Nessuno di voi sta seguendo il vertice Nato?
Nel caso vi interessasse, vi incollo un pezzo che ho scritto poco fa.
Vertice Nato: brutte novità in arrivo
Sarà fatto oggi a Bucarest, dove sono ripresi i lavori del Vertice Nato, l'annuncio sull'ingresso di Albania e Croazia, che porta a 28 il numero dei membri a pieno titolo dell'Alleanza Atlantica. I 26 hanno deciso un rinvio per l'apertura del programma di pre adesione denominato Map (Membership Action Plan) a Georgia e Ucraina, che era stato fortemente caldeggiato dal presidente statunitense George W. Bush, ma hanno deciso di inviare un forte segnale di incoraggiamento alle due ex Repubbliche sovietiche, per le quali - dirà la dichiarazione conclusiva secondo alcune fonti giornalistiche - ''le porte della Nato restano aperte''.
Decisione rinviata, ma loro sperano per poco, anche per la Macedonia. In questo caso, decisiva è stata la mancata soluzione di un contenzioso bilaterale che oppone l'ex repubblica jugoslava alla Grecia, che contesta l'uso del nome Macedonia e si oppone al suo riconoscimento internazionale. Anche verso questo paese dei Balcani, i 26 invieranno un forte segnale di apertura, anche per evitare che il rinvio dell'ingresso di questo paese crei nuova instabilità nella regione.
Nella dichiarazione finale si esprimerà la speranza che il contenzioso bilaterale sul nome possa essere risolto ''al più presto'', in quanto la Macedonia è pronta per entrare.
A Bucarest oggi è presente anche il ministro degli esteri della Serbia Vuk Jeremic. E il Kosovo figura in agenda. Al termine del Consiglio Nord Atlantico, il segretario generale Jaap de Hoop Scheffer aprirà un vertice straordinario con i rappresentanti di tutti i paesi che aspiravano ad una nuova membership.
''Tutti siederanno attorno al tavolo'', ha indicato il portavoce Nato James Appathurai, confermando anche la presenza dei leader di Macedonia, Ucraina e Georgia. Nel pomeriggio, a Bucarest, terrà banco la missione Nato in Afghanistan. I 26 paesi dell'Alleanza parleranno con i rappresentanti degli altri 13 paesi che contribuiscono alla missione Isaf.
Alla riunione partecipano anche il presidente dell'Afghanistan Hamid Karzai, il segretario generale dell'Onu Ban Ki Moon e esponenti della Banca mondiale e dell'Unione europea, rappresentata dal responsabile della politica estera Javier Solana e dal presidente della Commissione Ue Josè Manuel Durao Barroso. Sull'Afghanistan, il Vertice sta registrando un importante ricompattamento tra gli alleati europei e gli Usa.
La Francia ha confermato l'intenzione di inviare nell'Est tra 800 e 1.000 nuovi soldati. Ciò consentirà agli americani di spostare truppe al Sud, in rinforzo agli uomini del Canada, che avevano minacciato di tornarsene a casa se lasciati soli. Il presidente francese Nicolas Sarkozy ha precisato che i francesi invieranno un battaglione supplementare, vale a dire almeno 800 uomini in più. La Francia dispiega già al momento un contingente di 1700 uomini in Afghanistan. I nuovi rinforzi francesi, ha spiegato Sarkozy, saranno formati da truppe ordinarie, destinate a garantire la sicurezza del territorio afghano, e da alcuni elementi delle forze speciali per ''colpire duro'' il nemico. Confermando anche che Parigi prenderà il comando della regione centrale del Paese (con Kabul e la sua regione), nel corso del suo discorso l'inquilino dell'Eliseo ha sottolineato che l'Afghanistan rappresenta ''un nodo strategico per la sicurezza internazionale''. L'obiettivo, secondo Sarkozy, non è solo quello di un successo militare, bensì quello di ricostruire anche civilmente un Paese ''martire, devastato da anni di guerra''. Le due cose, ha aggiunto infatti, ''sono inseparabili''.
La Francia deciderà il completo reintegro nella Nato alla fine dell'anno, al termine della presidenza francese di turno della Ue. Lo ha indicato il presidente Sarkozy nel suo intervento. ''Alla fine della presidenza Ue arriverà il momento di concludere questo processo e di prendere le decisioni necessarie per la Francia per prendere il suo posto pieno nelle strutture Nato'', secondo il testo diffuso a Bucarest. La Francia è uscita dalle strutture militari della Nato nel 1966, con una decisione assunta dal generale Charles De Gaulle.
''Riaffermo qui la determinazione della Francia di proseguire il processo di rinnovamento delle sue relazioni con la Nato'', ha detto Sarkozy, dopo avere rilevato che con il Trattato di Lisbona l'Unione europea si appresta a cominciare una nuova fase della propria esistenza. L'uscita nel 1966 dalle strutture militari della Nato, che fu presa in aperta polemica con gli Usa, non ha significato per la Francia l'uscita dall'Alleanza, ma il reintegro pieno annunciato per la prima volta oggi davanti agli alleati della Nato ha un valore molto simbolico, di ricompattamento delle relazioni transatlantiche tra Parigi e Washington.
Sarkozy ha ringraziato il presidente americano George W. Bush per ''l'incoraggiamento vigoroso'' ricevuto per il consolidamento della capacità europea nel settore della difesa e il rinnovamento dell'Alleanza Atlantica. L'annuncio di Sarkozy conferma che la Difesa è una delle priorità del suo mandato presidenziale. Parigi ha recentemente proposto anche la creazione di una forza di intervento comune formata da sei Paesi (Francia, Gran Bretagna, Germania, Italia, Spagna e Polonia) per rafforzare la difesa europea.
Il presidente francese pensa di formare un centro della difesa Ue, alla quale i sei Paesi contribuirebbero ciascuno fino a 10 mila uomini, impegnandosi a dedicare il 2% del loro Pil nazionale alla Difesa.
Ieri, il segretario generale della Nato Scheffer ha citato questa proposta ed ha parlato di un'esigenza di ''complementarietà'' tra le strutture Nato e la Difesa Ue.
Impegni giunti da altri dieci paesi dovrebbero portare la forza Isaf a guida Nato attorno a quota 50 mila uomini. I 26 adotteranno un documento sull'Afghanistan che definisce in cinque punti le ragioni e gli obiettivi della missione e sigleranno un accordo con l'Onu per un maggior coordinamento tra l'azione militare e gli impegni civili.
Il premier spagnolo Josè Luis Rodriguez Zapatero ''appoggia la posizione della Grecia'' nel conflitto che la oppone alla Macedonia sull'uso del nome. Lo ha indicato un portavoce del governo spagnolo, riferendo ai giornalisti una sintesi dell'intervento di Zapatero. Il portavoce ha riferito che anche la Francia si è espressa a favore della posizione greca. ''La Grecia chiede che venga trovata una soluzione sul nome prima dell'ingresso della Macedonia nella Nato e anche la Spagna condivide questa opinione'', ha detto il portavoce.
Dopo la posizione ferma assunta dal primo ministro greco, Kostas Karamanlis, durante i lavori del vertice della Nato, l'adesione della Repubblica di Skopje nell'Alleanza è stata rinviata. Oggi l'opinione pubblica greca è soddisfatta non soltanto dall'esito del vertice, ma, come sottolinea la stampa locale, anche perché durante i lavori, la Grecia ha avuto l'occasione di contare i suoi amici.
Alcuni Paesi fra cui l' Italia hanno espresso il loro sostegno alle posizioni della Grecia, mentre altri hanno espresso la loro comprensione. Inoltre tutti lì sperano che dopo il veto, vicini e alleati capiscano che la Grecia non scherza sulla questione del nome. La Grecia, dicono, è decisa a sostenere con tutti i mezzi il Paese vicino, però anche per Skopje è arrivato il momento di assumersi le sue responsabilità. Deve capire che, finché continua sulla strada delle provocazioni, le porte della Nato, ma anche quelle dell' Unione Europea, resteranno chiuse. Per quanto riguarda la posizione degli Stati Uniti sulla questione, tutti gli osservatori politici concordano sul fatto che l'unica cosa che sono riusciti ad ottenere è il rafforzamento dell'anti-americanismo in Grecia e l'aumento della popolarità del Primo Ministro.
Georgia e Ucraina non sono ancora pronte per cominciare il processo di adesione nella Nato, ma quando saranno pronte la Spagna sosterrà il loro ingresso: lo ha detto il premier spagnolo Zapatero. ''Per la Spagna, le porte della Nato devono restare aperte a Georgia e Ucraina'', ha detto Zapatero secondo quanto riferito da un portavoce del governo spagnolo. Il portavoce ha detto che i leader invieranno alle due ex repubbliche sovietiche un segnale sul fatto ''che la luce è verde, non rossa''.
Non invitare la Georgia e l'Ucraina a far parte della Nato al vertice di Bucarest potrebbe rafforzare le posizioni più critiche nel Cremlino nei confronti delle ex repubbliche sovietiche ed esporle a eventuali ricatti, secondo la convinzione del presidente della Georgia, Mikhail Saakashvili, nel corso di un'intervista al quotidiano tedesco Handelsblatt. ''Se non otteniamo un accordo (per un'adesione alla Nato, ndr), ciò rafforzerà l'ala conservatrice al Cremlino - ha detto Saakashvili -. A quel punto lasceremo a Mosca il campo libero a tentativi di ricatto''. Il presidente si è quindi detto ottimista riguardo al presidente eletto Dmitri Medvedev, definendolo un ''europeo'', ma ha sottolineato che il suo compito ''sarà complicato''. Al vertice di Bucarest, già ieri sera era emerso che la Georgia e l'Ucraina non otterranno il via libera all'ingresso nel programma di pre-adesione all'Alleanza
Un minuto di silenzio per rendere omaggio ai militari caduti in Afghanistan è stato chiesto da Jaap de Hoop Scheffer, in apertura della seconda giornata dei lavori del Vertice Nato, dedicata all'allargamento e all'Afghanistan. Scheffer ha chiesto il minuto di silenzio anche in omaggio alle migliaia di soldati della missione Isaf, a guida Nato, dispiegati in Afghanistan per ''la libertà e la democrazia'' (sic!). Allo scadere del minuto di silenzio, c'è stato un forte applauso dei capi di stato e di governo, tutti uniti per l'imperialismo...
I leader del Vertice Nato di Bucarest hanno dato il loro appoggio al sistema di scudo anti-missile progettato dagli Stati Uniti per difendere l'Europa. Un altro duro colpo all'indipendenza degli Stati.
Il sostegno dei leader della Nato è stato ufficializzato in un documento che riconosce i benefici dello scudo anti-missile per fronteggiare una minaccia da missili balistici a lunga gittata, provenienti dal Medio Oriente e in grado di raggiungere l'Europa. Il documento invita anche la Russia a rinunciare alle sue obiezioni al sistema. Il documento afferma che ''la proliferazione dei missili balistici pone una minaccia crescente'' ai paesi Nato. La dichiarazione cita ''il contributo sostanziale alla protezione dei paesi alleati che sarà dato dal sistema anti-missile prodotto dagli Stati Uniti''. La Russia si oppone con veemenza al piano che vede la installazione di una base radar nella Repubblica Ceca e di dieci missili intercettori in Polonia. Il documento approvato invita i paesi non-Nato ad esplorare modi per collegare questo progetto ad altri sistemi anti-missile creati altrove. Vengono sollecitate raccomandazioni da studiare al prossimo vertice Nato del 2009. Il documento sollecita la Russia ad accettare l'offerta degli Stati Uniti e della Nato di cooperare col sistema anti-missile destinato ad essere installato in Europa.
Per il presidente polacco Lech Kaczynski, che partecipa al vertice, sull' apertura a Ucraina e Georgia ''ci sarà un notevole progresso'', ma non si sa se questi Paesi saranno ammessi al piano di pre-adesione Map. Lo ha dichiarato il capo dello stato polacco, citato dall'agenzia Pap, incontrando stamane i giornalisti polacchi.
Secondo Kaczynski, ieri sera ''non è sucesso nulla di grave'' dato che le opinioni emerse dopo la cena non sono definitive. Il presidente ha spiegato che alcuni Paesi - fra cui la Polonia - sono a favore dell'ammissione di Ucraina e Georgia e alcuni invece sono contrari, ma che si sta cercando un compromesso. Diversa invece l'opinione del quotidiano Gazeta Wyborcza, che oggi apre con il titolo ''La Nato si spacca, la vecchia Europa chiude le porte a Ucraina e Giorgia''. Il giornale rivela passaggi della lettera inviata giorni fa da Kaczynski ai leader della Nato sull'apertura a Kiev e Tbilisi, nella quale egli fa il paragone fra l'attuale posizione di questi Paesi e quella della Repubblica federale tedesca entrata nella Nato nel 1955 nonostante non tutti i Paesi europei riconoscessero le sue frontiere. Secondo Gazeta, questi argomenti hanno provocato ''l'irritazione'' di Berlino, contraria assieme a Parigi all'apertura a Ucraina e Georgia per ''irritare'' la Russia.
Intanto la capitale albanese, nel giorno dell'ufficializzazione dell'invito a entrare nella Nato, si è svegliata inondata dai colori rosso-blu: sono rispettivamente le bandiere dell'Albania, con al centro l'aquila nera, e della Nato, esposte in abbondanza nei luoghi simbolo della città, a conferma di quanto sosteniamo da tempo. Lungo il boulevard Shetitorja Deshmoret e Kombit, che taglia in due Tirana dalla stazione ferroviaria all'Università Madre Teresa di Calcutta, passando per piazza Skanderbeg, sono numerosissimi i vessilli rosso-blu issati sui pali dell'illuminazione pubblica o esibiti dai palazzi delle Istituzioni (dalle sedi delle presidenze della Repubblica e del governo a quelle dei vari ministeri che vi si affacciano). Anche il portico dell'Opera, in piazza Skanderbeg, il giardino prospiciente nel quale una volta c'era la statua di Enver Hoxha, poi distrutta alla caduta del regime, e la stessa facciata dell'Università sono stati riempiti di bandiere. A simboleggiare l'importanza che per l'Albania riveste l'ingresso nell'Alleanza, primo passo verso l'integrazione europea che rimane l'obiettivo di medio periodo dello Stato balcanico a meno di 20 anni dall'avvento della democrazia liberal-capitalista sotto l'egida USA/NATO.
I 26 Stati membri della Nato hanno deciso di rivedere l'ipotesi di apertura del programma di pre adesione Map a Ucraina e Georgia in Dicembre.
Il presidente russo Vladimir Putin sbarcherà stasera a Bucarest dove i leader della Nato hanno sostanzialmente già sciolto i nodi fondamentali del Vertice: se gli Usa hanno incassato una sconfitta sull'allargamento a Georgia e Ucraina scontrandosi contro il muro della ''vecchia Europa'', George W. Bushè riuscito però ad ottenere sostanziali passi in avanti sull'Afghanistan.
Una decina di Paesi dovrebbero annunciare oggi un incremento dei contingenti: la forza Isaf a guida Nato sotto mandato Onu potrebbe lievitare così, come già detto, da 47 a 50 mila uomini. Al summit ad hoc su Kabul di questo pomeriggio - tra tutti i Paesi impegnati sul terreno, il segretario Onu Ban Ki-moon, il presidente afghano Hamid Karzai ed esponenti dell'Ue e della Banca Mondiale - si adotterà un documento che definisce in cinque punti le ragioni e gli obiettivi della missione Isaf. Previsto anche un accordo con l'Onu per un maggior coordinamento tra l'azione militare e gli impegni civili.
Croazia e Albania sono state intanto invitate ufficialmente ad aderire all'Alleanza. Non la Macedonia, contro la quale è risultato determinante il veto greco. La questione di Skopje verrà nuovamente affrontata dalla Nato a dicembre, in attesa di un compromesso tra greci e macedoni sulla questione del nome. Nel suo primo summit, l'iper-attivo Sarkozy propone ai leader della Nato di organizzare congiuntamente al cancelliere tedesco Angela Merkel il vertice 2009 della Nato, che segnerà i 60 anni dell'Alleanza.
Il completamento dell'accordo sullo scudo spaziale è stato annunciato da Usa e Rep. Ceca in un comunicato congiunto in margine ai lavori del vertice della Nato. ''Gli Stati Uniti e la Repubblica Ceca sono lieti di annunciare il completamento dei negoziati per un accordo sulla difesa anti-missile - afferma il documento - Intendiamo firmare l'accordo in un prossimo futuro''. Il sistema radar sarà installato nella Repubblica Ceca. Nel frattempo sono ancora in corso i negoziati per la installazione in Polonia di una base per dieci missili intercettori. In conclusione, i nostri sforzi contro lo scudo spaziale stanno ricevendo ben pochi risultati...
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