….Silvio"
di VITTORIO FELTRI su www.libero-news.it del 6 04 08
Lo abbiamo scritto ieri in prima pagina, e il titolone non era un giro di parole: "Guar date che casino".
Le schede elettorali su cui voteremo sono il cimitero del senso comune. Sembrano progettate e realizzate da un malato di mente, inducono all'errore anche chi non è sprovveduto. D'altronde avete visto: abbiamo pubblicato il fac-simile, e bravo chi ci ha capito qualcosa.
Berlusconi, costatato il bel lavoretto del ministero dell'Interno, si è appellato al presidente della Repubblica raccomandandogli di garantire il regolare svolgimento della consultazione, perché il rischio di brogli è alimentato dalla confusione grafica avvalorata dall'ok di Giuliano Amato.
Francamente non immagino come possa agire Napolitano a tutela del diritto basilare in ogni democrazia: non farsi truffare nella scelta dei rappresentanti popolari. Speriamo abbia un colpo di genio; ne dubito. L'unica soluzione sarebbe ristampare le schede, ma ciò è reso impossibile dai tempi stretti: manca una settimana all'apertura dei seggi; e più che un tipografo servirebbe Speedy Gonzales.
Quindi rassegniamoci, il 13 e il 14, ad affrontare un rompicapo per tracciare la croce in modo corretto. Quest'ultimo "incidente" dimostra una volta di più in quali mani siamo, quelle di governanti e burocrati pasticcioni che hanno elevato la sciatteria a stile di vita.
Non bisogna stupirsi, di conseguenza, se il Paese somiglia a un'osteria dove gli avventori più ubriachi si impongono su quelli sobri.
Per tirarci un po' su di morale, il Fondo monetario internazionale ha fatto notare che l'Unione europea
è in panne; va avanti per forza di inerzia e si sviluppa con la stessa velocità con cui maturano le nespole. Nella dimensione continentale l'Italia però ha un record: invece di crescere piano come i Paesi "soci", non cresce affatto. Il contachilometri segna zero.
Però, che soddisfazione essere gli ultimi della classe degli asini.
Con queste premesse, non si può pretendere entusiasmo da Berlusconi mentre si accinge (scongiuri, corna, toccamenti prudenziali) al terzo rientro a Palazzo Chigi in quattordici anni.
È già un miracolo se, dato il suo conto bancario, anziché stare qui a farsi dare del vecchio rincoglionito dal pensionato Walter Veltroni (5 mila e rotti euro netti al mese per 23 anni di pisolini a Montecitorio), non si trasferisca con un cargo di veline in un'isola caraibica, sottraendosi agli insulti di un ceto politico barbonesco.
Il Cavaliere, con tutti i difetti di cui peraltro si vanta, è l'unico in grado di compiere quantomeno il tentativo di trasformare l'Italia da ciò che è, una immensa Asl saccheggiata da scrocconi con e senza tessera, in una nazione decente cosicché non ci sia da vergognarsi a mostrare all'estero il passaporto. Apparentemente non è un'ambizione esagerata, ma se si concretizzasse assisteremmo a uno spettacolo grandioso: milioni di persone che fanno le capriole di gioia per strada e il gesto dell'ombrello ai divoratori di indennità.
Il problema adesso è vincere le elezioni con largo margine di vantaggio allo scopo di non essere costretti a mendicare l'appoggio del Partito democratico per governare. Appoggio peraltro difficile da ottenere. Infatti la sinistra davanti al PdL annaspante non avrebbe interesse a soccorrerlo, ma ad abbandonarlo nella palude accelerandone semmai il fallimento onde demolire la figura di Berlusconi, l'avversario più duro da battere.
I sondaggi da giorni sono spariti perché la legge ne vieta la divulgazione nella fase finale della campagna. Non circolano neanche sottobanco.
Qualche fonte accreditata afferma tuttavia che le distanze fra Silvio e Walter sostanzialmente non sono mutate rispetto a una settimana fa.
Il che autorizza a confidare nel successo del centrodestra sia alla Camera sia al Senato.
Ma la certezza non c'è né ci può essere.
L'importante è che il Cavaliere si appresti allo sprint senza aver sprecato energie in smargiassate.
Non è tempo di trionfalismi.
Lo dico perché temo la cerimonia di chiusura dei comizi che, per il duo Fini-Berlusconi, avverrà giovedì a Roma nei pressi del Colosseo. Non vorrei che la coppia sfornasse un "contratto" da sottoporre agli italiani, una specie di replay di quanto avvenne nel 2001 a Porta a Porta. Le minestre riscaldate non piacciono. L'unico contratto da stipulare in cambio del voto è questo: l'impegno ad allontanare il Paese dal burrone dove è stato spinto da una sinistra irresponsabile.
Come?
Conviene non dirlo ma farlo, subito dopo la vittoria.
La ricetta è semplice, però adottarla comporta tanto coraggio: tagliare tagliare tagliare.
Eliminando i parassiti, il corpo dello Stato guarisce.
saluti




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