«Estate ragazzi, ci tagliano i fondi. E li danno a certi centri sociali...»
Intervista a Monsignor Vecchi, Vescovo Ausiliare
di FEDERICA GIERI
«LE ISTITUZIONI, parlo in generale, fanno fatica a concedere un contributo. Estate ragazzi ha accumulato, in tre anni, un passivo di 60mila euro. Per questo siamo costretti a rivolgerci ai privati per le nostre attività. E questo la dice lunga. Certo con le istituzioni c’è collaborazione, ma è importante che non si tolgano fondi a chi si occupa di educazione, che è una priorità. Si taglia da una parte per dare a certi centri sociali...».
Sferza, il vescovo ausiliare, monsignor Ernesto Vecchi.
Dai pomodori contro Ferrara alle elezioni. Dai muri imbrattati al Grande Fratello, «la cui pedagogia è un modello che - lo posso dire? - fa schifo: costruisce idoli falsi, disorienta i giovani e imbratta l’amore».
E’ UN VESCOVO a tutto tondo quello che ieri, durante la presentazione di Estate ragazzi, partendo dall’emergenza educativa, traccia un quadro degli ultimi avvenimenti, cittadini e non solo.
«Bologna — avverte il numero due di via Altabella — è ancora un gioiello, ma va pulita e soprattutto va individuato chi la sporca».
Quindi, stigmatizzando la gazzarra scoppiata in piazza Maggiore contro l’antiabortista Giuliano Ferrara, Vecchi tuona: «Ci sono troppi maestri del sospetto a ogni manifestazione. Chi contesta arriva qui in treno, ma chi c’è dietro questa organizzazione? Bisogna snidare questi maestri del sospetto che non vogliono educare questi giovani, ma farne solo agenti anonimi di piazza. La piazza è un luogo bellissimo — commenta —. E’ l’agorà, ma quando diventa un luogo anonimo per lanciare sassi e poi scappare non è più un luogo di democrazia». E aggiunge: «Basta dare retta ai grilli parlanti!».
Rapido il passaggio sulla tornata elettorale: «Qualunque governo ci sarà — osserva —, non l’invidio: dovrà cambiare pelle».
MA A TENERE banco, nel ragionamento del vescovo ausiliare, è il tema dell’educazione, che «vuol dire introdurre alla realtà, non aver paura della vita. Dobbiamo insegnare ai ragazzi a prendersi la loro croce, a lavorare, a studiare a impegnarsi», esorta Vecchi. «Non basta catturare i giovani, vanno educati — insiste —. I giovani del muretto vanno orientati a non perdersi, ma a considerarsi persone fatte a immagine e somiglianza di Dio. La Chiesa dà la vita fino alla morte per loro, per introdurli alla realtà, strappandoli al virtuale che sta emergendo».
EDUCARE è fatica, prosegue, «ecco perché le famiglie non ce la fanno più. Ci vogliono le parrocchie, la scuola. Bisogna educare all’uso dell’intelligenza. Il bullismo è mancanza dell’uso della ragione. Si segue l’istinto. Occorre insegnare a gestire la propria libertà. I giovani non vanno presi con le costrizioni. Non si ottiene nulla con gli sberloni, ma con la persuasione. I giovani sono trattati come la bella Cecilia. Tutti li vogliono, ma nessuno li piglia».
UN’ULTIMA battuta monsignor Vecchi la riserva a Estate ragazzi, che «si deve trasformare in ‘restate ragazzi nelle parrocchie’. Chiese che sono lì sul territorio come i carabinieri nei secoli fedeli, anche se nessuno le considera».
Da: Il Resto del Carlino - ed. Bologna - 09/04/2008




Rispondi Citando
