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Discussione: Rivolta nei bar

  1. #1
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    Predefinito Rivolta nei bar

    Stamattina ho ascoltato un pò di conversazione del popolo pecora che passa nei bar della provincia di Varese. Ebbene:rabbia pesante contro Berlsuconi che annuncia un autunno di dolori e rabbia contro la Lega che accetta come priorità il ponte di Messina e lascia annacquare il federalismo fiscale.
    E' bastato soffiare un pò sul fuoco e spiegare dei ministeri a Rosy Mauro e della probabilità che un leghista al ministero dell'Interno potrebbe finire per manganellare gli operai per scatenare la rabbia degli avventori e farli sentire già pentiti e traditi. Ci aspetta un periodo di grandi soddisfazioni. Ognuno nel suo piccolo soffi sul fuoco.Contro la dittatura dei guappi verdi,Lombardia Libera.

  2. #2
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  3. #3
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    Stamattina mi hanno passato Tempi...

    Sembra che la badante levantina sia la principale protagonista dell'abbandono dell'indipendentismo, la donna che abbia portato i legaioli su posizioni filo-kosoavare-albaniche, filo-sion, filo-compagniadelleopere...



    Non era meglio Rosy Bindi Bondi che almeno ha tracce etrusche nel DNA.

  4. #4
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    Sembra che Sion-Lerner lo abbia rimproverato e lui abbia preso molta paura.

    Pare che passera' una settimana da Pacifici per la rieducazione.

  5. #5
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    Lerner è molto meglio di Falsini.

  6. #6
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    Citazione Originariamente Scritto da giangaleazzo Visualizza Messaggio
    Sembra che Sion-Lerner lo abbia rimproverato e lui abbia preso molta paura.
    Sì ieri sera su la 7 a "l'infedele".. Aveva la faccia da cagnolino bastonato

  7. #7
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    da TEMPI (all a IlGiornale e settimanale in quota CL)

    15 Aprile 2008 L’angelo della Lega

    Chi è Rosi Mauro, la “terrona” che ha salvato i lumbard dal baratro dell’estrema destra (e dell’insignificanza) e li ha portati al trionfo

    di Mauro Bottarelli
    approfondimentiIl doppio quasi dei consensi rispetto al 2006 a livello nazionale, il ritorno alla doppia cifra a Milano dopo dieci anni e una marcia trionfale in Veneto, dove ha ottenuto più del 25 per cento dei voti (a Verona e Vicenza è il primo partito, ampiamente sopra il 30 per cento). Le elezioni consacrano il boom della Lega Nord: a livello nazionale ha conquistato l’8,3 per cento delle preferenze alla Camera e l’8,1 al Senato contro il 4,6 e il 4,5 del 2006. Ma il cuore della Lega batte più forte, come sempre, in Lombardia e Veneto, dove un elettore su quattro ha scelto il partito di Umberto Bossi. Un dato clamoroso se paragonato al risultato assai meno lusinghiero uscito dalle urne due anni fa, quando in Lombardia la Lega raccolse alla Camera solo l’11,7 per cento e al Senato l’11,1 (oggi il 20,7), mentre in Veneto si fermò all’11,6 a Montecitorio e all’11,1 a Palazzo Madama.
    Ma dietro questo risultato insperato ancora sei mesi fa non ci sono solo una campagna molto aggressiva in tema di sicurezza e immigrazione o un’emergenza Malpensa cavalcata con maestria pre-elettorale, ma anche e soprattutto la mano ferma e la capacità di sintetizzare le diverse anime del Carroccio della “badante”, al secolo Rosi Mauro, candidata da Umberto Bossi in persona a nuovo ministro del Lavoro. Il perché dell’appellativo “badante” è presto detto. Dal marzo 2004, quando il leader della Lega Nord fu colto da ictus, Rosi Mauro ha affiancato in tutto e per tutto Manuela Marrone, moglie del Senatùr: quest’ultima badava a lui nell’ambito intimo e familiare, l’altra non lo perdeva di vista un secondo durante qualsiasi impegno pubblico, dalla conferenza stampa al comizio al semplice trasferimento da casa alla sede milanese del partito in via Bellerio. Un angelo custode, insomma, che ha fatto sì che il leader non perdesse il controllo del partito ma soprattutto che i colonnelli (soprattutto Roberto Maroni e Roberto Calderoli) non rendessero “pubblica” la voglia di successione e la logica delle correnti, in particolar modo quelle bresciana e bergamasca contro la varesina.


    Se la Lega non si è trasformata in un litigioso contenitore di identità bensì in un’oliata macchina da guerra è solo merito suo, della donna nata a San Pietro Vernotico, provincia di Brindisi, il 21 luglio 1962. Sì, proprio una “terrona” ha salvato il partito padano da una morte per patricidio. Sindacalista nata, nel 1986 Rosi Mauro entra nella segreteria provinciale della confederazione dei metalmeccanici della Uil, la Uilm, occupandosi di piccole e medie imprese e di pari opportunità. Poi la direzione nazionale. Nel 1990 inizia a occuparsi del Sindacato autonomista lombardo, diventandone segretario organizzativo, la stessa carica che nel 1993 assumerà all’interno del Sin.Pa., il Sindacato padano, confederazione dei sindacati autonomisti del Nord. Eletta consigliere regionale nel listino del presidente Formigoni nel 2005, oggi Rosi ha un seggio in Senato. Ed è in lizza per l’incarico ministeriale che fu di Roberto Maroni, indicato dal borsino lumbard come prossimo ministro degli Interni.
    Ma chi è davvero la badante? Non è certo una parvenu del Carroccio, assurta al ruolo di copilota grazie alla malattia del Senatùr. Negli anni ruggenti della Lega, i Novanta, lavorò silenziosamente sul leader evitando derive estremiste di destra. Di Rosi Mauro, infatti, Bossi si è sempre fidato ciecamente, e per un motivo semplice: non ha mai avuto paura di lui, lo ha sempre affrontato su un piano paritetico e soprattutto ha saputo dirgli parecchi “no”, dote rara tra i colonnelli padani. Dal 1996 in poi, è stata lei il barometro interno degli scivoloni neofascisti del movimento di Bossi, un partito che, a livello di Parlamento europeo, saltella con troppo facilità dal gruppo liberale Eldr (lasciato nel 1997 per evitare l’onta dell’espulsione per xenofobia) a quello dei partiti autonomisti Ale, che unisce baschi, euroscettici danesi, liberali scandinavi e il Partito sardo d’azione. E che nel giugno del 1997 garantisce per la democraticità della Lega Nord e fa invitare Bossi a Bruxelles. Nell’ottobre dello stesso anno, però, il leader del Carroccio cede alle sirene dell’antimondialismo di estrema destra rappresentate da Mario Borghezio, e un nutrito gruppo di quadri e militanti leghisti invita il leader ultranazionalista russo Zirinovsky e l’estrema destra ceca all’inaugurazione del cosiddetto Parlamento padano. I partiti autonomisti presenti (il Pnv basco e i tirolesi di Eva Klotz) protestano vibratamente per la presenza di Zirinovksy. Bossi, abile affabulatore, ribatte che Zirinovksy l’avevano già invitato tutti i parlamentari del mondo, dall’estrema sinistra all’estrema destra. Non era così: la Lega si stava pericolosamente spostando all’estrema destra (in quel periodo i redattori del quotidiano La Padania regalarono al Senatùr per il suo compleanno le edizioni complete della Ar di Franco Freda, ex terrorista nero tramutatosi in editore antimondialista). Ma per sua fortuna Rosi aveva capito il potenziale devastante di questa deriva.


    Il primo intervento a gamba tesa sui borgheziani risale al marzo del 1998, in occasione del congresso della Lega a Milano. Erano state invitate delegazioni dell’Fpö austriaco di Jörg Haider e del Vlaams Blok fiammingo: immediatamente i partiti indipendentisti dell’Ale decisero di lasciare la platea agli sgraditi ospiti oltre che al Partito sardo d’Azione, a Sardinia Natzione, ai sudtirolesi e alla Ligue Savoisenne. Gli occhi del mondo (ma soprattutto di Digos e Servizi) cominciarono a puntare dritto sulla Lega Nord, già “attenzionata” come si dice in gergo poliziesco per la Guardia nazionale padana e i Volontari verdi. Fu proprio Rosi Mauro ad animare il boicottaggio interno contro la delegazione belga. Un boicottaggio che arrivò (sempre con lo zampino della Mauro) fino alle colonne della Padania, dove andò in scena un vero e proprio ammutinamento con il beneplacito di Gianluca Marchi, all’epoca direttore e grande amico della badante: il nome del delegato del Vlaams Blok fu cancellato dal programma della giornata congressuale sul giornale con un atto di “pirateria” da parte di alcuni redattori. L’oratore giunto da Anversa tenne comunque il suo intervento, ma fu coperto da fischi e insulti in un clima da quasi guerra civile tra contestatori federalisti e militanti di destra interni al Carroccio.

    Milosevic in fondo al barile

    Una costante che esploderà in tutta la sua chiarezza durante il famoso raduno per la nascita dell’esercito padano, disdetto in fretta e furia su pressione chiara di ministero degli Interni e servizi segreti (la manchette dell’appuntamento sparì nottetempo dalla testata della Padania), e soprattutto in occasione della guerra in Kosovo, quando Bossi scelse di tifare per Slobodan Milosevic scontentando l’ala indipendentista, che ammirava i kosovari come i baschi e gli scozzesi. E i padani. Anche in quel caso la Mauro cercò, in privato, di riportare il leader a più miti consigli. Ma quella volta non ci fu nulla da fare, e i risultati si videro l’anno dopo, quando alle elezioni politiche del 2001 la Lega precipitò al 3,9 per cento dei consensi. La badante lo aveva detto: meno Milosevic, meno lotta al mondialismo e alla massoneria globale, più federalismo fiscale, gabbie salariali, ritorno della scala mobile e contrattazione aziendale. Oggi la sua rivincita passa dal grande risultato della Lega Nord e, probabilmente, anche da un ministero. Meritato.


  8. #8
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    Finalmente cominciano a scrivere la verità.La nuova Lega è a favore del mondialismo e della massoneria.

  9. #9
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    chi l'avrebbe detto che era lei la fine stratega della "riconversione" al mondialismo..........?



  10. #10
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    "meno lotta al mondialismo e alla massoneria globale"

    Questa è grossa. Ora i giochi sono scoperti anche agli occhi dei piu tonti.

 

 
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