Non c’è solo la Casta
DIARIO ELETTORALE 2008 / (10)
L’italiano tende troppo spesso al conformismo, anche intellettuale. Il senso critico, l’autonomia di giudizio, la voglia di approfondire i concetti e di vedere la realtà al di là delle rappresentazioni che il potere mediatico tende a spacciare come autentiche non sono certamente il punto forte di un Paese come il nostro. Nell’ultimo anno il grande successo di un libro come ‘La Casta’ capitato al momento giusto a descrivere l’invadenza di una classe politica inetta e parassitaria e l’insofferenza (forse più parolaia che determinata nei fatti e consapevolmente avvertita) di vastissimi strati del popolo italiano contro di quella ha dato il via ad un nuovo e diffuso ‘sentiment’ e ad un nuovo linguaggio politico. Anche qui si sta esagerando, non tanto nell’espressione politica di questo ‘sentiment’ (che, anzi, mi sembra contraddittoria e paradossale perché purtroppo gran parte del popolo italiano si avvia di nuovo ed in modo del tutto schizofrenico a votare gli stessi soggetti responsabili dello sfascio contro cui si rivolge il suo disprezzo), ma nell’uso linguistico. Per dirla in parole più immediate, la Casta non è tutto. Mancano nel dibattito politico le idee chiare su cosa sia la Casta e chi stia nella Casta. La Casta è una categoria sociologica della politica e basta. Essa pertanto dovrebbe essere usata solo per descrivere comportamenti individuali di chi sta con tutti e quattro gli arti nel Palazzo, non sistemi di gestione politica o sistemi politici o visioni del mondo e della società. La Casta, in realtà, non contempla più di qualche migliaio di persone. Il membro della Casta è allo stesso tempo di maggioranza e di opposizione (e quindi se la Casta fosse l’unico criterio cognitivo un sacco di altre cose non si capirebbero più). Della Casta fanno parte tutti coloro che usufruiscono dei privilegi della condizione del parlamentare in Italia. Il membro della Casta usufruisce di circa 20.000 euro al mese; questo è l’elemento distintivo di maggiore importanza. Per fare un esempio immaginario ma ben chiaro; se per ipotesi uno del Nuovo Partito d’Azione fosse eletto in Parlamento o in un Consiglio Regionale (ve ne sono alcuni come quello siciliano dove i privilegi non sono minori a quelli dei parlamentari nazionali) ed alla fine del mese intascasse anch’egli i famosi 20.000 euro allora non avremmo più diritto di rivendicare il nostro titolo di autentici ed unici rivoluzionari della democrazia. Cosa farebbe un futuribile o immaginario deputato o senatore dell’NPA in Parlamento alla fine del mese? Dovrebbe trovare un modo, magari anche fantasioso ed ingegnoso, per liberarsi del 70% degli emolumenti di troppo (magari regalandoli ogni mese a povera gente emarginata e disperata davanti a Piazza Montecitorio) nonché di tutta una serie di orpelli del Potere. Un deputato del nostro Partito non potrebbe mai far parte della Casta e se gli venisse il sospetto di essere diventato tale anche lui allora dovrebbe mettere in atto una serie di comportamenti tali da non poter essere scambiato come membro della Casta neanche da parte di un orbo, anche a costo di essere il solo a far ciò fra i 945 membri del Parlamento italiano. Finora ho già sentito non pochi membri del Parlamento italiano rivendicare una loro estraneità all’impopolarissima Casta però aspetto ancora che uno solo di essi il 27 di ogni mese trovi il modo di non mettersi nella tasca tutti i 20.000 euro. Chissà se succederà questo miracolo. Diverso è il concetto, da me altrettanto spesso usato, di Regime. In Italia esiste effettivamente una particolare forma di Regime. Esiste da decenni, non da qualche anno e non è né quello di Prodi e neppure quello di Berlusconi; è quello iniziato con la Dc e che, attraverso varie metamorfosi, si è perpetrato fino ad oggi. Se gli attori della Casta sono qualche migliaio di italiani, gli italiani coinvolti nel Regime (anche solo come clienti passivi) sono milioni. Quello che oggi ancora domina è il sistema di potere democristiano iniziato il 18 aprile del 1948. E’ sempre quello. Solo che oggi tendiamo a non riconoscerlo più, anche perché formalmente la Dc non esiste più e poi perché dagli anni ’50 e ’60 del secolo scorso gli attori politici del regime sono andati via via sempre crescendo. Se all’inizio il Potere regimista era solo quello democristiano, poi man mano esso si è allargato sempre però sotto il dominio dc; prima ai partiti laici (Pri, Pli, Psdi), poi, con la svolta dei primi anni ’60, al Psi. Man mano che venivano inglobati nel regime democristiano, i partiti laico-socialisti perdevano l’anima e si corrompevano (e si vede la fine che hanno fatto). Con la cosiddetta seconda Repubblica invece si credeva che la Dc fosse scomparsa, mentre, in realtà, i tentacoli corruttivi democristiani si allargavano (in forme certamente singolari) addirittura agli ex nemici storici; ai comunisti. A dire il vero, erano anche i comunisti che, a tappe progressive, si democristianizzavano attraverso l’alleanza antiberlusconiana; prima con i popolari, poi con la Margherita ed infine con la nascita del Pd. Attenzione a quest’ultimo cruciale passaggio che è quello coevo; è una illusione pensare che nel Pd sia l’elemento ex comunista a dominare su quello ex democristiano come l’ascesa vertiginosa ed incontrastata di Veltroni potrebbe far pensare. Se vediamo quel che fa e che dice Veltroni in questa campagna elettorale si può capire ciò che personalmente io sospettavo fin dall’inizio di questa faccenda del Pd; che i democristiani non sono mai scomparsi, che avrebbero vinto ancora una volta corrodendo e corrompendo finanche il dna dei comunisti (o dei postcomunisti) e che quindi avrebbero concluso il loro nefasto trionfo storico (cedendo magari quote di potere ad altri soggetti dal 1992 ad oggi, ma assimilandoli totalmente al loro modo di essere) il che ha significato e sta significando la distruzione di tutti quelli che si sono, prima o poi, alleati organicamente con loro. Io ho sempre pensato, in questi ultimi anni di seconda Repubblica, e soprattutto negli ultimi due anni, che uno dei pochi motivi giustificabili dei Ds di dar vita al Pd sia stato, almeno dal loro punto di vista, quello di bloccare i democristiani (o i postdemocristiani) della Margherita nelle maglie strette di un unico partito insieme a loro per impedirgli che scivolassero verso Berlusconi e la CdL essendo i democristiani (anche quelli della Margherita) molto più affini culturalmente, antropologicamente e sociologicamente a Fi piuttosto che ai Ds.
I Ds forse hanno creduto di scongiurare l’isolamento della Sinistra fondendosi in un unico partito con quelli che hanno sempre dominato l’Italia ed hanno creduto di poter continuare a mantenere in mano il pallino del gioco anche nel Pd. Forse lo manterranno pure, ma a costo di una mutazione genetica e di ulteriori sconfessioni della propria storia e della propria identità (non è un caso se Veltroni ha detto che il Pd non è di sinistra e l’altro giorno al quotidiano ‘Il Manifesto’ che neanche se il Pd perdesse farebbe l’opposizione insieme al resto della sinistra). I comunisti o più precisamente i loro eredi (anch’essi scomparsi) Ds mi sembra proprio che stiano facendo la figura dei pifferi di montagna in questa storia del Pd; andarono per suonare e finirà che torneranno suonati.
(annotazioni del 30 marzo 2008)




Rispondi Citando