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Discussione: No Tav

  1. #161
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    Predefinito Corruzione ad alta velocità

    mercoledì, settembre 28, 2005
    Prodi e Berlusconi dinanzi alla legge: un documento per capire
    Romano Prodi e Silvio Berlusconi dinanzi alla legge: due casi identici, come sostengono gli uomini del premier, o due casi che non hanno nulla a che fare l'uno con l'altro, come replica indignato il professore bolognese? Chi ne parla lo fa per partito preso, pochi sembrano conoscere bene i fatti. Qui sotto trovate un documento importante. E' la vicenda, con tanto di citazioni dai documenti ufficiali del processo per il caso Iri-Cirio Bertolli De Rica, così come raccontata nel bel libro di Ferdinando Imposimato, Giuseppe Pisauro e Sandro Provvisionato "Corruzione ad Alta Velocità", pubblicato dalle edizioni Koinè nel 1999. In alcune librerie ancora si trova (qui, sul sito della Koinè, si può acquistare online).
    Imposimato, per chi non lo conoscesse, è stato giudice istruttore di alcuni dei più importanti processi italiani, prima di essere eletto in Parlamento per tre legislature consecutive (1987, 1992 e 1994) come indipendente di sinistra. Un insospettabile, insomma.
    Pubblico il testo (© Koinè Edizioni) che riguarda la vicenda Prodi-Cirio Bertolli De Rica così come raccontata nel libro. L'unica mia aggiunta è il grassetto con cui ho evidenziato alcune parti chiave del testo. Buona lettura.

    «Il 25 novembre 1996, al termine di un’inchiesta serrata che si basa anche su una perizia contabile di ben 13mila pagine svolta dal prof. Renato Castaldo, la Procura di Roma chiede il rinvio a giudizio per il reato di abuso d’ufficio dell’ex presidente dell’Iri Romano Prodi – nel frattempo diventato Presidente del Consiglio – e di altri cinque componenti del consiglio di amministrazione dell’ente: Mario Draghi, Paolo Ferro Luzzi, Giuseppe Glisenti, Antonio Patroni Griffi e Roberto Poli. Richiesta di rinvio a giudizio anche per Carlo Saverio Lamiranda, in quanto legale rappresentante della Fisvi.
    Le accuse del pm Geremia sono molto circostanziate: Prodi e gli altri membri del Consiglio di Amministrazione dell’Iri avevano intenzionalmente avvantaggiato la Fisvi di Lamiranda. Prodi, in particolare, fin dal 1990 aveva rivestito la carica di advisory director della Unilever Nv (Rotterdam) e della Unilever Pic (Londra), gruppo che secondo le indagini aveva gestito la trattativa attraverso la Fisvi. Stando all’accusa, Prodi aveva consentito alla Fisvi di acquistare la Cirio-Bertolli-De Rica (da qui in poi CDB, ndr) senza che la stessa avesse i mezzi per realizzare l’operazione. Lo scopo era quello di far avere alla Unilever il ramo olio (Bertolli) dell’azienda per 253 miliardi.
    Così facendo Prodi aveva permesso che venisse a conclusione un’operazione molto complicata: la Unilever, di cui lo stesso era advisory director, poteva accaparrarsi il ramo olio, settore strategico del gruppo, senza sopportare gli obblighi di natura finanziaria derivanti dalla stipula del contratto di acquisto direttamente dall’Iri. Lo stesso Prodi, in questo modo, evitava il conflitto di interessi. Inoltre l’Iri aveva venduto la CBD violando le direttive del Cipe che prescrivevano il conseguimento del miglior prezzo.
    Ma non è finita. L’Iri, così facendo, aveva ripetutamente consentito la modifica delle condizioni dello schema di contratto in modo del tutto favorevole all’acquirente senza alcun vantaggio, anzi con danno, per l’Iri. La cessione delle azioni della CBD era inoltre avvenuta sulla base della valutazione di una società, la Parifin, che non aveva valutato la reale consistenza patrimoniale della Fisvi e la sua capacità di reddito, fidandosi soltanto dei dati di bilancio.
    Come se non bastasse, Prodi e i suoi amministratori in seno all’Iri, anziché valutare la possibilità di vendere separatamente i comparti alimentari della CBD, li cedevano tutti alla Fisvi. E questo anche se la Fisvi non solo non aveva indicato i mezzi finanziari per far fronte al pagamento del pacchetto azionario, ma era riuscita ad ottenere perfino una modifica delle condizioni contrattuali. Il lavoro investigativo della dott.ssa Geremia non si svolge con serenità. L’inchiesta Iri-CBD è appena cominciata e quella del consulente Castaldo è in corso, ed ecco che il Pubblico Ministero comincia a subire una serie di atti intimidatori: insulti telefonici, telefonate silenziose, avvertimenti, minacce.
    Siamo nell’ottobre-novembre 1996. E’ la prima volta che in un processo per corruzione arrivano intimidazioni così pesanti. Geremia non si scoraggia e va avanti. Nessuno fino a quel momento sa di quelle minacce che raggiungono la giovane inquirente anche a casa, nella sua abitazione romana, dove vive con l’anziana madre.
    E’ in quello stesso periodo che la Geremia dissotterra un altro cadavere giudiziario: il processo sull’Alta velocità con dentro l’affare Nomisma, che - secondo i pm di La Spezia e di Perugia – era stato insabbiato nella capitale da Giorgio Castellucci.
    Le minacce e gli insulti si intensificano. L’origine è ignota, ma il movente sembra celarsi in quell’inchiesta scottante sulla vendita della CBD. La Geremia comincia a preoccuparsi. A distanza di anni, ad Imposimato ha confidato: "La cosa strana è che il numero del mio telefono di casa era riservato e solo poche persone lo conoscevano. Come abbiano fatto a trovarlo per me resta un mistero". La Geremia decide allora di denunciare la tortura psicologica cui è sottoposta, ormai a ritmi incessanti, al commissariato di polizia presso la Procura di Roma, a piazzale Clodio. Lo fa il 7 novembre 1996, 18 giorni prima di chiudere l’inchiesta Iri-CBD. Informa anche dell’accaduto il procuratore capo di Roma, Michele Coiro che quel processo tanto delicato le aveva affidato.
    Nel frattempo una tempesta si sta addensando proprio sulla testa di Coiro. Il CSM lo accusa di avere rapporti di frequentazione con il capo dei Gip Renato Squillante, arrestato per corruzione. […] Sta di fatto che pochi giorni dopo aver raccolto lo sfogo della Geremia, Coiro è costretto a lasciare la Procura di Roma per assumere la guida della direzione generale degli uffici di detenzione e pena del ministero della Giustizia, refugium peccatorum dei magistrati in disgrazia. […] "Michele Coiro era un magistrato di valore e un grande amico – ha spiegato la Geremia ad Imposimato – la sua morte è stata un duro colpo per me. Mi ha sempre lasciato piena libertà nell’inchiesta sulla Cirio. Non glielo hanno perdonato. Lo hanno costretto a lasciare la procura di Roma sette mesi prima di andare in pensione".
    Nonostante i segnali si facciano sempre più evidenti, Geremia continua nella sua indagine che di giorno in giorno si arricchisce di nuovi tasselli. La sua percezione è ormai quella di avere toccato interessi forti, di quel governo invisibile che agisce con tutti i mezzi pur di raggiungere i suoi obiettivi.
    Il 25 novembre 1996 un uragano si abbatte sul Palazzo di Giustizia di Roma. Come abbiamo visto Geremia chiede il rinvio a giudizio di Prodi & company per l’affare Cirio. Anche il procuratore aggiunto Giuseppe Volpari, che con le funzioni di reggente sostituisce Coiro, appone la sua firma in calce al provvedimento.
    All’udienza preliminare del 15 gennaio 1997 il Gip Eduardo Landi decide di non decidere e rinvia la richiesta della Geremia all’udienza del 28 febbraio. E intanto la Geremia continua a ricevere minacce. Una sera, rincasando, nella cassetta della posta trova una busta contenente una sua fotografia, ritagliata da un giornale, e un coltellino. Questa volta il segnale è ancora più serio. Inequivocabile. I misteriosi personaggi che la perseguitano sembrano decisi a tutto. Informa dell’accaduto il responsabile della Procura di Roma. Denuncia l’episodio al commissariato Vescovio. L’Italia sta per entrare in Europa. Man mano che l’inchiesta Iri-Cirio si avvia al suo luogo naturale, il processo, i pericoli per lei aumentano.
    Il giudice Eduardo Landi, nell’udienza preliminare del 28 febbraio, decide che la perizia Castaldo non è sufficiente. Affida quindi ad un collegio di cinque esperti tutta una serie di quesiti legati alle accuse formulate dalla Geremia. A Milano, in casi del genere, non sono mai state disposte perizie. Tra l’altro Landi chiede ai periti una valutazione sul prezzo del gruppo agroalimentare Cirio-Bertolli-De Rica. Strano, perché la Geremia non ha mai fatto questione di prezzo, sollevando invece la questione del vantaggio per la Fisvi ai danni dell’Iri.
    L’indagine tecnica è molto accurata e si risolve in una perizia di 612 pagine. Il 22 dicembre 1997 il Gip Landi conclude l’udienza preliminare, assolvendo gli imputati con formula piena: il fatto non sussiste. E qui comincia un’altra singolarità. La sentenza Landi sarebbe dovuta essere depositata entro il 23 gennaio 1998. Così però non è. Geremia l’attende per poter proporre l’impugnazione alla Corte d’Appello. La sua è un’attesa vana. La sentenza giunge sul suo tavolo nel pomeriggio del 9 febbraio: due giorni prima Giuseppina Geremia era stata trasferita alla Procura Generale di Cagliari. Nessuno proporrà impugnazione contro la sentenza di assoluzione di Prodi & company.Nella sentenza di 47 pagine il giudice Landi si sofferma a lungo sul capo di imputazione, il reato di abuso in atti d’ufficio, la cui formulazione è stata sostituita dal parlamento con una legge del 16 luglio 1997, una legge nuova, intervenuta proprio mentre l’udienza preliminare che vede sul banco degli imputati Romano Prodi è ancora in corso.
    Landi osserva correttamente che la nuova ipotesi di abuso – voluta fortemente dall’allora capo dello stato Oscar Luigi Scalfaro e varata con il pieno appoggio dell’allora Ministro della Giustizia Giovanni Maria Flick, grande amico (inutile ricordarlo) dello stesso Prodi – è "più favorevole all’imputato". E questo non solo "avuto riguardo al più mite trattamento sanzionatorio – pena da sei mesi a due anni in luogo della precedente da due a cinque anni – bensì per la trasformazione del delitto da reato di pura condotta o di pericolo, sorretto dal dolo specifico, in reato di evento, in cui il vantaggio patrimoniale o il danno ingiusto devono essere cagionati intenzionalmente". Leggendo la sentenza di Landi si ha la sensazione che questa modifica della legge, votata da maggioranza e opposizione, abbia avuto un peso determinante nell’assoluzione di Prodi. Landi non si chiede – e non ne aveva l’obbligo – se Prodi e soci sarebbero stati condannati secondo la vecchia legge. Molti imputati di tangentopoli, giudicati tempestivamente, in base alla vecchia legge per fatti anche meno gravi di quelli attribuiti al prof. Prodi sono stati duramente condannati a pene severe e sono finiti in galera. Qualcuno è arrivato persino a suicidarsi, prima ancora del processo. Ne siamo lieti per Prodi, assolto con formula piena. Ma sarebbe interessante conoscere per intero la verità storica di questa vicenda che continua a rimanere oscura ed inquietante».


    http://74.125.39.104/search?q=cache:...lnk&cd=1&gl=it

  2. #162
    Qui Quoerit Paperinik
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    Predefinito

    Per informazione: questa modifica al testo della legge, ha salvato il culetto solo a Prodi o c'era qualche altro pezzo da novanta a beneficiarne?

  3. #163
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    Citazione Originariamente Scritto da Keiros Visualizza Messaggio
    Per informazione: questa modifica al testo della legge, ha salvato il culetto solo a Prodi o c'era qualche altro pezzo da novanta a beneficiarne?


    L'articolo è chiaro.

  4. #164
    Everhard
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    Predefinito Treni ad alta pericolosità .... PER L'UTENZA E PER I LAVORATORI!!

    Treni ad alta pericolosità .... PER L'UTENZA E PER I LAVORATORI!!

    In allegato il volantino



    Nazionale – martedì, 22 luglio 2008 Il 14 luglio i delegati Rsu/Rsl dell'Assemblea nazionale ferrovieri, hanno denunciato l'episodio dell'ETR 500, che doveva effettuare il treno 9427 Milano-Roma delle 7,00, che nel tragitto tra l'officina della Martesana e la stazione Centrale si spezzava in due.

    Ma questa denuncia è stata pubblicata con risalto sulle prime pagine dei giornali solo lunedì 21 luglio, mentre, guarda caso, quegli stessi giornali il 15 luglio erano impegnati a promuovere la società NTV di Montezemolo e soci con i nuovi TAV verniciati rosso Ferrari.

    Questo episodio di informazione RITARDATA da parte dei giornali non può essere ritenuta una semplice sottovalutazione di un grave episodio, l'Eurostar si è spezzato in due, probabilmente a causa dell’usura o dell’inadeguatezza manutentiva dei materiali del gancio, senza provocare una tragedia solamente perché fortunatamente il treno era ancora privo dei passeggeri e la sola conseguenza è stata quella di ritardi e soppressioni di corse per Roma. Solo pochi minuti e lo stesso treno sarebbe stato in marcia pieno di viaggiatori” e il guasto avrebbe determinato conseguenze ben più drammatiche.

    L’episodio non costituisce un fatto isolato e segue altri episodi di cui la stampa non ha riportato notizia alcuna quali ad esempio:

    · 5 aprile - nei pressi di Roma l'Eurostar 9437, Milano-Roma delle ore 12, a 250 Km/h, ha perso il tetto rischiando l'impatto con i treni provenienti in senso opposto;

    · 28 maggio - sempre vicino Roma, si è spalancata una porta in corsa al 9304, T-biz Roma-Milano delle 18 e 02, mentre viaggiava a 220 Km/h, senza che le apparecchiature lo segnalassero al macchinista.



    Accadimenti di questo genere rappresentano la cartina di tornasole sullo stato di assoluto degrado in cui versano le Ferrovie italiane che, negli anni, hanno smantellato i servizi di manutenzione, praticando la sistematica riduzione del personale.
    Un degrado così profondo, come la mancanza di qualunque investimento volto a garantire la sicurezza dei viaggiatori e l’efficienza del servizio, sta impietosamente a dimostrare come il disfacimento delle Ferrovie italiane non sia da imputare semplicemente ad una cattiva gestione delle stesse, ma rappresenti invece il risultato di una scelta politico/strategica volta a favorire l’avvento della grande imprenditoria privata, magari recante il logo del cavallino rosso di Montezemolo, che ha in progetto di costruire il proprio profitto utilizzando quelle infrastrutture che lo Stato ha e sta costruendo creando enormi voragini nel bilancio delle ferrovie ed in quello del Paese.

    Il fatto che i principali giornali abbiano dato risalto alla notizia dell’incidente del 14 luglio 4 giorni dopo puzza molto come campagna pubblicitaria in favore di NTV ed evidenzia inequivocabilmente una nuova fase nell'attuazione del programma di smantellamento del servizio pubblico ferroviario.

    La sistematica distruzione del servizio e l’annientamento economico, realizzato anche attraverso lo strumento degli investimenti faraonici nell’alta velocità, è ormai a maturazione ed ora, probabilmente, è il momento della campagna mediatica per mostrare come le ferrovie siano al collasso.
    Questa operazione mediatica può essere il viatico per far si che, con la liberalizzazione definitiva del servizio ferroviario, i privati, pronti a spartirsi la torta messa a loro disposizione attraverso l’eutanasia delle Ferrovie di Stato, vengano visti dall’opinione pubblica come i salvatori della patria ai quali sarà giusto “assegnare” le tratte più redditizie negli orari più redditizi affinché possano costruire facile profitto.
    Un’operazione sporca che usa anche l’informazione concernente fatti reali ed è di fatto una disinformazione funzionale a fuorviare e a manipolare l’opinione pubblica.


    Per questo è più che mai importante, oltre che denunciare puntualmente i disservizi e le cose che non vanno nelle ferrovie elaborare, proporre soluzioni che diano risposte all'utenza che altrimenti rimarrà in totale balia dei pescecani del profitto e verrà opposta ai lavoratori dei trasporti, in particolare in questo periodo di rinnovo contrattuale.


    Un'ulteriore nota, in questa stagione, di continui rialzi del costo del petrolio e conseguentemente dei carburanti, sempre più i cittadini stanno optando per il mezzo pubblico, sia su gomma che su ferro, ma stiamo assistendo ad un nuovo paradosso cioè il Trasporto Pubblico Locale e quello su ferro regionale e locale viene finanziato con l'accisa sulla benzina ma ... nel momento in cui il cittadino lascia a casa la sua macchina e opta per il mezzo pubblico, riducendo il consumo di carburanti, riduce la quota di accisa che serve a finanziare il trasporto pubblico ... Questa è una denuncia che dobbiamo fare pretendendo che le risorse per il Trasporto Pubblico vengano reperite in altre forme che non siano attraverso l'accisa sulla benzina.


    Visto che l'emergenza caro petrolio sarà sempre più assillante e pesante occorre promuovere una campagna per il finanziamento del trasporto pubblico e una battaglia di non solo degli addetti ai lavori.


    All'interno di questo panorama si colloca il rinnovo dei contratti e si evidenzia la strumentalità del percorso proposto, in questa fase storica di crisi energetica e di privatizzazione spinta del trasporto, da parte dei confederali che stanno perseguendo un contratto unico che di fatto concretamente farà solo ulteriori concessioni al padronato.


    Un esempio è il Contratto Nazionale del Commercio appena firmato dalla Fisascat-CISL e dalla Uiltucs (per ora non firmato dalla Filcams-CGIL ma siamo pessimisti) che:

    · Rende obbligatorio il lavoro domenicale per tutti, bai-passando anche l'intera normativa legale in materia di riposo settimanale con l'obbligo di 13 domeniche all'anno + il 30% delle aperture domenicali comunali;

    · Quadriennalizza il rinnovo economico con un aumento fittizio di 150 euro (lordi) per via dell'anticipo di 55 euro già erogati per full time;

    · Peggiora ulteriormente gli apprendisti (36 mesi di apprendistato) già superpenalizzati sul salario d'ingresso che saranno costretti a lavorare di più allo stesso livello salariale.


    MOBILITIAMOCI PERCHE':
    IL TRASPORTO FERROVIARIO RIMANGA PUBBLICO
    SIA FINANZIATO ADEGUATAMENTE
    I FERROVIERI ABBIANO UN CONTRATTO UNICO DI SETTORE AL LIVELLO PIU' ALTO.



    http://nazionale.rdbcub.it/index.php?id=20&tx_ttnews[tt_news]=15177&cHash=c7ab277dd1&MP=63-552

  5. #165
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    Predefinito

    Eve, c'e' un articolo del regolamento di Pol che forse ti e' sfuggito: non si possono aprire piu' di tre thread al giorno. Potrebbero riprenderti.

  6. #166
    catcher in the rye
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    Predefinito TAV: ridati gli appalti ai "senza gara" ?

    mi risulta che il governo prodi avesse tolto gli appalti TAV ai soggetti che li avevano avuti senza gara e avesse fatto le gare e dato gli appalti ai vincitori delle gare regolari.

    Ora i nostri amati governanti che hanno fatto ?
    tolgono gli appalti a chi ha fatto le gare e le ridanno ai loro amici truffatori...

    Art. 12.
    Abrogazione della revoca delle concessioni TAV
    All'articolo 13 del decreto-legge 31 gennaio 2007, n. 7, convertito
    in legge, con modificazioni, dalla legge 2 aprile 2007, n. 40, sono
    apportate le seguenti modifiche:
    a) il comma 8-sexiesdecies e' sostituito dal seguente: «per
    effetto delle revoche di cui al comma 8-quinquiesdecies i rapporti
    convenzionali stipulati da TAV S.p.A. con i contraenti generali in
    data 15 ottobre 1991 ed in data 16 marzo 1992 continuano senza
    soluzione di continuita', con RFI S.p.A. Ed i relativi atti
    integrativi prevedono la quota di lavori che deve essere affidata dai
    contraenti generali ai terzi mediante procedura concorsuale conforme
    alle previsioni delle direttive comunitarie»;
    b) i commi 8-septiesdecies, 8-duodevicies ed 8-undevicies sono
    abrogati.

    http://www.governo.it/backoffice/all...39417-4815.pdf

    http://www.governo.it/Governo/Provve...io.asp?d=39417

    ho capito bene ??

    «The world is less explainable than we would like to admit» Jeff Jarvis
    «Io non capisco come si possa passare davanti a un albero e non essere felici di vederlo» - Fëdor Dostoevskij

  7. #167
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    Amici degli amici fatevi avanti che i leghisti pagano felici...

  8. #168
    Lieber Stehend Sterben
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    Sarebbe interessante vedere chi sono queste aziende che hanno ottenuto gli appalti senza gara

  9. #169
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    non c'era in mezzo un certo Lunardi?

  10. #170
    catcher in the rye
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    Predefinito

    ...non è che centra qualcosa un'Impregilo a caso...?
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