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Discussione: Obama, il bravo goy

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    Predefinito Obama, il bravo goy

    Obama prega al Muro del pianto, poi lascia Israele per volare a Berlino

    Il candidato democratico alla presidenza Usa, Barack Obama, ha visitato alle prime luci dell'alba, a sorpresa, il Muro del pianto a Gerusalemme. Zucchetto ebraico in testa, ha voluto manifestare il suo forte sostegno a Israele collocando tra le pietre dell'antica parete del tempio di Salomone un foglietto con una sua preghiera. Ma un ebreo ultraortodosso gli ha urlato: "Obama, Gerusalemme non è in vendita!".

    Prima che il senatore nero ripartisse, decine di persone hanno scandito "Obama, Obama!" per coprire la voce dell'isolato contestatore che continuava a urlare frasi su Gerusalemme.

    Dopo la visita al Muro del pianto, Barack Obama è ripartito alla volta dell'Europa per continuare il suo tour elettorale internazionale. Prima tappa Berlino, dove sarà ricevuto dal
    cancelliere Angela Merkel, dal ministro degli Esteri Frank-Walter Steinmeier e dal sindaco della capitale tedesca Klaus Wowereit.

    Nel pomeriggio di giovedì è un atteso per un discorso sulle relazioni transatlantiche davanti alla Colonna della Vittoria, nel parco Tiergaten. Il tour di Obama proseguirà con le tappe di venerdì a Parigi e di sabato a Londra, da dove ripartirà per Chicago.

  2. #2
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    Exclamation Gerusalemme capitale dello stato ebraico

    Obama: "Gerusalemme capitale"; il candidato accolto trionfalmente dai vertici di Israele, delusione tra i palestinesi

    Camicia bianca senza cravatta, maniche arrotolate, una solenne promessa d’amicizia agli abitanti di Sderot pronunciata davanti alle carcasse dei razzi Qassam lanciati da Gaza: Barack Obama sembra già al lavoro. Il candidato democratico alla Casa Bianca conclude la quita tappa della sua tournée internazionale salutando gli ospiti israeliani e palestinesi da vincitore, quasi avesse raccolto già da Bush la staffetta della Road Map.

    La Terra Santa incalza, ha fretta. «Lei dev’essere un grande presidente degli Stati Uniti perché il mondo ha bisogno di una visione e di una leadership», suggerisce il capo di Stato israeliano Shimon Peres durante l’incontro alla residenza Beit Hanassi. La premessa ovviamente, è che Obama sia eletto. Ma lui, una mano sul cuore e nell’altra il libro del Nobel 84enne «The Imaginary Voyage: With Theodor Herzl in Israel», non palesa incertezze. Afferma d’essere qui per riaffermare l’asse israelo-americano con la speranza di diventare «un partner effettivo, sia da senatore che, eventualmente, da presidente». Poi sorride ammiccando ai fotografi, alle telecamere e alle assistenti dell’anziano leader laburista che ne commentano il fascino, «Eizeh Khatikh!», che fusto!.

    La lunga giornata del candidato alla Casa Bianca comincia presto, una scaletta da capo di Stato. Alle 8 l’appuntamento con il ministro della Difesa Ehud Barak per discutere la sicurezza d'Israele, una questione che il senatore dell'Illinois mostra d'avere talmente a cuore da approvare il raid del 6 settembre scorso contro la presunta centrale nucleare in Siria. «Penso che ci fossero sufficienti prove» confida Obama, nota il columnist di Yedioth Ahronot Auf Benn, perché l’elettorato ebraico americano intenda.

    A mezzogiorno il corteo presidenziale attraversa a sirene spiegate Gerusalemme, verso Yad Vashem, il museo dell’Olocausto. Infine, si va verso Ramallah. Gli israeliani congedano abbastanza soddisfatti «l’amico americano» che li ha rassicurati spiegando come l’Iran rappresenti «una minaccia che deve essere sventata». I palestinesi, al di là del muro costruito da Israele contro i kamikaze, l’attendono senza grande entusiasmo. Tutti piuttosto tiepidi ad eccezione del fornaio Nasir Abdul Hadi che ha messo in vetrina la focaccia Obama, pane arabo, pomodorini e menta.

    L’ora di faccia a faccia con Abu Mazen scorre via cordialmente, ma i partners sono distanti. L’aspettativa era superiore. «I palestinesi hanno diritto a uno Stato in grado di vivere», dice Obama. E’ una politica di mediazione e lui garantisce che, una volta eletto, sarà «un attore importante» del processo di pace. Ramallah non dimentica che un mese fa il senatore dell’Illinois aveva parlato di Gerusalemme come «capitale indivisibile» dello Stato ebraico. E poco conta la smentita del giorno successivo. A fine giornata, dopo il blitz a Sderot in compagnia del ministro degli Esteri Tzipi Livni e la cena con il primo ministro Olmert, Barack Obama lo ripete, «Gerusalemme sarà la capitale di Israele». D’accordo, «una questione che attiene allo statuto finale» e gli Usa devono solo «appoggiare gli sforzi delle parti per giungere a un’intesa». Ma non tutti ascoltano questa parte del discorso. Mentre le tv israeliane trasmettono le immagini del candidato democratico che se va stringendo in mano la maglietta «I love Sderot», quelle arabe mostrano il suo volto sovrapposto a Bush e McCain.

    http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tm...ione=&sezione=

  3. #3
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    Thumbs down ...e i palestinesi dove gli mettiamo?

    Mo: cresce insediamento Cisgiordania, lo stato ebraico vuole costruire altre 20 case, violerebbe accordi con Usa

    GERUSALEMME, 24 LUG - Israele intende ampliare un insediamento ebraico in Cisgiordania, Maskiot, con la costruzione di 20 nuove case. Per l'attuazione del progetto sarebbe prima necessario il nulla osta del ministro della Difesa, Ehud Barak. L'espansione di un insediamento sembra violare un impegno preso da Israele con gli Usa di fermare i piani per la costruzione di 180 case a Maskiot, nel quadro di un piu' generale congelamento dei piani edilizi israeliani in Cisgiordania.

  4. #4
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    Predefinito

    Domani 4 novembre 2008 si vota negli USA per l'elezione del nuovo Presidente.

 

 

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