Una storia di violenza ed abuso quella di Elisabeth Fritzl, austriaca di 42 anni, che con il passare delle ore rivela particolari sempre più agghiaccianti.
Segregata in casa dal padre Joseph , 73enne, per 24 anni, dal 1984, Elisabeth ha dato alla luce 7 figli incestuosi, di cui uno, morto poche ore dopo il parto per la mancanza di cure. Nessuno avrebbe saputo niente di questa donna se la figlia maggiore, Kerstin, diciannovenne, non si fosse sentita male al punto di dover essere trasportata in ospedale.
E’ nel nosocomio che il castello di bugie inventato da Joseph Fritzl crolla su se stesso: i medici richiedono infatti la presenza della madre della ragazza e Fritzl, che aveva tenuto segregata la figlia nella cantina della sua abitazione, senza che la moglie sospettasse alcunché, credendola fuggita con una setta religiosa, è costretto a liberare la donna. Una volta fuori, Elisabeth ha raccontato la sua storia alla polizia, facendo esplodere lo scandalo.
La donna ha raccontato di essere vittima delle attenzioni del padre dall’età di 11 anni, e di essere stata segregata nella cantina di casa il 28 agosto del 1984, quando di anni ne aveva 19. Tre dei sei figli sopravvissuti sono rimasti segregati con le nella cantina, altri tre sono stati adottati dall’uomo e dalla moglie: Fritzl li aveva fatti rinvenire alla moglie Rosalie davanti al portone di casa.
Tra le tante sfumature agghiaccianti di questa storia, il destino del neonato morto poche ore dopo la nascita: l’uomo lo avrebbe bruciato per occultarne il cadavere.
Fritzl ha rivelato la porta di accesso al suo laboratorio solo dopo diverse ore di interrogatorio. L’accesso allo scantinato avveniva attraverso una piccola porta nascosta in una parete del suo laboratorio azionabile solo tramite un codice di azionamento. Una volta entrati, gli investigatori si sono trovati in un cubicolo diviso in stanze dal soffitto alto 1,70 metri. Secondo la procura di Sankt Polten, che si occupa del caso, le accuse rivolte da Elisabeth al padre sono “gigantesche” e “credibili”. Sia la donna che i suoi figli sono stati affidati ad una equipe di psicologi.




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