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Discussione: Leggende romane

  1. #1
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    Predefinito Leggende romane

    Fa pensare il fatto che, credo, la generazione dei ventenni sia stata l'ultima a cui siano state accennate queste storie a scuola.

    Muzio Scevola - Wikipedia



    Muzio Scevola, il cui vero nome era Muzio Cordo (Mucius Scaevola; ... – ...), è il protagonista di una nota leggenda romana.
    Si narra che nel 508 a.C., durante l'assedio di Roma da parte degli Etruschi comandati da Porsenna, proprio mentre nella città cominciavano a scarseggiare i viveri, un giovane aristocratico romano, Muzio Cordo, propose al Senato di uccidere il comandante etrusco. Non appena ottenne l’autorizzazione, si infiltrò nelle linee nemiche e, armato di un pugnale, raggiunse l’accampamento di Porsenna, che stava distribuendo la paga ai soldati. Muzio attese che il suo bersaglio rimanesse solo e quindi lo pugnalò.
    Ma sbagliò persona: aveva infatti assassinato lo scriba del lucumone etrusco.
    Subito venne catturato dalle guardie del comandante, e, portato al cospetto di Porsenna, il giovane romano non esitò a dire: "Volevo uccidere te. La mia mano ha errato e ora la punisco per questo imperdonabile errore". Così mise la sua mano destra in un braciere dove ardeva il fuoco dei sacrifici e non la tolse fino a che non fu completamente consumata. Da quel giorno il coraggioso nobile romano avrebbe assunto il nome di Muzio Scevola (il mancino).
    Porsenna rimase tanto impressionato da questo gesto, che decise di liberare il giovane.
    Muzio, allora, sfoggiò la sua astuzia e disse: "Per ringraziarti della tua clemenza, voglio rivelarti che trecento giovani nobili romani hanno solennemente giurato di ucciderti. Il fato ha stabilito che io fossi il primo, e ora sono qui davanti a te perché ho fallito. Ma prima o poi qualcuno degli altri duecentonovantanove riuscirà nell’intento".
    Questa falsa rivelazione spaventò a tal punto il principe e tutta l'aristocrazia etrusca da far loro considerare molto più importante salvaguardare il futuro del re di Chiusi piuttosto che preoccuparsi del destino dei Tarquini.
    Sempre secondo la leggenda, così Porsenna prese la decisione di intavolare trattative di pace con i romani, colpito positivamente del loro valore.
    Gli Arya seggono ancora al picco dell'avvoltoio.

  2. #2
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    Predefinito Rif: Leggende romane

    Marco Atilio Regolo - Wikipedia




    Console

    Le prime notizie vedono Marco Atilio Regolo eletto console nel 267 a.C. e, con il collega Lucio Giunio Libone, alla testa delle legioni che combattevano contro le città greche della Puglia e della Lucania dopo la sconfitta di Pirro re dell'Epiro, a Benevento 275 a.C. e la successiva caduta di Taranto 272 a.C.
    I due consoli conquistarono buona parte della Puglia e in particolare Brindisi. Questo porto dava a Roma il controllo dell'imbocco del Mare Adriatico ed era posto nel punto più vicino alle coste della Grecia, prossimo obiettivo delle mire espansionistiche di una Roma che già stava dilagando verso la Pianura Padana e l'Illiria.
    La seconda nomina a console per Atilio Regolo avviene nel 256 a.C. Siamo nel pieno della prima guerra punica. Roma sta passando il confine fra potenza terrestre locale e potenza guida, anche marittima, dell'intero Mare Mediterraneo. Ha praticamente unificato l'Italia peninsulare sotto di sé, e si è già volta oltre l'Appennino e oltre i limiti delle coste.

    Guerra punica

    Quando Atilio Regolo viene eletto console per la seconda volta Roma è in guerra con Cartagine già da otto anni; in Sicilia Roma, con Valerio Messalla aveva conquistato Messina, aveva vinto e portato dalla sua parte Gerone II, tiranno di Siracusa, aveva assediato ed espugnato Agrigento dove a stento si era salvata la guarnigione cartaginese, aveva subito una sconfitta navale alle isole Lipari dovuta soprattutto all'imperizia di Gneo Cornelio Scipione Asina e riportato una successiva vittoria di Gaio Duilio nelle acque di Milazzo, aveva, infine, sbarcato teste di ponte in Sardegna e Corsica le cui coste erano sotto il controllo punico. Le isole maggiori sembravano saldamente sotto controllo e il Senato decise di portare la guerra sulle coste dell'Africa invadendo le colonie cartaginesi.
    Fu costruita una grande flotta (si parla di 230 navi con 97.000 uomini fra soldati e marinai) sia per il trasporto delle truppe e dei rifornimenti sia per la protezione dei convogli. Cartagine cercò di fermare questa operazione con una flotta altrettanto potente (250 navi con 150.000 marinai). Le due flotte si scontrarono a Capo Ecnomo, per Polibio la più grande battaglia navale dell'antichità.

    Vittoria e sconfitta

    La vittoria permise alle legioni di Atilio Regolo di sbarcare a Clupea senza grosse difficoltà e iniziarono i saccheggi del territorio per costringere l'esercito cartaginese ad entrare in azione. Quando i cartaginesi vennero allo scontro, Atilio Regolo inflisse loro una secca sconfitta ad Adys e occupò Tunisi. Gli ordini di Roma furono di far rientrare in patria parte dell'esercito e delle navi. Della cosa si incaricò l'altro console, Lucio Manlio Vulsone Longo.
    Cartagine, mentre intavolava trattative di pace, affidò la riorganizzazione dell'esercito a uno stratego spartano di provata abilità, Santippo. Atilio Regolo voleva giungere alla conclusione prima che da Roma giungesse l'altro collega e prima che il partito contrario alla guerra prendesse il sopravvento a causa degli enormi costi economici ed umani che già si dovevano sostenere. Regolo commise però l'errore di sottovalutare le forze dei Cartaginesi e impose delle condizioni di pace troppo pesanti, soprattutto chiese che Cartagine si rimettesse alla fides dei romani, una resa senza condizioni. Cartagine riprese le ostilità con un esercito riorganizzato e comandato da un vero generale contro un esercito di Roma a ranghi ridotti. Regolo fu pesantemente sconfitto presso Tunisi e fatto prigioniero. Si salvarono circa 2.000 uomini che ripararono a Clupea e furono raccolti da una grossa flotta che era stata inviata da Roma per chiudere definitivamente le ostilità. La flotta dovette invece immediatamente rientrare in Sicilia ma venne quasi del tutto distrutta da una furiosa tempesta.
    La guerra continuò in Sicilia e in mare per altri tredici anni. Altre battaglie, soprattutto navali furono combattute. Altre distruzioni e altre migliaia di morti. Le forze economiche e umane sia di Roma che di Cartagine erano giunte al livello più basso possibile e furono nuovamente intavolate trattative di pace.

    La leggenda

    A questo punto si inserisce la tradizione e nasce la leggenda di Marco Attilio Regolo, cantata da Quinto Orazio Flacco nelle Odi (III,5). Narra la tradizione che Cartagine abbia inviato l'illustre prigioniero a Roma perché convincesse i concittadini a chiedere la pace. L'intesa era che, se questi non avessero accettato, egli sarebbe ritornato a Cartagine e sarebbe stato mandato a morte. Ma Regolo, in quegli anni di prigionia aveva potuto agevolmente controllare le terribili condizioni economiche in cui giaceva la città nemica e probabilmente le convulsioni politiche che sempre hanno contrassegnato Cartagine e ne hanno infine decretato la sorte. Anziché perorare la causa della pace rivelò ai concittadini la condizione economico-politica dei nemici esortando Roma a procedere con un ultimo sforzo. Secondo Regolo, Cartagine non poteva reggere alla pressione bellica e sarebbe stata sconfitta. Non si conosce l'anno in cui questa missione avrebbe avuto luogo e questo è un dato che fa riflettere sul suo reale accadimento. È possibile che Roma avesse bisogno di una figura carismatica ed eroica (ricordiamo Marco Furio Camillo, Orazio Coclite, Muzio Scevola, Decio Mure e tanti eroi della leggenda romana), con la quale spingere la cittadinanza ad aumentare il già enorme sforzo bellico. Possiamo però ipotizzare l'anno 246 a.C. in quanto l'anno successivo la guerra riprese slancio con l'intervento cartaginese in Sicilia guidato da Amilcare Barca, padre di Annibale e Roma creò colonie su tutti i territori potenzialmente soggetti a sbarchi cartaginesi o con forte presenza di greci, da poco sottomessi e non ancora integrati.
    Pare che l'episodio delle torture subite da Regolo, il taglio delle palpebre per l'abbacinamento e l'ancor più famoso rotolamento da una collina dentro la botte irta di chiodi siano, appunto, frutto della propaganda bellica romana e ricordiamo che Lucio Anneo Seneca parla di crocifissione. Sta di fatto che con questa fama Marco Atilio Regolo, da figura storica tutto sommato insipida, passa alla fulgida e forse immeritata leggenda di eroe salvatore della patria, esempio di retta fermezza morale e virtù civiche, epitome di onestà nella parola data, fino alle estreme conseguenze.
    La Prima guerra punica terminerà nel 241 a.C.
    Gli Arya seggono ancora al picco dell'avvoltoio.

  3. #3
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    Predefinito Rif: Leggende romane

    Orazio Coclite - Wikipedia




    Orazio Coclite (Latino: HORATIUS·COCLES) eroe mitico romano del VI secolo a.C. (cocles: in Latino significa "con un solo occhio" - Plin. 11, 37) che difese da solo il ponte che conduceva a Roma contro gli Etruschi di Chiusi guidati dal loro lucumone Porsenna. Era il fratello di Marco Orazio Pulvillo che fu console nel 509 a.C. Entrambi discendevano dai tre fratelli Orazi. (536? - 490? a.C.)

    Si narra che nel 508 a.C. Orazio Coclite riuscì ad arrestare l'avanzata degli Etruschi mentre i compagni demolivano il ponte Sublicio per impedire che i nemici passassero il Tevere. Inizialmente al suo fianco combatterono Spurio Larcio e Tito Erminio. Quando rimase da abbattere soltanto una piccola parte del ponte, Orazio ordinò loro di mettersi in salvo, rimanendo a combattere da solo. Al termine della demolizione si gettò nel Tevere con tutta l’armatura e qui, secondo Polibio, affogò. Secondo Tito Livio, invece, riuscì ad attraversare il fiume nuotando e a rientrare in quella città a cui aveva evitato, con il suo eroico gesto, un infausto destino. Il popolo di Roma gli dimostrò la sua gratitudine dedicandogli una statua e donandogli un appezzamento di terreno pari a quanto ne poteva arare in un intero giorno.
    Gli Arya seggono ancora al picco dell'avvoltoio.

  4. #4
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    Predefinito Rif: Leggende romane

    Orazi e Curiazi - Wikipedia



    Gli Orazi ed i Curiazi sono figure leggendarie della Roma antica.

    Secondo la versione riportata da Tito Livio (Hist. I, 24-25), durante il regno di Tullo Ostilio (VII secolo a.C.) Roma ed Alba Longa entrarono in conflitto, affrontandosi con gli eserciti schierati lungo le Fossae Cluiliae (sull'attuale via Appia Antica), al confine fra i loro territori.


    Ma Roma ed Albalonga condividevano attraverso il mito di Romolo una sacra discendenza che rendeva empia questa guerra, perciò i rispettivi sovrani decisero di affidare a due gruppi di rappresentanti le sorti del conflitto fra le due città, evitando ulteriori spargimenti di sangue.
    Furono scelti per Roma gli Orazi, tre fratelli figli di Publio Orazio, e per Albalonga i tre gemelli Curiazi, che si sarebbero affrontati a duello alla spada. Livio afferma che gli storici non erano concordi nello stabilire quali delle due triadi fosse quella romana e che lui propendeva per gli Orazi perché la maggior parte degli studiosi era in tal senso.
    Iniziato il combattimento, quasi subito due Orazi furono uccisi, mentre due dei Curiazi riportarono solo lievi ferite; il terzo Orazio, che non avrebbe potuto affrontare da solo tre nemici, vistosi in difficoltà pensò di ricorrere all'astuzia e finse di scappare verso Roma. Come aveva previsto, i tre Curiazi lo inseguirono, ma nel correre si distanziarono fra loro.
    Per primo fu raggiunto dal Curiazio che non era stato ferito e, voltandosi a sorpresa, lo trafisse. Ripreso che ebbe a correre, fu inseguito dagli altri due Curiazi, che però, essendo feriti, si stancarono notevolmente e gli fu facile, uno alla volta, ucciderli.
    La vittoria dell'Orazio fu la vittoria di Roma, cui Albalonga si sottomise.
    Camilla Orazia, sorella dell'Orazio superstite, era promessa sposa di uno dei Curiazi uccisi, e rimproverò violentemente del delitto il fratello, tanto che questi la uccise per farla tacere. Per purificarsi, offrì poi un sacrificio a Giunone Sororia, divinità tutelare della sorella. Inoltre per il processo al delitto di 'perduellio' (tradimento contro lo Stato) di cui si era macchiato l'uccisore dei Curiazi e di Camilla Orazia, Tullio Ostilio istituì giudici appositi: i 'duumviri perduellionis'. Le parentele erano ulteriormente intrecciate, secondo versioni successive della leggenda, essendo Sabina sorella di uno dei Curiazi e moglie di Marco Orazio.


    Realtà storica

    Nell'antica Roma si trovano testimonianze di età augustea attinenti alla leggenda, come una colonna del Foro alla quale sarebbero state appese le spoglie dei Curiazi ed il Mausoleo degli Orazi al sesto miglio della via Appia.
    Ad Albano Laziale, lungo l'attuale via della Stella, si trova un sepolcro tardo-repubblicano detto degli "Orazi e Curiazi", ma si ipotizza che sia tomba di altri personaggi.
    Nella realtà la guerra fra Roma e Albalonga fu cruenta e il re della città sconfitta, Mezio Fufezio, vennesquartato.
    Gli Arya seggono ancora al picco dell'avvoltoio.

  5. #5
    de-elmettizzato.
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    Predefinito Rif: Leggende romane

    Citazione Originariamente Scritto da Aristocle Visualizza Messaggio
    Fa pensare il fatto che, credo, la generazione dei ventenni sia stata l'ultima a cui siano state accennate queste storie a scuola.
    La mancanza di miti nobilitanti ispiranti virtù è uno dei tanti motivi per cui a scuola oggi si fanno pompini dietro i banchi.
    Preferisco di no.

  6. #6
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    http://it.wikipedia.org/wiki/Publio_...onsole_340_a.C.)




    Publio Decio Mure (latino: Publius Decius Mus; ... – ...) fu politico e condottiero romano (IV secolo a.C.).
    Tribuno militare nel 343 a.C. salvò dai Sanniti l’esercito di Aulo Cornelio Cosso Arvina. Collega di consolato di Tito Manlio Torquato. Contro i Latini morì facendo un atto di devotio, ovvero si immolò agli dei Mani in cambio della vittoria, promessa dagli aruspici a condizione che uno dei due consoli si immolasse, nella battaglia del Vesuvio in Campania.
    Era questo l’atto della devotio, una forma speciale di voto agli dei. Publio Decio Mure vestita la toga pretesta, montò a cavallo tutto bardato per battaglia e si lanciò furioso tra i nemici, bene in vista di fronte ad entrambi gli schieramenti combattenti. Dopo aver ucciso molti nemici, cadde a terra, abbattuto dai dardi e dalle schiere latine. Ma questo gesto, che i Romani consideravano rituale, diede ai suoi una tale fiducia ed un tale vigore che essi si gettarono tutti assieme nella battaglia ottenendo la vittoria.
    Gli Arya seggono ancora al picco dell'avvoltoio.

  7. #7
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    Cincinnato - Wikipedia



    « Durante il seguente anno, a causa del blocco di un esercito romano sul monte Algido a circa dodici miglia dalla città, Lucio Quinzio Cincinnato, un uomo che, possedeva soltanto quattro acri di terra e lo coltivava con le proprie mani, venne nominato dittatore. Egli trovandosi al lavoro impegnato nell'aratura, si deterse il sudore, indossò la toga praetexta, accettò la carica, sconfisse i nemici e liberò l'esercito. »

  8. #8
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    Predefinito Rif: Leggende romane

    Citazione Originariamente Scritto da Sigurd Visualizza Messaggio
    Cincinnato - Wikipedia



    « Durante il seguente anno, a causa del blocco di un esercito romano sul monte Algido a circa dodici miglia dalla città, Lucio Quinzio Cincinnato, un uomo che, possedeva soltanto quattro acri di terra e lo coltivava con le proprie mani, venne nominato dittatore. Egli trovandosi al lavoro impegnato nell'aratura, si deterse il sudore, indossò la toga praetexta, accettò la carica, sconfisse i nemici e liberò l'esercito. »
    tornando poi al suo lavoro, lavoro per cui si era scelto !
    furono i riti italici ad entrare in grecia, e non viceversa.

    Platone, "libro delle leggi"

  9. #9
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    Predefinito Rif: Leggende romane

    Citazione Originariamente Scritto da Miles Visualizza Messaggio
    La mancanza di miti nobilitanti ispiranti virtù è uno dei tanti motivi per cui a scuola oggi si fanno pompini dietro i banchi.
    Deve essere il motivo per cui la subentrata educazione alla Costituzione viene presa particolarmente sul serio.

  10. #10
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    in rilievo!!!
    "L'ordine economico va organizzato in modo che l'uomo sincero prosperi più di qualunque altro". Silvio Gesell

 

 
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