http://www.repubblica.it/2008/04/sez...menta-uso.html
Vendute nel 2007 370mila confezioni, 50 mila in più rispetto all'anno prima
Sono soprattutto le giovanissime ad utilizzarla. Il ginecologo: "Non può essere una soluzione di routine"
La pillola del giorno dopo
sempre più usata dalle ragazze
dal nostro inviato ELVIRA NASELLI
PRAGA - Trecentosettantamila confezioni vendute nel 2007. Cinquantamila in più rispetto all'anno precedente. La pillola del giorno dopo - nonostante l'obiezione di coscienza dei medici e dei farmacisti - è largamente utilizzata anche nel nostro Paese. In più della metà dei casi da donne molte giovani, sotto i 20 anni.
"E' bene ricordare però - precisa Giorgio Vittori, presidente della Sigo (Società italiana di ginecologia ospedaliera), presente a Praga al X congresso della Società europea di contraccezione - che non è una soluzione di routine ma, come dice il nome di emergenza". Inoltre, sarebbe anche meglio smettere di chiamarla pillola del giorno dopo - precisa il professor Emilio Arisi, ginecologo dell'ospedale Santa Chiara di Trento - perché tanto prima si prende tanto più è efficace. Se presa entro 12 ore da un rapporto il rischio di gravidanza stimata è di 0,5, ma già a 72 ore è otto volte più elevato, il 4,1%. Il Levonorgestrel, inoltre, è stato utilizzato fino al 2006 in Francia da oltre sette milioni di donne senza alcuna segnalazione avversa. Ed ecco perché l'Organizzazione mondiale della sanità l'ha inserita nella classe di rischio 1, che vuol dire che può essere utilizzata da tutte le donne".
Il Levonorgestrel è registrato in più di cento Paesi, in poco più di sessanta viene consegnato solo su prescrizione medica. In Europa in tredici Paesi è acquistabile anche senza prescrizione e in Norvegia, Svezia e Paesi Bassi si compra liberamente anche nei drugstore. "Non siamo favorevoli alla vendita senza prescrizione - spiega il professor Vittori - il momento della prescrizione deve coincidere con un incontro che può servire a pianificare con la donna un programma di contraccezione".
Nonostante le interruzioni volontarie di gravidanza continuino a diminuire l'Italia è infatti il fanalino di coda nell'uso dei contraccettivi". Occorrono campagne di educazione nelle scuole, bisogna insegnare ai ragazzi non solo a evitare gravidanze indesiderate ma a conservare la propria fertilità e a proteggersi dalle malattie sessualmente trasmesse", conclude Maurizio Orlandella, presidente dell'Associazione ginecologi territoriali. "Ecco perché noi proponiamo la doppia protezione: con profilattico e pillola".
Pillola che continua ad essere utilizzata nel nostro Paese da poco più del 20% delle donne. Eppure ormai i dosaggi si abbassano sempre più e l'accoppiata con un progestinico di quarta generazione, il Drospirenone, permette anche di evitare l'aumento di peso. Che è poi l'unica vera preoccupazione delle donne alle quali viene proposto un contraccettivo orale.
(2 maggio 2008)
http://www.agi.it/cronaca/notizie/20...11122-art.html
turco: crescono gli obiettori, garantire assistenza
ABORTO: CONTINUA IL CALO, -3% NEL 2007; AUMENTA TRA IMMIGRATE
Continua il trend in calo per le interruzioni volontarie di gravidanza, scese del 3% nel 2007 rispetto all'anno precedente, arrivando cosi' a un calo complessivo del 45,9% rispetto al 1982. Una diminuzione dovuta al calo netto tra le donne italiane, (-3,7% rispetto al 2006 e -61,4% sul 1982), mentre le immigrate continuano a fare ricorso alla pratica abortiva sempre piu' numerose, con un 4,5 per cento in piu' rispetto all'anno precedente. E in tutto il paese aumenta l'obiezione di coscienza, con alcune regioni come la Campania dove i casi sono raddoppiati.
Sono i dati forniti dal ministro della Salute Livia Turco, che ha trasmesso oggi al Parlamento la nuova Relazione annuale sulla attuazione della legge 194 (anni 2006 e 2007). I dati relativi al 2007, con un totale di 127.038 interruzioni volontarie di gravidanza, evidenziano dunque un ulteriore calo del 3% rispetto al dato definitivo del 2006 (131.018 casi) e un decremento del 45,9% rispetto al 1982, anno in cui si e' registrato il piu' alto ricorso all'IVG (234.801 casi). Il tasso di abortivita' (numero delle IVG per 1.000 donne in eta' feconda tra 15-49 anni), l'indicatore piu' accurato per una corretta valutazione della tendenza al ricorso all'IVG, nel 2007 e' risultato pari a 9,1 per 1.000, con una diminuzione del 3,1 rispetto al 2006 (9,4 per 1.000) e del 47,1% rispetto al 1982 (17,2 per 1.000).
Sono state 90.587 le donne italiane che hanno fatto ricorso all'aborto, un dato cui si avvicina di anno in anno quello relativo alle straniere, 40.431 aborti nel 2006. Dai cui vanno sommati gli aborti clandestini, stimati in circa 15.000, meno dunque dei 20.000 casi stimati nelle precedenti rilevazioni. Il dato riguarda solo le donne italiane, in quanto non si dispone di stime affidabili degli indici riproduttivi per le donne straniere.
Si conferma, quindi, la contemporanea diminuzione dell'abortivita' legale e clandestina tra le donne italiane. Invariata la situazione degli aborti effettuati dopo i 90 giorni: la percentuale di IVG dopo tale periodo e' stata complessivamente nel 2006 del 2,9%. Di queste, il 2,2% e' relativo alle IVG tra 13 e 20 settimane e lo 0,7% a quelle dopo 21 settimane. Infine, sono stati presentati i dati reali relativi all'obiezione di coscienza, aggiornati dalle Regioni (i precedenti risalivano all'anno 2003, in taluni casi all'anno 1999), che mostrano un forte incremento in tutta Italia. L'obiezione e' infatti aumentata per i ginecologi dal 58,7% al 69,2%; per gli anestesisti, dal 45,7% al 50,4%; per il personale non medico, dal 38,6% al 42,6%.
Nel Sud l'aumento e' ancora maggiore e in alcune Regioni addirittura i dati raddoppiano. In Campania l'obiezione per i ginecologi passa dal 44,1% all' 83%.; per gli anestesisti dal 40,4% al 73,7%; per il personale non medico, dal 50% al 74%. In Sicilia, per i ginecologi dal 44,1% al 84,2%; per gli anestesisti dal 43,2% al 76,4%; per il personale non medico, dal 41,1% al 84,3%. Ma anche nel Nord, come ad esempio in Veneto, l'obiezione e' superiore al dato nazionale: per i ginecologi, 79,1%; per gli anestesisti, 49,7%; per il personale non medico, 56,8%.
(AGI) - Roma, 22 apr. -




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