



Dunque, chiameremo "io", da un lato l'insieme dei fattori che procedono dal risultato delle impressioni che giungono a noi dall'esterno, ossia dall'ambiente in senso generico (tra questi tiro in ballo la cultura della comunità di appartenenza, l'educazione ricevuta, ecc.) e dall'altro, l'insieme di quei fattori che risultano dallo specifico funzionamento dell'organismo umano, determinato ereditariamente?
Segni particolari: "macchina da espansione razziale euro-siberiana" (Giò91)
Tra l'altro, i principi che riguardano la conservazione della materia e la conservazione dell'energia non sono altro che leggi fisiche del tutto relative a determinati stati della manifestazione, applicabili solamente a ciò che i fisici chiamano "sistemi chiusi", una cosa che in realtà non esiste dato che non è possibile immaginare in natura un insieme che sia completamente isolato da tutto il resto, senza comunicazione o continuità con ciò che vi è all'"esterno"
Ultima modifica di donerdarko; 17-05-10 alle 02:01
Segni particolari: "macchina da espansione razziale euro-siberiana" (Giò91)


Perchè due è diverso da uno, per definizione. Ma penso perchè due fenomeni con attributi distinti possano essere ricondotti a un unico "essere".
Io trovo che il probelema vada più alla radice. Ha senso parlare di essere in se e per se, trascendendo gli attributi? Qualcosa può essere gialla, lunga, a pois, o invereconda, ma ha un qualche significato dire che è e basta?


Ieri ho formulato male la domanda perchè ero stanco morto... In realtà la domanda completa è: Perchè secondo te due esseri dalle caratteristiche distinte non possono essere UNO considerato che a noi appare il mutare di UNo? Cioè a noi appare UNA palla che passa dal punto B al punto C, non due o più...


Chi può dimostrare che due è diverso da uno? Non è questa una constatazione che discende dalla nostra particolare condizione umana, limitata e del tutto contingente?
Una cosa "é" nel momento in cui si manifesta, in un certo senso l'essere è il principio metafisico della manifestazione, come quando si accende una lampadina e la luce fa comparire una moltitudine di oggetti presenti nella stanza... La luce è autoevidentee potremmo paragonarla all'"essere", senza la quale non si da alcuna manifestazione "particolare".. Tra i due esiste un rapporto di necessità.
Però non considero l'essere come il Tutto metafisico; l'essere contiene in sè solo le potenzialità di manifestazione e necessariamente è limitato dal non-essere (che il principio della non-manifestazione o delle possibilità di manifestazione non ancora realizzate). A questo punto ci si può chiedere: l'essere e il non-essere sussistono come realtà separate (la dualità) o esiste un principio comune in cui entrambe le polarità si annullano? Perchè vi sia la "luce" è altresì necessario che esista una "lampada" da cui questa "Luce" viene "irradiata"..
Ultima modifica di donerdarko; 17-05-10 alle 12:50

