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    Predefinito Serto di fiori aulentissimi Sull'altare Di San Stanislao Kostka (1550-1568)

    COSA C'è DI PIù BELLO CHE APRIRE IL MESE DI DICEMBRE, RICORDANDO SAN STANISLAO KOSTKA, LA CUI FESTA CADEVA IL 13 NOVEMBRE.
    DICEMBRE è IL MESE DEI TRIONFI DELLA SANTA VERGINE IMMACOLATA: SAN STANISLAO FU UN GIOVANE NOVIZIO INNAMORATO DELLA VERGINE, MORì INFATTI IL GIORNO DELL'ASSUNTA DEL 1568. FU INFALLIBILMENTE BEATIFICATO DA PAPA CLEMENTE VIII ALDOBRANDINI NEL 1604 ED INFALLIBILMENTE E SOLENNEMENTE CANONIZZATO DA PAPA BENEDETTO XIII ORSINI NEL 1726

    San Stanislao, prega per noi.

    Sono straordinari i punti d'incontro del giovanissimo santo polacco con il contemporaneo S. Luigi Gonzaga anche Stanislao Kostka proveniva da una nobile famiglia. Serbò lo stesso candore in una società frivola e godereccia e con sorprendente coraggio se ne sottrasse per rispondere alla propria vocazione. Entrò a far parte dello stesso ordine religioso, la Compagnia di Gesù, fondata da poco. Quando S. Ignazio morì, nel 1556, Stanislao aveva sei anni. Il secondogenito della ricca famiglia dei Kostka ebbe dalla madre una buona formazione religiosa e se ne videro molto presto i frutti. All'età di tredici anni Stanislao venne mandato, insieme col fratello maggiore Paolo e un precettore, a completare gli studi a Vienna, nella scuola dei gesuiti.
    Proprio allora l'imperatore d'Austria, iniziando una lunga serie di soprusi nei confronti della battagliera Compagnia di Gesù, aveva requisito lo stabile adibito a collegio per i giovani che provenivano da lontano. Gli studenti dovettero far ricorso agli affittacamere. Lontano dalla sorveglianza dei loro maestri, i giovani furono facile preda della tentazione. Ma mentre Paolo, facendo causa comune col giovane precettore, si diede a frequentare brutte compagnie e a vivere dissipatamente, Stanislao, pur alloggiando presso un poco di buono, si mantenne devoto e diligente, trascorrendo il tempo libero nello studio e in frequenti visite alla vicina chiesa. Il fratello lo derideva. Stanislao cadde gravemente ammalato e la sua vita fu in serio pericolo. I suoi biografi raccontano del suo grande desiderio di ricever l'Eucaristia, e come fosse prodigiosamente esaudito dalla visita di due angeli. (secondo dottrina comune ai teologi, infatti, ad alcuni angeli è stato conferito in cielo il diaconato per poter portare miracolosamente a taluni fedeli bisognosi in terra il Corpo di Cristo)
    In questa occasione nel giovane maturò il proposito di entrare nella Compagnia di Gesù. Per prevenire la prevedibile reazione del padre, si rivolse direttamente al provinciale dei gesuiti, S. Pietro Canisio, poi, eludendo la sorveglianza del fratello e del precettore con un abile travestimento, lasciò Vienna di buon mattino alla volta di Dillingen. La reazione del padre fu più violenta del previsto: minacciò addirittura di far espellere tutti i gesuiti dalla Polonia se Stanislao non fosse rientrato in famiglia. Ma il giovane fu irremovibile. A 17 anni fu mandato a Roma a completare il periodo di noviziato e gli studi di filosofia al Collegio Romano. La sua vita scorse sul binario del serio impegno scolastico e della devozione. Autentico innamorato della Madonna, pronosticò che sarebbe morto giovane in un giorno dedicato a Maria. Morì infatti il giorno dell'Assunta, a diciott'anni, nel 1568.



















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    Pierre Le Gros II "Morte di San Stanislao Kostka" (1705)


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    Predefinito 14 maggio: Santa Gemma Galgani

    Gemma Galgani nasce il 12 marzo 1878 a Bogonuovo di Camigliano (Lucca), riceve il battesimo il 13 marzo. Il 26 maggio 1885, nella chiesa di San Michele in Foro, l’arcivescovo di Lucca somministra a Gemma la Cresima. La mamma Aurelia muore nel settembre del 1886. Un altro grande dolore per Gemma fu la morte del fratello Gino, seminarista, avvenuta nel 1894, ad appena 18 anni. Nel 1895 Gemma riceve l'ispirazione a seguire impegno e decisione la via della croce, quale itinerario cristiano. Gemma ha alcune visioni del suo angelo custode che le ricorda che i gioielli di una sposa del crocifisso sono la croce e le spine. L'11 novembre 1897 muore anche il padre di Gemma, Enrico, e le misere condizioni della famiglia, la obblifano a lasciare la casa di via S. Giorgio per quella di via del Biscione, 13 (oggi via S. Gemma 23). Gemma trascorre un periodo a Camaiore, presso la zia che l’aveva voluta con sé dopo la morte del babbo, ma nell’autunno 1899 si ammala gravemente e ritorna in famiglia. I mesi invernali segnano grandi sofferenze per tutti e le ristrettezze economiche si fanno sentire penosamente sulla numerosa famiglia, oltre alle due zie Elisa ed Elena, vi sono i fratelli di Gemma, Guido, Ettore e Tonino, e le sorelle Angelina e Giulietta. Guido, il fratello maggiore, studia a Pisa e, dopo la laurea in farmacia, cerca di aiutare la famiglia lavorando presso l’ospedale di Lucca. Anche Tonino studia a Pisa con sacrificio di tutti. Nel periodo della malattia Gemma, legge la biografia del venerabile passionista Gabriele dell’Addolorata (ora santo). Gemma ha un'apparizione del venerabile che ha per lei parole di conforto. Gemma nel frattempo matura una decisione e la sera dell’8 dicembre, festa dell’Immacolata, fa voto di verginità. Nella notte seguente il venerabile Gabriele le appare nuovamente chiamandola "sorella mia" e porgendole a baciare il segno dei passionisti che gli posa sul petto. Nel mese di gennaio nonostante le terapie mediche, la malattia di Gemma, osteite delle vertebre lombari con ascesso agli inguini, si aggrava fino alla paralisi delle gambe. Ad aggravare la situazione, il 28 gennaio si manifesta anche un’otite purulenta con partecipazione della mastoide. Proprio in quei giorni, il fratello Guido si trasferisce a Bagni di San Giuliano dove ha ottenuto una farmacia. Gemma è confortata dalle visioni del venerabile Gabriele e del suo angelo custode, ma è tentata dal demonio, che riesce a vincere con l'aiuto del venerabile Gabriele, ormai sua guida spirituale. Il 2 febbraio i medici la danno per spacciata, secondo loro non supererà la notte, ma Gemma trascorre le giornate in preghiera, tra indicibili sofferenze. Il 3 marzo è il primo venerdì del mese e la giovane ha terminato una novena in onore della beata Margherita Maria Alacoque (ora santa) e si accostò all'eucarestia, quando avvenne la guarigione miracolosa. Il 23 dello stesso mese, tornata a casa dopo l’Eucaristia, Gemma ha una visione del venerabile Gabriele, che le indica il Calvario come meta finale. Il 30 marzo, Giovedì Santo, Gemma è in preghiera, compie l’«Ora Santa» in unione a Gesù nell’Orto degli Ulivi, e Gesù a un tratto le appare ferito e insanguionato. Nell’aprile seguente, preoccupata di non sapere amare Gesù, Gemma si trova nuovamente davanti al Crocifisso e ne ascolta parole di amore: Gesù ci ha amati fino alla morte in Croce, è la sofferenza che insegna ad amare. L'8 giugno, dopo essersi accostata all'Eucarestia, Gesù le appare annunciandole una grazia grandissima. Gemma, sente il peso dei peccati, ma ha una visione di Maria, dell'angelo custode e di Gesù, Maria nel nome di suo Figlio li rimette i peccati e la chiama alla sua missione Dalle ferite di Gesù non usciva più sangue, ma fiamme che vnnero a toccare le mani, i piedi e il cuore di Gemma. Gemma si sentiva come morire, stava per cadere in terra, ma Maria la sorreggeva e quindi la baciò in fronte. Gemma si trovò in ginocchio a terra con un forte dolore alle mani, ai piedi e al cuore, dove usciva del sangue. Quei dolori però anziché affliggerla gli davano una pace perfetta. La mattina successiva si recò all'Eucarestia, coprendo le mani con un paio di guanti. I dolori le durarono fino alle ore 15 del venerdì, festa solenne del Sacro Cuore di Gesù». Da quella sera, ogni settimana Gesù chiamò Gemma ad essergli collaboratrice nell’opera della salvezza, unendola a tutte le Sue sofferenze fisiche e spirituali. questa grazia grandissima fu motivo per Gemma di ineffabili gioie e di profondi dolori. In casa vi fu perplessità e incredulità per quanto avveniva, Gemma era spesso rimproverata dalle zie e dai fratelli, talvolta venivaderisa e canzonata dalle sorelle, ma Gemma taceva e attendeva. Nei mesi estivi conosce i Passionisti impegnati nella Missione popolare in Cattedrale e da uno di essi viene introdotta in casa Giannini. Gemma conosceva già la signora Cecilia, ma frequentandola nella casa di via del Seminario, inizia una vera e profonda amicizia con quella che le sarà come una seconda madre. Nel gennaio del 1900, Gemma comincerà a scrivere a padre Germano, il sacerdote passionista che avrebbe riconosciuto in lei l’opera di Dio e nel settembre successivo lo incontrerà personalmente. Sempre in settembre, Gemma lascia definitivamente la sua famiglia per andare ad abitare in casa Giannini, tornerà alla sua casa solo in rare occasioni per consolare la sorella Giulietta quando sofferente. Nel maggio del 1902 Gemma si ammala nuovamente, si riprende, ma ha una ricaduta in ottobre. Nel frattempo muiono la sorella Giulia (19 agosto) e il fratello Tonino (21 ottobre). Il 24 gennaio 1903, per ordine dei medici, la famiglia Giannini deve trasferire Gemma in un appartamento affittato dalla zia Elisa, Gemma vive così l’esperienza dell’abbandono di Gesù in croce e del silenzio di Dio. E’ fortemente tentata dal demonio, ma non smarrisce mai la fede, non perde mai la pazienza ed è sempre piena di amore e di riconoscenza verso chi l'assiste nella malattia. Al mezzogiorno dell’11 aprile 1903, Sabato Santo le campane aveano annunziato, come si dovrebbe usare anche oggi, la risurrezione del Signore e alle 13.45, Gemma si addormenta nel Signore, assistita amorevolmente dai Giannini. Il 14 maggio 1933 papa Pio XI annovera infallibilmente Gemma Galgani fra i Beati della Chiesa. Il 2 maggio 1940 papa Pio XII, riconoscendo la pratica eroica delle sue virtù cristiane, innalza infallibilmente e solennemente Gemma Galgani alla gloria dei Santi e la addita a modello della Chiesa universale.

    Sancta Gemma, ora pro nobis









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    Originally posted by guelfo nero
    SAN STANISLAO FU UN GIOVANE NOVIZIO INNAMORATO DELLA VERGINE, MORì INFATTI IL GIORNO DELL'ASSUNTA DEL 1568. FU INFALLIBILMENTE BEATIFICATO DA PAPA CLEMENTE VIII ALDOBRANDINI NEL 1604 ED INFALLIBILMENTE E SOLENNEMENTE CANONIZZATO DA PAPA BENEDETTO XIII ORSINI NEL 1726

    San Stanislao, prega per noi.

    Sono straordinari i punti d'incontro del giovanissimo santo polacco con il contemporaneo S. Luigi Gonzaga anche Stanislao Kostka proveniva da una nobile famiglia. Serbò lo stesso candore in una società frivola e godereccia e con sorprendente coraggio se ne sottrasse per rispondere alla propria vocazione. Entrò a far parte dello stesso ordine religioso, la Compagnia di Gesù, fondata da poco. Quando S. Ignazio morì, nel 1556, Stanislao aveva sei anni. Il secondogenito della ricca famiglia dei Kostka ebbe dalla madre una buona formazione religiosa e se ne videro molto presto i frutti. All'età di tredici anni Stanislao venne mandato, insieme col fratello maggiore Paolo e un precettore, a completare gli studi a Vienna, nella scuola dei gesuiti.
    Proprio allora l'imperatore d'Austria, iniziando una lunga serie di soprusi nei confronti della battagliera Compagnia di Gesù, aveva requisito lo stabile adibito a collegio per i giovani che provenivano da lontano. Gli studenti dovettero far ricorso agli affittacamere. Lontano dalla sorveglianza dei loro maestri, i giovani furono facile preda della tentazione. Ma mentre Paolo, facendo causa comune col giovane precettore, si diede a frequentare brutte compagnie e a vivere dissipatamente, Stanislao, pur alloggiando presso un poco di buono, si mantenne devoto e diligente, trascorrendo il tempo libero nello studio e in frequenti visite alla vicina chiesa. Il fratello lo derideva. Stanislao cadde gravemente ammalato e la sua vita fu in serio pericolo. I suoi biografi raccontano del suo grande desiderio di ricever l'Eucaristia, e come fosse prodigiosamente esaudito dalla visita di due angeli. (secondo dottrina comune ai teologi, infatti, ad alcuni angeli è stato conferito in cielo il diaconato per poter portare miracolosamente a taluni fedeli bisognosi in terra il Corpo di Cristo)
    In questa occasione nel giovane maturò il proposito di entrare nella Compagnia di Gesù. Per prevenire la prevedibile reazione del padre, si rivolse direttamente al provinciale dei gesuiti, S. Pietro Canisio, poi, eludendo la sorveglianza del fratello e del precettore con un abile travestimento, lasciò Vienna di buon mattino alla volta di Dillingen. La reazione del padre fu più violenta del previsto: minacciò addirittura di far espellere tutti i gesuiti dalla Polonia se Stanislao non fosse rientrato in famiglia. Ma il giovane fu irremovibile. A 17 anni fu mandato a Roma a completare il periodo di noviziato e gli studi di filosofia al Collegio Romano. La sua vita scorse sul binario del serio impegno scolastico e della devozione. Autentico innamorato della Madonna, pronosticò che sarebbe morto giovane in un giorno dedicato a Maria. Morì infatti il giorno dell'Assunta, a diciott'anni, nel 1568.



















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    Nel giorno della festa di San Stanislao Kostka

  6. #6
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    Un omaggio tardivo ma non per questo meno sentito a San Stanislao Kostka.

 

 

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