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  1. #1
    CON LA RESISTENZA!
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    "Il Ribelle è deciso ad opporre Resistenza. Il suo intento è dare battaglia, sia pure disperata"
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    un anniversario dimenticato....

    NONO ANNIVERSARIO DELL’INIZIO DEI BOMBARDAMENTI DELLA NATO CONTRO LA SERBIA 24.03.2008.

    Oggi ricorre il nono anniversario dell’inizio dei bombadramenti della NATO contro l’ex Jugoslavia e la Serbia. Ai bombardamenti hanno partecipato tutti i 19 Paesi membri della NATO. Il nostro servizio su questo argomento e’ stato preparato da Mladen Bijelic.
    L’aggressione della NATO contro l’ex Jugoslavia e’ la piu’ incredibile guerra che sia stata condotta nella storia recente. Il rapporto tra il numero dei cittadini del nostro Paese e dei Paesi della NATO equivale a 1 a 70. I preparativi per la guerra, i suoi motivi e traguardi hanno trasgredito i fondamentali principi giuridici sui quali si basano l’ordine internazionale e i sistemi giuridici di tutti i Paesi, la Convenzione di Ginevra, il Documento finale di Helsinki sulla sicurezza e la collaborazione in Europa e l’Accordo della fondazione della NATO, il quale ha stabilito che l’Alleanza era fondata per la difesa dei suoi membri. Alla vigilia della guerra a Rambouillet in Francia alla Serbia e’ stato posto l’ultimatum il quale per il nostro Paese era assolutamente inaccettabile.
    Durante i bombardamenti che sono durati 78 giorni sono stati distrutti numerosi traguardi militari e civili. Sono state bombardate le scuole, ospedali, mercati pieni di gente, ponti, stabilimenti, fabbriche, il sistema dei media, monumenti culturali. La NATO ha ucciso all’incirca 3500 persone, 2500 delle quali erano i civili. La infrastruttura industriale della Serbia e’ stata danneggiata pesantemente. Il danno materiale ammontava a circa 100 miliardi di dollari.
    Il pretesto ufficiale per l’inizio dell’aggressione contro la Serbia, che e’ stata effettuata senza permesso del Consiglio di sicurezza dell’Onu, era il fallimento delle trattative che si conducevano a Rambouillet vicino Parigi. Le trattative sono state potate a termine senza alcun risultato a febbraio del 1999. Queste trattative entreranno nei libri di storia perche’ i negoziatori, la delegazione serba e quella albanese, non negoziavano faccia a faccia e non avevano nessun contatto diretto. I rappresentanti della comunita’ internazionale fungevano da mediatori.
    Con la sua aggressione contro l’ex Jugoslavia, in primo luogo contro la Serbia, la NATO ha commesso il crimine contro la pace, perche’ nella Carta delle Nazioni Unite scrive che i Paesi suoi membri eviteranno di minacciare gli altri Paesi con l’uso della forza e di usarla in modo che non sara’ in linea con i traguardi delle Nazioni Unite. Il pretesto ufficiale dell’aggressione della NATO era la cosiddetta catastrofe umanitaria degli albanesi kosovari. Pero’ la vera catastrofe umanitaria fu provocata dai bombardamenti della NATO. Secondo i dati dell’Acnur durante l’aggressione della NATO 230 mila serbi, rom e appartenenti delle altre etnie non albanesi hanno abbandonato il territorio kosovaro. Dopo la guerra in Kosovo sono tornati 800 mila albanesi e all’incirca 250 mila serbi sono stati costretti ad abbandonarlo. Gia’ da nove anni essi vivono come profughi nella Serbia centrale.
    I bombardamenti sono stati portati a termine con l’approvazione della Risoluzione 1244 del Consiglio di scurezza il 10 giugno del 1999. Il giorno precedente a Kumanovo, nella Macedonia settentrionale, e’ stato siglato l’accordo tecnico-militare tra la Jugoslavia e la NATO. L’esercito jugoslavo ha abbandonato il Kosovo, nel quale sono entrate le truppe della NATO. Questo documento ha confermato in modo esplicito l’integrita’ territoriale della Serbia e la sua sovranita’ in Kosovo. Questo non ha impedito la proclamazione unilaterale dell’indipendenza del Kosovo nove anni dopo. Adesso e’ evidente che l’indipendenza del Kosovo era il vero obiettivo dell’aggressione della NATO contro la Serbia.

    http://glassrbije.org/I/index.php?op...1675&Itemid=32

  2. #2
    ENCLAVE ITALIANA
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    Citazione Originariamente Scritto da LupaNera Visualizza Messaggio
    Adesso e’ evidente che l’indipendenza del Kosovo era il vero obiettivo dell’aggressione della NATO contro la Serbia.
    Si.

  3. #3
    Adoro i piani ben riusciti!!
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  4. #4
    Vi tengo d'occhio
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    Serbia trincea d'Europa!

  5. #5
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    15 febbraio 2003: lettera aperta ai 'pacifisti'

    dal blog di Babsy Jones

    C’è un signore che a voi che oggi siete a Roma vi ha dato dei farabutti. Intendo, l’elefantiaco messere in questione l’ha scritto con più garbo, ma a voi che oggi siete a Roma con le bandiere colorate vi ha detto, modaioli. Vi ha chiamato burattini fra le mani dei movimenti che - come passerelle della moda popolare, come operazioni di travolgente propaganda - obbediscono alle multinazionali della pace col culetto al caldo e la pancia piena: questo, vi ha detto. Quel signore con me non può parlare, perché io oggi a Roma non ci sto, e perché se vuole farsi due chiacchiere sull’etica della guerra lo invito a prendersi una tazza di caffè (turco) a Gnjilane e vediamo se la panza (la sua, non meno piena della vostra) non gli trema almeno un poco e non si caca nelle brache. Però un sospetto m’è venuto. Che quel signore, un minimo di ragione - forse per caso - l’abbia pure trovata. Magari ci è inciampato passeggiando, nella ragione, come fosse un sasso, senza sapere di cosa si trattasse. Perché voi - tre milioni, trenta milioni, trecento milioni di bandierine multicolor che oggi cantate gli inni dei vostri padri davanti a Saigon - un po’ farabutti dovete esserlo per forza. E se non siete farabutti, può darsi siate dei bugiardi smemorati, o niente meno un minimo confusi.

    Sono passati solo quattro anni. Era un’anticamera di primavera come questa, con qualche margherituccia sifilitica a fare capolino nelle aiuole delle vostre piazze. Era una primavera come questa, e i signori della guerra si giocavano a Risiko e a tavolino il destino di Belgrado. Raccontavano le cazzate madornali che i signori prepotenti devono raccontare per tenervi buoni come lumache storte o come tortellini in brodo: che a capo della cattiva Serbia c’era un feroce dittatore, un duce, un satrapo, un pericoloso criminale che minava l’ordine mondiale. Vi proiettavano le facce maciullate dei poveretti kosovari sugli schermi della sera, fra un telequiz e una ballerina colle tettine turgide, e voi (come i cagnetti memorabili che nei favolosi anni ‘70 facevano capolino dal lunotto delle Fiat in coda verso Rimini) facevate SI’ SI’ SI’ con la testa. Un movimento oscillatorio dall’alto verso il basso. E in basso, sinistrini e sinistrorsi, Diessini in fila all’Esselunga, cristianucci col crocefisso stilizzato, c’eravate caduti molto facilmente. Così in basso che il vostro Presidente del Consiglio fece un ingresso mesto in Parlamento e - dopo aver affisso l’articolo 11 della Costituzione nei cessi di Palazzo Chigi -, senza vergogna alcuna disse: signori miei, portino pazienza Marx e Che Guevara, Ho Chi Mihn e il Comandante Marcos, ma questa guerra s’ha da fare e la faremo. Più che l’amor potè una poltrona cremisi sotto le chiappe? O forse, ci sono guerre meno guerre delle altre, e le bandiere multicolor le avevate mandate tutte in tintoria. E disse proprio, il vostro lider maximo che oggi sfila con la faccia scarna di un John Lennon sfortunatamente ancora vivo:

    "...Ho ascoltato con rispetto le argomentazioni di quanti hanno scorto nell’azione militare della NATO il pericolo che si possa determinare un effetto opposto, e dunque un inasprimento della guerra e un aumento del numero delle vittime. Personalmente non è uno scenario che considero realistico. Risponderò comunque a questa preoccupazione e lo farò sulla base delle informazioni in nostro possesso. Ma con la stessa sincerità chiedo al Parlamento di non sacrificare in un passaggio tanto cruciale il valore di una coesione politica nazionale; la consapevolezza - trasversale ai diversi schieramenti - di una comune responsabilità verso gli interessi superiori del paese. Credo sia essenziale, in momenti come questi, la ricerca della più larga unità intorno all’azione e al ruolo internazionale dell’Italia. Solo un alto senso di responsabilità nazionale può rafforzare l’iniziativa diplomatica e l’efficacia delle scelte che siamo chiamati a compiere. La prima questione che è giusto affrontare riguarda la necessità dell’intervento armato. Se cioè esistevano, al punto cui si era giunti dopo la partenza dei mediatori, soluzioni alternative ed efficaci che non implicassero l’uso della forza...”


    Per tradurvi in gergo da mercato il politichese standard, vi disse che non dovevate fare tante storie, che la NATO richiedeva le basi militari di Ghedi e Aviano per sganciare due, tre, quattrocento tonnellate di uranio sulla Serbia, che era una guerra nuova (umanitaria, santa, legittima, preventiva, sbrigativa, intelligente) e dunque non vi venisse in mente di scendere in piazza a fare i girotondi e a canticchiare slogan perditempo. Perdio, era una guerra di sinistra liberale, la prima della storia: dovevate avere un aspetto responsabile e il silenzio sclerotico degli omertosi. E voi - tre, tredici, trentatrè, trecentomila farabutti -, ammutoliti come ammutolisce una finestra chiusa, un incosciente o una bertuccia in gabbia, rimaneste a casa a far la calza, a far l’amore, a farvi i fatti vostri. Anime morte di sinistra, vi chiamammo. Sinistra di sciacalli, cristiani col muso delle iene. Erano pochi quelli col TARGET (più brutto, in bianco-e-nero, di carta in fotocopia, un gadget meno azzeccato delle bandiere arcobaleno: ora lo capisco, che c'entrava anche il marketing) che presidiavano i ponti nella notte chiedendo che non cominciasse la mattanza. E gli argomenti erano buoni, erano sacrosanti, erano veri, ed erano gli stessi che oggi vi riempiono le bocche come se fossero caramelle mou: che la guerra è la guerra dell’Impero, che con le bombe la democrazia non c’entra niente, che la convenzione di Ginevra e l’articolo 11 dovevano essere la sola nostra storia. Com’eravate sordi. Io scrivevo le mie tonnellate di parole perse, ve le scrivevo da Kragujevac e da Aleksinac, le ripetevo come ipnotizzata dagli ospedali di Belgrado fatti a pezzi e dalle piazze di Leskovac e di Pančevo, ve le spedivo dai ponti pronti a diventar macerie di Novi Sad. E vi dicevo: guardate cosa state bombardando, mettete i vostri nomi sulle bombe che sganciate, e ricordatevi la Serbia del ‘99: perché verrà il giorno in cui io tornerò a chiedervene conto, e a ricordarvi tutte le vostre colpe. QUEL GIORNO E’ OGGI, sinistrini sinistrati e sinistrorsi che sfilate con gli sfilatini al crudo nello zainetto e con le facce sorridenti fra le stelle filanti. Dov’eravate, portatori di pace e beati di giustizia, mentre l’Impero massacrava i belgradesi? I nomi di chi c’era, a far la ronda su una briciola di pace, a pitturare i NO sulle facciate delle case e sulle guance, me li ricordo tutti. Erano pochi. c’era Il Manifesto, c’era Rifondazione Comunista. C’era quello stesso Gino Strada che oggi state cristallizzando in un’icona (ma era solo, senza un gregge alle spalle a far da coro greco). C’era Peter Handke, coraggioso, c’era Fulvio Grimaldi. C’erano Nichi Vendola e Umberto Galimberti. E c’era Santoro, che c’era così tanto che trasmetteva da Belgrado. Voialtri, signorini della pace quattro stagioni, eravate a casa a fissare come beoti baciapile il videogame degli F16 in volo sui Balcani: zitti come zanzare secche. Vorrei tanto domandarvi perché la vostra pace-Giano ha due facce e facciate, come le medaglie e le monete, come gli strappi di carta igienica morbida morbida. Vorrei sapere perché questa pace, che domandiamo oggi accusando i generali di alto tradimento della giustizia e della libertà degli uomini non aveva ragione d’essere strillata come belle Cassandre anche per difendere Belgrado. Vorrei sapere perché in una primavera uguale a questa vi trangugiaste con disciplina filo-governativa la propaganda dei maiali bellici, e ora correte come pazzi a invocare il diritto internazionale e la tolleranza: gli stessi di cui vi siete fatti beffe quando a bombardare era la sinistra degli avvoltoi e dei venduti. Esiste una pace di serie A ed una di serie B, esiste una pace che deve andar di moda e una che deve essere lasciata nelle ragnatele dei sottoscala? La vostra pace a corrente alternata, oggi c’è domani non c’è più, la vostra pace a cottimo e a percentuale non mi piace affatto. E' quel genere di pace farabutta che ha tutta l’aria di essere organizzata per vendere tonnellate di bandierine colorate, o per tesserarvi nel branco degli obbedienti. La vostra pace è la pace delle marionette che si muovono al comando di un Mangiafuoco: avete il coraggio di adoprare il cuore e il cervello solo quando vi autorizzano a schiacciare il tasto “start, my life in function”. Sfilate oggi a Roma sull’attenti, pronti a mostrare una coscienza civile presa a noleggio, seguendo la voce dei guru gandhiani, e non vi accorgete che siete credibili quanto può esserlo un ubriaco la notte di Capodanno. Sinistrini e sinistrorsi, girotondini e giubilanti, avete perso il treno per Belgrado nella primavera insanguinata del ‘99, e oggi i vostri canti di giustizia hanno il valore e il peso delle filastrocche deficienti. Un giorno sarete vecchi e stanchi, e capirete che se la pace è un’intermittenza come le luci in sfilza degli alberi a Natale, allora la vostra pace è un’impostura, è una crosta fragile e purulenta, non meno disgustosa e mercenaria di quanto lo sia la guerra, ogni guerra in ogni tempo.

    Raccapricciante passaggio del discorso di Walter Veltroni per la costituzione del Partito Democratico:

    In quegli anni assumemmo anche, con Massimo D’Alema, il compito di interpretare un ruolo attivo dell’Italia nei momenti più aspri delle violazioni dei diritti umani nei Balcani. Un’Italia che non voltava lo sguardo dall’altra parte. Un’Italia che accettava e sosteneva la lotta, riuscita, per sconfiggere la logica della superiorità etnica che stava riportando il cuore dell’Europa nel baratro delle fosse comuni. Per sostenere che la pace, dove non c’è, non può essere difesa, ma va ricostruita. Dalla comunità internazionale, lasciando da parte inerzie colpevoli e presunzioni di unilateralismo. Ponendosi agli antipodi di quella aberrazione concettuale che è la “guerra preventiva” e di quella follia che è stato l’intervento in Iraq.


    Per un commento rimandiamo al solito, ottimo, blog di Babsi Jones.

    ( Lorenzo Masetti)

    http://www.prato.linux.it/~lmasetti/...ang=it&id=4059

  6. #6
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    bombardamento di Belgrado

    gli "aerei d'occidente" partono dalla base di Aviano, Italia




    Nel mese di maggio del '99
    i cittadini di Belgrado erano tutti astronomi
    guardavano per aria, per aria guardavano
    l'arrivo degli aerei d'occidente.
    A terra tremavano, le pietre tremavano
    più dei vecchi, dei cani e dei bambini tremavano.
    Le bombe alla grafite tagliavano
    l'elettricità, non la fraternità.

    Quando cresce il pericolo
    aumenta pure tutto ciò che salva.

    Lo ha scritto un poeta
    che non era a Belgrado
    nel mese di maggio del '99.
    Era morto da un secolo e mezzo
    ma stava con me, dentro una tasca
    E mi sono salvato
    con la contraerea dei poeti.

    Quando cresce il pericolo
    aumenta pure tutto ciò che salva.

    Cantano i poeti la dimenticanza
    Cantano il sangue cantano l'erranza
    Cantano i poeti e non hanno memoria
    Dell'inutilità e del danno della storia

    Cantano i poeti la dimenticanza
    Cantano il sangue cantano l'erranza
    Cantano i poeti e si fanno memoria
    Dell'inutilità e del danno della storia

    (inviata da Marco Rovelli)

    БЕОГРАДСКИ МАЈ

    У месецу Мају 1999.
    били су сви становници Београда астрономи
    гледали су у зрак, у зрак су гледали
    долазак авиона са Запада.
    На земљи се камење трсло
    трсало се више него старци, пси и деца
    графитне бомбе су резале
    електрицитет па нису братство

    Кад расте опазност
    повеђа и што спаси

    написао је то један писац
    који није био у Београду
    у месецу Мају 1999.
    Умро је већ дуго хиљаду и пол
    па био је са мном, унутар једнога џепа
    И спасио сам се
    с противавионом песника

    Кад расте опазност
    повећа и што спаси

    Певају песници заборав
    певају крв, певају лутање
    певају песници и немају памђење
    бескрисност и штету хисторије

    Певају песници заборав
    певају крв, певају лутање
    певају песници и немају памћење
    бескрисност и штету хисторије

  7. #7
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    "Vorrei ricordare che quanto a impegno nelle operazioni militari noi siamo stati, nei 78 giorni del conflitto, il terzo Paese, dopo gli USA e la Francia, e prima della Gran Bretagna. In quanto ai tedeschi, hanno fatto molta politica ma il loro sforzo militare non è paragonabile al nostro: parlo non solo delle basi che ovviamente abbiamo messo a disposizione, ma anche dei nostri 52 aerei, delle nostre navi. L'Italia si trovava veramente in prima linea."
    (On. Massimo D'Alema)

  8. #8
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    1. 172 missioni in Kosovo dell'Aeronautica militare italiana
    Dal "Giornale di Brescia", Sabato 10 Luglio 1999 A guerra conclusa, svelati dal colonnello Francesco Latorre i numeri dell'operazione "Alled Force" Sesto Stormo, 172 missioni per il Kossovo Da Ghedi sono stati schierati in Puglia 85 uomini e 12 velivoli, per 418 ore di volo. Missioni di ricognizione e di attacco a terra. "(...) L'altra sera il colonnello Latorre ha svelato tutti i numeri della cosiddetta operazione Aled Force conclusasi il 10 Giugno con la resa di Milosevic (sic). Lo ha fatto davanti ai militari del VI Stormo e alle loro famiglie (cui e' andato il sincero ringraziamento del comandante...) ma anche davanti al Generale Gargini, al prefetto, al vicequestore e al comandante provinciale dei Carabinieri.
    Il colonnello ha cominciato spiegando che, a causa della posizione centrale in una zona perennemente in crisi (....), "l'Italia e' considerata una sorta di portaerei nel Mediterraneo. Non a caso, nel corso dell'Allied Force, l'85% delle missioni ha decollato dalle nostre basi". (...)
    Naturalmente, gli uomini e i mezzi del VI stormo hanno fatto la loro parte. Anzi hanno fatto molto.
    "L'impegno operativo del VI Stormo - ha detto Latorre - s'e' concretizzato in missioni di ricognizione (2 sortite per due giorni la settimana) e in missioni d'attacco effettuate in un primo periodo da Ghedi, poi da una cellula schierata a Gioia del Colle (6/8 sortite giornaliere per 6 giorni la settimana)".
    (...) da Ghedi in Puglia sono arrivati 85 uomini, 12 velivoli e 12 laser pod. ll rischieramento ha consentito di effettuare 418 ore di volo, che si traducono in 172 sortite: 6 di ricognizione e 166 di attacchi veri e propri, sferrati contro obiettivi selezionati di tipo prettamente militare: depositi di munizioni, caseme, aeroporti. V'e' inoltre da specificare che, per gli attacchi, sono state utilizzate bombe a puntamento laser e a caduta libera.
    Il colonnello Latorre ha anche spiegato come tecnicamente avvenivano le missioni. Dopo la preparazione alla base, "i nostri aerei decollavano da Gioia del colle, quindi, fatto rifornimento in volo sull'Adriatico, si mettevano in "zona d'attesa" su cieli non ostili, tipo la Macedonia e l'Albania: l'attesa dipendeva dal fatto che si viaggiava in pacchetti di aerei e che ogni pacchetto aveva tempi precisi per entrare in azione. Poi, quand'era il nostro turno, si andava sull'obiettivo, quindi, seguendo rotte prestabilite, si tornava. Anche grazie alla preparazione dei nostri equipaggi, tutto ha funzionato a meraviglia, tant'e' vero che, nel 100% delle operazioni, uomini e mezzi sono rientrati alla base" (....)

  9. #9
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    2. Il governo D'Alema nacque per rispettare gli impegni Nato
    Date sent: Thu, 7 Jun 2001 1709 +0200 Subject: [JUGOINFO] Italiani brava gente (6) From: "jugocoord@libero.it"<jugocoord@libero.it> Se qualcuno aveva ancora dubbi sulle colpe del centro-sinistra per la sua sconfitta e su quelle più gravi della subalternità coltivata ed ostentata (che ha trovato in D'Alema un "ottimo" interprete), la lettera di oggi di Carlo Scognamiglio pubblicata dal Corriere della Sera, scioglie ogni dubbio. Un ulteriore spunto di riflessione per la sinistra che vuole fare autocritica rispettosa ed intransigente sugli sbagli di questi anni.
    Unica nota: sul fatto che la guerra sia "stata vinta", dissento da Scognamiglio al quale ricordo di essere stato denunciato di nuovo, e con tutti i membri del suo ex-governo, per reati contro la costituzione visto che si continua a parlare di "guerra" laddove non hanno avuto neanche il coraggio politico ed istituzionale di dichiararla formalmente a termine di legge. Il dopo, fatto di uranio impoverito e spaventose menzogne ormai svelate a difesa del concetto "umanitario", sono solo l'ultimo ed il più pesante dei giudizi morali nei confronti di chi questa guerra l'ha voluta e sostenuta, per calcolo politico e tornaconto personale.
    MARCO TROTTA - PEACELINK
    ________________

  10. #10
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    [da: Corriere della Sera - http://www.corriere.it] Giovedì 7 Giugno 2001 COMMENTI - LA LETTERA ´Il governo D'Alema nacque per rispettare gli impegni Nato' di CARLO SCOGNAMIGLIO PASINI* Nel dibattito sulla caduta del governo Prodi pubblichiamo l'intervento di Carlo Scognamiglio Pasini, ministro della Difesa nel successivo esecutivo guidato da D'Alema. Caro Direttore,
    forse in conseguenza dell'esito elettorale, la più autorevole stampa italiana ha pubblicato numerose interviste a protagonisti ed articoli autorevoli che qualificano la formazione del Governo presieduto dall'on. D'Alema (22 ottobre 1998) come la conseguenza dei peggiori vizi del machiavellismo minore, cioè il complotto, il tradimento e l'ambizione.
    Avendo avuto una parte non secondaria in quella vicenda desidero testimoniare che una simile ricostruzione non corrisponde affatto alla verità storica, e costituisce invece il frutto di una percezione della politica che vede soltanto le questioni interne e non conosce, o non comprende, le ragioni della politica internazionale che talvolta sono ben più forti e rilevanti di quelle domestiche.
    Il Governo D'Alema non fu formato in conseguenza di questioni interne, poiché - per quanto io sappia - il protagonista avrebbe volentieri differito l'appuntamento, ma da ragioni di politica internazionale che derivavano dalla più grave crisi che il Paese si trovò ad affrontare negli oltre 50 anni della Repubblica.
    Questi sono i fatti.
    Il Governo presieduto dall'on. Prodi perse il voto di fiducia alla Camera il 7 ottobre 1998.
    Cinque giorni più tardi il Nac (North Atlantic Council, cioè la Nato) deliberò l'Activation Order contro il dittatore serbo Milosevic. Si tratta del terzo e ultimo passo della procedura di attacco militare in vigore presso l'Alleanza Atlantica, passo che affida al Segretario Generale e al comandante militare (Supreme Allied Commander in Europe - Saucer) il mandato, irrevocabile senza una nuova procedura di voto, di premere il grilletto, cioè di scatenare l'attacco che verrà compiuto dalle forze alleate, già schierate per questo scopo.
    La delibera del 12 ottobre prevedeva una sospensiva di 96 ore, cioè fino al 16 ottobre, nell'esecuzione, per dare modo al Governo jugoslavo di dimostrare la propria disponibilità a riprendere il negoziato con la comunità internazionale. Questo fu, infatti, quanto si percepì, per cui alla scadenza la sospensiva fu protratta per ulteriori 96 ore, cioè fino al 20 ottobre, data alla quale l'Act Ord fu definitivamente sospeso, ma non revocato. Alla data del 20 ottobre 1998, cioè allo spegnersi dell'allarme rosso, la procedura per la risoluzione della crisi di governo italiana si era compiuta, avendo il Presidente della Repubblica concluso le consultazioni ed affidato all'on. D'Alema l'incarico di formare il Governo.
    Rammentando questi fatti, è impensabile che qualcuno ritenga che vi possa essere stato un solo rappresentante politico o istituzionale che nel corso delle consultazioni si sia espresso per un Governo istituzionale, cioè senza maggioranza parlamentare, oppure per lo scioglimento anticipato del Parlamento (e per votare, quando: a Natale?).
    In quelle circostanze né il Presidente Scalfaro, né l'on. D'Alema, avevano altra scelta se non tentare di formare un governo politico, cioè sostenuto da una propria maggioranza parlamentare, ancorché formata da una coalizione (i governi di coalizione sono la norma non l'eccezione nelle situazioni di guerra) diversa da quella formatasi con le elezioni politiche del 1996, un governo che garantisse alle Forze Armate italiane la possibilità di assolvere con dignità i propri compiti nell'Alleanza di fronte alla imminenza di un conflitto che di necessità avrebbe visto l'Italia nel ruolo di protagonista.
    Sono testimone all'on. D'Alema di aver mantenuto i propri impegni con scrupolo e determinazione.
    Nel mese di novembre
    (1998, ndr) acconsentì alla richiesta di far partecipare l'Italia alla costituzione dello Kfor in Macedonia, che sarebbe poi divenuto il corpo di spedizione in Kosovo, su basi paritetiche con le maggiori potenze europee, Francia e Inghilterra.
    Nel mese di gennaio (1999, ndr) acconsentì al conferimento di una rilevante forza aerea italiana di 40 (poi 50) aerei da combattimento al comando Nato.
    Il 24 marzo 1999
    si assunse la responsabilità di acconsentire l'inizio delle ostilità, nel corso delle quali pur impegnandosi - come era suo dovere - nella ricerca di una soluzione diplomatica, non ostacolò l'azione militare dell'Alleanza.
    Verso la fine del conflitto autorizzò l'eventuale partecipazione dell'Italia alla formazione di un corpo di invasione, con una imponente aliquota di forze.
    L'Italia uscì da questa drammatica vicenda avendo conquistato il rispetto e la considerazione degli Alleati in una misura che mai si era espressa in passato, e avendo offerto un contributo insostituibile all'azione militare.
    Queste furono le ragioni della formazione del Governo D'Alema e della maggioranza che lo sostenne.
    E' possibile che prima e dopo la conclusione vittoriosa della guerra nel Kosovo si siano compiuti errori nella politica interna. Ma questa è questione diversa dalle vicende che si svolsero nell'ottobre 1998, e sulla quale non saprei esprimermi per difetto di competenza.
    *Ex ministro della Difesa

 

 
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