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Discussione: Bla Bla Bla

  1. #1
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    Predefinito Bla Bla Bla

    Il risultato delle elezioni ormai lo conosciamo tutti; politici, politicanti, giornalisti e pennivendoli si stanno esercitando nell’analisi del voto, parlano dei flussi elettorali… e bla bla bla.
    la realtà è soltanto una: PRODI E VELTRONI HANNO CONSEGNATO L’ ITALIA A BERLUSCONI, BOSSI E LOMBARDO. Punto, non c’è altro da aggiungere !

  2. #2
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    Predefinito E ora opposizione dura

    14 aprile 2008, in Marco Travaglio
    E ora opposizione dura






    Commento delle ore 19, in base alle proiezioni sul campione di dati reali (ma non sul totale dei dati reali). Berlusconi torna al governo per la terza volta, con un’ampia maggioranza alla Camera e una buona maggioranza al Senato. Ha stravinto le elezioni, neutralizzando addirittura la minaccia Storace-Santanchè (che pure gli han levato più di 2 punti). In 14 anni ha cambiato, anzi sfigurato l’Italia a sua immagine e somiglianza: al punto da farle digerire addirittura la beatificazione di un mafioso sanguinario come Vittorio Mangano. Veltroni è stato sconfitto. Può consolarsi con qualche punticino in più della somma Ds-Margherita (peraltro rubato non al centrodestra, ma alla Sinistra Arcobaleno, a rischio estinzione): ma non giocava per partecipare, giocava per vincere. E ha perso. Scontenti e grillini ortodossi hanno rimpinguato le truppe astensioniste, salite di altri 3 punti. I veri vincitori sono i partiti che parlano chiaro e picchiano duro: Lega Nord e Italia dei Valori. Bossi e Di Pietro si sa da che parte stanno e cosa vogliono (guardacaso, le forze politiche più apertamente contrarie all’indulto Mastella-Previti).

    Lo stesso Cavaliere ha attaccato senza pudore i “comunisti”, mentre Uòlter ha balbettato e, quanto al suo avversario, non l’ha mai nominato (se non una volta, per sbaglio, chiedendo subito scusa). In tutto il mondo le campagne elettorali si fanno all’attacco. Anche nella tanto decantata America. Ottima l’idea veltroniana di partire soft, annunciando il programma e la “novità” del Pd ed evitando di avvitarsi nel gorgo delle dichiarazioni e delle smentite incorporate berlusconiane. Ma questo solo nella prima fase della campagna elettorale: nella seconda, occorreva attaccare. Invece la seconda fase non c’è stata. E anzi s’è provveduto a zittire Di Pietro che tentava di sopperire all’enorme deficit di parole chiare e nette su giustizia, conflitto d’interessi, televisioni. Berlusconi ha "demonizzato" il Pd raccontando balle, mentre il Pd ha rinunciato a "demonizzare" Berlusconi raccontando la verità. Almeno nessuno verrà più a raccontarci che la demonizzazione non paga, soprattutto quando ci si trova di fronte il demonio. Infatti il Pd non ha sfondato, non riuscendo a togliere dalla testa degli elettori l’ombra del “Veltrusconi”, cioè dell’inciucio in caso di pareggio, vivamente caldeggiato dal Vaticano e dai giornali confindustriali. E alla fine s’è ridotto pateticamente a protestare con l’Authority per il trattamento subìto dalle tv: lacrime di coccodrillo, bisognava pensarci prima, anziché cincischiare su antitrust e conflitto d’interessi.

    Anche Casini, rimasto a metà del guado, è arretrato e al Senato è ufficialmente estinto (a parte 3 senatori, uno dei quali sarà Totò Cuffaro, allegria!). Poi ci sono gli errori, tipo la sostituzione di Rita Borsellino con una grande esperta in fiaschi e in inciuci come Anna Finocchiaro senza passare per le primarie: risultato, l’ennesimo tracollo siciliano, col centrosinistra molto indietro rispetto ai voti raccolti due anni fa dalla sorella del giudice antimafia. Sconfitti anche i tromboni del Corrierone e del Riformista, i Sergiromano, i Panebianchi, i Gallidellaloggia, e, nel loro piccolo, i Polito e i Caldarola, quelli che suggerivano a Uòlter di "non demonizzare" il Cavaliere, cioè di non chiamarlo col suo nome, e anzi di mettersi d’accordo con lui per un bel “governo insieme”, o almeno per le “riforme insieme”, e ovviamente di scaricare Di Pietro (magari per imbarcare qualche salma craxiana). Senza Di Pietro, oggi, il Pd sarebbe alla catastrofe. Con Di Pietro, almeno, si spera in un’opposizione durissima al governo Berlusconi III prossimo venturo. Anzi, al nuovo regime
    http://www.voglioscendere.ilcannocchiale.it/

  3. #3
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    Citazione Originariamente Scritto da Neva Visualizza Messaggio
    14 aprile 2008, in Marco Travaglio
    E ora opposizione dura






    Commento delle ore 19, in base alle proiezioni sul campione di dati reali (ma non sul totale dei dati reali). Berlusconi torna al governo per la terza volta, con un’ampia maggioranza alla Camera e una buona maggioranza al Senato. Ha stravinto le elezioni, neutralizzando addirittura la minaccia Storace-Santanchè (che pure gli han levato più di 2 punti). In 14 anni ha cambiato, anzi sfigurato l’Italia a sua immagine e somiglianza: al punto da farle digerire addirittura la beatificazione di un mafioso sanguinario come Vittorio Mangano. Veltroni è stato sconfitto. Può consolarsi con qualche punticino in più della somma Ds-Margherita (peraltro rubato non al centrodestra, ma alla Sinistra Arcobaleno, a rischio estinzione): ma non giocava per partecipare, giocava per vincere. E ha perso. Scontenti e grillini ortodossi hanno rimpinguato le truppe astensioniste, salite di altri 3 punti. I veri vincitori sono i partiti che parlano chiaro e picchiano duro: Lega Nord e Italia dei Valori. Bossi e Di Pietro si sa da che parte stanno e cosa vogliono (guardacaso, le forze politiche più apertamente contrarie all’indulto Mastella-Previti).

    Lo stesso Cavaliere ha attaccato senza pudore i “comunisti”, mentre Uòlter ha balbettato e, quanto al suo avversario, non l’ha mai nominato (se non una volta, per sbaglio, chiedendo subito scusa). In tutto il mondo le campagne elettorali si fanno all’attacco. Anche nella tanto decantata America. Ottima l’idea veltroniana di partire soft, annunciando il programma e la “novità” del Pd ed evitando di avvitarsi nel gorgo delle dichiarazioni e delle smentite incorporate berlusconiane. Ma questo solo nella prima fase della campagna elettorale: nella seconda, occorreva attaccare. Invece la seconda fase non c’è stata. E anzi s’è provveduto a zittire Di Pietro che tentava di sopperire all’enorme deficit di parole chiare e nette su giustizia, conflitto d’interessi, televisioni. Berlusconi ha "demonizzato" il Pd raccontando balle, mentre il Pd ha rinunciato a "demonizzare" Berlusconi raccontando la verità. Almeno nessuno verrà più a raccontarci che la demonizzazione non paga, soprattutto quando ci si trova di fronte il demonio. Infatti il Pd non ha sfondato, non riuscendo a togliere dalla testa degli elettori l’ombra del “Veltrusconi”, cioè dell’inciucio in caso di pareggio, vivamente caldeggiato dal Vaticano e dai giornali confindustriali. E alla fine s’è ridotto pateticamente a protestare con l’Authority per il trattamento subìto dalle tv: lacrime di coccodrillo, bisognava pensarci prima, anziché cincischiare su antitrust e conflitto d’interessi.

    Anche Casini, rimasto a metà del guado, è arretrato e al Senato è ufficialmente estinto (a parte 3 senatori, uno dei quali sarà Totò Cuffaro, allegria!). Poi ci sono gli errori, tipo la sostituzione di Rita Borsellino con una grande esperta in fiaschi e in inciuci come Anna Finocchiaro senza passare per le primarie: risultato, l’ennesimo tracollo siciliano, col centrosinistra molto indietro rispetto ai voti raccolti due anni fa dalla sorella del giudice antimafia. Sconfitti anche i tromboni del Corrierone e del Riformista, i Sergiromano, i Panebianchi, i Gallidellaloggia, e, nel loro piccolo, i Polito e i Caldarola, quelli che suggerivano a Uòlter di "non demonizzare" il Cavaliere, cioè di non chiamarlo col suo nome, e anzi di mettersi d’accordo con lui per un bel “governo insieme”, o almeno per le “riforme insieme”, e ovviamente di scaricare Di Pietro (magari per imbarcare qualche salma craxiana). Senza Di Pietro, oggi, il Pd sarebbe alla catastrofe. Con Di Pietro, almeno, si spera in un’opposizione durissima al governo Berlusconi III prossimo venturo. Anzi, al nuovo regime
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  4. #4
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    Dal blog di Benny Calasanzio :
    "Solo venti ore fa, Tonino Russo, vicesegretario del Pd siciliano, all'uscita dei primi exit poll: "Non parleri di disfatta". Ha ragione. Disfatta non c'è stata; è andata molto peggio, dovrebbe parlare di annullamento totale. Sarebbe troppo facile giudicare, e non si preoccupino i leader, ci sarà tempo anche per quello. Adesso voglio parlare di un pò di numeri. Sterili, non interpretabili. Partendo da una richiesta che mezza Sicilia aveva fatto al Pd con lettere, appelli, petizioni: "candidate alla presidenza della Regione Rita Borsellino, stavolta possiamo farcela". Motivati da cosa? Rita Borsellino, sostenuta dalla società civile e snobbata in allegria dai partiti, lasciata da sola a condurre la campagna elettorale, nel 2006 aveva totalizzato il 41,6% dei consensi. Cuffaro il 53,1. Nel 2001 lo stesso Cuffaro aveva preso il 59% dei voti; il suo sfidante Orlando, un uomo di tutto rispetto, il 37. Questo è un dato. Anzi due. Aprile 2008: Anna Finocchiaro, sostenuta attivamente dai partiti della coalizione, totalizza il 30,7%, Lombardo il 63,8%. Questo è l'altro dato. Anzi gli altri due. Commentare? No, se lo aspettano tutti. C'è tempo. Altri numeri: Rita Borsellino (in queste elezioni) ha preso dappertutto più voti di Anna Finocchiaro, tranne a Modica, città natale della candidata. A Catania, sempre città di Anna, Lombardo ha preso il 72,3%. Commentiamo? No! Sonia Alfano, lottatrice, voto 8. Non è andata bene, ma lavorando in queste condizioni, praticamente solo con il web, senza "appoggi" esterni, il 2,4% è un mezzo miracolo. Un segnale che non si può ignorare e dai cui dobbiamo ripartire. Da giornalista avrei tante domande da fare a quei dirigenti di partito che non hanno ascoltato, che hanno deciso, che hanno imposto senza mediazione. Assieme alle risposte vorrei, come siciliano e non come cronista, che ammettessero di aver fatto una cazzata enorme e catastrofica, vorrei che ci dessero spiegazioni sui numeri, sui sondaggi e sulla percezione che li ha portati ad imporre il nome di Anna Finocchiaro senza "se" e senza "ma". Una donna per bene, per carità ma che i siciliani non conoscevano e non volevano, che addirittura parte del centrosinistra non voleva. Vorrei sapere cosa ne pensano del progetto di Cracolici & C. di far fuori la Borsellino ad ogni costo, pur di beccarsi il doppiaggio più il 5% da Lombardo. Vorrei sapere perchè quel 41,6% di Rita e del suo popolo, e quel 30,7% di Anna e del suo partito. Qualcuno deve rispondere a queste domande, i dirigenti del Pd hanno il dovere di dare spiegazioni su quel 11% perso per strada. Dovrebbero dimettersi, ammettere che le loro scelte sono state pura follia, e lasciare spazio ad altra gente, ad altri giovani. Francantonio Genovese, Tonino Russo, degli Ufo che giocavano alla Fantapolitica. Spero che le forze sane del Pd, i giovani della Generazione Democratica comincino a pretendere, dopo essere stati compagni d'avventura leali ai leader, in cui hanno, credo sinceramente, sperato. Ciò che non si può commentare è il 63,8% di Lombardo. Lasciando stare l'ottimo lavoro del Pd per questo risultato, è incomprensibile un simile dato. La maggior parte dei siciliani ha scelto continuità, nel puro stile "made in Sicily" che dobbiamo almeno ammettere: niente fatica, meglio favori, niente diritti, più semplici le concessioni. Vergognarmi di essere siciliano? No, è chi ha scelto Lombardo che deve farsi un'esame di coscienza. Io stavo con Sonia, e abbiamo perso. Ma chi sosteneva Lombardo ha vinto? O ha vinto quella criminalità organizzata, Cosa Nostra, che farà fortuna con le infrastrutture, con il ponte. Che c'entra la mafia? Fidatevi voi degli appalti che darà Lombardo, uno che intascava tangenti. Certo, assieme ad Andò, amico di Anna.""
    http://www.bennycalasanzio.blogspot.com/

 

 

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