Perché non andrò alla riunione del Comitato per la valorizzazione della figura di Camillo Prampolini

Sono sconcertato. Lo dico senza essere condizionato dall’aria della campagna elettorale che induce alla polemica politica. Ma che un invito, che mi è stato gentilmente rivolto dal presidente della Lega delle cooperative, l’amico Ildo Cigarini, a far parte di un Comitato per la valorizzazione della figura di Camillo Prampolini si sia trasformato in una sorta di conferenza di cinque rappresentanti del Partito democratico (Del Rio, Sonia Masini, Amato, Cigarini e Montecchi) alla quale dovrei assistere assieme ad altri, mi induce e ritenere superflua, come del resto si evince dalla considerazione stessa che viene data alla mia presenza, la mia partecipazione all’incontro. Ho sempre considerato, da dirigente politico e da studioso che forse assai più di coloro che tengono le redini del citato Comitato conosce a fondo l’argomento, la figura di Prampolini indissolubilmente legata al pensiero e all’azione del riformismo socialista. Che nessun socialista sia ritenuto degno di ricordarne la memoria e che nessuno venga invitato come relatore all’avvio di un Comitato che lo dovrebbe ricordare, è atto di violenza culturale e politica inaccettabile. Né tale atto può essere giustificato alla luce di una discutibile scelta di affidarne la guida alle istituzioni locali. Prampolini era uomo politico, non un assessore di Reggio. Era il più autorevole leader dell’umanitarismo socialista, che in nome della non violenza contestò sia il nazionalismo sia il comunismo. Uomini come l’on. Giuseppe Amadei, che ha costruito in suo nome una organizzazione di opere succedendo ad Alberto Simonini che di Prampolini fu discepolo, come l’on. Dino Felisetti, che ha vissuto fin da ragazzo gli ideali prampoliniani, come il professor Sergio Masini, che ne ha divulgato la memoria, come lo stesso Gianni Bernini che ha da tempo promosso un Comitato in memoria di Prampolini con annesso sito telematico, non possono non far parte a pieno titolo di un Comitato che, con il necessario e preventivo riconoscimento della coerenza e della conoscenza, voglia davvero ricordare e valorizzare il pensiero e le opere del più grande figlio di Reggio Emilia: l’omino dal cappello largo che fece dire a tutta Italia: “Fate come a Reggio”.

On. Mauro Del Bue


Lettera di Mauro Del Bue a Giani Bernini e ai socialisti impegnati domani nella manifestazione di protesta a Reggio contro l'esproprio di Prampolini

Caro Gianni sono con voi, completamente con voi, anche se materialmente sono lontano, in quell'Abruzzo dove si è deciso di candidarmi. La nostra iniziativa è sacrosanta e nobilita un partito come il nostro che ha il diritto di esistere anche se oscurato dalle televisioni e dalla grande stampa. Quello che si è deciso di fare con Prampolini, una bella conferenza che ci ignora, per formare un comitato da parte di chi ha storicamente ignorato Prampolini e il socialismo riformista reggiano, è un'offesa alla quale bisogna reagire con forza e senza alcuna paura. Prampolini era un socialista, era uno dei massimi leader del socialismo riformista, era il più genuino interprete di quella tradizione socialista umanitaria e cristiana della quale si è anche recentemente parlato. I socialisti sono ben lieti che anche altri si avvicinino a questo filone storico, ma non accettano che altri occupino il loro posto, addirittura espellendoli con una violenza culturale davvero unica. Dunque chiediamo che venga rinviata la conferenza che dovrebbe svolgersi in Comune e che il Comitato per la valorizzazione di Prampolini associ il suo partito, il Partito socialista innanzitutto, alle istituzioni locali disponibili. In mancanza di questo nascerà il Comitato per la valorizzazione di Camillo Prampolini su iniziativa dei socialisti e di coloro che a Prampolini hanno dedicato studi, ricerche, organizzazioni culturali e ricreative e passione politica.

Mauro Del Bue