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songofthesybil
cara Papessa,
seguo con grande piacere i tuoi post, nei quali trovo sempre qualcosa su cui riflettere. Questa volta mi permetto di intervenire sulla questione dell'accessibilità o meno delle vette spirituali a seconda del sesso di appartenenza.
Rispetto all'argomento hai le idee molto chiare, idee che ho incontrato anch'io lungo la strada e che mi avevano in qualche modo irretito. Ma ad un'analisi più attenta (e pulendo meglio lo specchio) ho dovuto abbandonarle perché si sono rivelate funzionali a una serie di logismoi (per dirla con Evagrio) e demoni personali che andavano superati con...un salto. Attenta che questa ricerca del "principe azzurro spirituale", alla quale sei molto affezionata, non ti porti su un binario morto. Come quando lo si cerca nel "mondo", questo anelito ha un aspetto romantico quasi irresistibile per una donna, ma altrettanto letale. Quella che viene uccisa è la consapevolezza di fare i conti in modo spassionato con ciò che c'è, ciò che esiste qui e ora, senza illusioni, senza idealizzazioni. L'unico porta è nel presente e e la chiave è nell'essere esattamente ciò che si è. Dire: potrei essere un illuminato se solo fossi nato in Tibet o nel medioevo o un uomo, è solo una fuga, un battere la fiacca. Ci impedisce di respirare a pieni polmoni l'amore di Dio. Ci fa rifiutare la sua mano tesa. La mente ci può convincere di qualsiasi cosa e del suo contrario, bisogna stare attenti. E questo vale specialmente per le persone di straordinaria cultura, che rischiano di irrigidirsi troppo.
Con rispetto e ammirazione
Carissimo...grazie per i complimenti.
Non ti traggano in inganno le mie battute spiritose....non cerco alcun principe azzurro spirituale credimi. Ho trovato il mio maestro e mi basta.
Ho seguito e seguo le sue prescrizioni e i suoi insegnamenti, lungo un percorso che ha dato e darà ancora frutti speciali (almeno così spero).
A proposito della cultura egli mi insegnò che è valevole solo in quanto e se sia vissuta in maniera "cardiaca", ossia percepita non tanto e solo nella mente ma nel centro del cuore, là dove riposa il centro vero dell'essere.
E' un piacere notare quanto, nel susseguirsi del tempo, le sue previsioni e le sue anticipazioni su di me si siano puntualmente avverate.
Non ho messo del mio: ho portato e porto a compimento il suo.
Da vera donna. Me lo concedi?
Grazie ancora.
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Originariamente Scritto da
Genyo
Casomai "discorsi anti-femministeggianti".
Il Buddha stabilì circa 250 regole per un monaco e circa 500 regole per una monaca. Stabilito questo, il percorso alla liberazione è indifferenziato e i numeri scompaiono.
A quanto si riporta il Buddha era molto riottoso a considerare l'ipotesi ascetica valida per la donna...poi si fece convincere....
Che poi il percorso di liberazione sia indifferenziato....questo poi non è proprio possibile, a quanto mi risulta.
Ma non è cosa da discutersi qui.
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Originariamente Scritto da
Genyo
Honrai mu ichi motsu. Fin dall'inizio non esiste nulla. Quello che dici non vale nella maniera più assoluta per il buddhismo. Se fosse vero quello che dici il buddhismo crollerebbe, la "verità" buddhista sarebbe negata.
Nessuna negazione della verità buddhista, nè advaitin ( che è similare)
Come giustamente esposto da euvitt vi sono vari gradi,. vari livelli.
Nisargadatta dice "Tat twam asi", ma quella è la radice ultima, l'ultima verità.
Lo stesso per il grande Vuoto.
Si dice anche che samsara e nirvana sono la stessa cosa: dipende da quale parte orienti la mente.
Ora dimmi: quanti possono esperire questi assoluti, così?
Mi risponderai..."Non c'è nulla da esperire.."lo so già.
Ma è un paradosso, e lo sai.
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Originariamente Scritto da
Genyo
Presentamelo.
Anche per i tantrà buddhisti il sè esiste diciamo in potenza, essendo la radice del Gyu Lu che infine si può guadagnare. L'indirizzo Jonang la vede diversamente, per loro il se esiste in atto, proprio come per gli Hindu.
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rispondo brevemente a Chaos (e altri con idee simili)
1) attenzione, attenzione (rafforzativo): la shakti non è l'uno senza secondo, viene venerata come sposa-potenza del divino e dei vari dei (nei culti 'maschili' [tanto per intenderci non prendere alla lettera il termine]) e come grande madre privilegiando quindi un punto di vista lunare (un pò come l'adorazio0ne dell'immacolata) oppure nei tantra ciò che si ammira e venera è una via in cui si congiunge all'ascesi la potenza cioè una concezione diversa da quella di altre vie più dedite all'ascesi perchè pu8ntanti alol'assoluto incondizionato e quindi poco interessati a agire nel mondo manifesto.
la shakti poi non è altro che kundalini cioè la forza trascendente latente negli esseri comuni e al cui risveglio mirano tali vie. Da notare che in occidente i misteri si dividevano in piccoli e grandi misteri, i primi dei quali erano sotto il segno di iside e spesso officiati da donne, in quanto incarnazioni della shakti.
per quanto riguarda LaPapessa:
sono semplicemente uno che ha capito di vivere il sonno verticale e che ha deciso di svegliarsi. Ma tra il dire e il fare c'è di mezzo... un oceano con un bel pescecane e chi decide di attraversarlo non è certo paragonabile a chi l'ha fatto e ancor meno con chi ha realizzato che lui e l'oceano sono una cosa sola
:)
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Citazione:
Fin dall'inizio non esiste nulla.
Se fosse così il Buddhismo sarebbe nichilista. Non esiste alcuna visione della vacuità buddhista, nè Madhyamika, nè Cittamatra, nè altro, secondo cui non esiste nulla.
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Dipende cosa intendiamo con la parola Sè. Se lo intendiamo nel senso di Atman, allora è la Natura di Buddha.... non solo per i Tantra, ma per i Sutra Tathagatagarba (che sono gli ultimi Sutra). La filosofia che si rifà principalmente ai sutra tahagataharba viene chiamata in tibetano Shentong (ovvero vuoto d'altro). Lo Shentong è particolarmente importante per i Jonang, e, di meno, per i Kagyu e i Nyingma.
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Citazione:
Originariamente Scritto da
stuart mill
rispondo brevemente a Chaos (e altri con idee simili)
1) attenzione, attenzione (rafforzativo): la shakti non è l'uno senza secondo, viene venerata come sposa-potenza del divino e dei vari dei (nei culti 'maschili' [tanto per intenderci non prendere alla lettera il termine]) e come grande madre privilegiando quindi un punto di vista lunare (un pò come l'adorazio0ne dell'immacolata) oppure nei tantra ciò che si ammira e venera è una via in cui si congiunge all'ascesi la potenza cioè una concezione diversa da quella di altre vie più dedite all'ascesi perchè pu8ntanti alol'assoluto incondizionato e quindi poco interessati a agire nel mondo manifesto.
la shakti poi non è altro che kundalini cioè la forza trascendente latente negli esseri comuni e al cui risveglio mirano tali vie. Da notare che in occidente i misteri si dividevano in piccoli e grandi misteri, i primi dei quali erano sotto il segno di iside e spesso officiati da donne, in quanto incarnazioni della shakti.
per quanto riguarda LaPapessa:
sono semplicemente uno che ha capito di vivere il sonno verticale e che ha deciso di svegliarsi. Ma tra il dire e il fare c'è di mezzo... un oceano con un bel pescecane e chi decide di attraversarlo non è certo paragonabile a chi l'ha fatto e ancor meno con chi ha realizzato che lui e l'oceano sono una cosa sola
:)
Concordo proprio in tutto....:-:-01#19
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Citazione:
Originariamente Scritto da
La Papessa
A quanto si riporta il Buddha era molto riottoso a considerare l'ipotesi ascetica valida per la donna...poi si fece convincere....
Che poi il percorso di liberazione sia indifferenziato....questo poi non è proprio possibile, a quanto mi risulta.
Ma non è cosa da discutersi qui.
Nell'estinzione di soggetto/oggetto le "differenze" si dissolvono...e dal dualismo non divengono monismo, quindi cosa si realizza??
Come vedi è abbastanza semplice e se ne può parlare ovunque senza censure o preclusioni quindi anche qui.
E' importante non costruire categorie su categorie o pensare di risolvere le categorie i concetti con altre categorie, concetti...
Non so quale sia la tua pratica ed esperienza ma mi permetto di consigliarti un sano, semplice, assoluto zazen
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Citazione:
Originariamente Scritto da
La Papessa
Nessuna negazione della verità buddhista, nè advaitin ( che è similare)
Come giustamente esposto da euvitt vi sono vari gradi,. vari livelli.
Nisargadatta dice "Tat twam asi", ma quella è la radice ultima, l'ultima verità.
Lo stesso per il grande Vuoto.
Si dice anche che samsara e nirvana sono la stessa cosa: dipende da quale parte orienti la mente.
Ora dimmi: quanti possono esperire questi assoluti, così?
Mi risponderai..."Non c'è nulla da esperire.."lo so già.
Ma è un paradosso, e lo sai.
Io trovo che ci siano grandi e pericolosi fraintendimenti relativamente alla "radice ultima, l'ultima verità". E ancor di più relativamente al "grande Vuoto".
Samsara e nirvana sono la stessa cosa, tuttavia bisogna capire molto bene la dualità senza vivere dualisticamente.
Per capire la dualità e l'estinzione della dualità è necessario un percorso, quindi di una esperienza molto concreta, forte, precisa.
Non mi attribuire risposte minimaliste e superficiali che sono tutte tue.