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Discussione: Catalunya

  1. #31
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    IL 35% DEI CATALANI SONO CHIARAMENTE A FAVORE DELL'INDIPENDENZA

    http://www.lavanguardia.es/lv24h2007/20080918/53542289295.html


    El 35% de los catalanes está a favor de la independencia y el 45% en contra

    Un estudio del Cercle d"Estudis Sobiranistes concluye que el independentismo recibe más apoyo y va en aumento en pueblos de hasta 10.000 habitantes


    Joel Albarrán Bugié

    Barcelona | 18/09/2008

    Dos millones de catalanes de más de 18 años (35%) estan a favor de la independencia, 2.750.000 en contra (45%) y 1.100.000 indecisos o no contestan (20%), según el estudio Suport Social a la independència de Catalunya elaborado por el Cercle d"Estudis Sobiranistes.


    Esto significa que en caso de un hipotético referéndum independentista podría ganar el sí, ya que ninguna de las opciones vencedoras en los referéndums que se han celebrado en Cataluña han obtenido más de 1,9 millones de votos y ningún gobierno ha obtenido más de 1,8 millones de votos, según el autor del informe, Marc Belzunces, que ha cruzado los resultados de 33.824 entrevistas realizadas en los últimos 30 años para 21 encuestas de distintas entidades.

    Mientras que en Barcelona la oposición a la independencia es del 50% (un 33% está a favor y un 14% indeciso), en los pueblos de hasta 10.000 habitantes al menos la mitad de la población es independentista, según el estudio. En los municipios de estas dimensiones, las posiciones favorables al independentismo irían en aumento.

    Por el contrario, en los municipios de más 150.000 habitantes el 54% rechaza el independentismo. El estudio atribuye estos resultados a "la inmigración española y su descendencia. Allí donde se concentra, la oposición [al independentismo] es máxima".

    Entre las personas nacidas en Cataluña el apoyo a la independencia está empatado con la oposición (42%) y entre los catalanes nacidos dentro de España pero fuera de Cataluña un 68% se opone a la creación de un estado independiente. Entre los hijos de dos personas nacidas en España pero fuera de Cataluña, esta oposición se reduce al 56%.

    En relación a la edad, Belzunces concluye que "cuanto más joven se es más favor se está" de la independencia y viceversa.

    Los más educados son más independentistas, dice el estudio
    Otras conclusiones a las que llega el autor del estudio es que "cuanto más nivel educativo se tiene, más a favor se está de la independencia y cuanta menos nivel educativo más en contra"; o que "cuanto más frecuentemente se lee prensa más a favor se está de la independencia, mientras que la máxima oposición se da entre quienes leen prensa muy poco o prácticamente nunca".

    Curiosamente, el 51% de quienes simpatizan con la independencia apoyan a un partido no independentista como CiU, dado que es un partido que obtiene más votos que ERC. En el caso de quienes apoyan a los republicanos, sin embargo, el 84% son favorables a la independencia. Tanto en el caso de PSC como PP, asegura el autor del estudio, la oposición al independentismo es de "clara mayoría absoluta".


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  2. #32
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    Citazione Originariamente Scritto da Bèrghem Visualizza Messaggio
    Spagnolo al bando in Catalogna

    Il governo catalano ha escluso la lingua castigliana dalle scuole. Un provvedimento sensato, secondo El País, un precedente pericoloso per Abc.

    http://www.internazionale.it/home/pr...o.php?id=19899

    Il 29 luglio è stato un giorno fondamentale per il futuro del castigliano. Il governo catalano ha approvato, d’accordo con il premier José Luis Rodríguez Zapatero, un progetto di legge sull’istruzione che indica il catalano come "lingua veicolare" del sistema educativo, escludendo di fatto il castigliano dalle scuole.

    "La Catalogna ha optato per un modello unico: la stessa scuola per tutti", spiega El País. "Con due obiettivi ragionevoli: sanare l’emarginazione subita dal catalano durante il franchismo ed evitare una frattura sociale che potrebbe essere dannosa per tutti. Il modello è corretto, ma non significa che non sia migliorabile e che non servano correzioni sulla presenza del castigliano. In ogni caso, una scuola bilingue sarebbe economicamente insostenibile e disastrosa per gli studenti".

    Durissima, invece, la reazione del quotidiano conservatore Abc. "Di fatto il progetto di legge instaura il monolinguismo nel sistema educativo catalano, equiparando il castigliano a una lingua straniera. La questione linguistica ha acquisito una dimensione politica tale che il principale partito d’opposizione, quello popolare, deve ampliare il suo lavoro di controllo sul governo. La convinzione è che alle spalle della marginalizzazione del castigliano ci sia una strategia definita per rafforzare l’eccezione confederale perseguita dal nuovo statuto catalano".

    "Il contenuto di questa legge", conclude El Mundo, "emargina in via definitiva lo spagnolo nella scuola catalana, gettando vergogna sui partiti politici che si sono espressi contro il Manifesto per la lingua comune".
    Da questa notizia si può capire che sono avanti anni luce...

  3. #33
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  4. #34
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    Vivo a Girona in Catalogna, e per poter viveve e lavorare qui ho dovuto imparare a parlare e a scrivere in catalano.

    Mi considero un Sardo in Catalogna e non un catalano orientale come ho letto con stupore e orrore qualche tempo fa su un quotidiano locale quando ci si riferiva ad Alghero, città sarda di lingua catalana.

    Mi piace parlare in catalano ma non disprezzo il castigliano che parlo sicuramente con maggior proprietà di linguaggio.

    Il tema linguistico è giustamente determinante per i catalani molto piú di quanto non lo sia per noi sardi che tuttavia esprimiamo molto meglio la nostra identitá etnica con la musica e con le tradizioni popolari, oltre che con l'attenzione al patrimonio culturale e alla storia degli Antenati Nuragici.

    Tuttavia vedo nei catalani dei profondi non sense che li fanno assomigliare piú a quei tanto odiati spagnoli, paradossi che per esempio non riscontro nei baschi molto piú coerenti anche sul piano istituzionale con la loro vocazione sovranista e indipendentista.

    La volontá di indipendenza appare purtroppo evidente trai i catalani solo nelle occasioni come la diada dell'11 settembre o in occasione della diada di Sant Jordi.

    Tutti in Catalogna hanno coscienza di essere una Nazione, anzi una autodeterminació

    Eppure molti catalani appaiono semplicemente degli spagnoli che parlano catalano, da qui l'oppinine diffusa nelle altre Comunitá Autonome che i catalani parlino e impongano il catalano, solo per rendere la vita impossibile ai non catalani e per marcare le distanze sopratutto economiche con la Spagna profonda.

    Ovviamente io non credo a questa versione anche se non mi spiego come in una Nazione fatta e compiuta come quella catalana continui a trionfare il PSOC che altro non é che il PSOE di Madrid lo stesso che illegalizza i Partiti Politici Baschi con l'aiuto dei voti del PP e attua la repressione contro cittadini che vengono accusati di assurdi reati chiamati reati d'opinione.

    Vedo molta ipocrisia e opportunismo politico tra i catalani, penso solo che nè nell'Italia di Berlusconi nè in quella di Prodi (governi che non voglio certo difendere) non vengono illegalizzati i Partiti Politici.

    Molte volte i giornali spagnoli giocano a gridare quanto sono cattivi, razzisti e fascisti gli italiani tutti, milanesi, napoletani, sardi e siciliani con grossolane generalizzazioni frutto talvolta di ignoranza ( molti anche di buona cultura confondono la Sardegna con la Corsica) ma talvolta frutto di mala fede conclamata.

    In Spagna si pensa che la polizia bruci i campi nomadi e picchi le prostitute.

    In Spagna pensano che Berlusconi sia il Presidente della Repubblica misconscendo la forma di governo e la costituzione repubblicana italiana.

    In Spagna si scandalizzano perché gli italiani, dicono loro, vogliono censire gli zingari e prendere le impronte digitali ai bambini figli di clandestini.

    In Spagna indicano con il dito i presunti o reali misfatti di Italia e Francia per distrarre l'attenzione dell'opinione pubblica sulla pesante repressione in atto nelle terre basche.

    In questo molti giornali catalani si mostrano perfettamente in linea con la politica spagnolista di Madrid.

  5. #35
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    Un grazie di cuore da parte mia a Davide Nurra: e' sempre bene avere un riscontro locale a tutto cio' che si legge e si scrive.
    In effetti quelli che lui indica mi sembrano gli effetti perversi del pujolismo che per troppo tempo ha dominato in Catalunya. Certamente l'attivita' di Ciu alla testa della Autonomia ha portato a risultati neanche lontanamente immaginabili dalle nostre parti, ma la sensazione che non si sia creata una nuova classe politica con etica diversa rispetto alla quella spagnola e che nella popolazione sia piu' importante l'aspetto economico che quello riguardante la liberta' della propria terra e' diffusa.
    Ecco perche', dopo decenni, il voto si riversato ancora sul PSC e su ERC, che rappresentava la novita' ed esprimeva concetti piu' radicali sotto l'aspetto indipendentista. Ora bisognera' vedere se la coabitazione alla testa dell'Autonomia non provochera' effetti negativi sul partito che a quei tempi era guidato da Carod-Rovira.
    E tutto cio' rappresenta un'ulteriore conferma anche di quello che avviene oggi nella nostra Terra: il movimento che parlava fino all'altro ieri di Indipendenza si e' appiattito sulle logiche romane ed oggi parla solo di federalismo fiscale, dimenticando che non di soli soldi si vive. E l'impegno di sfornare una nuova generazione di politici con valori veri e' stato totalmente disatteso. Ecco perche' si e' creato anche da noi lo spazio politico per gli Indipendentisti. Si tratta solo di crederci e lavorare con intelligenza.


    INDIPENDENZA

  6. #36
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  7. #37
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  8. #38
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    http://www.corriere.it/esteri/08_ott...4f02aabc.shtml


    l'attacco: «spese ingiustificate che offendono in tempi di crisi economica»

    Auto blu «full-optional», il presidente
    del parlamento catalano chiede scusa


    Televisione, scrivania, poggiapiedi, accessori da 9mila euro; Ernest Benach costretto a rinunciare alle comodità


    Ernest Benach (da internet) BARCELLONA - Sobrietà. È quello che i cittadini chiedono sempre e a prescindere ai loro governanti. In tempi di crisi economica globale, poi, i privilegi della «casta» appaiono ancora più fastidiosi al cittadino che lotta contro le spese della quarta settimana. La Spagna è tra i Paesi che stanno pagando più caro lo scoppio della bolla edilizia e il crollo dei mercati globali: imprese edili fallite, migliaia di alloggi in saldo, tracollo del mercato dell’auto, aumento della disoccupazione, arrivederci all’attivo di bilancio pubblico. In un simile clima, non sono passati inosservati i 9mila euro di accessori per l’auto blu che il presidente del parlamento catalano, Ernest Benach, aveva installato sulla sua vettura istituzionale.
    TV E POGGIAPIEDI - Benach, appartenente al partito indipendentista di sinistra Erc, al governo in Catalogna, in virtù della sua carica aveva diritto a un’auto blu già di per sé non certo spartana, un’Audi A-8. Forse emulo, in piccolo, dei fasti dell’Air Force One, l’ufficio volante dei presidenti Usa, aveva pensato di farvi installare un televisore, un poggiapiedi e un piccolo tavolo da lavoro. Totale: 9.276 euro di accessori, cifra con cui si possono comprare alcuni modelli di utilitaria. Se n’è accorto Joan Saura, consigliere agli Interni del partito Icv, al governo regionale assieme a Erc e ai socialisti e quindi non certo all’opposizione rispetto a Benach. Le spese sostenute per gli accessori dell’auto presidenziali, secondo Saura, «sono ingiustificate e offendono in tempi di crisi economica». I forum e blog dei quotidiani online si sono immediatamente riempiti di reazioni indignate da parte dei lettori.
    LA RETROMARCIA - Ci ha pensato tutto il fine settimana, poi Benach, in conferenza stampa, ha annunciato l’immediato ritiro degli optional e ha chiesto «scusa ai cittadini in difficoltà economica». L’Audi incriminata è ora in autofficina, dove si sta procedendo alla rimozione degli accessori. Il parlamento catalano cercherà anche di recuperare almeno parte dei 9mila euro spesi per installarli. Benach ha comunque sottolineato che la sua intenzione non era quella di circondarsi di lusso, ma di creare un ufficio mobile per poter lavorare anche in auto. Adesso dovrà accontentarsi di reggere un pc portatile sulle ginocchia.



    Simone Bertelegni
    28 ottobre 2008



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  9. #39
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    Gli archivi TV3 della Catalogna gratis

    "La televisione catalana scommette sul web con un servizio video online"

    http://www.tomshw.it/news.php?newsid=15970

    Ci sono televisioni che citano in giudizio la rete per violazione dei diritti d'autore, e altre che giocano in contropiede, e offrono gratuitamente tutto il loro archivio agli utenti del web. È il caso della catalana TV3, che qualche giorno fa ha avviato il suo servizio "3alacarta".

    Dal primo novembre la tv catalana ha messo in rete 75mila video, ai quali se ne aggiungeranno altri 600 ogni settimana. Il servizio era stato avviato a pagamento nel 2004, poi la decisione “storica”, che va nella direzione opposta alle politiche protezioniste di broadcast come Mediaset.

    Venticinque anni di storia televisiva della Catalogna sono adesso a disposizione di tutti e, tra qualche tempo, ci sarà anche una sezione ad alta definizione.

    http://www.tv3.cat/seccio/3alacarta

  10. #40
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    http://www.corriere.it/cronache/09_g...4f02aabc.shtml

    Lo rivela Un’inchiesta pubblicata dal quotidiano El Periodico

    Barcellona, nuovo Eldorado degli italiani

    Sono 21.655 i nostri connazionali residenti in costante aumento nella capitale catalana

    La Sagrada Famiglia (dal web) MADRID – È Barcellona il nuovo Eldorado degli italiani che, con una comunità di 21.655 residenti in costante aumento, diventeranno probabilmente nel giro di due anni il collettivo straniero più numeroso nella capitale catalana. Un’inchiesta pubblicata dal quotidiano El Periodico informa che agli italiani restano da superare soltanto gli ecuadoriani, attualmente 23.863, e che, con una crescita annuale del 16%, l’espansione stabilirà il nuovo record già entro il 2011.

    PERCHÉ BARCELLONA - Giovani, neo-laureati, spesso delusi dal panorama politico e sociale dell’Italia e dalla mancanza di opportunità professionali in patria, i nuovi emigranti vedono in Barcellona la città giovane, dinamica ed efficace che non trovano più nel loro paese. Perché proprio Barcellona? A promuovere l’immagine della capitale catalana, secondo Massimiliano, gestore della pagina web www.italianiabarcellona.com , avrebbe contribuito notevolmente MTV con il programma «Italo Spagnolo», trasmesso da un attico di Barcellona e centrato sulla vita e la movida locale. Il passaparola, le borse di studio all’estero, le vacanze in Spagna hanno convinto molti italiani ad attraversare il Mediterraneo. Nella provincia di Barcellona ne vivono già 35.014 e in tutta la Catalogna 43.678: cioè quasi un terzo dei 157.435 italiani residenti in Spagna. È vero che quasi la metà dei passaporti nazionali sono stati rilasciati ad argentini e uruguaiani in virtù dei loro antenati italiani, ma a Barcellona, secondo il console Pietro de Martin, il 60% dei compatrioti sono nati proprio in Italia. Dove però non hanno fretta alcuna di tornare.

    03 gennaio 2009




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