





Si, sono felice che lo Stato paghi questi progetti con i miei soldi.
In compenso sono molto incazzato perchè lo Stato butta i miei soldi in armamenti, scuole cattoliche, aiuti agli industriali, ponte sullo stretto di Messina, 8 per mille e tante altre cose.
Ma è la democrazia, mi rendo conto che siamo 55 milioni, abbiamo scale di valori e di interessi diversi e quindi è giusto che i soldi pubblici vengano spesi un po' per le cose che convincono me, e un po' per cose che piacciono ad altri.


http://espresso.repubblica.it/dettag...a-euro/1980647
BUFERA A PISA - Gli slavi, rifugiati politici, ne hanno sborsati 600mila
Ironica interrogazione di un consigliere di An
Villa ai rom:
dal Comune 80mila euro
R.P.
Integrato con soldi pubblici l’acquisto di una famiglia kosovara PISA. Ottantamila euro del Comune per aiutare un nucleo familiare rom ad acquistare una villa da più di 600mila euro. Succede tra Pisa (che ha stanziato la somma) e Pontedera (dove è ubicato l’immobile). La storia - che risale al 2005 ma che solo ora è diventata di dominio pubblico - sembra fatta apposta per rinfocolare le polemiche sui soldi pubblici che vengono spesi per integrare le comunità nomadi. I protagonisti sono la ventina di componenti di una famiglia kosovara, gli Zuka, fuggita dalla guerra nei Balcani e approdata in riva all’Arno. Qui, dopo essersi fermata al campo nomadi di Coltano, ha deciso di stabilirsi definitivamente.
Grazie alla vendita di tre case che possedevano in Kosovo, gli Zuka - padre, madre, figli e nipoti - hanno a disposizione qualcosa come seicentomila euro (un miliardo e 200 milioni delle vecchie lire). Individuano una villa a Gello di Pontedera e vogliono acquistarla. Ma i soldi - per un investimento così costoso e ambizioso - non bastano. Mancano ottantamila euro. Dove trovarli? Chiedono aiuto al programma di servizi sociali del Comune di Pisa denominato “Città Sottili” che dal 2002 tenta di superare l’emergenza dei campi nomadi. Chiedono la somma e il Comune - grazie a un apposito finanziamento regionale - gliela dà.
Succede però un guaio. Mentre le parti cercano di definire un accordo su come restituire quei soldi, gli Zuka occupano abusivamente tutta la villa, anche la porzione acquistata con i soldi pubblici. Si apre un contenzioso che nel novembre 2006 sfocia in una formale denuncia del Comune.
La vicenda - c’è da giurarlo - farà discutere non poco a Pisa e dintorni. C’è già chi, come il consigliere comunale Francesco Capecchi di An, ha già presentato un’interrogazione al presidente del consiglio comunale e all’assessore ai servizi sociali perché vuole sapere se grazie al “Progetto Città Sottili” per il superamento dei campi nomadi - progetto unico in Italia e molto discusso dopo l’arresto di una trentina di rom che detenevano un vero e proprio arsenale - «il Comune di Pisa è diventato il primo tra gli enti locali italiani “proprietario di bagno cucina e salotto” della villa con giardino della famiglia rom».
L’assessore ai servizi sociali Carlo Macaluso, che è anche presidente della locale Società della salute (il consorzio tra enti locali incaricato di governare e programmare le politiche della salute pubblica), replica così. «Non c’è stata da parte nostra nessuna donazione ma solo un intervento per favorire l’acquisto dell’abitazione da parte di una famiglia di rifugiati politici che ne aveva necessità vivendo illegalmente ai margini dell’insediamento di Coltano. Abbiamo acquistato una piccola porzione del piano terra in modo da consentire alla famiglia, che aveva risorse sufficienti per comprare l’immobile quasi interamente, di completare l’operazione. In questo modo eravamo anche riusciti a ridurre significativamente le presenze non autorizzate a Coltano».
Insomma secondo la Società della salute quel prestito non solo era in linea con la filosofia e gli obiettivi del progetto per l’integrazione dei rom ma era anche in qualche modo conveniente, visto che - a fronte degli oltre 3 milioni spesi negli ultimi otto anni dal Comune di Pisa per l’integrazione dei rom - con “soli” 80mila euro si pensava di poter risolvere il problema di una ventina di nomadi. Ma è chiaro che l’idea di prestare a tasso zero tanti soldi a chi ne possiede già tantissimi è qualcosa che è e rimane molto difficile da spiegare.(30 gennaio 2008)
PISA. Pronti alla faida, chiusi in specie di roccheforti, armati fino ai denti e in posizione strategica, quasi in assetto di guerra. Così sono stati sorpresi i due gruppi rom oggetto del blitz scattato all'alba di mercoledì contemporaneamente al campo nomadi di Coltano e in due case, a Marina e a Gello di Ponsacco
di Candida Virgone
PISA. Pronti alla faida, chiusi in specie di roccheforti, armati fino ai denti e in posizione strategica, quasi in assetto di guerra. Così sono stati sorpresi i due gruppi rom oggetto del blitz scattato all'alba di mercoledì contemporaneamente al campo nomadi di Coltano e in due case, a Marina e a Gello di Ponsacco. Le indagini della polizia, coordinate dalla procura, hanno portato dapprima al blocco di cinquanta fra kosovari e macedoni, tenuti rigorosamente separati anche in questura, e in nottata, all'arresto di ventidue macedoni ed al fermo di tre kosovari, la maggior parte con precedenti penali e sedici dei quali inseriti nei progetti di accoglienza del Comune. A fare il punto della situazione grave che si era venuta a determinare sabato notte, dopo la rissa seguita da due spedizioni punitive conclusesi con cinque persone accoltellate e l'esplosione di colpi di pistola in viale D'Annunzio, sono stati, ieri mattina in procura, il procuratore reggente, Antonio Di Bugno, il pm che ha coordinato l'inchiesta, il dottor Giancarlo Dominijanni, il questore, Fulvio Della Rocca, la responsabile della Squadra Mobile, Alba Badalassi, il primo dirigente della questura, Luigi Nappi, il capo di gabinetto, Paolo Pizzimenti.
I ventidue macedoni finiti in carcere sono accusati di detenzione illegale di armi da sparo ed improprie e detenzione e fabbricazione di bottiglie incendiarie. Sono sette esponenti della famiglia Bekir, Bajram, 48 anni, Iskender, 48 anni, Sakir, 30, Zija, 28, tutti e quattro residenti in viale D'Annunzio 137; Muarem e Senad, 29 anni tutti e due, residenti a Oratoio in via Maggiore 135; e Azo, 24 anni, che abita in via della Bigattiera 13. Due della famiglia Kurtisi, residenti a Calcinaia in via Tosco-Romagnola 187: Adnan, 27 anni, ed Eljez, 50. Due Mustafa residenti a Pisa: Toni, 39 anni, che abita in via Sartori 3; e Adlan, 42, residente in via Umbria 11; con Enver Mustafov, 31 anni, residente a Oratoio in via Maggiore 115; e Severgjan Mustafovski, 27 anni, abitante in via Maggiore 135. E ancora Bajram Jakupovik, 29 anni, residente a Pisa in via Aurelia Sud 34; Dijan Ramadanovski, 43 anni, in Italia senza fissa dimora; Elviz Elmaz, 29 anni, residente a Pisa, in via S. Agostino 174; Tahir Asanov, 47 anni, residente in viale D'Annunzio 137; Osman Asan, 24 anni, residente a Calcinaia in via Tosco-Romagnola 177;
Ismail Bajram, 21 anni, residente a Cascina in via Barca di Noce 176; Ekrem Dibran, 26 anni, residente a Pisa, in via Matteucci 15; Rasim Bajram, 36 anni, residente a Cascina in via Barca di Noce 176; Saban Saidov, 26 anni, residente a Oratoio in via Maggiore 135. I tre kosovari sono Ramiz Dubovici, 30 anni, Francesko Hajrizi, 23 anni, Agron Hasani, 27 anni, tutti e tre residenti a Pisa, in via dell'Idrovora 1, insomma al campo nomadi di Coltano: sono stati sottoposti a fermo di polizia giudiziaria per detenzione e porto abusivo di armi e munizioni da sparo. Nei tre punti delle perquisizioni è stato ritrovato un vero arsenale da guerra: in viale D'Annunzio undici bottiglie molotov, due pistole, una delle quali è una Beretta rubata due anni e mezzo fa, con le munizioni, e poi bastoni, asce, pietre, mattoni e pezzi di marmo; a Coltano bastoni, asce, scimitarre antiche, sciabole, mazze da baseball e spranghe di ferro; a Gello una scacciacani con le munizioni, asce, mazze di legno e gioielli nascosti in un vaso da fiori. Dopo la guerriglie di sabato notte pare che le due etnie si preparassaro all'attacco.
«Quando siamo arrivati nella villetta di viale D'Annunzio - ha detto Dominijanni - le due etnie erano pronte a difendersi: molotov erano disposte dentro e fuori, le armi in posizioni strategiche, gli uomini vestiti e dislocati in vari punti della casa come se fossero pronti a difendersi». Il sospetto è che si stesse per scatenare una vera e propria faida, tanto è vero che dal 14 erano arrivati in Italia altri rom provenienti da altri paesi, come se chiamati a dar man forte. «Una situazione grave - ha commentato Di Bugno - tempestivamente affrontata grazie all'impegno delle indagini della procura ed alla professionalità delle forze dell'ordine». La questura - come ha sottolineato Del Rocca - ha impiegato nelle tre perquisizioni un centinaio di uomini a sostegno dell'azione della Squadra Mobile.
Paravento della guerriglia la lite scoppiata sabato notte a Coltano, ma dietro la quale si celerebbe ben altro, visto anche l'armamentario scoperto dalla polizia, messa in allarme pure dal sequestro di una pistola avvenuto un mese fa ad un minorenne del campo. Come la spartizione del territorio fra le due etnie per la messa a segno di veri e propri disegni criminali e traffici illeciti.
http://iltirreno.repubblica.it/detta...?edizione=Pisa

