La scuola austriaca, conosciuta anche come la scuola di Vienna o la scuola psicologica, è una scuola di pensiero economico eterodossa che proclama una stretta aderenza all'individualismo metodologico. Di conseguenza la scuola austriaca sostiene che l'unica teoria economica valida debba derivare logicamente dai principi basilari dell'azione umana. Oltre al suo approccio formale alla teoria, spesso chiamato prasseologia, la scuola ha sempre predicato un approccio interpretativo alla storia. Il metodo prasseologico permette di derivare le leggi dell'economia valide per ogni azione umana, mentre l'approccio interpretativo si occupa di singoli eventi storici.
L'approccio della scuola austriaca è razionalista (pur annoverando due anime, una kantiana e l'altra aristotelica) e si distingue sia dall'approccio platonico/positivista della moderna economia di scuola neoclassica ora dominante, sia dallo storicismo della scuola storica tedesca e degli istituzionalisti americani. Sebbene il metodo prasseologico sia assai diverso da quello attualmente usato dalla maggior parte degli economisti, esso è essenzialmente identico all'approccio tradizionalmente tenuto dagli economisti classici di scuola britannica, dai primi economisti continentali e dai tardo-scolastici. La metodologia austriaca è una netta contrapposizione alla scuola classica del pensiero economico, che si è sviluppata a partire dal XV secolo fino all'era moderna e che ha annoverato tra i propri sostenitori economisti del calibro di David Hume, Adam Smith, David Ricardo, Nassau Senior, John Elliott Cairnes; mentre raccoglie il lascito di grandi autori come, ad esempio, Richard Cantillon, Anne Robert Jacques Turgot, Jean-Baptiste Say e Frédéric Bastiat.
Il filone principale della scuola austriaca include Carl Menger, Eugen von Böhm-Bawerk, Ludwig von Mises, Friedrich Hayek, Murray N. Rothbard, Ludwig Lachmann, Israel Kirzner, e in misura periferica Benjamin Anderson, Friedrich von Wieser, Gottfried Haberler, Fritz Machlup. L'elite contemporanea degli austriaci include: Walter Block, Peter Boettke, Thomas DiLorenzo, Roger Garrison, Hans-Hermann Hoppe, Jesus Huerta de Soto, Jörg Guido Hülsmann, Don Lavoie, Ralph Raico, George Reisman, Joseph Salerno.
Sebbene le sue tesi siano controverse e si chiamino in qualche modo fuori dal filone principale della teoria neoclassica (così come sono opposte a molte delle idee di J.M. Keynes), la scuola austriaca ha avuto una certa influenza, a causa della sua enfasi sulla fase creativa (ossia l'elemento 'tempo') della produttività economica e del suo interrogarsi sulle basi della teoria del comportamento connessa con l'economia neoclassica.
I teorici della scuola austriaca raccomandavano piccoli governi, una forte protezione della proprietà privata e il supporto in generale dell'individualismo. Per questo motivo sono spesso citati a sostegno da gruppi liberisti "laissez-faire", libertari e oggettivisti, sebbene economisti di scuola austriaca come Ludwig von Mises insistono sul fatto che la prasseologia deve prescindere dai valori: non rispondere cioè all'ipotetica domanda "è giusto adottare questa politica economica?", ma piuttosto alla domanda "se questa politica fosse realizzata, avrebbe gli effetti desiderati?"
Gli economisti classici misero a fuoco la teoria del valore. Nel XIX secolo l'attenzione si focalizzò sul concetto di valore e costo "marginale". La Scuola austriaca fu una delle tre scuole di pensiero economico che furono la base della rivoluzione marginalista degli anni '70 di quel secolo, e diede il maggior contributo all'innovatico approccio soggettivista all'economia. Il libro del 1871 di Carl Menger, Principles of Economics, fu un catalizzatore per questa evoluzione; mentre il marginalismo divenne sempre più influente, incominciò a crearsi intorno a Menger una scuola di pensiero, chiamata Scuola psicologica, Scuola di Vienna, o, come è maggiormente consociuta, Scuola austriaca, scuola di pensiero che ebbe un ruolo importante nel successivo sviluppo delle teorie economiche.
La scuola nacque a Vienna, anche se c'è da sottolineare come gli ultimi aderenti, come Murray N. Rothbard, abbiano tratto molti spunti dalla Scuola di Salamanca del XV secolo, che aveva sede nell'Università di Salamanca, e dai fisiocrati francesi del XVIII secolo.
Menger subì molto l'influenza degli economisti Eugen von Böhm-Bawerk e Friedrich von Wieser. Gli economisti austriaci si distanziarono profondamente dagli economisti neoclassici per via del contrasto in merito al calcolo economico, contrasto nato per le posizione di importanti economisti austriaci, come Ludwig von Mises e Friedrich von Hayek, i quali sostenettero l'impossibilità di calcolo economico in mancanza di prezzo monetario e proprietà privata.
Gli economisti austriaci furono i primi a criticare apertamente e molto duramente le teorie marxiste e la dottrina hegeliana. Il primo libro fondamentale della Scuola austriaca, ovvero Principles of Economics di Carl Menger, venne scritto contemporaneamente al summa del pensiero di Karl Marx, Il Capitale, mentre il secondo e il terzo capitolo del manifesto di Marx vennero pubblicati rispettivamente dieci e venti anni dopo l'opera di Menger. Lo stesso Böhm-Bawerk scrisse negli anni '80 e '90 del XIX secolo diverse critiche molto approfondite nei confronti del marxismo.
Una svolta all'interno della Scuola austriaca avvenne dopo l'avvento al potere in Germania di Adolf Hitler. Data l'impossibilità di convivenza con il terzo reich, molti economisti austriaci furono costretti a scappare dall'Austria, paese che fu fino a quel momento il fulcro di tutta la scuola. La maggior parte degli economisti, tra cui Ludwig von Mises, si stabilirono negli Stati Uniti.
Gli economisti austriaci si divisero in due trend: uno, rappresentato certamente da Friedrich von Hayek, univa la diffidenza nei confronti dei concetti neoclassici al largo utilizzo dei metodi della stessa scuola neoclassica; l'altro trend, rappresentato dal Ludwig von Mises Institute, ricerca un nuovo formalismo da applicare all'economia.
Alan Greenspan, presidente della Federal Reserve per 18 anni, in merito alla Scuola austriaca nel 2000 disse:
« La Scuola austriaca grazie ai suoi economisti è arrivata molto lontana, e, a mio giudizio, ha cambiato irreversibilmente la visione dell'economia di molti economisti di questo paese.[1] »
I contributi maggiori della Scuola austriaca in economia sono:
- La teoria della nascita e distribuzione dei prezzi.
- L'enfasi sulla natura conveniente di ogni scelta.
- Il rigetto dei fondamentali metodi matematici in economia. Questa teoria creò molto contrasto con i neoclassici.
- La critica di Eugen von Böhm-Bawerk nei confronti dela Teoria marxiana del valore.
- La teoria del capitale di Eugen von Böhm-Bawerk, denominata anche Roundaboutness.
- La dimostrazione di Eugen von Böhm-Bawerk della legge dell'utilità marginale.
- L'enfasi sull'opportunity cost e la riconsiderazione dell'offerta come causa indipendente del valore.
- La teoria elaborata da Hayek e von Mises sul ciclo economico, denominata anche ciclo economico austriaco, la quale metteva in evidenza l'esplosione del credito fasulla dovuta alla politica monetaria e al ribasso degli interessi[2].
- Il concetto hayekiano di equilibrio intertemporale.
- La visione di Hayek e von Mises del prezzo come indice di scarsità.
- La teoria delle preferenze temporali.
- Il dibattito nato intorno alla teoria austriaca dell'impossibilità di calcolo economico in regime di socialismo.
http://it.wikipedia.org/wiki/Scuola_Austriaca




