Le sorprendenti Primarie repubblicane stanno facendo conoscere agli Stati Uniti Ron Paul, candidato senza molte chance di successo, ma capace di attirare l'interesse ed il sostegno di un agguerritissimo gruppo di sostenitori, repubblicani ed indipendenti, e di fare infuriare avversari politici ed analisti politici.
Ron Paul è un liberale vecchia maniera, un liberista puro che si propone agli elettori come campione della Costituzione ed erede dei Padri fondatori. Nulla di quello che dice pare scontato o banale, e nulla di quello che dice è davvero nuovo: la rivoluzione di Paul sta tutta proprio nella riscoperta degli Stati Uniti dei Padri fondatori, un Paese lontanissimo dagli Stati Uniti di oggi.
Il 72enne Ron Paul è a favore di un immediato ritiro dei soldati statunitensi non solo da Iraq ed Afghanistan, ma anche dall'Arabia Saudita, dal Kuwait, dall'Europa. E' a favore del ritiro degli Stati Uniti dalla NATO e dall'ONU, dall'OMC e dalla Banca Mondiale. E' allergico all'esportazione della democrazia, alle guerre umanitarie ed alla guerra al terrorismo, ed ha dichiarato, suscitando l'indignazione di mezza America, che l'11 settembre è stato il risultato di un'azione di difesa contro l'occupazione statunitense dell'Arabia Saudita.
Non male, per un candidato repubblicano alla presidenza, ai tempi della retorica dello scontro di civiltà.
[Ron Paul Revolution to New Hampshire su Dailymotion, di Ernesthancock]
Per Ron Paul, la migliore politica estera statunitense è il non interventismo. McCain lo ha accusato di essere un isolazionista ricordando che questo tipo di politica avrebbe consentito al nazi-fascismo di conquistare mezzo mondo. Ron Paul non ha fatto una piega ed è convinto che ogni ingerenza negli affari di uno Stato terzo sia nefasta, perché ogni cambiamento imposto con la forza ad una società finirà con l'essere prima o poi rigettato.
Ron Paul è un ferreo difensore delle libertà individuali, contro ogni eccesso di ingerenza da parte degli Stati e del governo federale. Interpellato sul razzismo negli Stati Uniti, ha risposto che il razzismo è figlio di un ragionare per gruppi che dimentica il valore e l'unicità dell'individuo, e ribadito che i diritti spettano sempre ai singoli, e mai alle collettività.
A favore di un governo federale minimale, ha promesso di ridurre drasticamente la spesa pubblica, e cancellare gran parte dei Dipartimenti e dei programmi di Washington, inclusi enti come NSA, CIA, FBI, FEMA. E quando gli avversari gli hanno fatto notare che questi enti servono per garantire la sicurezza degli americani, anche contro il terrorismo islamista, Ron Paul ha ricordato le inefficienze delle agenzie nel prevenire i fatti dell'11 settembre, e concluso che non servono decine di agenzie federali di intelligence, quando il vero problema è la scarsa intelligenza di chi le guida.
Contrario a qualsiasi intervento dello Stato nel mercato, accusa la Banca Centrale di aver attuato una politica monetaria suicida, che sta portando il Paese alla bancarotta. Ripete continuamente che gli Stati Uniti devono finirla di vivere al di sopra delle proprie possibilità, mettere da parte ogni smania coloniale e restituire agli individui quelle libertà che il governo federale continua a ridurre e limitare.
Ron Paul, di tutti i candidati repubblicani, è l'unico ad essere contrario alla pena di morte, perché sul patibolo finiscono solo i poveri che non possono permettersi una buona difesa. Ed è l'unico che, anziché parlare di rafforzamento delle pene, propugna una generale depenalizzazione di tutti quei reati che si fondano essenzialmente su considerazioni morali. E' anche a favore della depenalizzazione delle droghe, e condanna senza appello ogni forma di proibizionismo.
Pur essendo uno dei candidati piu' anziani, è uno straordinario conoscitore di Internet. Preferisce il web ai media tradizionali, che definisce asserviti alle lobby e ormai poveri di menti libere, e difende Internet da ogni tentativo di controllo o censura.
Sui temi ambientali, cosi' come su quelli sociali, ritiene che la migliore soluzione per affrontare i problemi sia costituita da un mercato realmente libero e competitivo e dala difesa dei diritti di proprietà, e non crede nell'efficacia di eventuali politiche pubbliche di incentivi o disincentivi.
Avversario dell'uso dell'etanolo come forma energetica, si oppone a qualsiasi sussidio ai biocarburanti, perché al di fuori del mandato costituzionale di un Presidente, e perché li reputa, tra l'altro, inefficienti ed antieconomici.
In particolare, in materia ambientale, Ron Paul accusa il governo federale di ragionare al contrario, sussidiando le aziende che inquinano di piu', secondo il curioso principio, piu' inquini piu' di premio. Per Ron Paul, il miglior modo di proteggere l'ambiente, è proteggere la proprietà privata, perché chi vede danneggiata la propria proprietà dall'inquinamento del suolo, dell'aria o dell'acqua prodotto dal vicino, dovrebbe poter agire in giudizio contro il responsabile dell'attività inquinanente. Il governo federale, secondo Paul, deve garantire questo diritto d'azione civile, un diritto che ad oggi resta inattuato.
Per Ron Paul, chi inquina deve pagare i danni effettivi, che sono molto maggiori dei danni stimati nei mercati dei permessi CO2 in stile Kyoto, ma tutto questo deve avvenire nella logica del risarcimento dei danni, e non di meccanismi artificiosi il cui effettivo funzionamento continua a tutelare chi inquina piu' delle vittime dell'inquinamento.
Ron Paul è accreditato del 4-10% delle intenzioni di voto, ma un primato lo ha già battuto. E' il candidato che è riuscito a stabilire un nuovo record di finanziamenti raccolti in una sola giornata, con 6 milioni di dollari raccolti interamente su Internet.
Ron Paul è il candidato piu' fischiato e sbeffeggiato dei dibattiti televisivi, ma è anche quello piu' applaudito ed acclamato. Amato o odiato, non lascia nessuno indifferente. I network televisivi, dopo ogni dibattito, realizzano un televoto per chiedere ai telespettatori chi è stato piu' convincente. Vince sempre lui, talora con percentuali imbarazzanti per avversari come Giuliani, McCain, Huckabee e Romney, che pur continuano a godere di un chiaro vantaggio nelle intenzioni di voto.
Il sito della campagna presidenziale di Ron Paul: RonPaul2008.