Il senso della Storia
di Sante Pisani
E’ sull'unità che fonda le radici la nostra Democrazia: sull'unità del popolo
e delle sue espressioni politiche, tra il popolo e le sue nuove istituzioni
Sull'unità del popolo e della nazione, al di là ed al di sopra di ogni
differenza di ordine politico, partitico, religioso, ideologico, culturale, razziale
L’Italia ha bisogno oggi, più di ieri, di memoria, di valori, di un
nuovo impegno per la Democrazia, per la Libertà, per la Sicurezza
È l’ impegno morale che tutti dovremmo avere e nel quale tutti ci dobbiamo impegnare, ma il malcontento, il disagio economico, mai grave come adesso, fa dire spontaneamente “io non faccio politica, io non vado a votare!”Il “fare politica” è una aggregazione volontaria sociale. Il non fare politica, l’inerzia, il non voler sentire, il non andare a votare, non è un valore, è la maniera giusta di farsi mettere nel sacco da chi fa le leggi a proprio piacimento o interesse di casta, o peggio, per interesse personale!
Per realizzare le nostre idee, occorrono forze sociali tradotte in numeri, che talvolta ci trovano divisi in gruppi da chi ha interesse a dividerci. Riflettiamo sul nostro vissuto come individui e come parte della società. L’evoluzione umana è passata spesso tra esperienze terribili, anche evitabili, volute da pochi, subite da molti. Così è stato delle guerre. Così è ancora delle guerra.
La resistenza che oggi ricordiamo, non appartiene soltanto alla strategia delle guerre, ma a tutto un percorso storico nato nel 1919 quando Benito Mussolini, espulso da quel partito dei lavoratori perché ne deformava la natura, fondò il partito fascista, sciolse con la violenza i fasci dei lavoratori e fondò i fasci di combattimento. Da allora fu tutto un percorso di miseria e di soprusi, di lutti, fino ad arrivare al culmine della sua storia e di un popolo. Un popolo esasperato.
La Resistenza è stata un atto dovuto a chi soffriva ingiustamente, ha dato voce a chi non l’aveva, ha generato la democrazia, la pace, la Repubblica, la Costituzione, il Parlamento. Un grande contributo all’organizzazione sociale che la specie umana si è data.
Tutti insieme dobbiamo difendere sempre la nostra dignità, rispondendo alla nostra coscienza prima di tutto, di ciò che facciamo, di ciò che vogliamo essere.
In una società democratica la storia di ognuno riguarda tutti, la propaganda, la mala informazione può essere un fatto deviante e bisogna riflettere.
Meritevoli furono le nostre madri, che sopportarono eroicamente i disagi del vivere quotidiano di vent’anni di regime fascista con le sue guerre e i suoi soprusi, mamme che subirono la preoccupazione di mettere insieme un pasto per la famiglia.
La storia della Resistenza è la storia del vivere degli uomini, non va deformata; è stata un esempio di moralità per tutti perché è stata la risposta alla nostra coscienza, un atto d’amore che ci ha riscattato dalla vergogna.
Non dimentichiamo i 50 milioni di morti giovani e meno giovani, vicini e lontani
Non dimentichiamo i mutilati, i torturati, gli impiccati,
i morti di stento, i bruciati nei lager, i fucilati.
I popoli che dimenticano la propria storia, sono destinati a riviverla.
Dittature e guerre sono sciagure luttuose. Le guerre che si perdono sono disastrose, catastrofiche. Quelle che si vincono sono quelle che non si fanno.
Sulla terra abbiamo tutto per stare bene, se ripartito con giustizia, ma si creano leggi con grande privilegi che vanno poi difesi.
Ci si sofferma troppo in concorrenza sul numero di barili di petrolio e poca importanza sul numero di morti di stenti.
Le ultime statistiche ufficiali parlano tutt’ora di 30.000 bambini al giorno, morti per fame. Anche questo è terrorismo. Ogni bambino che muore per fame, è una sconfitta per l’uomo. Soprusi e terrorismo, vicini o lontani che siano, sono una sconfitta per chi li subisce e per chi ne fa uso, perché sono la negazione dei sentimenti e della ragione.
Il 25 aprile assume dunque significato se la Liberazione viene assunta nel suo senso più completo e più profondo, traducendo in valore costante un momento storico del quale, nel tempo, è rimasta solo la commemorazione e il ricordo per molti sbiadito.