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  1. #1
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    Predefinito Risolto il problema della fame nel mondo

    Il costo del grano, del riso, della soia sta crescendo. Il valore delle azioni delle aziende che producono biocarburanti aumenta. I campi producono etanolo al posto del pane. Il cibo crea energia meccanica, non più umana. Le macchine vengono sfamate, i poveri del mondo tirano la cinghia.


    Grafici aumento prezzo del cibo e della produzione di biocarburanti (fonte FT)

    Il biocarburante genera un surplus azionario per le aziende dell’energia. L’assenza di cibo crea invece i morti di fame. Un mondo senza morti di fame sarà un mondo ecologico. Un primo mondo sviluppato senza la palla al piede delle Nazioni in via di sviluppo. Senza il secondo, il terzo e il quarto mondo. Una diminuzione demografica è necessaria per lo sviluppo del PIL. Meno bocche da sfamare e più energia per tutti. La rivolta del pane e l’assalto ai forni stanno ritornando di moda. I poveri non vogliono morire di fame in silenzio. Sono i soliti no global.
    Molti Paesi hanno imposto restrizioni all’esportazione di prodotti agricoli. L’Argentina, l’Egitto, l’Ucraina. L’erba del vicino, se è più verde, se la tiene lui. In 30 Stati ci sono stati disordini per l’aumento del prezzo dei cereali. Di solito domanda e offerta hanno lo stesso andamento. Per i cereali non è così. Negli ultimi anni la domanda è cresciuta dell’8%, il prezzo è aumentato del 50%. E’ la globalizzazione dei morti di fame. Al contadino non far sapere quanto vale il biodiesel senza pere. Se lo sa, lo vende a prezzo maggiorato. Se non lo sa, la multinazionale gli compra i campi.
    Le nazioni più povere importano cereali per sfamarsi. Se una parte della loro produzione è gestita dalle multinazionali dell’energia il prezzo della fame sale insieme alla Borsa. Giro, giro tondo, cade il mondo, cade la terra, salgono i dazi, cresce la fame, l’azione si impenna. Tutti giù per terra.

    http://www.beppegrillo.it/

    E queste erano le promesse fatte:

    Aumenta la fame nel mondo
    Presentato oggi il rapporto annuale della FAO SOFI 2006. Diouf: rispettare gli impegni presi

    Roma, 30 ottobre 2006 - Facendo rilevare che le promesse non sono un sostituto del cibo, il Direttore Generale della FAO Jacques Diouf ha fatto oggi appello ai leader mondiali affinché rispettino l’impegno solenne preso dieci anni fa di dimezzare il numero delle persone che soffrono la fame entro il 2015.

    A dieci anni dal Vertice Mondiale dell’Alimentazione, che aveva promesso di dimezzare il numero delle persone sottonutrite entro il 2015, nei paesi in via di sviluppo ci sono più persone affamate oggi – 820 milioni – di quante non ce ne fossero nel 1996, ha detto Diouf.

    “E lungi dal diminuire questo numero è in realtà in aumento, alla media di quattro milioni l'anno”, ha continuato Diouf, presentando il rapporto annuale della FAO, Lo Stato dell’Insicurezza Alimentare nel Mondo, (SOFI) 2006.

    “I leader dei 185 paesi che partecipavano al Vertice in quell’occasione hanno definito la fame nel mondo “inaccettabile ed intollerabile”, ha poi ricordato Diouf. “E mi rincresce dire che oggi la situazione continua a rimanere intollerabile ed inaccettabile – e forse anche di più perché nel frattempo sono trascorsi dieci anni”.

    “La logica del business as usual non sarà sufficiente”. Fallire nel raggiungimento dell’obiettivo stabilito dal Vertice Mondiale sarebbe “vergognoso”, ha aggiunto.

    http://www.fao.org/newsroom/it/news/...433/index.html

  2. #2
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    E' il libero mercato, bellezza.

    Quello che quando la verdura è di stagione e costerebbe pochissimo, la si lascia marcire nei campi...

    Quello che 'vendiamo le papaye' e convinciamo la gente che è figo (ma solo se, causa costi di trasporto, di conservazione e di distribuzione, ci si fa su almeno il 3% di aumento del PIL)

    Quello che 'okkio stupid farmer, tu che lavori in mezzo alle montagne, la VeryClever Spa ha appena brevettato il seme che tu pianti da millenni. Ed ora o la smetti o ti peliamo di royalties'

    Quello che 'ma che cazzo me ne frega a me. Guarda i guadagni del titolo'

    Quello che 'ma che cazzo me ne frega a me. Qui è scritto che è l'unica via per le future magnifiche sorti e progressive dell'uomo'

    Quello che 'ma che cazzo me ne frega a me... a me piace il biodisel'

    E' il bioliberismo, bellezza.

    PS: i grafici che mostri, per quanto belli, non sono perfettamente sovrapponibili dal punto di vista cronologico. Le ragioni sono (anche) altre.

  3. #3
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    ti comunico che c'è una soluzione in arrivo....e speriamo che possa esser attuata visto che è attuabile.

    si può estrarre l'etanlo anche dallo scarto delle biomasse
    comprendi le implicazioni?

  4. #4
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    ti comunico che c'è una soluzione in arrivo....e speriamo che possa esser attuata visto che è attuabile.

    si può estrarre l'etanolo anche dallo scarto delle biomasse
    comprendi le implicazioni?

  5. #5
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    Citazione Originariamente Scritto da euvitt Visualizza Messaggio
    ti comunico che c'è una soluzione in arrivo....e speriamo che possa esser attuata visto che è attuabile.

    si può estrarre l'etanolo anche dallo scarto delle biomasse
    comprendi le implicazioni?
    Tutto ciò possa essere migliorativo è benvenuto. Attendiamo.

  6. #6
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    Guarda Che C'e' Quello Scemo Di :

    "abbott"

    E Il Suo Post Su -mises Perche' Abbiamo Bisogno Del Capitalismo-

    Che Ha Capito Tutto Ed Ha La Soluzione Del Problema...

    Chiedi A Lui :
    Quanto Vuole Sua Madre X 1 Ora Di Piacere...

  7. #7
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    Porca miseria pensavo che avevate mandato qualche servizio su Rete4 sulle visite di Silvio all'estero.

    Pero' non è male come idea, "Silvio risolve il problema della fame nel mondo", magari con un bel discorso all'ONU e la promessa di qualche miliardata facciamo una gran figura e lo share cresce.
    Vuoi una soluzione VERA alla Crisi Finanziaria ed al Debito Pubblico?

    NUOVA VERSIONE COMPLETATA :
    http://lukell.altervista.org/Unasolu...risiEsiste.pdf




  8. #8
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    Governi e cibo: primo non nuocere
    di Francesco Ramella
    La recente crescita dei prezzi dei generi alimentari ha, prevedibilmente, fatto riecheggiare le voci critiche della globalizzazione e del mercato senza regole, accusato di affamare le persone. Da qui, la richiesta alla politica di intervenire. L’economista Riccardo Moro, intervistato da Avvenire lo scorso 11 aprile, ad esempio, ha sostenuto che è necessario “ripensare la politica del commercio mondiale. Per vent’anni il mondo ha voluto lasciar fare al mercato, ma la liberalizzazione totale implica la perpetuazione delle asimmetrie esistenti”. Se volgiamo lo sguardo al passato, tale valutazione sembra però essere quantomeno ingenerosa. Dal 1950 al 2005 la popolazione mondiale è cresciuta di due volte e mezza ed il reddito procapite di quasi il 200%.
    Entrambi questi fattori hanno portato ad un incremento della domanda di cibo. Ciò nonostante (o, forse, sarebbe meglio dire, anche grazie a questa evoluzione) in termini reali il prezzo degli alimenti si è ridotto di oltre il 70% (nel Regno Unito, il prezzo del grano nel 2000 era pari a meno di un decimo di quello prevalente nei cinque secoli precedenti).

    L’apporto calorico procapite a livello mondiale è in media aumentato del 24% dal 1961 al 2002; nei paesi poveri l’incremento è stato ancor più significativo, pari al 38%. Secondo una stima della FAO, una persona per poter sopravvivere e svolgere una moderata attività necessita di almeno 2mila calorie al giorno. Dal 1970 ad oggi la percentuale di persone che non raggiungono tale standard è diminuita dal 35 al 18%. Miglioramenti drastici si sono registrati soprattutto in Asia mentre una più limitata tendenza positiva si è avuta nell’Africa subsahariana dove la produttività agricola rimane assai più limitata: in Asia si utilizzano in media 130 kg di fertilizzanti contro gli 11 kg nel Continente nero e sono irrigati il 37% dei terreni destinati a coltivazioni contro il 5%. E’ importante aggiungere che, non solo si è ridotta la percentuale di persone malnutrite, ma pur in presenza di un’espansione senza precedenti della popolazione mondiale, è diminuito il loro numero assoluto: da 920 milioni nel 1971 a poco meno di 800 milioni nel 1997.

    E veniamo a oggi. Negli ultimi due anni, il trend di lungo periodo del prezzo degli alimenti ha conosciuto una brusca inversione, con i prezzi che sono risaliti ai livelli di trent’anni fa. Quali le cause di tale andamento? Da un lato la crescita economica di Cina ed India che ha determinato un aumento della domanda di carne (in media un cinese ne consumava 20 kg nel 1985 a fronte degli attuali 50 kg) e, di conseguenza, una maggiore richiesta di cereali per l’alimentazione degli animali. Tale fattore che si è dispiegato progressivamente nel corso di molti anni non può però essere ritenuto responsabile, se non in misura marginale, di quanto accaduto a partire dal 2006. Il colpevole è verosimilmente da individuarsi nell’utilizzo dei cereali per la produzione di etanolo. Negli Stati Uniti, principale Paese esportatore di mais nel mondo, quasi un terzo della produzione è stato “accaparrato” dal governo attraverso i generosi incentivi garantiti ai produttori di bioetanolo. Tale politica, oltre a causare la crescita del prezzo del mais, ha determinato un rialzo delle quotazioni di altri prodotti agricoli avendo indotto gli agricoltori a riconvertire parte delle loro coltivazioni.

    Dunque, a guardare con attenzione, più che una domanda reale espressa dai consumatori, sembrano essere i governi i responsabili di quanto accaduto di recente. Infondata risulta essere anche l’accusa al riscaldamento globale per una minor produzione: i principali modelli di previsione sono infatti concordi nel ritenere che, almeno inizialmente, un riscaldamento della terra associato ad un incremento della concentrazione di anidride carbonica in atmosfera (un potente fertilizzante per numerose piante) comporta un miglioramento della produzione agricola.
    Con riferimento alla eventualità di eventuali interventi pubblici per porre rimedio all’attuale situazione, che si tratti di fissare un tetto ai prezzi oppure di imporre restrizioni alle esportazioni e sussidi alle importazioni, occorre sottolineare come essi si rivelino quasi sempre controproducenti in quanto disincentivano la produzione di prodotti agricoli invece di incoraggiarla.

    Se lasciato fare, il mercato, pur imperfetto, ha dimostraato si saper conseguire i risultati sopra evidenziati. Il caso più spettacolare è quello della Cina dove, dopo le follie pianificatorie che condussero alla morte per fame di milioni di abitanti nei primi anni ’60, il riconoscimento della proprietà privata e della libertà di commercio, ha fatto sì che la fame fosse drasticamente estirpata. Questa, più che l’inconcludente strada degli aiuti governativi, sembra essere la via maestra anche per l’Africa che non ha finora goduto, se non in minima parte, dei progressi conosciuti da tutte le altre aree del pianeta.

    Ai governi si potrebbe chiedere, più modestamente, di non nuocere. A quelli europei, in particolare, di abbassare progressivamente le barriere tariffarie ed i sussidi che proteggono i coltivatori all’interno della Comunità, a scapito dei consumatori e dei produttori più poveri e relativamente più efficienti. Ed a quello americano, se proprio non vuole rinunciare al bioetanolo, di acquistarlo a più buon prezzo dai contadini brasiliani.

    Da Libero Mercato, 15 aprile 2008
    http://www.brunoleoni.it/nextpage.aspx?codice=6560

  9. #9
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    Citazione Originariamente Scritto da (Controcorrente Visualizza Messaggio
    Governi e cibo: primo non nuocere
    di Francesco Ramella
    La recente crescita dei prezzi dei generi alimentari ha, prevedibilmente, fatto riecheggiare le voci critiche della globalizzazione e del mercato senza regole, accusato di affamare le persone. Da qui, la richiesta alla politica di intervenire. L’economista Riccardo Moro, intervistato da Avvenire lo scorso 11 aprile, ad esempio, ha sostenuto che è necessario “ripensare la politica del commercio mondiale. Per vent’anni il mondo ha voluto lasciar fare al mercato, ma la liberalizzazione totale implica la perpetuazione delle asimmetrie esistenti”. Se volgiamo lo sguardo al passato, tale valutazione sembra però essere quantomeno ingenerosa. Dal 1950 al 2005 la popolazione mondiale è cresciuta di due volte e mezza ed il reddito procapite di quasi il 200%.
    Entrambi questi fattori hanno portato ad un incremento della domanda di cibo. Ciò nonostante (o, forse, sarebbe meglio dire, anche grazie a questa evoluzione) in termini reali il prezzo degli alimenti si è ridotto di oltre il 70% (nel Regno Unito, il prezzo del grano nel 2000 era pari a meno di un decimo di quello prevalente nei cinque secoli precedenti).

    L’apporto calorico procapite a livello mondiale è in media aumentato del 24% dal 1961 al 2002; nei paesi poveri l’incremento è stato ancor più significativo, pari al 38%. Secondo una stima della FAO, una persona per poter sopravvivere e svolgere una moderata attività necessita di almeno 2mila calorie al giorno. Dal 1970 ad oggi la percentuale di persone che non raggiungono tale standard è diminuita dal 35 al 18%. Miglioramenti drastici si sono registrati soprattutto in Asia mentre una più limitata tendenza positiva si è avuta nell’Africa subsahariana dove la produttività agricola rimane assai più limitata: in Asia si utilizzano in media 130 kg di fertilizzanti contro gli 11 kg nel Continente nero e sono irrigati il 37% dei terreni destinati a coltivazioni contro il 5%. E’ importante aggiungere che, non solo si è ridotta la percentuale di persone malnutrite, ma pur in presenza di un’espansione senza precedenti della popolazione mondiale, è diminuito il loro numero assoluto: da 920 milioni nel 1971 a poco meno di 800 milioni nel 1997.

    E veniamo a oggi. Negli ultimi due anni, il trend di lungo periodo del prezzo degli alimenti ha conosciuto una brusca inversione, con i prezzi che sono risaliti ai livelli di trent’anni fa. Quali le cause di tale andamento? Da un lato la crescita economica di Cina ed India che ha determinato un aumento della domanda di carne (in media un cinese ne consumava 20 kg nel 1985 a fronte degli attuali 50 kg) e, di conseguenza, una maggiore richiesta di cereali per l’alimentazione degli animali. Tale fattore che si è dispiegato progressivamente nel corso di molti anni non può però essere ritenuto responsabile, se non in misura marginale, di quanto accaduto a partire dal 2006. Il colpevole è verosimilmente da individuarsi nell’utilizzo dei cereali per la produzione di etanolo. Negli Stati Uniti, principale Paese esportatore di mais nel mondo, quasi un terzo della produzione è stato “accaparrato” dal governo attraverso i generosi incentivi garantiti ai produttori di bioetanolo. Tale politica, oltre a causare la crescita del prezzo del mais, ha determinato un rialzo delle quotazioni di altri prodotti agricoli avendo indotto gli agricoltori a riconvertire parte delle loro coltivazioni.

    Dunque, a guardare con attenzione, più che una domanda reale espressa dai consumatori, sembrano essere i governi i responsabili di quanto accaduto di recente. Infondata risulta essere anche l’accusa al riscaldamento globale per una minor produzione: i principali modelli di previsione sono infatti concordi nel ritenere che, almeno inizialmente, un riscaldamento della terra associato ad un incremento della concentrazione di anidride carbonica in atmosfera (un potente fertilizzante per numerose piante) comporta un miglioramento della produzione agricola.
    Con riferimento alla eventualità di eventuali interventi pubblici per porre rimedio all’attuale situazione, che si tratti di fissare un tetto ai prezzi oppure di imporre restrizioni alle esportazioni e sussidi alle importazioni, occorre sottolineare come essi si rivelino quasi sempre controproducenti in quanto disincentivano la produzione di prodotti agricoli invece di incoraggiarla.

    Se lasciato fare, il mercato, pur imperfetto, ha dimostraato si saper conseguire i risultati sopra evidenziati. Il caso più spettacolare è quello della Cina dove, dopo le follie pianificatorie che condussero alla morte per fame di milioni di abitanti nei primi anni ’60, il riconoscimento della proprietà privata e della libertà di commercio, ha fatto sì che la fame fosse drasticamente estirpata. Questa, più che l’inconcludente strada degli aiuti governativi, sembra essere la via maestra anche per l’Africa che non ha finora goduto, se non in minima parte, dei progressi conosciuti da tutte le altre aree del pianeta.

    Ai governi si potrebbe chiedere, più modestamente, di non nuocere. A quelli europei, in particolare, di abbassare progressivamente le barriere tariffarie ed i sussidi che proteggono i coltivatori all’interno della Comunità, a scapito dei consumatori e dei produttori più poveri e relativamente più efficienti. Ed a quello americano, se proprio non vuole rinunciare al bioetanolo, di acquistarlo a più buon prezzo dai contadini brasiliani.

    Da Libero Mercato, 15 aprile 2008
    http://www.brunoleoni.it/nextpage.aspx?codice=6560
    Tutte cifre positive che dovrebbe far supporre che il libero mercato se lasciato fare, fa' bene, vero? E peccato che le stime partano in alcuni casi dagli anni '50 ed in altri dagli anni '70, cioè negli anni successivi alle rivoluzioni comuniste nel mondo che hanno portato il vero benessere, contrastando le logiche liberiste, altro che fame. Poi rifacciamo lo stesso calcolo partendo dagli anni '90 in poi e ne riparliamo. State sempre a mistificare la realtà.

  10. #10
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    Citazione Originariamente Scritto da (Controcorrente Visualizza Messaggio
    [...]
    Negli ultimi due anni, il trend di lungo periodo del prezzo degli alimenti ha conosciuto una brusca inversione, con i prezzi che sono risaliti ai livelli di trent’anni fa. Quali le cause di tale andamento? Da un lato la crescita economica di Cina ed India che ha determinato un aumento della domanda di carne (in media un cinese ne consumava 20 kg nel 1985 a fronte degli attuali 50 kg) e, di conseguenza, una maggiore richiesta di cereali per l’alimentazione degli animali. Tale fattore che si è dispiegato progressivamente nel corso di molti anni non può però essere ritenuto responsabile, se non in misura marginale, di quanto accaduto a partire dal 2006. Il colpevole è verosimilmente da individuarsi nell’utilizzo dei cereali per la produzione di etanolo. Negli Stati Uniti, principale Paese esportatore di mais nel mondo, quasi un terzo della produzione è stato “accaparrato” dal governo attraverso i generosi incentivi garantiti ai produttori di bioetanolo. Tale politica, oltre a causare la crescita del prezzo del mais, ha determinato un rialzo delle quotazioni di altri prodotti agricoli avendo indotto gli agricoltori a riconvertire parte delle loro coltivazioni.
    Non credevo, veramente, che l'utilizzo del mais per bioetanolo fosse così massiccio.
    Minchia. Grazie per la segnalazione.
    Dunque, a guardare con attenzione, più che una domanda reale espressa dai consumatori, sembrano essere i governi i responsabili di quanto accaduto di recente.
    ???
    Mamma, Pippo mi picchia... Pippo picchiami che mamma non vede...
    Non credi pure tu che lo stato faccia l'interesse (suo e) del suo produttore...? Cioè che l'intreccio tra politica di gestione e produzione sia, palesemente, di reciproco sostenimento?

    Infondata risulta essere anche l’accusa al riscaldamento globale per una minor produzione: i principali modelli di previsione sono infatti concordi nel ritenere che, almeno inizialmente, un riscaldamento della terra associato ad un incremento della concentrazione di anidride carbonica in atmosfera (un potente fertilizzante per numerose piante) comporta un miglioramento della produzione agricola.
    In generale è vero. Effetto Greenhouse. Io la CO2 la butto anche nell'acqua dell'acquario. Ma dubito che le cose possano essere così semplificate. Qui si parla di quantità immense. Mica bruscolini
    Con riferimento alla eventualità di eventuali interventi pubblici per porre rimedio all’attuale situazione, che si tratti di fissare un tetto ai prezzi oppure di imporre restrizioni alle esportazioni e sussidi alle importazioni, occorre sottolineare come essi ...
    ... non avrà voluto dire il contrario? (restrizioni alle importazioni e sussidi alle esportazioni...)??? Un lapsus...


    E' vero che la fame ha conosciuto una curva discendente. In Cina (grazie alla gloriosa rivoluzione comunista ... ) come in India ed in quasi tutte le altre parti del mondo. Ma oggi la situazione è cambiata. Credo che ci siano segni che lo dimostrano a chi vuol vedere.

 

 
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