.... di VITTORIO FELTRI su www.libero-news.it del 30 marzo 08
Premetto che sbaglia previsioni soltanto chi ne fa. Io ne faccio sempre e rischio, ma grazie al cielo mi è andata quasi sempre bene. Perciò dico chiaro e tondo che il Popolo della Libertà vincerà le elezioni alla Camera e al Senato. Non ci sarà alcun pareggio. Le distanze tra i due schieramenti sono siderali perché il Pd - rispetto all'Unione di prodiana memoria - non ha il sostegno della sinistra massimalista (Arcobaleno e spezzatini di varia specie) che valeva otto punti. È vero che anche la coppia Berlusconi-Fini ha perso l'Udc quotata 5/6. Ma a fare la differenza c'è la Lega (5/6) che sopravanza l'equivalente satellite veltroniano (2/3).
Qualcuno dice: ma la Destra ruba voti all'ex Polo.
Non è pensabile. La destra estrema ha sempre avuto una frangia dell'1,5. Metti pure che stavolta strappi il 2. Non basta a scalfire il primato del PdL. Alcuni esperti sono della tesi che al Senato la questione sia più complicata e ci potrebbero essere delle sorprese. Ovvio.
È noto che i cataclismi accadono. Ma raramente. Eccezionalmente. E noi non partiamo dall'eccezione per disegnare il futuro. Nel 2006 si registrò un sostanziale pareggio a Palazzo Madama; se non fosse stato commesso l'errore degli italiani all'estero (...) (...) la Casa delle libertà avrebbe avuto la maggioranza. E fu pareggio anche a Montecitorio: 20 mila voti di scarto a favore dell'Unione che fecero scattare il premio. Oggi il vantaggio del Cavaliere è stimato dal 6,5 all'8 in entrambi i rami del Parlamento. Troppo largo per essere annullato da un eventuale (e improbabile) sprint di Veltroni. Col 6,5/8 di "scorta", conteggio regionale o conteggio nazionale, si va sul sicuro. Secondo le mie valutazioni, nasali più che aritmetiche, il PdL avrà in Senato 20/22 senatori più di quella che sarà l'opposizione (Pd, Udc, Arcobaleno eccetera).
Sto bevendo tè, non grappa. Quindi state tranquilli, non ho capogiri.
E se non ne avrà neppure Berlusconi, fra due settimane avrete la conferma che ero e sono sano di mente. Per il momento.
Il Cavaliere non viene risparmiato dalle critiche di parecchi amici.
Dicono che sta conducendo una campagna elettorale sotto tono da cui traspare poco entusiasmo e un certo timore di governare il Paese in crisi anche per effetto del disastro economico interno (in particolare) e internazionale (in generale).
Sono critiche ingenerose.
Per anni e anni si è predicato che le maggiori forze politiche in competizione tra loro devono cessare di guardarsi in cagnesco e di delegittimarsi. Adesso che il miracolo si è avverato invece di applaudire, si fischia e si accusano i candidati premier (quelli autentici, non i velleitari) di puntare all'inciucio.
Per favore si arrivi a un accordo, magari definitivo, su quanto si desidera. Personalmente non credo all'inciucio. Che interesse avrebbe Silvio di inciuciare?
E veniamo alla crisi che spaventerebbe Berlusconi. Se questi non fosse preoccupato sarebbe cretino. I guai ci sono e molti di essi, ma non tutti, discendono dalla incapacità di Prodi (tirato per la giacchetta dai suoi finti alleati) ad assumere decisioni per il bene comune.
Ignorarli equivarrebbe a suicidarsi. D'altronde gli italiani non sono sprovveduti. Hanno la consapevolezza che l'impe rativo è sopravvivere.
Se il Cavaliere andasse in tivù a fare il ganassa e a promettere l'Eden gli riderebbero in faccia. Avversari e aficionados.
Un po' di misura e di sano realismo dunque sono convenienti. Proprio ciò che manca a Veltroni, partito a razzo un mese fa e ora costretto a spararla ogni giorno più grossa col risultato di non essere più affidabile, ammesso che lo sia stato. Quando poi si rivolge (lui pensionato da 5000 euro netti il mese) ai pensionati ridotti alla fame e garantisce loro un aumento di 400 euro l'anno, ottiene soltanto di innervosirli e di farli fuggire dal Pd. La sinistra, per quanto si sia data una mano di vernice fresca, non è cambiata. I suoi uomini sono i medesimi che si sono regalati stipendi da nababbi e benefit e privilegi come quelli goduti da Veltroni. Il quale non ha quindi alcun titolo per scagliarsi contro la Casta di cui fa parte, minacciando tagli che non farà mai perché sfregerebbero in primis il suo portafogli. Su questa contraddizione deve concentrarsi Berlusconi negli ultimi giorni. Si rilegga la nostra inchiesta sui "Papponi di Stato e non solo", dia un'occhiata ai miliardi bruciati dalle pubbliche amministrazioni, dagli stipendi ai burocrati impiegati nei quattro livelli del potere (Parlamento, Regioni, Province e Comuni), alla spartizione sistematica di denaro sottratto ai cittadini, e dica che appena entrato a Palazzo Chigi lavorerà di forbici. Già.
Lo dica e poi lo faccia. Perché se non lo farà lui non lo farà nessuno e così non si recupereranno mai le risorse necessarie a costruire case popolari, rilanciare l'economia e dare una consistenza dignitosa alle pensioni.
Risanare significa liberarsi dai parassiti e investire in cose utili.
Coraggio Silvio, non farti intimidire dai Papponi.
So che non vogliono abbandonare le vene da cui succhiano sangue al corpo dello Stato. So che reagiranno.
Ma la nostra vita (e la tua) dipende dal loro annientamento.
saluti




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