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Discussione: Roma Liberata

  1. #1
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    Predefinito Roma Liberata

    Dicevamo alcuni giorni fa che l'Italia è cambiata maggiormente nell'ultimo mese che nei sessanta anni e rotti della storia repubblicana.
    All'improvviso gli elettori hanno voltato le spalle alla divinità a cui avevano creduto ciecamente: la sinistra.
    Perfino Roma, da tempo roccaforte inespugnabile dei progressisti, è stata conquistata dal Popolo della Libertà.
    Segno di una mutazione profonda e probabilmente ancora in atto.
    Da notare che a battere Rutelli è stato Alemanno, uomo coraggioso, addirittura temerario, ma non ancora considerato una star del centrodestra: eppure ha sorpassato l'avversario di vari punti e con una disinvoltura sorprendente.
    La sua performance del tutto inattesa (almeno nella misura indicata dalle urne) conferma la tendenza del Paese a sbarazzarsi del vecchiume di cui gli ex del partito comunista e affini sono ancora portatori, consapevoli o inconsapevoli. Le prediche del passato impregnate di buone intenzioni e di idealismi sterili non attecchiscono più, suonano falsotte e hanno perso ogni forza suggestionante. Il sospetto è che la gente, afflitta da problemi concreti come l'ordine pubblico, la disciplina dell'immigrazione e i prezzi insostenibili delle case, avverta una sorta di fastidio nell'udire i discorsi evasivi e gli inviti alla tolleranza e all'integrazione pronunciati dai leader del Pd. E abbia deciso di affidare le sue speranze (guai a tradirle) al Popolo della Libertà sostenuto, nella Capitale, dai suffragi decisivi degli aficionados dell'Udc e della Destra storaciana.
    Rutelli paga, oltre alla personale inconsistenza, anni di cattiva amministrazione cittadina alla quale egli contribuì non poco stando al Campidoglio. Così come Veltroni ha pagato, alle consultazioni politiche, le nefandezze antipopolari del governo Prodi.

    Alemanno è atteso da un compito difficile: sistemare Roma ridotta davvero male, e meritarsi la fiducia riposta in lui dai romani con tanto entusiasmo. Se non lo facesse sarebbe una sconfitta non solo sua ma della politica nel senso ampio del termine, quella politica senza la quale sarebbe il caos sognato da Grillo e simili. Ma il nuovo sindaco è attrezzato, lo ha dimostrato nel ruolo di ministro delle faccende agricole ricoperto un quinquennio accanto a Berlusconi. Alemanno è un tipetto tutto di un pezzo, una persona perbene che lavora sodo. Ce la farà. Se non ce la facesse lui, chi altro? Per il Pd e il suo leader si annunciano tempi cupi. Qualche compagno importante ha una voglia matta di fare la festa a Walter Veltroni. Cose squallide, già viste.
    C'è sempre bisogno di un capro espiatorio che si sacrifichi per tutti. Se danno la colpa a lui, si sentono innocenti.
    La realtà però è diversa e più complessa. La batosta non dipende da un dirigente ma dalla dirigenza, in questo caso dalla sua incapacità di capire il Paese, i suoi umori e le sue esigenze.
    La sinistra per rialzarsi necessita d'un bagno di umiltà che le consenta di tornare in sintonia con gli elettori del Centro, del Sud e del Nord.
    Altrimenti l'onda lunga del 14 aprile la sommergerà completamente.

    di VITTORIO FELTRI www.libero-news.it di oggi

    saluti

  2. #2
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    Predefinito Chi era il vecchio?

    Adesso Berlusconi dovrebbe andare da quelli che un anno fa, quando gli scenari erano ben altri, gli dicevano che contro Veltroni avrebbe avuto vita difficile.
    Perché Veltroni era più giovane, era il nuovo; perché da sindaco aveva affinato l'arte della comunicazione.
    Ecco, adesso Berlusconi dovrebbe andare da tutti questi e canzonarli:
    «Allora, come la mettiamo?».
    Berlusconi non ha vinto, ha stravinto. In pochi mesi ha rivoluzionato il centrodestra scegliendo gli alleati simpatici e ripudiando quelli antipatici, ha rimotivato gli elettori, si è ripreso i temi della rupture in chiave brianzola e ha vinto in tutta Italia.
    Ha dimostrato ai poteri forti di essere lui il più forte.
    Ieri, infine, s'è tolto lo sfizio di vincere a Roma, sdoganando definitivamente la destra e facendo lo scalpo a Veltroni. Più di così?

    Il suonatore è finito suonato
    Il giovane Walter, sfidante dalle belle speranze, è stato umiliato persino nella sua città. E non vorremmo essere nei suoi panni. Non che i panni di Silvio III siano più comodi. Stravincere esclude ogni alibi. Berlusconi rientra a Palazzo Chigi calpestando il tappeto rosso come una star holliwoodiana. L'attesa è tanta e l'Italia vuole sognare.
    Almeno un pochino. Non chiede la luna, chiede un po' più di sicurezza a terra. Non elemosina sconti; ma neanche sorprese col fisco. La gente sa che non è più tempo per l'effimero neanche a Roma, che pure Walter aveva educato a suon di canzonette e starlette.
    A Silvio, gli italiani chiedono di poter usufruire del proprio guadagno un po' di più.
    Lavorare per lo Stato, senza poi ottenere che le briciole in cambio, non è più possibile. Le ricette di Prodi hanno congelato la crescita: evidentemente non era la cosa giusta. Roma faceva schifo perché era sporca, degradata e buttava troppi soldi per nottate musicali in bianco.
    Silvio vince perché capisce l'operaio meglio della sinistra. Sa quali sono i problemi delle imprese e delle famiglie. Silvio vince perché non ha la puzza sotto il naso.
    Se deve dire che in Italia ci sono troppe tasse lo dice senza girarci attorno.
    E se l'Italia denuncia uno stato di insicurezza, lui ci crede; mica promuove tavole rotonde sulla insicurezza percepita o reale. Silvio e gli italiani si capiscono al volo da quindici anni. Solo che ora Silvio ha un debito con gli italiani: ha promesso un Paese diverso. Dovrà mantenere l'impegno. Può farlo unilateralmente o coinvolgendo l'op posizione. Unilateralmente è come tentare di uscire dalle correnti (e dio solo sa quante correnti, quante caste nascoste, quanta burocrazia, rendano complicate le cose in questo strano Paese): più ti sforzi e più resti fermo. Silvio qualche potere ce l'ha ma non è sufficiente per imprimere una svolta. La Costituzione non gliene attribuisce di particolarmente efficienti. Dovrà forzare la mano, oppure dovrà sperare in una opposizione che - ormai allo sbando - si fa furba e capisce di non avere alternative. Tertium non datur, dicevano gli antichi romani prima di imparare il ma-anche di Veltroni. Ecco, il ma-anche ha perso sia nella versione furbetta del Pd alleato con Di Pietro e i radicali (che faranno gruppo a sé, alla faccia del "saremo una cosa sola"), sia nella versione amministrativa col Pd alleato con tutti i partiti della vecchia Unione, sinistra radicale compresa. Veltroni è sotto processo, però ha una chance: ammodernare il Paese senza il piglio del professorino e nello stesso tempo far maturare la sinistra, spogliandola del repertorio ideologico e propagandistico esibito ancora in questi giorni, contro il Berlusca, contro la destra e contro la Lega.
    Se invece il Pd vorrà sperare nella rivincita delle Europee dell'anno venturo cullando chissà quale miracolo, allora tanti auguri: qualche muro contro cui sbattere in giro si trova ancora. Del resto, Berlusconi è nella condizione di poter governare da solo. Centrare l'obiettivo minimo (che visti i tempi è già parecchio) è possibile: nei primi cento giorni dia priorità ai provvedimenti che si possano immediatamente toccare con mano. L'eliminazione dell'Ici sulla prima casa e la posticipazione del pagamento dell'Iva vanno nella direzione giusta. Poi, il Cavaliere dovrà coraggiosamente metter mano alle forbici per disboscare la costosa selva pubblica. Il primo anno dovrà giocarsi all'insegna della tempestività delle scelte e dei risultati, perché già il prossimo anno ci sono le Europee e il Cavaliere non dovrà incorrere nell'effetto Sarkozy. Il 2009 sarà l'anno del tagliando.

    I fatti contro le belle idee
    Ora che anche Roma è stata archiviata con successo, Silvio può presentare la squadra. Lasci perdere coloro che avranno da ridire sulla formazione, chi dice che manca il colpo di reni, manca la sorpresa, manca il jolly. Il Berlusconi III potrà anche non esaltare, ma è passato da una campagna elettorale.
    È una squadra che sa, perché ha ascoltato e ha visto; non sa "a prescindere" sulla base di belle idee. Quelli delle belle idee hanno perso. Così come hanno perso tutti coloro che in questi quindici anni si auguravano di veder scomparire il Cavaliere per effetto di un abracadabra scritto sui giornali e pronunciato in tv.
    Invece i Grillo, i Bocca, gli Scalfari, i Travaglio, i Santoro, i Sartori eccetera eccetera hanno fatto cilecca. Loro rincorrevano le farfalle, il Cavaliere pigliava i voti. Potranno continuare oltre (lo sparring partner si diverte a prendere botte: ognuno si diverte come meglio crede), potranno sgolarsi per altro tempo: non servirà a nulla. Berlusconi ha fatto il tris e si è pigliato pure Roma, ultimo scalpo della sinistra radical chic. Silvio c'è.

    di GIANLUIGI PARAGONE www.libero-news.it di oggi

    saluti

 

 

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