Metti il boss mondiale della Formula 1 in una stramba pantomina, tra fruste, orgia, alcune donne in divisa da SS e altre in tenuta da prigioniere di un lager tedesco anni Quaranta. E in mezzo lui, nel multiforme ruolo prima di gran capo di questo ridicolo campo di concentramento in versione casalinga, e poi – cambio di sponda – in prigioniero che viene frustato e ‘visitato’ alla ricerca di pidocchi e altri parassiti, come succedeva ai deportati appena arrivati nei campi tedeschi.
E’ finito in un bel pasticcio Max Mosley: il tabloid inglese News of the World lo accusa di aver pagato fino a 2.500 sterline a testa cinque prostitute per aver organizzato questa carnevalata in un riservato appartamento di Chelsea, quartiere chic di Londra. Il tabloid dice di aver in mano l’intero video della sessione, di cui ha pubblicato qualche fotogramma, evidentemente trafugato da qualcuno dei presenti e poi rivenduto a caro prezzo.
Ora, i problemi per Mosley non sono tanto quelli di talamo: grande, maggiorenne e vaccinato, nelle stanze da letto il presidente della Federazione internazionale dell’automobile può fare quello che vuole. Casomai dovrà renderne conto non all’opinione pubblica, ma alla sua famiglia, alla moglie e ai due figli. Il vero problema per Mosley è la pagliacciata in stile nazista che circonda l’intera vicenda. E che nel suo caso acquista un valore diverso.
Max infatti è il quarto figlio di Oswald Mosley, che nel 1932 fondò la British Union of Fascists. Nel 1936 i suoi militanti marciarono lungo l’East End di Londra per intimorire sindacati, militanti laburisti e la comunità ebraica: la reazione fu una sollevazione popolare di massa (la famosa battaglia di Cable Street) che dimostrò la vacuità dell’emulo inglese di Mussolini e Hitler. Mosley venne poi arrestato nel 1940 insieme alla moglie e condannato a tre anni di carcere: in quel periodo nacque Max.
Che si è tenuto sempre prudentemente lontano dalla politica, ha condannato l’ideologia del padre e nel 1997, dopo una vita da pilota e da imprenditore, è diventato il presidente della Fia. Questo scivolone però rischia di costargli caro, se non altro perché torna a proiettare su di lui le cupe ombre del padre. La Fia cerca di restarne fuori, come spiega un portavoce: “Si tratta di un affare privato tra il signor Mosley e questo giornale. La Fia non ha alcun commento da fare”.
Fonte: http://www.sport.it/articoli/2008/03...ey.1733386.php




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