
Originariamente Scritto da
Daniele
UN PICCHIATORE FASCISTA (di Marcello de Angelis)
La sfida di Roma volge al termine. Tra pochissimo sapremo se anche la Capitale è stata liberata. Non commento sulla sfida, è ovvio cosa auspico, da che parte sto e perché. L'atmosfera è cambiata moltissimo anche nelle strade di Roma, un po' per la vittoria nazionale, un po' perché la gente è veramente stufa e non capisce più perché debba vivere in una città-vetrina dove tutti fanno passerella e nessuno fa nulla di concreto, adducendo come scusa che i mali della città sono endemici e non può risolverli nessuno.
Non potendo migliorare il traffico, si organizzano concerti. E' la ricetta Veltroni. Ma Rutelli non è Veltroni e anche il bluff di Walter non funziona più.
E allora sento molti romani, anche gente che ha votato per Veltroni in odio a Berlusconi, dire che voterebbe Alemanno, "perché si vede che è uno che lavora". Il doppio dramma, che ha visto nello stesso giorno una pensionata strangolata ed una studentessa stuprata ed accoltellata, ha fatto saltare gli argini. In strada sento gente discutere a voce alta e dire "basta! Non se ne può più! Io voto Alemanno".
Eppure mi giunge all'orecchio il commento di una giovane radicalchic, una che lavora in Rai e che ha saputo mantenersi bene a galla quando il ministro delle telecomunicazioni era di An, che commenta: "io Rutelli non lo voto, ma piuttosto che dare il voto ad un picchiatore fascista come Alemanno, resto a casa". E così esistono ancora. Intendo quegli individui nutriti e pasciuti di superstizioni arcaiche, convinte che la persona apparentemente normale della porta accanto nelle notti di luna piena si strappi i vestiti e si trasformi in lupo. Quelli che pensano che le persone di altre religioni, apparentemente così educate e rispettose, in certe date e in certi luoghi si trasformino in semianimali e si accoppino con figlie e sorelle, sgozzino bambini e li offrano a Satana. Ci sono ancora persone che credono che la Peste sia diffusa ad arte da untori al soldo di una maligna potenza.
Ma tutto questo in fin dei conti può, in alcuni casi, essere considerato meno imbecille che concepire l'esistenza di una figura mitologica come il "picchiatore fascsita". Cos'è un "picchiatore fascista"? Avendo meritato anch'io - come chiunque militasse a destra da quando il termine fu genialmente coniato - me lo sono chiesto spesso. Ed essendo un cervello dai meccanismi analitici e petulanti ho fatto l'analisi logica dell'epiteto per ricondurlo alla materia lessicale. Un picchiatore è uno che picchia. E fin qui tutto a posto. Bisogna vedere chi picchia, in che contesto e perché. Si dice di un pugile in opposizione ad "incassatore", per definire due tipologie di combattenti da ring, uno più da attacco e uno difensivo. Ma quello che incapsula il concetto rendendolo cupo e terrificante è - ovviamente - l'aggettivo. I picchiatori fascisti, nell'arte del raccontatore di fiabe terrificanti ai proletari meno evoluti che bisognava reclutare come manovalanza comunista, erano le persone che esercitavano come professione il mestiere di picchiare a pagamento gli oppositori di - a giro - padroni, clero, mafiosi, Cia, latifondisti e potenti in genere.
C'era gente semplice che credeva veramente all'esistenza di questa categoria professionale, celebrata ovviamente anche da numerosi cineasti "impegnati", che a un certo punto di un film - che magari parlava di tutt'altre cose - ti infilavano un picchetto operaio dinanzi ad una fabbrica che veniva assaltato da giovinastri con bandiere tricolori, caschi - preferibilmente neri - e catene roteanti che, con colpi di karate ed altre diavolerie, riducevano sanguinanti e in ginocchio gli scioperanti e se ne andavano ghignando e apostrofandoli con frasi tipo "sporchi lavoratori, così imparate a ribellarvi al padrone...".
Incredibile, ma c'è ancora gente, convinta di essere istruita e coltivata, che dice simili idiozie. E magari è la stessa che ti dice "e c'è ancora gente che crede che i comunisti mangiano i bambini...". Noi no. Avendoli frequentati a lungo sappiamo che fanno molto peggio. Ma c'è comunque chi è convinto - e Rutelli è uno di questi - che l'appello all'oscurantismo antifascista faccia ancora presa sugli elettori meno evoluti. In mancanza di altri argomenti ed evidentemente intimorito dalla crescita del consenso dell'avversario, l'aspirante sindaco non ha trovato nulla di meglio che far "svelare" dai suoi comunicatori un segreto (che tale non è per nessuno) e cioè che Alemanno porterebbe al collo la demoniaca, fascista e anzi nazista, croce celtica.
Sulla croce celtica c'è stata una competizione di imbecillità giornalistica negli ultimi anni che ancora non ha segnato il vincitore definitivo, perché la gara a chi scrive idiozie più grosse è - ahimè - ancora in corso. Purtroppo la risposta di Gianni mi ha lasciato deluso - e lo dico con grande affetto, avendo già affrontato l'argomento in passato. Ha risposto, non so ispirato da quale esperto di comunicazione, che porta sì la celtica al collo, ma che si tratta di un simbolo religioso cristiano e non politico. Si tratta di una difesa non necessaria e non richiesta, oltrechè debole. La croce celtica è il simbolo della militanza degli anni Settanta e Ottanta e il fatto che Gianni la porti al collo è una cosa che deve ispirare rispetto, affetto e per qualche verso anche gratitudine. Certo non imbarazzo. Il mio amico Gianni non doveva rispondere ai cialtroni che sono ricorsi a questi sotterfugi, perché non meritavano risposta. Ma se proprio una risposta andava data, doveva dirgli la verità: "Questa è la croce che portava al collo Paolo Di Nella quando venne ucciso.
Ed è la sola cosa che mi resta - oltre al ricordo - di un fratello ucciso dai vostri amici comunisti che lo hanno colpito alle spalle mentre attaccava manifesti ambientalisti e sono fuggiti via. E ora probabilmente votano per Rutelli. Io non ho mai avuto nulla di cui vergognarmi: vergognatevi voi".
Io so che lo pensa. E' tempo di dirlo.