ANALISI PARLAMENTO EUROPEO
Sante Pisani – Segretario Politico
Nel giugno del 2009, più di trecento milioni di persone appartenenti a 27 Stati nazionali, si recheranno alle urne per eleggere il nuovo Parlamento Europeo.
Il Parlamento europeo è forse l’istituzione più originale dell’intera architettura istituzionale comunitaria: non è, come vorrebbero in molti, una semplice assemblea, un foro, svuotato di poteri e quindi di significato.
A mio avviso, il Parlamento rappresenta quel simbolo di fratellanza che lega indissolubilmente i popoli europei in un destino comune; deputati francesi e tedeschi che siedono l’uno accanto all’altro e studiano strategie comuni affinché possano contrastare lo schieramento opposto in cui altri francesi ed altri tedeschi preparano simili strategie: sono immagini che oggi potrebbero apparire normali, sono quasi scontate: dovremmo, invece, imprimercele nella memoria, quella stessa memoria che conserva orribili ricordi di secoli di lotte, di guerre e di stermini, di sangue misto a odio. Sono immagini che costituiscono la nostra storia di Europei e ci piace pensare che a Strasburgo si lavori per cambiar pagina, per dare una svolta alla storia dell’Europa e del mondo. Le elezioni del 2009 sono inserite in un contesto europeo e internazionale delicato dalla caduta del Muro di Berlino: due filosofie si preparano inevitabilmente allo scontro. Da una parte abbiamo la ricetta proposta dagli Stati Uniti: trattati bilaterali, disconoscimento di qualunque autorità posta al di sopra dello Stato nazione inteso come nessuna autorità al di sopra degli USA, coalizioni "zoppe" per risolvere gli effetti di crisi che vengono invece da molto lontano.
Dall'altra parte abbiamo il non facile tentativo di costruire un ordine superiore all'odierno sistema internazionale degli Stati: questo nuovo ordine dovrebbe essere in grado di garantire la pace, la sicurezza e l'equo sviluppo economico e sostenibile, i tre pilastri attraverso i quali è possibile risolvere le cause delle crisi e non solo gli effetti. Esempi di questa filosofia sono i numerosi casi d’integrazione regionale che guardano sempre più a quell'Europa capace, scegliendo la via dell'integrazione e non dei trattati di non aggressione o di mutuo soccorso, di risolvere i suoi plurisecolari conflitti.
Sicuramente in questo processo le elezioni del 2009 costituiscono un punto importante se non addirittura essenziale.
Sono sotto gli occhi di tutti le grandi manifestazioni per la pace nel mondo, le prese di posizione del Parlamento europeo contro la guerre; qualcuno parlò addirittura di “nascita del popolo europeo”
Dai risultati delle elezioni europee 2004 emergono tre elementi da sottolineare: il forte astensionismo; la crescita dell’euroscetticismo e del populismo; ed il carattere antigovernativo del voto, fenomeno registrato sia nei paesi governati da forze progressiste, sia nei paesi governati da forze conservatrici.
Primo dato fra tutti è stata la scarsa affluenza degli elettori. Appena un elettore su due si è mosso per le elezioni europee che, per la prima volta, raccoglievano le popolazioni di 25 stati, cioè 352 milioni di elettori.
Il caso dell'Italia, 73,10% di partecipazione, si spiega con il fatto che parallelamente alle elezioni europee si sono tenute delle elezioni amministrative, che hanno riguardato l'80% degli elettori della penisola, quindi ha verosimilmente aumentato la partecipazione al voto.
I dati definitivi della precedente tornata hanno registrato la perdita secca del 4,2% di FORZA ITALIA (21%), il partito del Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, ma che è compensata dall’aumento complessivo del 4,8% dei partiti alleati nel centro destra: AN (6,1%); UDC (5,9%); LN (5%) e NUOVO PSI (2%).
Nell’opposizione non è decollato il progetto di Romano Prodi della federazione dell’ulivo “Uniti nell’Ulivo” che si è fermato al 31,1% dei voti, inferiore al 32,6% del 1999.
Sono andati bene i piccoli partiti, favoriti anche dal più rigoroso dei sistemi proporzionali, come Rifondazione Comunista (PRC) con il 6,1%; Lista Bonino con 2,3% i Verdi con il 2,5% e il Partito dei Comunisti Italiani (PDCI) con il 2%.
Come sarà lo scenario dell’anno che verrà alla luce della scomparsa, virtuale, delle realtà estreme della politica nel nostro paese?
Eurodeputati: totale n. 78
Sistema elettorale: rappresentanza proporzionale su base nazionale
Il territorio è diviso in 5 collegi elettorali:
-23 seggi per il Nord-Ovest (Lombardia, Piemonte, Liguria, Val d'Aosta);
-16 seggi per il Nord-Est (Trentino-Alto Adige, Friuli-Venezia Giulia, Veneto, Emilia Romagna);
-17 seggi per il Centro (Marche, Umbria, Lazio, Toscana),
-21 seggi per il Sud (Abruzzo, Molise, Puglia, Basilicata, Calabria e Campania);
-10 seggi per le Isole (Sicilia e Sardegna).
I seggi sono attribuiti sulla base del totale dei voti ottenuti da ciascuna lista divisi per il quoziente elettorale nazionale (= totale dei voti attribuiti a tutte le liste diviso per il numero dei seggi).
I seggi di ciascuna lista sono ripartiti fra le circoscrizioni e attribuiti ai candidati che hanno ottenuto il maggior numero dei voti. I seggi rimanenti, sono assegnati alle liste nazionali che hanno il più elevato numero di resti.
Voto di preferenza
Possibilità di esprimere:
-3 preferenze nella 1^ circoscrizione elettorale;
-2 preferenze nella 2^, 3^ e 4^;
-una sola preferenza nella 5^.
Elettori/Eleggibilità
Ogni cittadino dell'Unione europea che abbia compiuto 18 anni ha il diritto di voto nel suo paese d’origine o nel comune ove risiede.
I cittadini italiani residenti in un altro Stato membro dell'UE votano presso il consolato.
I cittadini italiani residenti all'esterno dell'UE devono venire in Italia per poter votare.
Eleggibilità
E’ riconosciuta ad ogni cittadino dell'Unione europea che abbia compiuto 25 anni e disponga della pienezza del diritto di eleggibilità nel suo paese d’origine.