…dottor Di Pietro

di MARTINO CERVO su www.libero-news.it del 11 04 08

«Bugiardo». Dice uno. «Bugiardone, mascalzone», replica l'altro.
A due giorni dal voto la campagna dai toni bassi è andata definitivamente a farsi benedire, e già fa capolino uno straccio di rimpianto.
Eppure il contenuto è alto: gli studi in giurisprudenza.
Silvio Berlusconi e Antonio Di Pietro hanno un conto aperto da tempo.
Già nel 2006, prima dell'incredibile testa a testa di aprile che consegnò la più approssimativa delle vittorie della storia della Repubblica alla coalizione guidata da Romano Prodi, il Cavaliere tirò fuori la questione del titolo di studio dell'ex pm più famoso d'Italia.
«La sua laurea non è regolare», sparò da Matrix, beccandosi una querela da Tonino.
E ieri è tornato all'assalto - con apprezzabile senso bipartisan - a Porta a Porta, smentendo ancora una volta di aver mai offerto un ministero a Tonino nel 1996.
Erano i bei tempi in cui Venditti sognava l'eroe senza macchia del Pool sul palco a cantare "In questo mondo di ladri", e all'Hennessy di Torino davano in omaggio magliette con scritto "Milano ladrona, Di Pietro non perdona":
«Non gli ho mai chiesto niente del genere», ha spiegato l'ex premier appigliandosi a una presunta tendenza menzognera dell'alleato di Veltroni: «Del resto, quello non ha neppure ha una laurea valida. Anzi, mi rivolgo al ministero della Pubblica Istruzione perché sottoponga a custodia sicura le carte che riguardano la sua laurea e al ministero della Giustizia perché faccia lo stesso».
E peccato non ci sia più Mastella, che magari l'avrebbe fatto con un certo piacere.
«Di Pietro», ha proseguito il Cavaliere, «non ha mai presentato il diploma originale di laurea ma solo certificati diversi uno dall'altro per data degli esami e voti ottenuti. Faceva la mia stessa università ma giocava a calcetto la sera e nel weekend andava a sciare. Lavorando è impossibile che uno così possa finire l'università e prendere i 28».
Ergo, la chiusa icastica: «è un bugiardo». «Nessun professore e nessuno studente lo ricordano. Non solo mi fa orrore, ma è un bugiardo assoluto».

ANTI-TESI
Il mistero della laurea di Antonio Di Pietro, assieme all'episodio della Mercedes e della scatola da scarpe è uno dei dettagli che coloriscono la biografia dell'ex uomo forte del Pool. Ha affascinato per anni alcuni dei più volenterosi cronisti del giornalismo italiano, che ci hanno speso anima e suole senza mai davvero venirne a capo. Uno di questi è Filippo Facci, oggi penna di punta del Giornale e autore nel 1997 della "Biografia non autorizzata" (Mondadori, 370 pagine), uno dei testi più spietati e rigorosi dedicati a Tonino, di poco successivo a un pepato dossier messo insieme da alcuni cronisti de "Il Sabato".
Gli anni del "giallo" sono quelli compresi tra il 1974 e il 1978. Di Pietro, racconta l'ex giornalista del Foglio nel suo libro (mai querelato) lavora all'Ufficio sorveglianza tecnica armamento aeronautico (Ustaa), in pratica un distaccamento separato di un'azienda di apparecchiature elettroniche, la Aster di Barlassina.
È tornato da un periodo difficile, di emigrato in Germania, poi rientrato in circostanze bizzarre in Italia.
Il lavoro glielo procaccia una signora incontrata casualmente su un treno e da lui impietosita.
Il 1° ottobre 1973 nasce - a Vasto - Cristiano, figlio di Antonio e Isabella, mentre papà è a Milano.
Si vocifera da sempre di contatti tra l'Ustaa e i servizi segreti.
Di Pietro ha vinto una causa per diffamazione contro Erminio Boso, che lo aveva tacciato di legami col Sismi tramite la stessa ditta. Sta di fatto che c'è chi racconta, in quegli anni, dei weekend a sciare e delle partite a carte, a Monopoli e a calcio (fa il portiere, e in una di queste sfide, con un'uscita avventata, frattura la gamba di un collega).
Tonino insomma fatica, svezza il pargolo, si fa l'Alfetta 1600 giallo ocra, compra e ristruttura una villetta a Lambrugo d'Erba, amministra a tempo perso qualche condominio. Nel frattempo, si laurea da studente pendolare con almeno mezzo anno accademico di anticipo.
Praticamente un mostro. Antonio, matricola 144836 della Statale di Milano, diventa il dottor Di Pietro il 19 luglio 1978 con una tesi sull'attuazione della Costituzione, poi pubblicata con prefazione di Cossiga, in seguito ritirata dal senatore a vita.
Sul suo blog, www.antoniodipietro.it, si può vedere il file con il diploma, che riproduciamo qui sopra per il godimento del lettore.
Non ha festeggiato, non l'ha praticamente detto ai genitori. Non ci sono immagini della cerimonia, né di successive feste.

CONFRONTO SPIETATO
È la stessa università e lo stesso corso completato qualche anno prima da Silvio Berlusconi (1961, 110 e lode con tesi sul contratto di pubblicità per inserzione). Di Pietro prende due punti e una lode in meno ma il ruolino di marcia è micidiale: 22 esami in 31 mesi, e senza dire quasi niente a nessuno. 28 maggio 1975: Storia del diritto romano: 28; 4 giugno, Istituzioni di diritto romano: 25; 4 luglio, Istituzioni di diritto privato; 24, e giù, una carrellata fantastica quasi mai sotto il 27, fino al 28 in Diritto amministrativo, il 26 gennaio 1978. Neanche tre anni accademici, e una tesi di 320 pagine discussa con esito 108/110 («Col massimo dei voti», dirà lui con un pizzico di giustificabile civetteria). Con l'agognato pezzo di carta Di Pietro inizierà la carriera che lo porterà dalla polizia alla magistratura, e molto, molto oltre.
«È una cosiddetta laurea dei servizi, una laurea che i servizi hanno chiesto ai professori dell'università», ha detto Berlusconi, sfidando l'ex pm a portarlo in giudizio («Speriamo lo faccia»). Diamogli tempo.
Di certo, ne sembra passato un'infinità da quando il Cavaliere spiegava che «sarebbe giusto che un uomo con le qualità di Di Pietro le facesse valere sulla scena politica», perché «la sua ansia moralizzatrice è patrimonio di tutti e potrebbe essere utile al Paese».

saluti