Tramonto delle ideologie.
E’ veramente curioso che in parlamento non sia più rappresentato nessun partito “ideologico”.
O forse non è curioso ma inevitabile. Vediamo perché.
Un partito ideologico si rifà appunto ad una ideologia. Esso ha, diremmo oggi, un benchmark di riferimento, si confronta continuamente con una “missione”. Così i Partiti Comunisti, così Alleanza Nazionale o le altre destre.
PD e PdL, al contrario, non hanno dietro di loro particolari ideologie ma piuttosto delle convenienze, non hanno degli ideali di Società civile in cui vivere da proporre ai cittadini ma solamente stereotipi importati dalle varie componenti.
Ecco che allora l’operaio riesce a votare per la Lega (PdL) o l’uomo di confindustria per il PD.
L’operaio vede infatti la “convenienza”, anche per lui, che il reddito prodotto resti nella sua città mentre l’uomo di confindustria spera di condividere con le maestranze l’obiettivo di sopravvivenza delle aziende. In una partita come questa non c’è il minimo dubbio che a prevalere sia Berlusconi. Mentre il PD, infatti, “finge” di essere ancora un partito “ideologico” nel senso sopra detto (ma in effetti non può), il PdL incarna compiutamente e pubblicamente il partito delle convenienze.
Berlusconi non fa solamente i sondaggi dopo il voto ma soprattutto prima sulle aspettative: hai paura degli immigrati, la mia risposta è di mandarli a casa; hai paura di non trovare lavoro, la mia risposta è un milione di posti di lavoro; tremi per la pensione, di do il bonus; imprenditore soffri la globalizzazione, ritorniamo al protezionismo; c’è troppa magistratura, separiamo le carriere e proibiamo le intercettazioni.
Ma come siamo arrivati a questo punto?
Io non so se Berlusconi sia un genio oppure no, sicuramente ha un intuito formidabile. Lo ha avuto 30 anni fa quando con Mediaset ha deciso di entrare nella televisione. Questa, infatti, ha la capacità di modellare la Società, di modellare il pensiero, le aspirazioni, i sogni, i desideri delle persone.
In 30 anni gli sceneggiati televisivi si sono spostati da fonte di cultura proponendo in chiave teatrale opere fondamentali (Anna Karenina, Arsenico e vecchi merletti, Davide Copperfield, E le stelle stanno a guardare, Guerra e Pace, I fratelli Karamazov, Il conte di Montecristo, Il Mulino del Po’, Jeckil, La Cittadella, Le mie prigioni, I miserabili, E adesso pover’uomo, tutta la commedia di De Filippo, ecc…) con interpreti fantastici (Giorgio Albertazzi, Tino Buazzelli, Adriana Asti, Cesco Baseggio, Giulio Bosetti, Adolfo Celi,
Valeria Ciangottini - - Rossella Falk - Sergio Fantoni- Turi Ferro Fosco Giachetti - Massimmo Girotti - Gilberto Govi - Carla Gravina - Anna Maria Guarnieri - Aldo e Carlo Giuffré -
Carlo Hintermann Gabriele Lavia - Giulia Lazzarini - Alberto Lupo - Lea Massari Marina Malfatti - Anna Miserocchi - Rina Morelli - Valeria Moriconi - Gastone Moschin - Umberto Orsini - Corrado Pani- - Didi Perego - Anna Proclemer -
Ottavia Piccolo Salvo Randone
Enrico Maria Salerno Giancarlo Sbragia -
Mario Scaccia -
Tino Scotti - Maria Grazia Spina - Paolo Stoppa -
Gianrico Tedeschi Bianca Toccafondi -
Valeria Valeri - Romolo Valli - Raf ValloneLina Volonghi-
Gian Maria Volonté ....) alle “fiction” fatte in casa con “attori” ti po Raul Bova o Alessia Marcuzzi.
La conseguenza: perdita di cultura e delle “ideologie” di vita che inevitabilmente la cultura si porta dietro per passare a prodotti di facile consumo, di “intrattenimento” come si usa dire, abdicando, RAI compresa, alla funzione fondamentale di ogni mezzo di comunicazione.
E in tutto questo la RAI si è fatta trascinare (tranne fortunatamente RAI 3) e chi ha governato la RAI ci è caduto.
È come se non esistessero più l’Unità, la Nazione, il Corriere della Sera, la repubblica, la Stampa, l’Avanti, il Secolo XIX, ecc… ma solo Novella 2000 e Di Più.
La contemporanea estensione alle 24 ore dei palinsesti televisivi ha consentito l’introduzione di trasmissioni “sociali” e qui c’è stato il vero e proprio colpo di grazia.
Maurizio Costanzo prima e Maria De Filippi poi hanno imperversato, e imperversano ancora, con trasmissioni “sociali” dello stesso livello: il Costanzo Show ma soprattutto prodotti come “Uomini e Donne” e “C’è posta per te” e recentemente anche “Amici” hanno introdotto il nulla totale nella testa degli italiani, anche in questo caso disperatamente seguiti a ruota dall RAI (Italia sul due e Verissimo) in nome di una audience che trasla sulla TV l’ideale di falso “successo” instillato nelle famiglie. E, solo per pietà, non parliamo dei reality.
Come in famiglia hai successo se hai i soldi e non se la famiglia è unita, se i figli sono studiosi, se si coltiva l’educazione e l’onestà, così la TV ha successo, non se promuove l’informazione e la cultura, ma se ha audience.
Questo bombardamento mediatico orientato all’intrattenimento ha dunque avuto come conseguenze valori alternativi quali: bisogna essere ricchi, chiunque può avere successo basta essere belli, in famiglia dobbiamo lavorare tutti e fare straordinari fino a tarda sera perché tanto con i figli conta la qualità e non la quantità, … Chiunque sia in grado di assicurarmi questi obiettivi avrà il mio voto.
Ecco che allora le famiglie devono essere piccole perché altrimenti il reddito pro capite diminuisce e quindi niente vecchi (negli ospizi) e niente figli o, quei pochi, negli asili; ecco che il diverso è un nemico infatti devo mantenerlo, mi sottrae posti di lavoro, mette in crisi la mia tranquillità.
Tolleranza? Accoglienza? Etica? Solidarietà? Famiglia? Anziani? Cultura? Educazione?
Tutte parole vuote.
Ed ecco che in questo clima, creato con grande lungimiranza, il terreno è fertile per scendere in campo e promettere a ciascuno ciò di cui crede di avere bisogno secondo i parametri che la nuova TV ha imposto in 15-20 anni di attività. E in questo lavoro nessuno è più bravo di Berlusconi.
E la sinistra gli ha dato grandissima mano ad ogni occasione rinunciando anch’essa a VALORI veri al solo fine di cercare consenso. E allora ecco l’indulto, immigrazione senza limiti, tolleranza senza confini.
Ci vorrebbe almeno un’altra generazione per ripristinare una società in qualche modo valida ma ci vorrebbe una TV capace e questa, molto probabilmente, non la avremo più.