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Discussione: la riforma gentile

  1. #1
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    Predefinito la riforma gentile



    Riforma Gentile

    « Considero riforma Gentile come la più fascista fra tutte quelle approvate dal mio governo. Voglia intanto prendere tutte le misure perché l’ordine pubblico non sia menomamente turbato »(Benito Mussolini, circolare ai prefetti sulle proteste nelle università a seguito della riforma[1])

    « la riforma Gentile ha il grave torto di separare la scienza dalla tecnica, il lavoro intellettuale da quello manuale »(Antonio Gramsci[2])

    Per riforma Gentile s'intende la riforma scolastica varata in Italia nel 1923 con una serie di atti normativi (i regi decreti legislativi 31 dicembre 1922, n. 1679, 16 luglio 1923, n. 1753, 6 maggio 1923, n. 1054, 30 settembre 1923, n. 2102 e 1 ottobre 1923, n. 2185), ad opera del Ministro dell'Istruzione del primo Governo Mussolini, il filosofo neoidealista Giovanni Gentile.
    Punti salienti della riforma furono:
    • innalzamento dell'obbligo scolastico sino al quattordicesimo anno di età. Dopo i primi cinque anni di scuola elementare uguali per tutti, l'alunno deve scegliere tra liceo scientifico, ginnasio e scuola complementare per l'avviamento al lavoro. Solo la scuola media consente l'accesso ai licei. Solo il liceo classico permette l'iscrizione a tutte le facoltà universitarie;
    • disciplina dei vari tipi di istituzioni scolastiche, statali, private e parificate;
    • insegnamento obbligatorio della religione cattolica considerata "fondamento e coronamento" dell'istruzione primaria;
    • creazione dell'istituto magistrale per la formazione dei futuri insegnanti elementari;
    • istituzione di scuole speciali per gli alunni portatori di handicap;
    • la messa al bando dello studio della psicologia, della didattica e di ogni attività di tirocinio.

    La scuola di Gentile è severa ed elitaria. Gli studi superiori, nella concezione del filosofo, sono "aristocratici, nell'ottimo senso della parola: studi di pochi, dei migliori".
    La riforma, definita da Mussolini "la più fascista delle riforme", rimase sostanzialmente in vigore anche dopo l'avvento della Repubblica fin quando il Parlamento italiano, con la legge del 31 dicembre 1962, n 1859, abolendo la scuola di avviamento, diede vita alla scuola media unificata. Gentile fu ministro della pubblica istruzione e nel 1923 mise in atto la sua riforma scolastica, elaborata assieme a Lombardo Radice.
    Dal punto di vista strutturale Gentile individua l'organizzazione della scuola secondo un ordinamento gerarchico e centralistico. Una scuola di tipo aristocratico, cioè pensata e dedicata "ai migliori" e non a tutti e rigidamente suddivisa a livello secondario in un ramo classico-umanistico per i dirigenti e in un ramo professionale per il popolo. Le materie scientifiche furono quindi messe in secondo piano, avevano la loro importanza solo a livello professionale.
    L'obbligo scolastico fu innalzato a 14 anni e fu istituita la scuola elementare da sei ai dieci anni. L'allievo che terminava la scuola elementare aveva la possibilità di scegliere tra quattro possibilità:
    • il ginnasio, quinquennale, che dava l’accesso al liceo (quello che sarebbe stato in seguito denominato liceo classico), al liceo scientifico o al liceo femminile;
    • l’istituto tecnico, articolato in un corso inferiore, triennale, seguito da corso superiore, quadriennale; il corso inferiore dava accesso anche al liceo scientifico;
    • l’istituto magistrale, articolato in un corso inferiore, quadriennale, e in un corso superiore, triennale, destinato alla preparazione dei maestri di scuola elementare; il corso inferiore dava accesso anche al liceo femminile;
    • la scuola complementare di avviamento professionale, triennale, al termine della quale non era possibile iscriversi ad alcun'altra scuola.
    Si trattava di un sistema che riprendeva molti aspetti della vecchia legge Casati, anche per quanto riguarda l’accesso alla università: solo i diplomati del liceo classico avrebbero potuto frequentare tutte le facoltà universitarie, mentre ai diplomati del liceo scientifico sarebbe stato possibile accedere alle sole facoltà tecnico-scientifiche (erano quindi precluse le facoltà di giurisprudenza e di lettere e filosofia). Agli altri diplomati era invece impedita l’iscrizione all’università.
    Alla base di questa impostazione c'era una concezione aristocratica della cultura e dell'educazione: la scuola superiore riservata a pochi, ai migliori, la scuola come strumento di selezione della classe dirigente. Di fatto ad accedere a questa classe erano soprattutto studenti provenienti dai ceti sociali più agiati. In questo modo veniva di fatto mantenuta una profonda divisione tra i ceti stessi, una situazione che si tentò di modificare con le riforme del 1969.
    La religione è insegnata obbligatoriamente a livello primario; Gentile riteneva infatti che tutti i cittadini dovessero possedere una conoscenza religiosa. La religione da insegnare era il cattolicesimo, perché si trattava di quella largamente dominante in Italia.

  2. #2
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    Il grave limite che questa riforma poneva è la fattuale esclusione dei ceti medio-bassi dalla possibilità di valorizzare i loro meriti.
    Un aspetto positivo delle sucessive riforme (riforme alla riforma) è stata l'eliminazione dell'inconveniente.
    «Non ti fidar di me se il cuor ti manca».

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  3. #3
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    Bello ricordare la figura di quel grand'uomo che fu il filosofo e pedagogo Giovanni Gentile.
    Bello ricordare la sua ottima riforma scolastica.
    Peccato che nel testo qui sopra wikipedia lo faccia in tono quasi ironico e dispregiativo su molti punti, insistendo specialmente sull'idea della scuola "fascista" di tipo "aristocratico", dedicata "ai migliori", come se la riforma Gentile aesse precluso anche ai più poveri e indigenti la possibilità di studiare.

    In realtà, come sappiamo, quella riforma -contrariamente a quelle scaturite dalla scuola attuale, moderna e sessantottina- garantiva un'istruzione completa, ma soprattutto assicurava la promozione e prosecuzione degli studi solo a chi veramente "portato" (non tutti sono nati per lo studio!) e solo a chi era veramente studioso e volenteroso.

    Oggi, invece, la laurea la prendono e la pretendono letteralmente tutti, cani e porci, chi merita e chi no!

  4. #4
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    Citazione Originariamente Scritto da Martha Visualizza Messaggio
    Bello ricordare la figura di quel grand'uomo che fu il filosofo e pedagogo Giovanni Gentile.
    Bello ricordare la sua ottima riforma scolastica.
    Peccato che nel testo qui sopra wikipedia lo faccia in tono quasi ironico e dispregiativo su molti punti, insistendo specialmente sull'idea della scuola "fascista" di tipo "aristocratico", dedicata "ai migliori", come se la riforma Gentile aesse precluso anche ai più poveri e indigenti la possibilità di studiare.

    In realtà, come sappiamo, quella riforma -contrariamente a quelle scaturite dalla scuola attuale, moderna e sessantottina- garantiva un'istruzione completa, ma soprattutto assicurava la promozione e prosecuzione degli studi solo a chi veramente "portato" (non tutti sono nati per lo studio!) e solo a chi era veramente studioso e volenteroso.

    Oggi, invece, la laurea la prendono e la pretendono letteralmente tutti, cani e porci, chi merita e chi no!
    Non è esatto: con il meccanismo dell'avviamento professionale di fatto si induceva le famiglie più povere a precludere ai loro figli la strada accademica.
    «Non ti fidar di me se il cuor ti manca».

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  5. #5
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    gentile era un grande filosofo che fece una ottima riforma della scuola che fino agli anni 60 e'rimasta in vigore ,forse poneva dei limiti a quei studenti che non erano portati allo studio,secondo me era giusto .
    se vediamo oggi la riforma della scuola lo studio è per cani e porci che anche quando sono laureati non sanno niente.
    onore al camerata gentile.

  6. #6
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    No, non è vero.
    Poneva dei limiti a chi non poteva permettersi di mantenere uno studente fino all'università.
    Non mistifichiamo.
    Negli anni '60, oltre a mandare in vacca la meritocrazia, si eliminò la discriminazione insensata.
    «Non ti fidar di me se il cuor ti manca».

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  7. #7
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    Citazione Originariamente Scritto da Defender Visualizza Messaggio
    No, non è vero.
    Poneva dei limiti a chi non poteva permettersi di mantenere uno studente fino all'università.
    Non mistifichiamo.
    Negli anni '60, oltre a mandare in vacca la meritocrazia, si eliminò la discriminazione insensata.



    infatti io volevo dire proprio questo cioe' poneva dei limiti a chi non poteva permertersi gli studi fino all'universita' .
    e sono d'accordo con te che negli anni 60 oltre a eliminare la riforma gentilie che e' stata una buona riforma ,sono stati anni terribili di guerre di piazza .
    dove molti camerati sono stati uccisi dai bastardi rossi.

  8. #8
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    oggi secondo voi potrebbe essere attuata dai governi ?

  9. #9
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    Citazione Originariamente Scritto da viterbonera Visualizza Messaggio



    infatti io volevo dire proprio questo cioe' poneva dei limiti a chi non poteva permertersi gli studi fino all'universita' .
    e sono d'accordo con te che negli anni 60 oltre a eliminare la riforma gentilie che e' stata una buona riforma ,sono stati anni terribili di guerre di piazza .
    dove molti camerati sono stati uccisi dai bastardi rossi.
    Ah, ok.
    Allora sono d'accordo!
    Citazione Originariamente Scritto da viterbonera Visualizza Messaggio
    oggi secondo voi potrebbe essere attuata dai governi ?
    Una riforma in senso pesantemente meritocratico?
    Secondo me sì, c'è speranza.
    E' dovere d'imparzialità far notare che un passo in questo senso è stato compiuto da Fioroni, del PD.
    «Non ti fidar di me se il cuor ti manca».

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  10. #10
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    allora il governo berlusconi dovrebbe continuare in questa via.
    lo fara'?

 

 
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