Rai, scoppia la mina class action. Bollino (Gse) ha vinto la causa: Annozero è lesiva
14 03 2008
I preti pedofili di Santoro fanno danni anche a distanza.
La Rai dovrà risarcire un abbonato perché un giudice di pace di Roma ha ritenuto la puntata di Annozero di qualità scarsa e non idonea a garantire la pluralità dell’informazione sul tema affrontato. Il giudice De Gregorio ha accolto la domanda risarcitoria perché la trasmissione è stata ritenuta lesiva degli interessi dell’utente sintonizzato. Il professor Carlo Andrea Bollino - docente di Economia e presidente della società Gestore dei servizi elettrici, controllata al cento per cento dal ministero del Tesoro - si è rivolto al giudice di pace accusando la Rai di non aver tutelato e protetto l’abbonato. Come risarcimento il cittadino e il suo avvocato avevano chiesto 50 centesimi, pari alla quota del canone per la durata della trasmissione.
«Una questione di principio - spiega il prof Bollino - è come assistere alla performance di un cuoco che cucinando in tv i funghi ci avvelena. Un conto è vedere all’opera Vissani, un conto è seguire i consigli di uno chef sconosciuto. Il mio caso si potrebbe definire, oltre a un duello tra Davide contro Golia, anche a una prima forma di class action».
La sentenza del giudice di pace - che dovrà essere pubblicata su tre giornali - non fa giurisprudenza, ma può indicare una strada verso nuove impugnazioni da parte degli abbonati Rai. «La trasmissione Annozero di Santoro dedicata ai preti pedofili - prosegue Bollino - è come se mi avesse fuorviato su un tema così importante, producendo un servizio di qualità insufficiente per avere una visione complessiva e obiettiva sulla pedofilia».
«Il risarcimento - spiega l’avvocato Stefano Bertollini - ha prodotto secondo il giudice un danno quantificato in 400 euro complessivi, 350 di danni morali e 50 materiali, per la presenza di persone ritenute non all’altezza di garantire una qualità idonea sull’argomento pedofilia. In pratica non c’erano psicologi, psichiatri o esperti in materia. All’inizio della causa avevamo indicato la quota di 50 centesimi come parametro, frutto del canone annuale diviso per i giorni dell’anno, le ore di trasmissione e moltiplicato per la durata della trasmissione».
La puntata di Annozero sui preti pedofili fu vista da oltre 4 milioni e 700mila spettatori (per l’esattezza 4.781.000): un ascolto record per il programma di Michele Santoro che ottenne il 21% di share.
Insomma, da un punto di vista tecnico la sentenza del giudice di pace sembra proprio considerare il rapporto che si instaura tra cittadino e Rai come un autentico contratto. Un rapporto privatistico, in altri termini, all’interno del quale il canone verrebbe considerato come un corrispettivo a pieno titolo che viene pagato all’azienda pubblica per ricevere in cambio un servizio di qualità. Questo significa che se un puntata messa in onda da viale Mazzini non è caratterizzata dalla qualità che le dovrebbe essere propria, e quindi risulta potenzialmente lesiva dell’interesse di un cittadino (come è accaduto a Bollino nella fattispecie richiamata nella sentenza), non può non essere riconosciuto il diritto di essere risarciti. Esattamente come avverrebbe in un qualsiasi contratto. E infatti al presidente del Gse è stata riconosciuta a questo titolo una somma di 50 centesimi. Un po’ complesso, a dir la verità, è il meccanismo attraverso il quale il giudice è arrivato a determinare l’entità della somma. In sostanza si è partiti dalla quota annuale di canone, la si è divisa per i giorni dell’anno e il risultato così ottenuto è stato subito dopo diviso per le ore di trasmissione. La cifra infine che ne è venuta fuori è stata moltiplicata per le ore di durata della trsmissione di Santoro.
È chiaro che adesso si dovrà aspettare il corso dei vari gradi di giudizio. Presumibilmente, infatti, la Rai farà appello contro la decisione del giudice di pace. Se però anche in seguito dovesse trovare conferma questa impostazione, risulta piuttosto evidente l’effetto dirompente che questa impostazione potrebbe avere. Chiunque, infatti, potrebbe agire contro l’azienda pubblica rivendicando lo stesso identico principio che è stato riconosciuto nei confronti di Bollino. Tanto più dirompente è la vicenda se si considera che da qui a qualche mese, per effetto dell’ultima legge finanziaria, sarà utilizzabile in Italia la class action, ovvero l’azione collettiva che consente a un gruppo di soggetti lesi nei loro diritti di coagularsi attorno a un’unica iniziativa.
Marco Castoro-Stefano Sansonetti