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Denuncia contro la Santanchè
«Mi ha esposto agli integralisti»
Una tunisina ieri ha presentato
una denuncia alla procura
di Brescia contro aniela
Santanchè, la leader de La estra,
divenuta negli ultimi anni
paladina della giustizia delle
donne musulmane. Il motivo
« a copiato, manomettendoli,
stralci di un mio manoscritto,
esponendomi agli integralisti
islamici», ha tagliato corto ina
Saidi, 9 anni, la firmataria dell'esposto.
La vicenda, in base a
quanto riferito dall'interessata,
è questa: rimasta affascinata
dalla Santanché per la sua battaglia
sulla morte di ina Saleem,
la 19enne pa istana sgozzata
dal padre perché voleva vivere
all'italiana, per lei simbolo
della violenza contro le donne
straniere in Italia, e allora decide
di incontrarla a Brescia per
consegnarle un manoscritto,
decine e decine di fogli in cui
riassume la sua storia di soprusi
vissuti in unisia e in Italia.
Vuole farne un libro. La Santanché
lo prende. Ascolta con interesse
la vicenda e decide di
aiutarla. «Solo che quello che
doveva essere un aiuto rischia
di diventare un incubo - si è sfogata
la Saidi -. La Santanché infatti
ha ripreso parte del mio testo,
che doveva essere titolato
" a un dio qualunque" e lo ha
pubblicato a stralci sul suo libro
"Le donne violate". Il risultato
per non è quello che io mi
aspettavo: ossia la denuncia ai
regimi che permettono gli abusi
sulle donne, la loro discrimi-nazione. Sembra più una mia
denuncia contro l'Islam. Ma io
sono musulmana, pure avendo
figli cristiani. Io non ho mai insultato
il Profeta, la Città Santa,
non ho nulla contro gli occidentali.
ant'è che ho tre figli, avuti
da un cittadino comunitario, ai
quali ho dato nomi occidentali
e biblici. La mia era solo una
storia letteraria. Io non mi sento
in guerra con nessuno. In
questo modo invece temo di essere
stata esposta agli integralisti
». L'avvocato della donna,
Laura Poggi, per frena: «Non
rilascio dichiarazioni su un caso
che devo ancora studiare».
ina Saidi, fino a qualche anno
fa domiciliata a Lonato, cos si è
detta costretta a presentare la
denuncia: «per tuterlarsi e per
ottenere giustizia». Prima che il
libro, fresco di pubblicazione
crei scalpore, si preoccupava ieri
la Saidi. «Con questo secondo
libro, dopo La onna Negata,
aniela Santanché - riporta
una recensione - analizza la
drammatica condizione in cui
si trovano migliaia di donne
islamiche che vivono in Italia.
Private dei diritti più elementari
da una concezione dell'Islam
a cui non sappiamo o non
vogliamo dare risposte adeguate,
inseguite anche nel nostro
paese dalle imposizioni più
aberranti del fondamentalismo
religioso, aniela Santanché
denuncia le ambiguità e i silenzi
della politica. "Le donne violate"
con il loro grido di aiuto
rendono sempre più attuale il
monito che l'autrice lancia ai
governanti italiani e europei.
Perché nessuno debba dimenticare
che la libertà delle donne
dell'Islam è, in ultima analisi, la
libertà di tutti noi». Solo che
Saidi non ci sta: il mio scritto è
stato assemblato male, la mia
era un'accusa ai regimi non alle
religioni. Altro che assalto
a l l I t a l i a d e i f a n a t i c i
dell Islam». La questione è delicata.
Una grana in più per aniela
Santanché impegnata nel
vorticoso giro dell'Italia per la
campagna elettorale. Chi la conosce
bene, per , nega ogni
strumentalizzazione. «Lei riporta
ci che ascolta. Non inventa.
Il suo scopo è quello di
difendere le donne, non metterle
nei guai»




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