Sulla debacle della Sinistra Arcobaleno
La Sinistra Arcobaleno è stata spazzata via. Non posso esimermi dal dire, anche con tono che riconosco sia pedante ed arrogante: “ve l'avevo detto”. Ed infatti l'avevo detto a lorsignori della sinistra radikale prima, arcobalenata/arlecchina dopo, quando ancora (fino all'altro giorno) mantenevano quel piglio arrogante contro chi non la pensava come loro, dando agli altri gratuitamente e con facilità patenti di “imbecillità”, che con il loro andazzo sarebbero finiti molto male. Ora, sia chiaro, neanche io mi aspettavo il dato del 3,1%, che è stato sicuramente sorprendente per tutti, e che virtualmente significa per la sinistra radicale la perdita del 75% (tre quarti!) del suo elettorato tradizionale. Ora mi verrebbe da ripensare a quando Bertinotti contestato da un gruppo di ragazzi fuori da un'Università (“Bertinot in my name”, urlavano) li apostrofò come “buffoni”. Ora chi è il buffone, “caro” Fausto? Per quanto riguarda le ragioni della debacle, occorre fare chiarezza: nel modo più convinto ritengo che non abbiano influito affatto gli elementi esteriori simbolico-ideologici di chi fa le scenate nostalgico-identitarie in nome della falce e martello o di chi propone la riesumazione della salma di Lenin. Non è insomma (come tra l'altro ci aspettavamo tutti da copione) facendo quanto dicono Diliberto o Grassi, rifacendo il solito trito e ritrito partito comunista d'avanguardia leninista, duro e puro, nostalgico dell'Unione Sovietica e che ammicca a regimi militari e tirannelli di provincia con il mito delle parate e delle uniformi militari, che una siffatta sinistra avrebbe preso più voti... anzi, verosimilmente rispolverando tout-court la vecchia vulgata lavorista, il mito dell'officina e l'orgasmo per i carri armati avrebbe preso sì davvero numeri da prefisso telefonico. Tanto per fare un esempio, il modello a cui tendere non dovrebbe essere quello del KKE greco, bensì quello del Partito Socialista d'Olanda, che (per quanto non ne condivida alcuni significativi punti di politica estera) con il marxismo-leninismo ha rotto, che a posto di una falce e martello ha come simbolo un pomodoro, ma che in Parlamento è estremamente più coerentemente anticapitalista dei nostrani forchettoni, e che alle ultime elezioni arriva a prendere quasi il 17% dei voti. Ad influire sono state materialmente piuttosto le politiche messe in atto in questi due anni, attraverso le quali i “forchettoni rossi” (R.M. ® ) hanno convintamente sostenuto la continuazione delle guerre imperialiste (Afghanistan) con immancabili eccidi di civili inermi ed innocenti, finanziarie di lacrime e sangue, pacchetti sicurezza degni di Sarkozy e Lukashenko, misure di precarizzazione del lavoro. Fosse solo questo, in un partito, non si avrebbe più di tanto da eccepire: quello che lascia sgomenti oltre al merito delle politiche realizzate si trova nel metodo: queste politiche lorsignori le hanno potute realizzare loro (anziché lasciarle realizzare a qualcun altro) proprio grazie ai voti ottenuti in una campagna elettorale in cui promettevano l'esatto opposto. Io, davvero, devo dire che se fossi stato deputato o senatore mi sarei trovato il 90% delle volte a votare in modo opposto a quanto ha fatto la sinistra radicale. L'arroganza d'altri tempi (sì, sembra davvero il periodo di Tasca o Silone) attraverso cui sono state condotte le epurazioni di chi enunciava il sacrosanto diritto dei popoli a condurre la propria autodeterminazione anche con le armi contro gli occupanti, o di chi ha votato contro la guerra, ha portato anch'essa i suoi risultati. Le liste che facevano più op meno direttamente riferimento agli epurati hanno ottenuto l'1,3%. Chiaramente non dico che abbiano brillato, anzi, sono andate piuttosto male; ma non male abbastanza da non togliere quel potenziale bacino di voti che avrebbe consentito alla Sinistra Arcobaleno di eleggere una pattuglia di deputati. Come suol dirsi, chi è causa del suo mal pianga a se stesso... potevano pensarci prima. Infine: già eminenti esponenti dell'ordine democratico stanno in fermento. Dagli esponenti del PDL a quelli dell'UDC, fino al benemerito Cossiga, si levano rimpianti e dichiarazioni di pubblico dispiacere per il fatto che la Sinistra non ce l'abbia fatta. Questo perché (come essi stessi, sebbene con altre parole, ormai non nascondono tanto) la sconfitta della Sinistra (ex) parlamentare spazza violentemente via i “buoni sentimenti”, le coperture ideologiche ed i pacieri sociali, aprendo finalmente la strada a nuove e vere forme di anticapitalismo da parte di soggetti più radicali a cui forse nei prossimi mesi passerà il testimone del dissenso, finora detenuto a meri scopi strumentali dalla sinistra radicale. “Americanizzazione”? Ben venga, se questa parola significa meno Togliatti e più Nader.