I medici contro la scelta di Zaia: «Sanità a un geometra, che rischio»
Lettera aperta degli ospedalieri: Coletto non sa niente in materia, ci vuole un tecnico
VENEZIA —Quattro assessori alla Sanità leghisti, veronesi e soprattutto digiuni della materia nel giro di cinque anni. E’ troppo per i medici ospedalieri che, deluso ancora una volta il sogno di potersi rapportare con un «tecnico», affidano la loro frustrazione a una lettera aperta «al geometra» Luca Coletto, l’ultimo arrivato appunto, firmata da Stefano Biasioli, segretario regionale emerito della Cimo, primasigla di categoria. «Dopo Flavio Tosi, Francesca Martini, Sandro Sandri, un altro assessore veronese alla Sanità, un uomo ombra di Tosi», scrive il camice bianco, veronese pure lui. Con termini più adeguati all’edilizia che alla salute, ironizza: «Dopo un ingegnere (Sandri, ndr), un geometra che, glielo auguriamo, saprà mettere in cantiere una sostanziale revisione della sanità veneta. Non ha bisogno di manutenzione ordinaria ma straordinaria ». E giù, giusto per puntualizzarne l’estraneità all’ambiente, una grandinata di «al geometra ricordiamo», seguita dalle richieste di rivedere gli ambiti delle Usl e gli ospedali non a norma, di fare chiarezza sugli appalti e «valorizzare tutte le professionalità sanitarie». In chiusura il beffardo dilemma: «Parliamo di continuità o discontinuità sanitaria? Ci pensi assessore e ... buon lavoro!».
Biasioli dà dunque un nome e un cognome a un malumore che serpeggia, anonimo, tra corsie e studi fin dall’elezione di Tosi. «Sulla poltrona più pesante della giunta regionale bisognava metterci almeno uno che bazzichi di sanità veneta—denuncia il medico —. E invece proprio la Lega, così attenta ad assegnare i posti chiave a persone cresciute attraverso sana gavetta, l’affida a uno che di sanità non capisce niente. Uno che non solo non ha corso alle elezioni, manon ha neppure un minimo di esperienza. L’unico requisito è essere amico di Tosi, bravo amministratore. Ma non per questo devono esserlo tutti i suoi amici. E’ paradossale che a gestire un settore finanziato con il 78% del bilancio regionale non sia un esperto. Non sappiamo nemmeno quale sarà la squadra di tecnici che gli metteranno accanto, difficilmente la Lega potrà creare un team di dirigenti capaci. E allora è chiaro—prosegue Biasioli — che l’assessore, esterno, prenderà ordini da Tosi. Ma ormai è tempo di scelte, l’organizzazione della sanità va totalmente rivista, per evitare di passare dall’eccellenza al declino, e può riuscirci solo un tecnico. O una squadra di esperti capace di supplire alle carenze di un assessore che non sa. E che proprio per questo mi auguro abbia l’intelligenza di coinvolgere i medici nella governance, cioè nelle scelte tecniche e gestionali».
Ieri Biasioli ha mandato a Coletto un telegramma, per chiedergli udienza. Intanto i dottori-politici raccolgono il suo grido di dolore. Dice Giampiero Avruscio, angiologo e consigliere comunale a Padova per il Pdl: «Speravamo che alla Sanità andasse, se non un medico, almeno una persona competente in materia. Le sfide sono tante e importanti: la costruzione di nuovi ospedali, l’integrazione con il sociale e il territorio. Quanto tempo perderà Coletto per studiarsi tutto? Non ha mai seguito nemmeno il problema dei precari: rischiano il posto in 500, perchè la legge regionale che doveva salvarli cozza con la normativa Brunetta, che li condanna. E noi rispondiamo con un’arma spuntata?». Conosce bene il problema Paolo Cadrobbi, pediatra e infettivologo che nel periodo 1994/95 fu assessore alla Sanità, riformò le Usl e predispose il piano sociosanitario ancora in vigore: «Da medico ero avantaggiato. E’ importante che Coletto abbia accanto un segretario preparato, così da poter unire il sapere tecnico all’esperienza politica. E’ fondamentale avere un assessore che prenda delle decisioni, cosa che non è stata fatta negli ultimi anni ». Concorda Ermanno Ancona, noto chirurgo e vicesindaco padovano nella ex giunta Destro: «Ci vuole uno che conosca bene la materia, non necessariamente un medico: Tosi ha lavorato bene pur non essendolo e farà da riferimento a Coletto finchè non imparerà la materia. Fino ad allora parleremo tutti con il sindaco di Verona. Sono preoccupato soprattutto per il nuovo ospedale di Padova, già osteggiato da Maurizio Conte».
L’unica voce fuori dal coro è quella di Alberto Amadori, direttore scientifico dell’Istituto oncologico veneto: «Le persone si dividono in capaci e incapaci, motivate e non, perciò penso che si possa fare bene l’assessore alla Sanità anche senza essere un tecnico. Coletto ha davanti a sè un lungo periodo di governo, può contare su una maggioranza solida e si circonderà di dirigenti in grado di dargli buoni consigli. In più medierà con la politica, cosa che spesso i tecnici non sanno fare».
Michela Nicolussi Moro
13 aprile 2010
I medici contro la scelta di Zaia: «Sanità a un geometra, che rischio» - Corriere del Veneto




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