivato a un altro 20 per cento, risparmiando 43 milioni di euro in commissioni ministeriali».
Tra i comuni, il record negativo di consulenze tocca alla capitale del nord, considerata anche la capitale morale del paese: Milano. Spiega Iovene: «Subito dopo essere stata eletta, il sindaco Moratti, berlusconiana, ha nominato 91 consulenti esterni. La Corte dei conti ha appurato che molti di essi non hanno la laurea, come prevede la legge. Il costo di quest'operazione è di undici milioni di euro, mentre la Moratti rischia una sanzione di due. Si è scoperto che sono state assunte addirittura persone trombate elettoralmente in Calabria. Su un miliardo totale di euro spesi per i consulenti, più della metà va agli enti locali: 34 per cento ai comuni, 12 alle province e 2 alle regioni. Le storie strane sono tante: ai tempi di Berlusconi ogni ministero aveva voci cospicue di bilancio per consulenze mai specificate: per esempio, 13 milioni di euro solo per l'agricoltura».
IL RIMBORSEGGIO ELETTORALE. Nel 1993, ricorda infine Bernardo Iovene, al termine di questa lunga conversazione, «il 90 per cento di 31 milioni di italiani andati a votare per il referendum, si pronunciò a favore dell'abolizione del finanziamento pubblico dei partiti». Tangentopoli era appena scoppiata, devastando la prima repubblica: «Da allora la politica si è sempre data da fare per aggirare quel voto popolare. La prima mossa fu fatta nel 1997 con la donazione volontaria del quattro per mille. Tu davi i soldi senza però scegliere il partito. Fu un fallimento.
Così nel 1999, un governo di centrosinistra varò il rimborseggio elettorale, come lo hanno chiamato i radicali, rinunciando alla donazione del quattro per mille. Lo schema era semplice: ogni elettore valeva 800 lire, poi i partiti si dividevano in modo proporzionale la torta». Con l'avvento del secondo Berlusconi, il meccanismo è destinato a una messa a punto supermiliardaria: grazie al tesoriere leghista Maurizio Balocchi, si passa a un euro a votante da moltiplicare però per tutte le varie tornate elettorali: «Un esponente della Margherita mi ha spiegato che in questo modo il contributo al suo partito è passato da cinque miliardi di lire annui a quaranta, cioè venti milioni di euro.
Non solo: è stata pure abbassata la soglia, in modo retroattivo, per accedere ai rimborsi: dal quattro per cento dei voti all'uno. Tutti soldi che in genere non servono per la campagna elettorale, ma per mantenere le strutture di partito. Il totale è duecento milioni di euro». Ecco perché numerosi partitini sono ancora presenti sulla scheda elettorale delle prossime politiche di aprile: il loro obiettivo non è il quorum per Camera o Senato, ma quello per il rimborseggio elettorale. Basta l'uno per cento, appunto.


21 Marzo 2008
Il non voto utile
http://www.beppegrillo.it/index.html
Vocabolario Garzanti:
Voto [vó-to]:
1. espressione della volontà, quando si deve eleggere qualcuno o si deve decidere qualcosa collettivamente.
Utile [ù-ti-le]:
1. che può essere usato, che può appagare un bisogno
2. che apporta un vantaggio, un profitto; che è di giovamento efficace.
Il voto del 13 aprile non è contemplato dal vocabolario, non possiamo infatti eleggere qualcuno, ma solo fare una croce su un simbolo di un partito. Anche la decisione collettiva è esclusa dalle elezioni politiche. Non è infatti un referendum e neppure una proposta di legge popolare.
Per un utilizzo aggiornato della parola “voto” va quindi introdotto un nuovo significato:
1. manifestazione di carattere rituale con cui i cittadini ratificano le scelte dei partiti.
Passiamo all’aggettivo “utile”. Qui andiamo senz’altro meglio.
L’aggettivo “utile” insieme alla parola “voto” risignificata è perfetto: “voto utile”.
Il voto utile può “essere usato, può appagare un bisogno”. E’ facile dimostrarlo. Sottrae ai processi i condannati, riabilita i pregiudicati, sistema le mogli, stimola le amanti e piazza i figli di. Il voto utile “apporta un vantaggio, un profitto ed è di giovamento efficace”. Il ritorno economico è indubbio 25.000 euro al mese, la pensione dopo due anni e mezzo, le auto blu e, solo per i trasgressivi, coca e puttane e gli elicotteri dell’Aeronautica Militare.
La campagna per il voto utile è senza confini. Morfeo Napolitano lo ha ricordato in suo raro momento di veglia dal lontano Cile. Ha difeso i partiti, espressione della democrazia, e attaccato i facili populismi. Poi ha ripreso a dormire.
Lo psiconano e Topo Gigio sono da sempre in prima fila per il voto utile. Se li voti sei utile, altrimenti no. Testa d’Asfalto senza il vostro voto non avrebbe più Rete 4, i suoi amici pregiudicati, i conflitti di interessi. Il sindaco de Roma sarebbe costretto a andare in Ruanda o in Madagascar a scrivere libri e a salvare l’umanità in pericolo. Fatelo per loro. Fatelo per voi. Mandateli a fanculo il 13 aprile con un “non voto utile” alle elezioni politiche.
[nón] [vó-to] [ù-ti-le]:
1. riconquista dello Stato da parte dei cittadini
2. delegittimazione del parassitismo dei partiti.
V-day 25 aprile. Informazione libera in libero Stato.


Base Militante Progetto Torino
ELEZIONI POLITICHE 2008 – INDICAZIONI DI VOTO PER LA CAMERA DEI DEPUTATI ED IL SENATO DELLA REPUBBLICA
É nostro dovere civico, ai sensi dell'art. 48 della Costituzione, l'esercizio di voto per esprimere la nostra preferenza sulla formazione politica e sugli uomini che delegheremo a governarci per i prossimi cinque anni. E saremmo anche entusiasti di poter concorrere, con la nostra croce su una scheda inerme e colorata, alla formazione del consenso popolare verso il partito che più ci aggrada. Solo che ci troviamo per l'ennesima volta di fronte a due problemi: la legge elettorale ed i partiti candidati.
La legge elettorale è probabilmente una delle più disoneste che siano mai state concepite. È come se ci venisse detto: voi scegliete il partito, che poi il candidato ce lo mettiamo noi. E che candidato... Anche questa volta sembrerebbe che il mostro ultraliberista, nella sua duplice variante di centro destra e di centro sinistra, sia destinato a rimanere saldamente al potere. Prima di suggerire la nostra indicazione di voto a sostenitori e simpatizzanti vorremmo passare in rassegna le principali formazioni che parteciperanno al prossimo gioco delle sedie
PARTITO DEMOCRATICO – perchè ci fa schifo Veltroni presidente
Il Partito Democratico deriva il proprio nome, per espressa ammissione del suo segretario, dall'omologo statunitense, ossia dal partito di Kennedy, Roosvelt, Bill Clinton, quelli che hanno condotto criminalmente le guerre di occupazione in Europa e in Asia. É stato creato in previsione di un bipolarismo perfetto tipo quello degli Stati Uniti, ma sarebbe stato pronto per la fine della legislatura bruscamente interrotta, e quindi si trova in ritardo sulla tabella di marcia. Forse è per questo che il faccione di Veltroni compare in ogni dove, anche prima delle proiezioni dei film nelle sale cinematografiche del suo nemico Berlusconi (questo a dimostrare, se mai ce ne fosse bisogno, l'assoluta interscambiabilità tra i due, proprio come negli Stati Uniti).
Nome nuovo a parte, il Partito Democratico nasce dalla fusione della sinistra democristiana, un tempo Margherita, e dal grosso dei DS. Si tratta dunque di un'operazione di facciata, di uno svecchiamento di quegli stessi uomini che negli anni si sono chiamati Progressisti, Ulivo, Unione, e che, governando il paese, hanno introdotto il lavoro precario, privatizzato selvaggiamente i servizi essenziali, smantellato lo stato sociale, partecipato ai bombardamenti sui quartieri popolari della Serbia nel 1999, appoggiato e sostenuto l'occupazione coloniale sionista in Palestina. Quando sono stati all'opposizione hanno saputo solamente mascherarsi dietro l'antiberlusconismo di maniera, ossia quello di chi accusa Berlusconi per ciò che è, anziché per ciò che fa (perchè i contenuti sono gli stessi).
A questo giro, candideranno tra le proprie fila, dopo averli lautamente pagati, anche esponenti Radicali (quegli stessi che disprezzavano i soldi del finanziamento ai partiti) e sono apparentati alla lista Di Pietro, Italia dei Valori, che si candida per conto proprio.
IL POPOLO DELLE LIBERTÀ – perchè ci fa schifo Berlusconi presidente
Il Popolo delle Libertà diventerà, quando sarà compiuto il processo di mutazione della colonia italiana in una copia esatta della madrepatria statunitense, l'omologo di quello che negli Stati Uniti è il Partito Repubblicano, ossia il partito di Eisenower, Nixon, Regan, Bush padre e figlio, quelli che hanno condotto criminalmente le guerre di occupazione in Europa e in Asia.
Si tratta della fusione di Forza Italia e del grosso di Alleanza Nazionale, sotto l'ecumenismo di Silvio Berlusconi, il televenditore ignorante e volgare come le sue reti televisive (che non sono solo tre, come ci fa credere il centro sinistra), responsabile dell'imbarbarimento del gusto del paese ed autore di una scalata che lo ha visto sopravvivere al tracollo delle strutture di cui si è servito, dalla Loggia P2 al Partito Socialista Italiano, uscendone sempre più rafforzato. Che tratta l'Italia come una delle sue aziende, e quindi la amministra non proprio trasparentemente, e si vanta di essere stato il maggiore americanizzatore dell'Italia, che oggi invita i poveri a sposarsi coi ricchi per risolvere i propri problemi, facendo l'ennesimo sfoggio della propria ignoranza. Che con il proprio cattivo gusto ha reso volgare, e strumentale al proprio delirio di onnipotenza, ogni settore di cui si è impadronito, spettacolo, sport, editoria. Oggi accusa il Partito Democratico di candidare i ruderi della prima repubblica ("sono sempre gli stessi!"), salvo candidare il maggior numero possibile di cariatidi politiche (da Margherita Boniver a Giorgio La Malfa).
Nome nuovo a parte, il Popolo delle Libertà è un'operazione di facciata di svecchiamento di quegli stessi uomini che negli anni si sono chiamati Polo delle Libertà, Polo per le Libertà, Casa delle Libertà, e che, governando il paese, hanno rafforzato il lavoro precario, privatizzato selvaggiamente i servizi essenziali, smantellato lo stato sociale, partecipato alle occupazioni militari dell'Afghanistan e dell'Iraq, appoggiato e sostenuto l'occupazione coloniale sionista in Palestina. Quando sono stati all'opposizione hanno saputo solamente mascherarsi dietro l'anticomunismo di maniera, ossia quello di chi vuole far credere che la cavalleria dell'oggi defunta Armata Rossa avrebbe abbeverato presto, con Prodi al potere, i propri cavalli nelle fontane romane.
SINISTRA ARCOBALENO – perchè ci fa schifo Bertinotti presidente
La Sinistra Arcobaleno è una formazione composta da quattro partiti, Rifondazione Comunista, i Verdi, i Comunisti Italiani e la Sinistra Democratica, per evitare che gli ultimi tre vengano spazzati via dallo sbarramento troppo alto di questa tornata elettorale. Non traggano in inganno le belle parole contro il precariato e volte ad invertire le tendenze ultraliberiste degli ultimi anni, perchè i Comunisti Italiani, i Verdi e la Sinistra Democratica sono stati, negli ultimi dieci anni, organici al centro sinistra di Prodi, e quindi alle privatizzazioni, allo smantellamento dello stato sociale, alle guerre ed al precariato. Diverso il discorso per Rifondazione Comunista, al cui interno esiste ancora una minoranza che soffre molto questo apparentamento e lo denuncia dalla scorsa estate sui propri organi di stampa, ma che nulla può di fronte allo strapotere del tandem Bertinotti – Giordano, che spacciano per comunismo un coacervo di parole d'ordine che storicamente con il comunismo non hanno nulla a che fare, dal femminismo al pacifismo ad oltranza, e che in realtà non si avvicinano nemmeno alla socialdemocrazia.
In un eventuale governo Veltroni la Sinistra Arcobaleno potrà ricoprire, a scelta, il ruolo di stampella o di ruota di scorta, fino all'inevitabile rottura interna quando si parlerà di lavoro e di missioni militari (è sempre accaduto dal 1996 ad oggi). Ma un'eventuale (e prevedibile) vittoria di Berlusconi potrebbe rafforzare i quattro partitini arcobaleno, che nell'opposizione alle "destre", come le chiamano Bertinotti e Giordano, troverebbero un omogeneizzante che temporaneamente azzererebbe le differenze interne.
PARTITO SOCIALISTA – perchè ci fa schifo Boselli presidente
Il Partito Socialista che si presenterà alle elezioni è una formazione nata da nemmeno un mese che accorpa molti dei reduci del vecchio PSI. Si è recentemente tenuta una costituente cui hanno partecipato lo SDI di Boselli, I Socialisti di Bobo Craxi, una fantomatica associazione La rosa nel Pugno, la frangia DS capeggiata da Angius ed esponenti del Nuovo PSI di Demichelis, fino a qualche giorno prima apparentato con il suo ex compagno di partito Berlusconi e con la Democrazia Cristiana per le Autonomie di Rotondi.
Anche questa volta non deve trarre in inganno il nome, perchè di socialista, in questo nuovo vecchio partito, c'è solo il nome, come dimostrano le parole e le azioni del suo capo Enrico Boselli (ex segretario nazionale giovanile del PSI craxiano, e poi alleato di coloro che lo hanno affossato, per finire insieme ai radicali alle politiche del 2006), propugnatore di un riformismo liberale nient'affatto socialista, e incentrato sul monotema non troppo originale della laicità (dogmatica) dello stato (per quanto l'ultimo manifesto rechi l'effige niente meno che di Gesù Cristo).
UNIONE DI CENTRO – perchè ci fa schifo Casini presidente
Casini presenta la propria candidatura da solo, alleandosi con la Rosa Bianca (ossia una costola dell'UDC appena staccatasi) ed affiggendo la sua faccia da attore in ogni dove, dai tram ai cartelloni 6 x 3, insieme a motti sulla famiglia, sulla necessità di un centro (per la verità fin troppo affollato, date le tensioni di Berlusconi e Veltroni) e sul fatto che non si è svenduto al Popolo delle Libertà come Berlusconi avrebbe voluto. C'è poco altro da dire, lo scudo crociato come simbolo parla da solo. Anche se pare che Berlusconi abbia comprato pure quello, apparentandosi con Giuseppe Pizza e Flaminio Piccoli, suoi legittimi proprietari.
LEGA NORD – perchè ci fa schifo Bossi presidente
Ci fa schifo perchè la Lega è organica al Popolo delle Libertà, e perchè maschera con il proprio populismo incentrato sulla pressione fiscale e sulla lotta agli sprechi, un razzismo povincialista ed un disegno di federalismo antisociale che mira a far morire le zone maggiormente disagiate del paese (come in Spagna, nel silenzio totale, ha fatto a suo tempo Franco).
LA DESTRA – perchè ci fa schifo la Santanchè presidente
La Destra, ossia una costola di Alleanza Nazionale che si stacca e si candida da sola, è un'operazione acchiappavoti pianificata a tavolino. Spostando il proprio baricentro verso il centro, Alleanza Nazionale avrebbe ragionevolmente perso un po' di voti a destra, che sarebbero senza dubbio andati persi e che potrebbero tornare molto utili. Allo scopo, così come si è sempre fatto all'estrema destra ed all'estrema sinistra, si è costituito un contenitore per raccogliere i voti degli scontenti e riportarli alla casa madre. La riprova del tutto è che a capo della formazione c'è Daniela Santanchè, per nulla riconducibile all'identità missina che La Destra dice di rivendicare (anche se ora si affretta a far sapere che da giovane distribuiva i volantini di Almirante).
Quanto al programma, non si discosta molto dagli altri quanto al liberismo, all'americanismo ed al sostegno al sionismo in Palestina. Oltre ovviamente all'anticomunismo.
LA NOSTRA RICETTA: ASTENSIONE
Come detto e ridetto noi vorremmo il ripristino dello stato sociale, della previdenza, della sicurezza del posto di lavoro, della sicurezza sul lavoro, della sovranità monetaria, della sovranità nazionale. Vorremmo strutture pubbliche di assistenza efficienti, democrazia partecipativa sul lavoro, sistema scolastico che insegni e non istruisca, risoluzione definitiva del problema del caro vita e del caro casa. Vorremmo non pagare più spese militari per la Nato e vorremmo forze armate di difesa dell'Italia e dell'Europa, vorremmo non collaborare più ai massacri che gli Stati Uniti e i loro alleati, Israele per primo, compiono in giro per il mondo. Vorremmo una società a misura d'uomo, condotta con serietà, e la vorremmo subito. Abbiamo, in questi quattro anni, proposto molti spunti sulle concrete possibilità di come realizzare tutto ciò che vorremmo, proprio partendo dall'esempio di quei paesi che oggi si stanno muovendo in quella direzione. Ma non le ripetiamo in questa sede. Abbiamo scritto dei programmi perchè abbiamo delle idee, non perchè ci sono le elezioni, come hanno fatto i partiti sopra citati. Ci limitiamo a non vedere nemmeno uno spicchio di quello che vorremmo nell'accozzaglia di promesse che si sentono in questi giorni, perciò, di fronte a questa totale mancanza di serietà e di rispetto, proponiamo l'ASTENSIONE.
astensione come rifiuto di collaborare con questo sistema affamatore ed antisociale,
astensione per delegittimare lo stato attuale delle cose e chi lo vorrebbe riproporre all'infinito,
astensione perchè votando si firma una cambiale in bianco con il sistema,
astensione come obiezione di coscienza alla violenza occulta che ci viene ogni giorno somministrata sotto false spoglie,
astensione perchè in Italia, come negli Stati Uniti, c'è alternanza, non alternativa,
astensione perchè facendoci votare ci viene data la pericolosa sensazione di poter decidere del nostro destino, quando in realtà è tutto già deciso,
astensione perchè oggi la matita e la scheda sporcherebbero le mani della gente!
ASTENSIONE PASSIVA: non recandosi a votare
oppure
ASTENSIONE ATTIVA: recandosi ai seggi, facendosi identificare e poi rifiutando la scheda.
L'astensionismo passivo non fa percentuale di media votanti e riguardo alle elezioni legislative il nostro sistema di attribuzione non prevede nessun quorum di partecipazione (a differenza dei referendum dove è richiesto un quorum del 50%+1 degli elettori). Quindi se anche per assurdo nella consultazione elettorale votassero tre
persone, ciò che uscirebbe dalle urne sarebbe considerata valida espressione
della volontà popolare e si procederebbe quindi all'attribuzione dei seggi
in base allo scrutinio di tre schede.
Altresì le schede bianche e nulle, fanno sì percentuale votanti, ma vengono ripartite,dopo la verifica in sede di collegio di garanzia che ne attesti le caratteristiche di bianche o nulle, in un unico cumulo da ripartire nel cosi detto premio di maggioranza....(per assurdo sempre votando bianca o nulla se alle prossime elezioni vincesse Berlusconi le sudette schede andrebbero attribuite nel premio del Pdl).
Esiste però un metodo astensivo, che garantisce di essere percentuale votante (quindi non delegante), ma consente di non far attribuire il proprio non-voto al partito di maggioranza.
E' infatti facoltà dell'elettore di recarsi al seggio e una volta fatto vidimare il certificato elettorale, RIFUTARE LA SCHEDA, assicurandosi di far mettere a verbale tale opzione.
E' possibile inoltre ALLEGARE IN CALCE AL VERBALE,UNA BREVE DICHIARAZIONE
IN CUI, SE VUOLE, L'ELETTORE HA IL DIRITTO DI ESPRIMERE LE MOTIVAZIONI DEL SUO RIFIUTO (es. "nessuno degli schieramenti qui riportati mi rappresenta").
Tale sistema rende inattribuibile il voto, in quanto la legge consente solo l'attribuzione delle schede contenute nell'urna al momento dell'apertura della stessa, creando una discrepanza tra percentuale votanti e voti attribuibili e di conseguenza un problema di difficile, se non impossibile attribuzione di seggi, infatti in linea teorica (non è mai successo) se la quantità di schede rifiutate raggiungesse la quota di voti necessaria per l'attribuzione di un seggio, tale seggio non potrebbe essere attribuito.
Il cittadino tenuto ad esercitare il proprio diritto di voto, che è anche un dovere civico, deve poterlo fare nella piena disponibilità dei diritti costituzionalmente garantiti. Se ritiene che i propri diritti siano stati lesi durante una delle fasi del procedimento elettorale, egli deve richiamare l'attenzione degli organi preposti, i quali sono tenuti ad utilizzare i mezzi dalla legge predisposti all'uso. La legge elettorale, infatti, punisce addirittura con pene detentive il segretario dell'ufficio elettorale che rifiuti di allegare proteste o reclami degli elettori ai verbali, e stabilisce anche che sia la Camera dei Deputati a vagliare le contestazioni ed a pronunciarsi su esse.
In conclusione, il cittadino che per qualunque ragione vuole rifiutare la scheda e fare verbalizzare le ragioni del proprio gesto, ha diritto a fare inserire nei verbali le proprie ragioni. Consigliamo, però, onde evitare di incorrere nelle sanzioni previste per la turbativa delle operazioni di voto, di non reagire, nemmeno verbalmente, di fronte ad un rifiuto di verbalizzazione da parte degli addetti, ma piuttosto di chiedere l'intervento della forza pubblica che piantona i seggi per fare valere il proprio diritto.
PASSIVA O ATTIVA, DUNQUE, PURCHÈ ASTENSIONE.
Torino, 28 marzo 2008


http://www.cpeurasia.org/?read=6966&
05.03.2008 - Astensionismo attivo alle elezioni del 13-14 aprile 2008
Rendi l'astensione un'arma contro chi vuole mantenere l'Italia occupata da statunitensi e NATO: rifiuta la scheda. Leggi come.
Comunicato stampa su elezioni 13-14 aprile 2008
ASTENSIONISMO ATTIVO, ovvero rifiuto della scheda.
In relazione alle prossime elezioni politiche del 13 e 14 aprile 2008, stante l’inutilità di andare a votare in una nazione come l’Italia occupata da oltre 100 basi militari statunitensi e NATO (http://www.cpeurasia.org/?read=6655&), il Coordinamento Progetto Eurasia invita tutti all’astensionismo attivo.
Come è ormai noto, l'astensionismo passivo non fa percentuale di media votanti e riguardo alle elezioni legislative il nostro sistema di attribuzione non prevede nessun quorum di partecipazione (a differenza dei referendum dove è richiesto un quorum del 50% +1 degli elettori).
Quindi, se anche per assurdo nella consultazione elettorale votassero tre persone, ciò che uscirebbe dalle urne sarebbe considerata valida espressione della volontà popolare e si procederebbe quindi all'attribuzione dei seggi in base allo scrutinio di tre schede.
Altresì le schede bianche e nulle, fanno certo percentuale votanti, ma vengono ripartite, dopo la verifica in sede di collegio di garanzia che ne attesti le caratteristiche di bianche o nulle, in un unico cumulo da suddividere nel cosiddetto premio di maggioranza... (per assurdo sempre votando bianca o nulla se alle prossime elezioni vincesse Berlusconi le suddette schede andrebbero attribuite nel premio di Forza Italia).
Esiste però un metodo di astensione che garantisce di essere percentuale votante (quindi non delegante) ma consente di non far attribuire il proprio non-voto al partito di maggioranza.
È infatti facoltà dell'elettore di recarsi al seggio e una volta fatto vidimare il certificato elettorale, AVVALERSI DEL DIRITTO di RIFIUTARE LA SCHEDA, assicurandosi di far mettere a verbale tale opzione, come previsto dal d.p.r. 30 marzo 1957, n. 361 – art. 104.
È possibile inoltre ALLEGARE IN CALCE AL VERBALE, UNA BREVE DICHIARAZIONE IN CUI SE VUOLE, L'ELETTORE HA IL DIRITTO di ESPRIMERE LE MOTIVAZIONI DEL SUO RIFIUTO (esempio “nessuno degli schieramenti qui riportati mi rappresenta perché non indica come priorità la liberazione dell’Italia dall’occupazione statunitense”).
Tale sistema rende non attribuibile il voto, in quanto la legge consente solo l'attribuzione delle schede contenute nell'urna al momento dell'apertura della stessa, creando una discrepanza tra percentuale votanti e voti attribuibili e di conseguenza un problema di difficile, se non impossibile attribuzione (specie se il fenomeno raggiungesse quote notevoli) di seggi; infatti in linea teorica (non è mai successo) se la quantità di schede rifiutate raggiungesse la quota di voti necessaria per l'attribuzione di un seggio, tale seggio non potrebbe essere attribuito.Per contribuire alla discussione sull’astensionismo attivo, puoi collegarti al blog: http://www.astensionevoto.blogspot.com/
Coordinamento Progetto Eurasia – www.cpeurasia.org


Per chi votare?
Io, un’idea ce l’avrei: fuciliamoli tutti!
di: Alberto B. Mariantoni
Il 13 ed il 14 Aprile prossimi, tanto per "cambiare"…, si ritornerà a votare.
Votare, per chi? Votare per che cosa? That is the question! Direbbe l’Amleto del polveroso e sempre attuale William Shakespear, con un pizzico di mal celato imbarazzo e disappunto.
Per cercare di entrare immediatamente nel vivo di questa riflessione, diciamo che io, ad esempio – pur non essendo, e non essendo mai stato, un patito di "ludi cartacei" – voterei volentieri (semmai ne esistesse uno…), per un Movimento politico o d’opinione che dichiarasse apertamente – e dimostrasse, con i fatti, nella sua prassi quotidiana – di volere ad ogni costo riconquistare la Libertà, l’Indipendenza, l’Autodeterminazione e la Sovranità politica, economica, culturale e militare per l’Italia e l’Europa.
Come sperare, infatti, di potere concretamente riuscire a risolvere il problema delle eventuali fuoriuscite del lavandino del nostro bagno o del possibile insidioso ondeggiare del pavimento del nostro appartamento, se a casa "nostra", sono "altri", al posto nostro, a detenere le "chiavi" della porta d’ingresso dell’alloggio nel quale ufficialmente risediamo?
Allora, come attendersi che con le prossime elezioni possa essere risolta, anche in parte, la varietà e la vastità dei problemi italiani (da quello della modernizzazione delle infrastrutture, all’immondizia di Napoli, senza dimenticare la scuola, la ricerca, l’energia, la corruzione, la criminalità, la droga, le tasse sproporzionate, l’immigrazione selvaggia, gli sprechi, la precarietà, la disoccupazione, ecc.) e di quelli europei (come, ad esempio, la pretesa impotenza di un Continente che – pur essendo un gigante tecnologico, merceologico, economico, finanziario, demografico, culturale e militare… – preferisce supinamente continuare a farsi proteggere e guidare da un "nano", come gli USA), affidando semplicemente il nostro suffragio elettorale a dei Partiti politici che – dall’estrema-destra all’estrema sinistra, passando per la destra, la sinistra, il centro, il centro-destra ed il centro-sinistra – fanno quotidianamente a gara, a chi è più d’accordo per mantenere inalterato (ed in certi casi, pretendendo perfino aumentarlo o estenderlo!) lo stato di profondo asservimento politico, economico, culturale e militare nel quale siamo costretti a vivere dal 1945?
E sì, miei cari lettori. Che lo si voglia o non lo si voglia, che ci faccia piacere o non ci faccia piacere, noi, Italiani ed Europei, la Seconda guerra mondiale (1939-1945), l’abbiamo tutti perduta (ivi compresi coloro che sono intimamente convinti di averla comunque idealmente, politicamente e/o militarmente "vinta" a rimorchio delle salmerie dei vincitori dell’epoca!). E come tali – di generazione in generazione (ed anche se molti di noi non erano ancora nati…) – continuiamo invariabilmente a pagarne le drammatiche ed insopportabili conseguenze.
Come potere sperare, allora, che questa volta, in Italia, possa davvero cambiare qualcosa, quando a "comandare" realmente, nel nostro Paese, è sempre il medesimo ‘potere straniero’ che ci avrebbe ufficialmente "liberato"? Quando l’insieme delle diverse e variegate forze politiche autoctone – che per tentare di carpire i nostri consensi, si sbracciano ufficialmente ad illustrarci, ad ogni campagna elettorale, i loro rispettivi e "diversificati" impegni a difendere i nostri "interessi" (sic!) – sono praticamente unanimi a non volere in nessun caso tentare di riscattare la Libertà, l’Indipendenza, l’Autodeterminazione e la Sovranità politica, economica, culturale e militare del nostro Stato? Ad esempio, cercando di rimettere in discussione la cancerogena ed ingiustificata presenza di più di 100 basi e/o installazioni militari e logistiche USA e NATO (vedere: A.B. Mariantoni, Dal "Mare Nostrum" al "Gallinarium Americanum" – Basi USA in Europa, Mediterraneo e Vicino Oriente, articolo, EURASIA – rivista di Studi Geopolitici, No. 3. 2005, pp. 81-94; vedere ugualmente: http://www.cpeurasia.org/?read=6655) che continuano arbitrariamente ed assurdamente ad occupare consistenti e strategiche parcelle del nostro territorio?
Ma dico: chi, tra gli elettori italiani, è davvero al corrente che gli USA (direttamente o con pretestuosa "copertura" NATO) sono riusciti ad impiantare le loro Basi, in Italia – e continuano imperturbabilmente a mantenerle e ad aumentarle (pensiamo, in proposito, ai progetti di costruzione delle nuove basi USA di Dal Molin, a Vicenza, e di Solbiate, vicino a Milano, nonché all’ampliamento di quelle di Sigonella e di Taranto…) – grazie ad una serie di diktat politico-militari e di accordi segreti ed anti-costituzionali, come: a) - le clausole segrete della ‘Convenzione d’Armistizio’ del 3 Settembre 1943; b) - le clausole segrete del ‘Trattato di pace’ imposto all’Italia, il 10 Febbraio del 1947 (Parigi); c) - il ‘Trattato NATO’ firmato a Washington il 4 Aprile 1949, ed entrato in vigore il 1 Agosto 1949; d) - il ‘Bilateral Infrastructure Agreement’ (BIA) o ‘Accordo segreto USA-Italia’ del 20 Ottobre 1954 (Accordo firmato dal Ministro Scelba e l’Ambasciatrice statunitense Clare Booth Luce, e mai sottoposto alla verifica, né alla ratifica del Parlamento); e) – il Trattato Italia-NATO, firmato a Parigi il 26 Luglio 1961 (reso operativo con Decreto del Presidente della Repubblica No. 2083, del 18 Settembre 1962); f) – Accordo bilaterale Italia-USA, firmato dal Governo Andreotti, il 16 Settembre 1972; g) - il ‘Memorandum d'intesa USA-Italia’ (Shell Agreement) del 2 Febbraio 1995; h) – Accordo segreto ‘Stone Ax’ (Ascia di Pietra), concluso inizialmente negli anni ‘50/’60 e rinnovato l’11 Settembre 2001?
Il tutto, naturalmente, senza parlare degli altri ‘Accordi ad hoc’ (in questo caso, top top secret) che – oltre a non fare trapelare nemmeno il loro nome o sigla – contemplano e regolano, sia la dislocazione e lo stoccaggio, sul suolo italiano, di all’incirca 90 bombe nucleari (del tipo B-61 e con una potenza di distruzione fra i 45 ed i 107 kilotoni che sono custodite tra la base di Aviano in provincia di Pordenone e quella di Ghedi-Torre in provincia di Brescia) che l’obbligatorio coinvolgimento di alcuni reparti delle nostre FF.AA. nei diversi ‘Programmi di cooperazione militare’ che sono previsti da Washington, per questo scacchiere.
Dov’è, in tutto ciò, la tanto decantata e sbandierata ‘Sovranità popolare’ (‘La sovranità appartiene al popolo’… ), solennemente sancita dall’Articolo 1, comma II°, della Costituzione italiana?
A cosa serve, in definitiva, quell’ufficiale ‘Sovranità’… – a cui, ad ogni tornata elettorale, fanno regolarmente e sfacciatamente appello gli apparentemente policromi Partiti politici del nostro Paese – se non a permettere ai medesimi Partiti, attraverso la truffa del suffragio universale, di continuare ad abbindolare gli elettori, per potersi immancabilmente e "democraticamente" assicurare l’elezione o la ri-elezione dei loro candidati, valletti degli USA?
Inutile meravigliarsi, allora, se l’insieme dei loro eletti pro tempore – una volta furbescamente arraffato il nostro ‘avallo formale’ – si permettono contemporaneamente il lusso, come i loro predecessori degli ultimi 63 anni, non solo di tradire sistematicamente i reali interessi del nostro Popolo-Nazione ma addirittura, di continuare unicamente a servire ed a tutelare quelli dei loro "padroni" d’oltre-oceano!
Sto parlando, naturalmente, di quella spocchiosa ed esiziale banda di ‘mercanti con la pistola’ (come li chiama John Kleeves) che – con la loro ingombrante ed abusiva presenza militare e logistica sui nostri territori – continua, da più di mezzo secolo, a fare il "buono" ed il "cattivo tempo" delle nostre Istituzioni e dei nostri Governi.
Quei boriosi ed "altruistici" signori ("signori", si fa per dire…), infatti – oltre ad ingegnarsi quotidianamente a consolidare e proteggere, alle nostre spalle ed a nostre spese, i loro indicibili interessi ed inconfessabili tornaconti all’interno dei nostri territori – continuano costantemente a darsi da fare, per alimentare ed irrobustire la posticcia ed ingannevole legittimità dei loro privati "maggiordomi" italioti. Il tutto, nell’illusoria e fallace speranza di potere eternamente perpetuare l’esistenza, nel nostro Paese, di una Classe politica servile, incondizionatamente e remissivamente votata a soddisfare i loro esclusivi e puntuali desiderata.
Per chi votare, allora, questa volta?
Rebus sic stantibus (così stando le cose…), il 13 ed il 14 Aprile prossimi – per chi avesse davvero l’intenzione di tentare di debuttare una sua qualunque manifestazione di concreto dissenso nei confronti dei nostrani "tirapiedi" dei nostri colonizzatori – potrei soltanto fornire due tipi di suggerimento:
il primo (dedicato a chi, pur condividendo la mia analisi e le mie preoccupazioni, preferisce semplicemente limitarsi, per ora, a trasmettere un ‘segnale forte’ ai "camerieri" di cui sopra): recarsi comunque al seggio, facendosi identificare e, dopo aver fatto vidimare il certificato elettorale, RIFUTARE LA SCHEDA, assicurandosi di far mettere a verbale quella specifica opzione;
il secondo (dedicato a chi, invece – avendo prioritariamente a cuore gli interessi della nostra Nazione, piuttosto che quelli della propria ‘fazione’ – ritiene che in Italia, ormai, non ci sia più altro da fare che tentare di "azzerare il tutto", prima di potere ricominciare, in qualche modo, a parlare di politica): iniziare seriamente a pensare, come potersi definitivamente e legalmente sbarazzare dei succitati "maggiordomi" e dei loro rispettivi "portaborse" (tanto per poterne estirpare o estinguere la "specie"!), riuscendo a tradurli, tutti, davanti a delle Corti marziali o a dei Tribunali popolari (circoscrizione per circoscrizione, dove questi ultimi risiedono, operano o sono stati eletti), affinché possano essere rapidamente processati e giudicati, per Alto tradimento; e, di conseguenza – anche se in momentanea ed eccezionale deroga alla saggia abolizione della pena di morte in Italia – fucilati alla schiena: con ignominia, disprezzo ed immancabile confisca dei loro beni (beni che dovranno essere equamente ripartiti e distribuiti – per decreto Legge ad hoc – tra i più bisognosi o i meno abbienti dei nostri connazionali).
Il lettore mi scuserà, ma in tutta coscienza e franchezza – vista l’insolubile e drammatica situazione in cui continua a versare il nostro Paese – non riesco proprio ad immaginare altri utili o efficaci suggerimenti da prospettargli o da proporgli, in questo momento.
Alberto B. Mariantoni
Ottima discussione!![]()