
Originariamente Scritto da
Manfr
Se ci voleva un motivo particolare per non buttare il voto dandolo al PdL, vi basti questo [

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http://www.aprileonline.info/notizia.php?id=6973
Eccolo qui, Federico Moccia, finalmente nudo alla meta. Dopo aver usufruito di non poche facilitazioni per riuscire ad affermarsi nel mondo della cultura(?) nazionale, essendo figlio del fu Pipolo (del duo di produzione cinematografica Castellano & Pipolo); dopo aver scritto un romanzo che tra la fine degli anni Ottanta e gli inizi dei Novanta non aveva trovato editore (bei tempi), ma che sbancò nelle edicole di Roma nord, dove veniva venduto fotocopiato e rilegato; dopo aver aggiornato le griffe presenti nel libro ai marchi di nuovo secolo, così come chiestogli da Feltrinelli, l'editore del suo esordio; dopo aver donato al generoso panorama della (pseudo)letteratura nazionale il sequel di "Tre metri sopra il cielo", un altrettanto rabbrividente "Ho voglia di te"; dopo aver chiuso la trilogia (almeno si spera) così com'era cominciata, con l'inquietante "Scusa ma ti chiamo amore" (Rizzoli).
Dopo esser riuscito a vendere i diritti d'autore per trasformare questi suoi tre capolavori in altrettanti film (guarda caso), di cui l'ultimo lo vede anche ricoprire gli insoliti panni del regista. Beh, care ragazze e cari ragazzi, tutto questo a Federcio Moccia non è bastato, e ora dopo i lucchetti a Ponte Milvio arrivano anche i consigli per gli acquisti politici, sul miglior modo per perdere la propria verginità elettorale.
Perché come tutti sanno i libri del Moccia hanno cresciuto l'ultima generazione, quella degli studenti di borgata e di quartiere che un romanzo vero non lo aprono neanche a parlarne, figuriamoci un testo scolastico (spesso anche a ragione): ma le battute dei protagonisti delle avventure scritte dal nostro prode Moccia praticamente le conoscono a memoria. Intendiamoci: senza fare i bacchettoni, si continua soltanto a coltivare la speranza che, accanto a "Tre metri sopra il cielo", un giovane italiano possa per caso imbattersi, che so, in una novella di Pirandello, o nella genialità dissacrante di Per Vittorio Tondelli, per rimanere nel contemporaneo e nel trasgressivo. Ma trasgressivo veramente.
Invece il bravo Moccia, non contento di aver cresciuto milioni di fanciulli nella cultura dell'effimero, adesso si immola nel difficile ruolo di sciamano della politica italiana, indicando loro per chi sia meglio votare alle prossime elezioni. Indovinate chi?
"I giovani hanno bisogno di una figura solida alla quale, nonostante gli istinti di ribellione, vogliono allinearsi. Proprio come si fa con un padre o con un amico più grande. Questa figura ha più il volto di Berlusconi che quello di Veltroni, evidentemente". Evidentemente...
Del Cavaliere di Arcore, secondo Moccia, ai giovani piace "il suo essere uomo che crede nei valori fondamentali della vita. Non è sfuggito l'amore e il forte attaccamento alla madre, venuta a mancare di recente; il rispetto per i figli, ai quali non ha mai impedito o ostacolato relazioni con mariti o fidanzati magari non proprio all'altezza della situazione. Circostanza che fa di lui un uomo liberale nel vero senso della parola, di cui ci si può fidare e affidare". E noi che pensavamo fosse un imprenditore senza scrupoli, prestato alla politica causa forza maggiore (la cura dei suoi interessi). Ma di fronte alla parola di un grande scrittore non possiamo che inchinarci.
Ce n'è anche per Veltroni, del quale l'autore ritiene che ciò che di lui i giovani non hanno condiviso (in base a sondaggi che danno le ultime generazioni prevalentemente a favore del Pdl) sia stata "la scelta delle persone di cui si è circondato. Forse è apparsa una scelta più furba che di valore. E si sa, i giovani hanno un fiuto particolare. Come dire: non si fanno fregare facilmente...".
E se lo dice lui, che i giovani non si fanno fregare facilmente, c'è da fidarsi.