…aiuta Veltroni

Sono le 23.35, si è appena concluso "Matrix". Raggiungo il presidente Silvio Berlusconi al telefono mentre è in macchina, diretto a Palazzo Grazioli... Presidente volevo solo dirle che l'ho vista veramente in forma: cosa prende? Silvio Berlusconi si mette a ridere.
«Ma anche lei non molla mai?», mi dice... «Io non prendo niente, mi carica l'entusiasmo della gente». La voce è tirata, graffiata dal rush finale.
«Non mi sono risparmiato neanche stavolta, è vero. Ma quando vedo tanta passione attorno, non riesco a risparmiarmi. Mi è sembrato di essere non un politico, ma una rockstar. Loro hanno impostato la campagna elettorale contro di me, sulla mia età; hanno tentato di farmi passare per il vecchio. L'affetto della gente mi ha fatto sentire giovane. Non ho provato la fatica ed ho invece riempito le piazze come non mi era mai accaduto in passato».

L'avversione verso la Casta dov'è finita allora?
«Non è un caso se l'antipolitica è scoppiata sotto il governo Prodi e nel periodo in cui la sinistra tentava di cambiare volto e nome. Prodi e Veltroni hanno deluso la gente, innanzitutto i loro elettori, che sono entrati in crisi e hanno trovato riparo in Beppe Grillo. Avevano detto che ci sarebbero state meno tasse, che ci sarebbe stata più ricchezza per tutti, che avrebbero dato alle famiglie più povere. Invece hanno seminato odio sociale contro gli imprenditori, gli artigiani, le piccole e medie aziende tassandole al di là del giusto. Hanno illuso la gente parlando di tesoretti. Volevano far piangere i ricchi, hanno fatto piangere anche i più poveri. Li hanno traditi per primi e loro, i lavoratori, sono venuti con noi».

Evidentemente la sinistra non sa più parlare alla gente.
«Esistono due sinistre: quella della realtà e quella della fantasia. La prima è la sinistra delle tasse, dello scandalo dei rifiuti di Napoli, dell'ingresso dei clandestini, delle schede elettorali dove non si capisce nulla; la sinistra che voleva regalare ai francesi Alitalia, annientando Malpensa, la sinistra dei no alle infrastrutture: la sinistra di Romano Prodi insomma. Poi c'è la sinistra della fantasia, delle favole, delle illusioni, dei programmi che non potranno mai realizzarsi: è la sinistra del "sor Bugia", di Walter Veltroni».
Quel Veltroni che ha tentato persino di cancellarla, non nominandola mai nei comizi.
«Sì, ha continuato a chiamarmi "il principale esponente dello schieramento avversario". Evidentemente due verità insieme - Silvio e Berlusconi - potevano essergli fatali!».

Presidente, lei certe battute se le studia di notte. La sua campagna elettorale è stata un crescendo rossiniano.
«Sono giocoso di natura, ottimista, allegro, col sense of humour, con l'autoironia che la sinistra non ha. Mi faccio voler bene anche per questo. Sono sempre me stesso. La gente sente che non sono un politicante. Sa che non vivo di politica, che non faccio parte della Casta. La gente sa che di me si può fidare, che sono una persona leale. Nel mio passato ho solo cose positive, nulla nel mio passato da farmi perdonare. Mentre...».

Mentre nel passato di Veltroni...
«...C'è il Partito Comunista. Che poi è diventato Pds e poi Ds e ora Partito democratico. Il "nuovo" di Veltroni è tutto "finto nuovo". Ma le bugie non reggono. Il nuovo Veltroni prende la pensione da parlamentare. Il "nuovo" Veltroni mette in lista tutti e dico tutti i ministri, i viceministri, i sottosegretari del governo Prodi e tutti i protagonisti di sempre della nomenclatura del Pci nazionale e locale».

Non ci sono né Visco né PadoaSchioppa.
«Perché avrebbero fatto danni, avrebbero pesato negativamente sul piano dell'immagine. Ma Visco e Padoa-Schioppa sono nel Pd, fanno politica nel Pd. Tanto che non mi stupirebbe vederli in un governo Veltroni...». Breve pausa. Poi, la battuta che non riesce a trattenere. «Che però non ci sarà».

Ma davvero lei non ha paura di un pareggio al Senato? «Il pareggio è una montatura dei giornali per aumentare la suspence della campagna elettorale. I numeri ci dicono altro».

Non c'è più bisogno del voto utile allora?
«Altro che! Ce n'è bisogno! Gli elettori del centrodestra devono essere consapevoli del fatto che se vogliono un governo stabile, capace di decidere, e anche di prendere decisioni difficili devono dare il loro voto a chi ha più chance di vittoria. Il voto all'Udc o alla Destra è un voto perso perché non raggiungeranno mai l'8 per cento al Senato: è un regalo alla sinistra. In un momento non facile per l'economia mondiale l'Italia ha bisogno di un premier innovatore e di una maggioranza forte. Ho apprezzato la linea di Libero, che invita i suoi elettori a non disperdere i voti e a votare per noi».

Che effetto le ha fatto ascoltare le critiche e le accuse dei suoi ex alleati Casini e Santanchè?
«Un po' ci sono rimasto male. Non tanto per le battute o le critiche contro di me, quanto perché hanno perso una grande occasione di cambiamento, che invece i loro simpatizzanti hanno capito. Questa grande occasione si chiama Popolo della Libertà. Che non è stato concepito dai partiti o dai leader, ma imposto dalla gente, dagli italiani, dai nostri elettori. Loro volevano che stessimo tutti insieme in un grande partito di centrodestra, liberale, moderato, cattolico, laico e riformista ancorato al Partito popolare europeo, ai suoi valori».

Non ha paura di fallire? Voglio dire, il suo programma è ambizioso - e dopo ne parliamo - però ha bisogno di una politica che decida, di un premier forte. Di quelle dannate riforme che in questo Paese non si riescono a fare!

«Noi le facemmo. Le approvammo. Poi la sinistra, con l'aiuto dei suoi giornali, ha messo paura agli italiani con informazioni bugiarde, false, ed è riuscita col referendum a farle abrogare. Ora, la sinistra ce la copia: parla di più poteri per il presidente del Consiglio, di una sola Camera, di meno parlamentari, di un Senato federale. Era tutto scritto. Ripeto: era già stato votato dal governo Berlusconi. Ecco perché non ci si può fidare della sinistra».

E lo spirito bipartisan per scrivere insieme la riforma costituzionale?
«Mi piacerebbe, certo. Ma mica glielo possiamo imporre. Noi sappiamo cosa dobbiamo fare: se avranno voglia di collaborare per il bene del Paese, siamo aperti al confronto».

Martedì le auguriamo di dover pensare alla squadra di governo. Lei ce l'ha già in testa, vero?
«Ho in testa le sue caratteristiche: una squadra snella, esperta, coesa, unita. Come lo sono i team vincenti. E qualcosa credo di sapere al riguardo ».

Ogni team vincente ha i suoi campioni. Lei chi ha?
«I campioni più bravi sono i giocatori che sanno sacrificarsi. Che sanno mettersi al servizio della squadra. Per esempio: Gianni Letta, che io considero una risorsa enorme per il Paese e per le istituzioni. Mi auguro voglia accettare ancora di ricoprire una posizione di massimo rilievo nella squadra. C'è Giulio Tremonti all'Economia. Ci saranno quattro donne, una è la Prestigiacomo. C'è Lucio Stanca, con il compito di modernizzare e di digitalizzare la pubblica amministrazione. Il grosso degli sprechi è dovuto all'arretratezza della macchina. Le aziende private, grazie alla informatizzazione, risparmiano tantissimo. Con l'introduzione della meritocrazia e il taglio degli enti e degli uffici inutili si potranno risparmiare molte risorse. Ma, voglio ripeterlo, per avere successo occorrerà poter contare su una vasta maggioranza alla Camera e al Senato».

"La sinistra ha messo l'Italia in ginocchio. Insieme dobbiamo rimetterla in piedi". Questo è il suo slogan. "Rialzati, Italia!". Come, se non ci sono soldi?
«Con l'impegno. Lavorando dalla mattina alla sera come sempre ho fatto nella mia vita. Sa perché gli italiani si fidano di me? Conoscono quel che ho realizzato da imprenditore. Sempre innovando: nell'edilizia come nello sport, nella televisione come nella politica. Ho sempre saputo superare il vecchio. C'è bisogno di coraggio, certo. Quando sono sceso in campo ho avuto il sostegno della gente. Altrimenti non avrei vinto le mie sfide. Ecco perché ritengo di dover completare il mio impegno in politica, al servizio del Paese. E lei non può neppure immaginare quante sofferenze e cattiverie gratuite ho dovuto sopportare da quando sono sceso in campo. Quello che hanno fatto a me, non l'hanno fatto a nessun altro...».

Dicevamo: Italia, rialzati. Come?
«Impresa e famiglia saranno al centro della nostra azione di governo. Dobbiamo uscire dalla tenaglia fiscale del governo Prodi: la tassazione va portata a un giusto livello e poi guai a chi evade o fa il furbo. Abbiamo pronto un pacchetto di misure da approvare nei primi Consigli dei ministri: detassazione degli straordinari e dei premi di produzione, versamento dell'Iva solo dopo il pagamento della fattura, nessuna tassa per le nuove imprese, abolizione dell'Ici sulla prima casa».
Ha aggiunto anche l'eliminazione progressiva del bollo auto.
«Sì, abbiamo affrontato a lungo il problema con Tremonti: se i conti pubblici lasciati dal governo Prodi ce lo permetteranno lo faremo subito, altrimenti sarà una cancellazione graduale e progressiva. Comunque entro la metà della legislatura».
Presidente, io credo che il piano casa sia una delle scommesse cui lei tiene di più. E, aggiungo, sarebbe - se compiuto - una delle risposte più efficaci al carovita.
«Mi impegnerò personalmente su questo obiettivo: dare una casa in proprietà a quel dodici per cento di famiglie italiane che ancora non ce l'hanno. Mancano case di proprietà per le giovani coppie e anche per gli anziani sfrattati o soli. Lo sento come un obbligo morale, di equità. E ci credo talmente tanto che vorrei che fosse ricordato, al pari del "piano Fanfani", come il "piano Berlusconi". La casa è l'assicurazione sul futuro, la prima sicurezza che un padre vuole dare alla sua famiglia. Poi, altre misure per le famiglie. Il ripristino del bonus bebè (mille euro per ogni figlio naturale, adottivo e in affido) e, gradualmente, l'introduzione del quoziente familiare, per far pagare meno tasse a chi ha più figli». Poi ci sono i pensionati... «Sono stati tra i più colpiti dal governo Prodi che non ha fatto niente per loro. Tant'è che il Partito dei pensionati del mio amico Fatuzzo, che nel 2006 era con l'Unione, è confluito nel Popolo della Libertà a difendere le ragioni degli anziani. Adegueremo subito le pensioni sotto i mille euro al costo della vita. Non voglio più leggere di anziani costretti a rubare per fame nei supermercati. Durante gli anni del nostro governo queste cose non sono mai accadute».

L'altra sera a "Porta a Porta" sulla giustizia e sulla sicurezza è stato molto determinato.
«Lo ripeto ancora. Sulla giustizia e sulla sicurezza avevamo già fatto bene. Occorrerà partire da lì: aumentare il numero dei poliziotti e dei carabinieri di quartiere in ogni città, bloccare l'ingresso di clandestini extracomunitari, dare pene certe e senza sconti a chi hacommesso reati gravi. E pene più pesanti per i recidivi».
Mancano le carceri: l'effetto indulto è già finito.
«Le costruiremo. Anzi, è ora di rivedere la normativa sugli appalti perché non si possono attendere tempi biblici per tirare su un'opera pubblica ».

Breve pausa, poi il presidente mi dice: "Mi scusi ma che ora abbiamo fatto?". Sono tre minuti a mezzanotte. Forse è meglio che spenga il registratore altrimenti passiamo dei guai.
Risate...click...
...Adesso la parola agli elettori.

intervista di G.L.Paragone su www.Libero-news.it di oggi

saluti