
Originariamente Scritto da
Merello
Anticipazione del Foglio del 10 aprile
Fumogeni, equivoci e voti
A Rosy, al giornalista collettivo, al Cav., ai vescovi, ai lettori
Cara Rosy Bindi, a Firenze lei ha dichiarato che due libertà sono in conflitto, quella di abortire e quella di obiettare. Non so se sia una verità cattolica, e ne dubito, ma so che non è giusto da un punto di vista laico. Al solo scopo di combattere l’orrendo fenomeno dell’aborto clandestino, e non come mezzo di controllo delle nascite, la legge italiana 194 concede dal 1978 la possibilità di interrompere volontariamente la gravidanza, a certe condizioni e soltanto nelle strutture pubbliche. Non esiste una generica libertà di aborto. Che un ex ministro della Salute e della Famiglia cada in un simile lapsus, omaggiando l’idolo libertario celebrato nelle piazze in cui si lanciano in suo onore sedie, fumogeni, pomodori e uova, è la conferma del fatto che l’aborto è diventato una convenzione moralmente indifferente e che negli ultimi trent’anni siamo scivolati in una cultura oscurantista, primitiva e barbarica. Ci rifletta laicamente, onorevole Bindi, visto che per umanità, per cultura e per fede con quella cultura lei non ha o non dovrebbe avere niente da spartire. Senza rancore.
Caro giornalista collettivo, dovresti imparare a distinguere, nei testi e nei titoli, in modo tale da perfezionare la tua padronanza della lingua. “Ferrara contestato anche a Palermo” è un errore blu. Contestare significa criticare, irridere, fischiare, controargomentare, incalzare, rigettare, anche dileggiare, obiettare rumorosamente, insomma rompere i coglioni a uno che dice una cosa sgradita. Da Bologna in avanti il titolo giusto è: “Comizio elettorale aggredito a …”. Domanda al bravissimo Michele Smargiassi di Repubblica, sulla cui testa è caduta una sedia nel corso di un tentativo di linciaggio, se si senta contestato. Domanda, caro giornalista collettivo, agli agenti che hanno ricevuto due bottiglie piene sul vetro anteriore della loro blindata, che ne è risultato scheggiato, se si sentano contestati. Domanda a Aldo Cazzullo del Corriere come si è sentito quel giorno ristretto in quell’Alfetta. E poi usa il termine che credi. Scemino.
(continua sul Foglio quotidiano)
www.ilfoglio.it