Vigevano, Lega corre da sola e vince
La lite con il Pdl finisce con il 72% agli uomini di Bossi
Vigevano, Lega corre da sola e vince - LASTAMPA.it
GIOVANNI CERUTTI INVIATO A VIGEVANO - «Contro tutto e tutti», come festeggia il ministro Roberto Calderoli. La Lega che vince i ballottaggi da sola: a Castelfranco Veneto contro il centrosinistra, a Vigevano contro il Pdl. Votanti in calo, come sempre al secondo turno. A Castelfranco il deputato leghista Luciano Dussin ha battuto Donata Sartor con un 56,9 a 43,1%. A Vigevano l’architetto Andrea Sala, 38 anni, maltratta l’ex di Alleanza Nazionale Antonio Prati: 72,9 a 27,2%. Tra Veneto e Lombardia la Lega incassa altre due medaglie. La più pesante, la più bella, è questa di Vigevano, città senza la targa sulle macchine, ma da 63 mila abitanti, più grande di Mantova o Sondrio.
Alle cinque del pomeriggio la piazza Ducale di Ludovico il Moro è tutta per la prima passeggiata del neosindaco Sala. Bandiere, mani da stringere e stupore. Basta guardare i risultati di Vigevano per capire la buona salute della Lega. Al primo turno aveva avuto 10 mila voti, ieri 5 mila in più. «Lo so, i voti in più mi vengono in parte dallo stesso Pdl e in larga misura dalla sinistra». Sarà per questo che Municipio, spento il computer con i risultati definitivi, ha ringraziato «tutti, ma proprio tutti quelli che mi hanno votato. Ho molto rispetto per quella parte di elettori che mi hanno scelto solo al secondo turno».
Insomma, eletto (anche) con i voti del centrosinistra. «E’ un riconoscimento alla nostra coerenza», dice Sala. Perché il candidato del Pdl, già staccato al primo turno, per il ballottaggio se n’era inventate proprio di tutti i colori, compreso un apparentamento con l’estrema destra di «Vigevano Futurista» e un altro con l’estrema sinistra di «civiltà Vigevanese». «Un pentolone di minestrone con dentro di tutto - dice il sindaco Sala - e l’elettorato ha provveduto a spegnere subito i fornelli. Non erano credibili, avrebbero litigato alla prima occasione, erano una somma di numeri e nemmeno sono bastati».
Ma questa medaglia di Vigevano per la Lega ha un valore che non si ferma sotto i portici di Piazza Ducale. Arriva dritto a Milano, dove la candidatura del sindaco aveva già guastato i rapporti tra Lega e Pdl. Il sindaco, questi erano gli accordi, sarebbe spettato alla Lega. Invece il ministro Ignazio La Russa e Giancarlo Abelli, il potente signore del Pdl della provincia di Pavia detto «Il Faraone», si erano impuntati sul nome di Antonio Prati, nipote dell’ex senatore missino Franco Maria Servello. Uno sgarbo, per i leghisti di Vigevano. Trattative che hanno rischiato di approdare ad Arcore. «No, non si tratta più, andiamo da soli».
A raccontare i malumori leghisti, ora che hanno vinto e tutto sembra passato, è Angelo Buffonini, 60 anni, «stampista di suole per calzature», segretario dei 60 leghisti di Vigevano. Se hanno fatto le scarpe al Pdl il merito è soprattutto suo. «Cinque anni fa avevamo il 12% dei voti, ora il 28, più del doppio». Al Pdl la Lega aveva già lasciato la città di Pavia e la Provincia, racconta, non poteva cedere anche su Vigevano. E la sfida con il Pdl, quel distacco che in voti reali fa ancora più impressione, 15 mila 608 contro 5 mila 836, dice che avevano ragione Buffonini e i suoi. «Con noi si vince, contro di noi si perde».
Ora Vigevano si mette nell’elenco delle città della Lega. Come Varese, Novara, Verona, Treviso. Buffonini sa che il difficile viene adesso. «Io ho solo la quinta elementare, ma so che i nostri cittadini vogliono essere amministrati bene. E nell’interesse di Vigevano apriremo subito un confronto con l’opposizione di centrosinistra». Non può dirlo così brutalmente, però gli verrebbe da ringraziarli. E con il sindaco Sala va a godersi la vittoria. «Penso a quando ho conosciuto Bossi, vent’anni fa. L’avevo sentito in un comizio e mi sono detto “Questo è matto, ma è il matto giusto...”». Per vincere, da soli, a Vigevano.




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