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  1. #1
    non abbiamo paura delle rovine
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    XXI Aprile - Riaffermiamo la fedeltà a Roma Eterna



    FEDELI A ROMA, ALL’IMPERO ALLA GERARCHIA, ALLA VIRTù

    Nel riaffermare la nostra adesione ai principi che caratterizzano l’universalità di Roma, in occasione della sua fondazione, non possiamo esimerci dal sottolineare l’estraneità verso qualsiasi sentimento retorico. Ogni nostro riferimento a Roma, alla civiltà romana, allo stile e all’etica che hanno contraddistinto l’uomo romano, è privo totalmente di nostalgia. Per noi la nostalgia, il riferirsi alle vestigia dell’Aeternitas Romae, è un sentimento “incapacitante” che non porta a nulla e che, nella migliore delle ipotesi, rappresenta uno sbandamento dell’anima. Esso conduce all’inerzia e all’archeologia.
    In questo 21 aprile, Raido contro ogni ideologia riafferma la sua fedeltà al mondo della Tradizione e a Roma. Siamo coscienti del fatto che oggi Roma è diventata solo una informe megalopoli, che affoga nei liquami della società moderna, un triste teatrino di ruderi di ciò che fu la capitale di un antico impero, ma questo scenario non ci spaventa.
    Per l’uomo della Tradizione Roma è stata, è e rimarrà il preciso punto focale della visione sacra, che non può confondersi con i volgari sedimenti che sopra di essa sono stati depositati. Fino a quando Roma – omphalos mundi – non ritornerà ad essere il collegamento tra le forze di luce del cielo e quelle della terra, il mondo non vedrà il riscatto dell’uomo, ma solo sciagure e ingiustizie, frutto del continuo allontanarsi dal Sacro.
    Roma è il simbolo, è il cardine, fisso ed eterno, lontano dal quale vi sono solo le tenebre della civilizzazione, il disorientamento e la barbarie. È solo attraverso questo simbolo, da vivificare quotidianamente nella propria esistenza, che il militante della Tradizione potrà recuperare equilibrio e stabilità. Al tempo stesso, per mezzo dei valori incarnati dall’uomo romano – il Vir – il giovane combattente dello Spirito “buca” i secoli e riafferma con la propria esistenza e quella della sua comunità la volontà di riconvertire alla normalità questa civilizzazione moderna giunta al suo massimo grado di decadenza. Il mondo attuale può e sarà sostituito da una civiltà Tradizionale. Se sapremo resistere alla marea montante, rimanendo fedeli con coraggio, sacrificio, a volte con dolore, ma sempre con gioia, all’eredità dei nostri padri, all’esempio di Roma e ad i suoi Valori. Questi valori, risiedono nel binomio Vis et Amor, forza ed amore, elementi essenziali, dotati di una potenza irriducibile a qualsiasi mistificazione moderna. Per questo motivo riteniamo che una rinascita visibile della eternità di Roma dipenda esclusivamente dalla capacità di far rivivere in noi stessi, il mistero della nascita di Roma, una nascita e una grandezza che si può inquadrare in ambito storico e geografico, ma che si pone per la sua profondità ben aldilà di essi, collocandosi per la sua peculiarità sia in via metastorica, che mitica.
    Il Mito è sempre presente in ogni istante della nostra vita, perché si pone al di sopra della storia e sta a noi farlo rivivere in ogni momento della giornata. È nostro compito dunque, farlo riemergere dai nostri cuori con impeto in ogni nostro atto, per l’affermazione della Tradizione contro la falsità della realtà che ci circonda. È proprio il destino ineluttabile di Roma, di quella forza che fa vincere in sé la battaglia interiore: lo scontro tra le forze opposte che vede da una parte la luce vivificante e dall’altra la mortifera tenebra.
    Anche per questo 21 aprile non intendiamo abdicare dinanzi ai tentativi di stritolamento della moderna società dei consumi e rimaniamo indifferenti alle lusinghe di un mondo totalmente falso, fin dalle sue fondamenta. Sappiamo bene, che dinanzi ai militanti della Tradizione il potere mondialista abbassa la maschera per mostrare il suo vero volto, osceno e criminale, poiché non tollera la resistenza delle comunità tradizionali.
    Il militante della Tradizione, riconosce in Roma e nello stile romano, la propria aspirazione più profonda e originaria. A volte si può sentire a disagio ma mai spaventato, vinto o addirittura “convertito”, nonostante qualcuno con le sue lusinghe lo voglia far credere di poter diventare ricco e considerato. Può capitare che qualcuno in questa parte ci si identifichi e si creda realizzato nel lavoro, nella società avendo a disposizione soldi, macchine e ogni altra comodità. Per noi questi sono e restano strumenti, niente altro. Questa società non ci rappresenta, è solo una oscura diatriba tra mercanti e plebei.
    È per tutto questo, che rimaniamo fedeli all’Universalità di Roma. Siamo coscienti che se la degenerazione dell’uomo occidentale è iniziata con il venir meno della centralità dell’idea di Roma, solo il restaurarsi della Tradizione romana consentirà il rifiorire della civiltà. Perché là dove c’è Roma c’è l’Impero, l’Ordine, la Gerarchia, la Virtù ed il Rito, e lì vogliamo essere anche noi. Noi con i nostri cuori ardenti che portano in se quell’Orma, donata dall’Amore che ha fatto germogliare quel Ramo dall’albero della Tradizione primordiale chiamato Roma.

    estratto da:
    Raido - Contributi per il Fronte della Tradizione n.19
    Equinozio di Primavera 2000

  2. #2
    non abbiamo paura delle rovine
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    INNO A ROMA

    O regina bellissima del mondo che fu tuo,
    o Roma, accolta fra le celesti sedi.
    Ascoltaci, o madre degli uomini e degli Dei;
    per mezzo dei templi tuoi, non siamo lontani dal cielo.
    Te noi cantiamo e sempre canteremo, finché i destini lo consentiranno.
    Nessuno che riesca a sopravvivere può dimenticarti.
    Scellerati oblii oscureranno il sole,
    prima che il nostro cuore abbandoni l’onore che ti dobbiamo.
    Dovunque si estendono i raggi del sole,
    ovunque circondati dall’Oceano che scorre, tu offri doni.
    E perfino Febo, che circonda tutto, sorge e tramonta per te,
    ricovera nei tuoi domini i suoi cavalli, che si levano lì dove tu dòmini.
    La Libia dalle torbide sabbie non ti fermò,
    l’Orsa armata del suo gelo non ti respinse:
    in qualunque direzione la natura che dà vita s’estese,
    di altrettanto spazio il tuo valore percorse la terra.
    A genti diverse hai dato una unica patria:
    a chi non aveva una sua legge giovò essere sottomessi al dominio tuo.
    E con l’offerta fatta ai vinti di partecipare delle tue leggi,
    rendesti città ciò che prima era mondo.
    Noi riconosciamo Marte e Venere fondatori della stirpe,
    l’uno padre dei discendenti di Romolo, l’altra madre.
    La clemenza del vincitore addolcisce le forze delle armi:
    l’uno e l’altro nome s’addice ai tuoi costumi.
    Di qui viene vantaggio della guerra e la dolcezza del perdono.
    Tu soggioghi quelli che temesti, ami quelli che soggiogasti.
    Onoriamo la scopritrice dell’ulivo, lo scopritore del vino
    e il giovane che per primo con l’aratro solcò la terra.
    Per l’arte di Peone la medicina meritò altari,
    e per le sue alte gesta Alcide salì agli dèi.
    Tu pure, Roma, hai avvinto col trionfo della legge, tutto il mondo,
    fai vivere tutti con un vincolo comune.
    Te onora come dea il Romano, dovunque si trovi;
    e ogni popolo piega il libero suo collo al tuo giogo di pace.
    Tutti gli astri che percorrono sempre le loro orbite
    non videro mai impero più bello.
    Sorte ben diversa ebbero le armi assire nel comporre la pace,
    quando i Medi sottomisero i loro vicini.
    I grandi re dei Parti e i tiranni di Macedonia
    imposero vicendevoli leggi con il variare delle vicende.
    E quando tu nascevi non avevi più cuori o più mani,
    ma più giudizio e più senno.
    Sei pervenuta con gloria per giuste guerre
    O per paci non superbe alla tua potenza.
    Il fatto che tu regni conta meno del fatto che meriti di regnare.
    Con le tue gesta tu superi i tuoi grandi destini.

    RUTILIO NAMAZIANO

  3. #3
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    ..Ricordo quando Rutilio Sermonti al vostro convegno su Roma, dopo il suo intervento, prese a cantare in latino il Carme Secolare di Orazio....

    ...da togliere il fiato...




    Sempre fedeli a Roma Eterna!
    ROMA ORMA AMOR

  4. #4
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    1. Roma divina, a te sul Campidoglio
    dove eterno verdeggia il sacro alloro,
    a te, nostra fortezza e nostro orgoglio,
    ascende il coro.

    Salve, Dea Roma! Ti sfavilla in fronte
    il sol che nasce su la nuova storia,
    fulgida in arme all'ultimo orizzonte
    sta la vittoria.

    Refrain:
    |: Sole che sorgi libero e giocondo,
    sul Colle nostro i tuoi cavalli doma:
    tu non vedrai nessuna cosa al mondo
    maggior di Roma,
    maggior di Roma!
    2. Per tutto il cielo è un volo di bandiere
    e la pace del Mondo è già latina.
    Il tricolore canta sul cantiere,
    su l'officina.

    Madre di messi e di lanosi armenti
    d'opere schiette e di pensose scuole,
    tornano alle tue case i reggimenti
    e sorge il sole.
    Refrain:

    Benedici il riposo e la fatica
    Che si rinnova per virtù d'amore,
    La giovinezza florida e l'antica
    Età che muore.

    Madre di uomini e di lanosi armenti,
    D'opere schiette e di pensose scuole,
    tornano alle tue case i reggimenti
    E sorge il sole.
    Refrain:

  5. #5
    non abbiamo paura delle rovine
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    Predefinito si avvicina

    .

  6. #6
    azionetradizionale.com
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    "Il segreto della stirpe romana deve ricercarsi non nella storia che è soltanto un'esplosione esterna, tangibile, materiale e quindi secondaria e derivata, ma nello spirito tradizionale, nella metafisica dei simboli, nel mistero dei segni, nel deposito della scienza sacra ove s'incide eternamente il sugello di Roma mediatrice tra due mondi, custode della verità divina, affermatrice della vera potenza che trae dal dominio delle contingenze il seme perenne della vita eterna."

    Guido De Giorgio - Prospettive della Tradizione

  7. #7
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    "Hic ego nec metas rerum, nec tempora imperium sine fine dedi"
    Non nobis Domine, non nobis sed nomine Tuo da gloriam

  8. #8
    INVICTIS VICTI VICTURI
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    Citazione Originariamente Scritto da Militant Visualizza Messaggio
    INNO A ROMA

    O regina bellissima del mondo che fu tuo,
    o Roma, accolta fra le celesti sedi.
    Ascoltaci, o madre degli uomini e degli Dei;
    per mezzo dei templi tuoi, non siamo lontani dal cielo.
    Te noi cantiamo e sempre canteremo, finché i destini lo consentiranno.
    Nessuno che riesca a sopravvivere può dimenticarti.
    Scellerati oblii oscureranno il sole,
    prima che il nostro cuore abbandoni l’onore che ti dobbiamo.
    Dovunque si estendono i raggi del sole,
    ovunque circondati dall’Oceano che scorre, tu offri doni.
    E perfino Febo, che circonda tutto, sorge e tramonta per te,
    ricovera nei tuoi domini i suoi cavalli, che si levano lì dove tu dòmini.
    La Libia dalle torbide sabbie non ti fermò,
    l’Orsa armata del suo gelo non ti respinse:
    in qualunque direzione la natura che dà vita s’estese,
    di altrettanto spazio il tuo valore percorse la terra.
    A genti diverse hai dato una unica patria:
    a chi non aveva una sua legge giovò essere sottomessi al dominio tuo.
    E con l’offerta fatta ai vinti di partecipare delle tue leggi,
    rendesti città ciò che prima era mondo.
    Noi riconosciamo Marte e Venere fondatori della stirpe,
    l’uno padre dei discendenti di Romolo, l’altra madre.
    La clemenza del vincitore addolcisce le forze delle armi:
    l’uno e l’altro nome s’addice ai tuoi costumi.
    Di qui viene vantaggio della guerra e la dolcezza del perdono.
    Tu soggioghi quelli che temesti, ami quelli che soggiogasti.
    Onoriamo la scopritrice dell’ulivo, lo scopritore del vino
    e il giovane che per primo con l’aratro solcò la terra.
    Per l’arte di Peone la medicina meritò altari,
    e per le sue alte gesta Alcide salì agli dèi.
    Tu pure, Roma, hai avvinto col trionfo della legge, tutto il mondo,
    fai vivere tutti con un vincolo comune.
    Te onora come dea il Romano, dovunque si trovi;
    e ogni popolo piega il libero suo collo al tuo giogo di pace.
    Tutti gli astri che percorrono sempre le loro orbite
    non videro mai impero più bello.
    Sorte ben diversa ebbero le armi assire nel comporre la pace,
    quando i Medi sottomisero i loro vicini.
    I grandi re dei Parti e i tiranni di Macedonia
    imposero vicendevoli leggi con il variare delle vicende.
    E quando tu nascevi non avevi più cuori o più mani,
    ma più giudizio e più senno.
    Sei pervenuta con gloria per giuste guerre
    O per paci non superbe alla tua potenza.
    Il fatto che tu regni conta meno del fatto che meriti di regnare.
    Con le tue gesta tu superi i tuoi grandi destini.

    RUTILIO NAMAZIANO
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  9. #9
    algyz77
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    ROMA DIVINA, Ora E Sempre!

  10. #10
    INVICTIS VICTI VICTURI
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