

Sempre Benito nei nostri cuori e guai a chi ce lo tocca.


Non è la fede che arriva nell'ora del crepuscolo quella che mi sostiene, è la fede della mia infanzia e della mia vita che mi impone di dover credere...
"Ricordatevi bene: abbiamo spaventato il mondo dei grandi affaristi e dei grandi speculatori. Essi non hanno voluto che ci fosse data la possibilita' di vivere... Assistiamo a questo straordinario spettacolo: la stessa Chiesa alleata ai suoi piu' acerrimi nemici. La Chiesa non vuole, a Roma, un'altra forza, preferisce degli avversari deboli a degli amici forti.
Io sono come il grande clinico che non ha saputo fare la cura esatta e che non ha piu' fiducia dei familiari dell'importante degente. Molti medici si affollano per la successione. Molti di questi sono gia' conosciuti per inetti; altri non hanno che improntitudine o gola di guadagno. Il nuovo dottore deve ancora apparire. E quando sorgera' dovra' riprendere le ricette mie. Dovra' solo saperle applicare meglio.
Lasciate passare questi anni di bufera. Un giovane sorgera'. Un puro. Un capo che dovra' immancabilmente agitare certe idee. Collaborazione e non lotta di classe; carta del lavoro; la proprieta' sacra fino a che non diventi un insulto alla miseria; cura e protezione dei lavoratori, specialmente dei vecchi e degli invalidi; cura e protezione della madre e dell'infanzia; assistenza fraterna ai bisognosi; moralita' in tutti i campi; lotta contro l'ignoranza e contro il servilismo verso i potenti; esaltazione dello spirito di orgoglio di essere italiano; Abolizione di ogni dogana; libero commercio fra paese e paese, regolato da una convenzione; moneta unica; educazione in profondita' e non, purtroppo in superficie, come e' avvenuto per colpa degli avvenimenti e non per deficienza ideologica. Liberta' di pensiero, di parola e di stampa? Si', purche' regolata e moderata da limiti giusti, chiaramente stabiliti. Senza di che, si avrebbe anarchia e licenza. E ricordatevi soprattutto la morale deve avere i suoi diritti. Sara' un giovane a fare tutto questo. Io non saro' piu', ma la storia mi dara' ragione"


Presente !
Benito Mussolini Duce d'Italia !


Presente!


Fra' Ginepro il Francescano, lo scrittore, il cappellano (*)
(*) I testi e le immagini qui riportati sono tratti e adattati dal libro "Fra Ginepro - il Francescano, lo scrittore, il cappellano", dell'Associazione Amici di Fra' Ginepro, NovAntico Editrice, con i necessari consensi.
"Quando il nostro popolo era nelle trincee, Iddio mi mandò nelle trincee; quando il nostro popolo era fra i reticolati Iddio mi mandò dentro i reticolati; quando il nostro popolo era in galera Iddio mi mandò in galera. Ti ringrazio, o Signore, per queste prove di cui mi hai ritenuto degno".
Fra' Ginepro
Padre Ginepro da Pompeiana, al secolo Antonio Conio, nato nel 1903 e morto nel 1962, dopo essersi laureato discutendo una tesi intitolata "Francesco d'Assisi, il più italiano dei santi" (citazione di Mussolini, che avevadefinito Francesco "il più italiano dei santi, il più santo degli italiani",
e che aveva promosso la sua proclamazione a patrono d'Italia, insieme a
santa Caterina da Siena) divenne sacerdote e frate francescano.
Frà Ginepro partecipò alla guerra di Etiopia, alla campagna di Francia e a
quella di Grecia come cappellano militare. Dopo essere stato gravemente
ferito, fu fatto prigioniero e rinchiuso in un campo di concentramento
inglese in India. Tornato in Italia nel 1943, in seguito a uno scambio di
prigionieri feriti o malati, dichiarò ai giornalisti, accorsi a intervistare
i reduci a Taranto, che ogni giorno, benchè fosse proibito, aveva celebrato
di nascosto la Messa pregando per il Duce. Commosso, Mussolini lo convocò a Palazzo Venezia, e, in seguito, durante il periodo della Repubblica Sociale
Italiana, ricorse più volte al suo ministero sacerdotale: frà Ginepro ebbe
modo di confessare e comunicare il Duce, e di celebrare la Messa nel suo
studio della villa Feltrinelli, a Gargnano.
Dopo il 25 aprile 1945 fu arrestato come "criminale fascista" (e forse fu un
bene, visto che rischiava di venire massacrato dai "prodi" partigiani....) e
rinchiuso per 11 mesi nel carcere genovese di Marassi, dove divenne
popolarissimo tra i detenuti per la Messa che recitava ad alta voce,
cantando, dalla sua cella. Assolto, senza aver rinnegato i suoi alti
ideali, tornò a predicare in Liguria, amato da tutti, non solo dai fascisti,
ma pure dai comunisti, e dai laicisti, tanto era il bene che la sua figura
sapeva irradiare.
Tra l'altro, la città di Loano gli ha dedicato un monumento in bronzo.
Dal suo libro, "Il mio saio: una bandiera" riporto due episodi, uno del
1940, l'altro del 1943.
1940
"Le terrazze di ulivi sono le gradinate lungo le quali si schierano le
compagnie che il Duce passa in rivista. Egli è venuto a premiarci. Egli
sorride coi suoi grandi occhi magici. Quando giunge davanti alla nostra
divisa serafica, il sorriso dagli occhi s'irradia in tutto il volto, in una
espressione a cui fanno degna corona rame e bacche d'ulivo. Aureolato dalle
fronde sacre a Minerva, "sembra un principe, un condottiero pacifico."
Egli mi osserva e esclama: "Come sta bene il saio francescano in mezzo al
grigio-verde e alle camicie nere!"
Lo stuolo di generali del seguito, annuisce. I miei fanti e i militi
annuiscono.
Chissà quante bottiglie dovrò pagare per queste parole del Duce!
L'arcivescovo castrense mi chiama a Roma, perché gliele ripeta, coi
particolari. L'elogio abbraccia tutti i cappellani."
1943
"Dopo la breve licenza, ci riuniscono in una colonia marina di Riccione,
adibita a convalescenziario. Egli è alla Rocca delle Caminate. L'incontro
avviene a Predappio, ed è il più grande consenso al nostro operato, il
premio più ambito al nostro ritorno.
"Durante la dura prigionia, in terra lontana, spesse volte avete pensato a
me. Ebbene, più spesso, io ho pensato a voi."
Così ci saluta il Duce, il cui discorso è un inno alla nostra generosità di
combattenti. Noi lo interrompiamo sovente, promettendogli di seguirlo fino
in fondo.
Il Duce ci vuole guardare tutti in faccia. Quando giunge il mio turno, il
suo sguardo, che si era fatto pensoso, si illumina di speranza, di una
meravigliosa speranza che lo rende istintivo.
Il Duce mi stende tutte e due le mani per attirarmi a sé, e, quando gli sono
faccia a faccia, si inginocchia a baciarmi il cordone di san Francesco.
Come potrò dimenticare questo bacio?"
http://www.italia-rsi.org/genova-rsi...fraginepro.htm


I RELIGIOSI NELLA RSI
Bruno De Padova
VESSILLO DI FEDE E DI CIVILTA IL SAIO DEI CAPPELLANI FRA'GINEPRO, DON SCARPELLINI E PADRE EUSEBIO, CON ALTRI NOVECENTO SACERDOTI-SOLDATO, PORTARONO NELLA RSI LA POTENZA COSTRUTTIVA DELLA COSCIENZA CRISTIANA
L'albeggiare nelle molteplici, drammatiche giornate sofferte da Genova dopo quella della cosiddetta liberazione di cinquant'anni or sono, si distingueva più che per il levare del sole, da un ben diverso spettacolo, cioè da quel «mattutino di Stalin» caratterizzante in ogni quartiere del capoluogo ligure, sulle piazze, per i viali e nei «carrugi» una crescente, spietata caccia al fascista o presunto tale che, per settimane, sparse sempre più sangue e lasciò abbandonati un grande numero di cadaveri in ogni area urbana, da Voltri a Nervi.
Fu in una di quelle mattine che il cappellano militare Fra' Ginepro di Pompeiana respinse il ritiro in luogo sicuro: «Il mio posto non è in noviziato; se quando i miei fratelli andarono alla guerra li seguii come cappellano militare, se quando caddero prigionieri li seguii nei campi di concentramento, ora che sono trattenuti in carcere li devo seguire nella galera.», rispose il «confessore del Duce» a chi voleva salvarlo dal pericolo sempre più incombente di una sua cattura, essendo molto ricercato dai partigiani.
E più tardi - dopo essersi presentato da solo ai capi del CLN nella cella più grande del carcere di Marassi salì sul pancaccio e così supplicò per tutti i reclusi a viva voce:
«O Cristo Signore, che per salvare l'umanità sei stato incatenato e crocifisso, ascolta il grido lamentoso che ogni giorno Ti eleviamo dal fondo della nostra galera.
Non tardare a mettere in luce la nostra innocenza ed a restituirci alla nostra casa, fatti migliori dalle sofferenze patite. Volgi uno sguardo pietoso alla famiglia che è rimasta senza sostegno, alla Patria che attraversa momenti dolorosi, al Mondo coperto di ossami e di macerie. E fa che per tutti sia pace, prosperità e benedizione. Così sia!»
Questa orazione, come ci conferma il Pio Cappuccino (Fra' Ginepro) nel suo tomo Convento e galera, fece subito il giro di tutte le celle di Marassi, col tempo lo farà anche nelle altre carceri d'Italia, lo sequestreranno in diversi penitenziari - quando scritto - come messaggio fascista, ma superando ogni barriera verrà recitata anche dai tubercolotici di Pianosa e dai pazzi di Aversa.
Avvenne così che sull'altare del più severo sacrificio eretto per la Storia dai più intrepidi credenti nei valori civili della Nazione, di socialità e di libertà, illuminato durante l'intera epopea della Repubblica Sociale Italiana dallo splendore del sacrificio di ognuno che volle contribuire al migliore sviluppo dei popoli, si localizzarono anche quelli dei numerosi
Cappellani-Soldato che dopo la vergogna per l'Italia dei tradimenti del 25 luglio e dell'8 settembre 1943 non disertarono, ma vollero continuare la loro inclita missione di Fede cristiana a fianco dei Combattenti per l'Onore della Patria.
http://www.italia-rsi.org/religiosi/religiosi.htm
Onore e solidarietà ai combattenti della RSI




Pane, lo so, per averlo provato, che cosa vuol dire la casa deserta ed il desco nudo


28 aprile 2008
Non è la fede che arriva nell'ora del crepuscolo quella che mi sostiene, è la fede della mia infanzia e della mia vita che mi impone di dover credere...
Onore e solidarietà a tutti i combattenti della RSI.