La legge c'è. Nessun vuoto, nessuna carenza giuridica che consenta ai cittadini comunitari «pericolosi» di restare in Italia. Il decreto sulla sicurezza emanato dopo l'assassinio di Giovanna Reggiani e diventato operativo il 2 novembre 2007 è stato sostituito dopo essere decaduto ma senza che i suoi effetti cessassero.
E i contenuti basilari di quest'ultimo sono stati recepiti da un altro provvedimento attualmente in vigore. In questi cinque mesi e mezzo nella Capitale sono stati fermati ed espulsi (nel senso letterale del termine) 280 «stranieri Ue», quasi tutti di origine romena.
Vediamo che cosa è successo. Dopo l'omicidio avvenuto a Roma il 30 ottobre dell'anno scorso il governo Prodi corre ai ripari ed emana un decreto che tre giorni più tardi diventa attivo. Prevede che anche i cittadini appartenenti alla comunità europea (come i romeni, in cima alla triste hit parade del micro-crimine), possano venire espulsi dal territorio nazionale per gravi motivi di sicurezza. In altre parole, se rappresentano un pericolo per la società. Il provvedimento, però, si rivela un pasticcio. L'intenzione era buona: introdurre nel testo anche la norma anti-omofobia. Il risultato è pessimo: l'intera abrogazione della legge Mancino, che disciplina i reati di discriminazione razziale, etnica e religiosa. La polemica esplode puntuale. E furibonda. Il testo è da rifare.
L'errore viene corretto. Il 28 dicembre il consiglio dei ministri approva il secondo decreto, pubblicato sulla gazzetta ufficiale il 2 gennaio 2008. I suoi effetti, come accade sempre per un dl, durano 60 giorni. Poi deve essere convertito in legge. Ma non avviene, perché nel frattempo Mastella e Dini fanno cadere l'esecutivo al Senato. E in Parlamento l'attività legislativa ordinaria viene sospesa. Il 28 febbraio, tuttavia, Palazzo Chigi emana un decreto legislativo (numero 32) che entra in vigore il primo marzo e «recepisce» il contenuto del dl precedente per quanto riguarda le espulsioni.
Il problema, dunque, non è normativo. Nel Belpaese, casomai, le leggi sono troppe. Il fatto è che spesso non sono applicate e non sono efficaci. Nel caso specifico, la cronaca nera purtroppo dimostra che 56 espulsioni al mese a Roma non sono sufficienti (senza calcolare i rientri abusivi). E che la sicurezza la si ottiene con i controlli, la lotta al degrado urbano e la prevenzione. Tutte cose che una legge, da sola, non può garantire.
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