Il nostro ‘triangolo delle Bermuda’
DIARIO ELETTORALE 2008 – (15)
Almeno sulla carta, nell’area ‘ultradem’ resterebbero, oltre all’NPA ed a parecchi ‘cani sciolti’ (troppo delusi e sbandati però per poter contare ancora su un loro impegno militante), anche Grillo ed i suoi MeetUp. Per le possibilità che quest’area può ancora avere diviene quindi determinante il comico genovese. Ma per quanto riguarda lui ed i ragazzi che lo seguono io sarei molto pessimista. Troppe cose non mi sono ancora chiare del comico-tribuno Grillo. Intanto, egli non ha voluto o saputo cogliere l’occasione offerta da queste elezioni. Se non ora, quando? Appoggiare delle liste locali alle elezioni amministrative come quella alla regione Sicilia, per quanto importante possa essere, non risolve nulla. C’è troppa confusione tra Grillo ed i ragazzi dei MeetUp. Nessuno capisce bene neanche in quell’ambiente quale vuole essere lo sbocco definitivo di Grillo. Lì c’è un rapporto verticale, oracolare, assolutamente non democratico, fra Grillo ed i suoi fans. Grillo è diventato senz’altro un opinion-leader, sebbene atipico (prima del comico genovese l’opinion leader era quasi sempre un intellettuale), ma la domanda che mi pongo e che pongo è la seguente; un opinion-leader è anche necessariamente un leader politico? A parte il Vday tenutosi a Bologna (che mi sembrava più un happening o uno spettacolo gratuito), non mi pare che Grillo abbia prodotto finora risultati politici. Sì, ci sono le liste alle amministrative, ma non è ben chiaro anche qui quale sia il ruolo del comico, se sia il ruolo di uno che si limita a mettere il suo ‘bollino’ di qualità oppure di uno che le liste civiche le promuove e le organizza direttamente, come farebbe qualunque altro capo politico. Se non è chiaro il tipo di impegno e di rapporto, non è chiara, al tempo stesso, neppure la strategia politica complessiva (ammesso che ve ne sia una) di Grillo oppure c’è ma è estremamente confusa e confusionaria. E’ chiaro solo il fatto che il comico genovese in un certo senso impone a questi circoli virtuali o atipici che sono i MeetUp di non confondersi con qualsiasi organizzazione politica ufficiale o consolidata, con i partiti, commettendo un errore banale, come se il problema fosse il nome o il tipo di organizzazione e non i contenuti. Il problema non è quindi se noi azionisti, per esempio, possiamo essere d’accordo o no con le cose che dice Grillo (che poi per noi azionisti non costituiscono nessun fattore eclatante di sorpresa e di novità in quanto ad un livello di elaborazione molto più alto si tratta delle stesse cose che diciamo noi da prima che scoppiasse il successo dei grillini e addirittura si tratta delle stesse cose che dicevano i vecchi azionisti di 60 anni fa). Mancano due livelli essenziali in Grillo per poterlo definire un vero leader politico, radicale o meno, qualunquista o meno, e quindi per poter fare affidamento su di lui e sui suoi ‘boys’ in un potenziale quadro di alleanze e di costruzione seria di un’area politica ‘ultradem’; manca la proposta sui problemi del Paese (non basta la protesta, non basta la ‘pars destruens’ insomma) e manca del tutto una chiara e convincente strategia politica che non può limitarsi ad essere quella di sparare invettive e parolacce sugli altri partiti senza alcuna distinzione. Io ho proprio l’impressione che, come altri fenomeni di analoga natura (penso, ad esempio, al Partito dell’Uomo Qualunque di Giannini il quale, detto tra parentesi, non solo non era un alleato del vecchio Partito d’Azione, ma era anzi uno dei suoi principali nemici), anche il fenomeno-Grillo sia destinato, nonostante l’enorme carica di protesta e di rabbia che cova nella pancia nel Paese, a sbollire lentamente e ad esaurire le sua forza nella misura in cui dal ‘Politico’ non riesca a penetrare anche nella ‘politica’. I vari VDay o le varie sponsorizzazioni di liste locali alle amministrative mi sembrano, detto francamente, più dei diversivi di Grillo per non affrontare i nodi irrisolti del suo movimento che delle tappe di una strategia politica di cambiamento del sistema e di avanzamento nel sistema. Grillo è diventato un protagonista, ma è più un protagonista mediatico del ‘Politico’, che un attore ed un protagonista della ‘politica’. Protagonisti del ‘Politico’ ce ne sono già tantissimi in giro (in numero incomparabilmente superiore ai protagonisti della politica ufficiale, come avviene in ogni complessa ed avanzata società moderna); giornalisti di successo, uomini delle banche e della finanza, alti prelati, sindacalisti, attori, intellettuali, scrittori, musicisti rock (Bono degli U2, ad esempio), e tanti altri che influiscono sulle decisioni politiche senza per questo essere diretti attori del gioco politico. Francamente sono molto scettico e pessimista sulla possibilità che Grillo si butti a far politica sul serio e quindi che possa diventare un alleato di quanti ancora vogliano situarsi nell’area ‘ultradem’, per riorganizzarla e portarla a maturazione politica con un proprio profilo caratteristico e con una propria distinta soggettività. Grillo e grillini a parte, nell’area ‘ultradem’ è rimasto ben poco. Ho ricordato prima anche i girotondi. A parte il fatto che con Pardi e con l’appoggio a Pardi da parte di Flores i girotondi si sono del tutto liquefatti (peccato, perché fra poco con il ritorno di Berlusconi essi avrebbero avuto l’occasione di giocare un ruolo importantissimo fuori dal Parlamento, molto più importante di quello che può derivare dall’elezione di Pardi), tra grillini e girotondini non ci sarebbe stata comunque alcuna possibilità di una saldatura se ho ben capito ciò che qualche giorno fa ha detto Moretti, ben ricambiato del resto sullo stesso piano da Grillo. In sintesi; un’area confusa, non strutturata, percorsa da antipatie, gelosie, rivalità, vecchi rancori, conflittuali narcisismi da vip radical-chic del mondo dello spettacolo. Non c’è più niente da fare in questa area e per questa area. Noi azionisti abbiamo già perso troppo tempo qui, abbiamo speso molte energie, ma non c’è più niente da fare. E’ un’area che resta in piedi solo a livello virtuale, mediatico e culturale; tutto molto suggestivo ma non ci interessa più. Ci interessa non la chiacchiera per strappare pagine e copertine sui giornali per il vip di turno, ma la possibilità di mettere in piedi un’area politica seriamente organizzata per la protesta o per il cambiamento, insomma per contare, per fare politica sul serio, per cambiare il Paese. Basta con attori, giornalisti, comici e comiche, cantanti e via dicendo. La politica la fanno i politici e chi ha le capacità di essere un leader politico. Altra cosa è che politica fanno, ma non c’è dubbio che le attività prevalenti finora nell’area ‘ultradem’ (preparare spettacoli, firmare appelli, scrivere articoli e libri), per quanto importanti, sono insufficienti. Sarebbe l’ora che comici, attori, cantanti e giornalisti di successo tornino a fare bene il loro lavoro e a supportare le forze politiche di riferimento, non sostituirsi ad esse perché abbiamo visto in questi ultimi anni che ciò non è nelle loro capacità e forse nemmeno nelle loro intenzioni. Ma se si tolgono i comici, i registi e gli altri vip (spesso radical-chic) dello spettacolo e della cultura e si vede che in quest’area non rimane null’altro cioè non ci sono i politici oppure ci sono ma sono politicanti saltimbanchi ed anche un po’ cialtroni, allora non è il caso di perdere più un minuto di tempo in quest’area. Dopodiché per un partito con forti radici nella storia di questo Paese, come il nostro, cos’altro rimane da fare? Noi siamo stati sin dalla nascita del ‘Nuovo Partito d’Azione’ in una posizione assolutamente caratteristica; siamo stati al centro di un ideale ‘triangolo delle Bermuda’, avendo, da un lato, l’area laico-socialista a cui apparteniamo per diritto, dall’altro lato, l’area della sinistra di derivazione radicalsocialista e di derivazione marxista nella quale la componente azionista non può mancare, e, dal terzo lato, questo mondo ‘ultradem’, emerso con i girotondi, ma svanito in una deriva più ‘girondina’ che ‘giacobina’. Anche per quanto riguarda l’area laico-socialista sono molto pessimista; tra l’altro, fra pochissimi giorni potremmo essere nella condizione di vederla completamente svanire; le possibilità che ciò non accada sono ridotte al lumicino. Dovrebbero verificarsi due condizioni perché quest’area sopravviva e possa interessarci; la prima è che il Ps di Boselli passi il 4% e la seconda, che dopo aver passato da solo il ‘barrage’ del 4%, Boselli e soci siano capaci di rinnovare culturalmente quest’area ormai asfittica (sentir parlare il leader socialista per cinquanta minuti abbondanti su sessanta, come ieri sera in televisione, di sola laicità vuol dire che il Ps è un partito che non ha più niente da dire) e di saperla organizzare con capacità inclusive (che finora, come azionisti, non abbiamo visto). A parte il fatto che bisogna vedere pure cosa resterà dell’area laico-socialista se anche il Ps diventerà un partito extraparlamentare, sono comunque molto scettico sul fatto che il Ps attuale abbia queste capacità (e forse anche questa volontà).
Cosa resterà quindi nel terremotato panorama del centrosinistra che, molto probabilmente, si aprirà ai nostri occhi soltanto fra qualche giorno? Dove dovrà dirigersi la piccola, ma ‘tostissima’ navicella azionista del Nuovo Partito d’Azione? Sono le domande assillanti che io ed i principali dirigenti del Partito ci stiamo ponendo in questi giorni. Non voglio e non posso anticipare nulla di ufficiale anche perché il dibattito interno lo avvieremo fra pochissimi giorni, dopo aver conosciuto l’esito delle elezioni, e precisamente nella prossima Direzione Nazionale NPA che terremo con molta probabilità il giorno 20 aprile. Per questa sessione della D.N. abbiamo scelto la città di Arezzo. Posso dire solo due cose subito e magari a titolo personale. Il problema per tutti ormai è quello di organizzarsi per aree politiche il più omogenee e vaste possibili. Delle tre aree della sinistra (alle quali noi azionisti apparteniamo in misura più o meno uguale e dalle quali siamo ugualmente distanti), abbiamo visto che l’area ‘ultradem’ è morta prima ancora di nascere, mentre l’area laico-socialista è sul punto di tirare le cuoia. E allora che rimane? Rimane solo l’area della sinistra-sinistra, la Sinistra Arcobaleno e dintorni, anch’essa, in ogni caso, piena di problemi e di limiti. Ma è l’unica che, pur essendo passata nell’occhio del ciclone della Storia, conserva una sua serietà, una sua dignità, una sua consistenza politica, elettorale e culturale. Noi cominceremo a guardare con estrema attenzione in quella direzione già a partire da martedì prossimo. L’imminente Direzione Nazionale del ‘Nuovo Partito d’Azione’ decreterà la chiusura del ciclo ‘ultradem’, questo è certissimo. Contestualmente a questa chiusura, si aprirà anche per noi azionisti un nuovo ciclo politico, in parallelo con il processo di ristrutturazione che si aprirà nell’arco delle forze politiche che si situano a sinistra del Pd.
(annotazioni del 9 aprile 2008)




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