Salve a tutti.
Nel forum "Conservatori e conservatorismo" è stato aperto un thread intitolato: "Conservatives ed Evola". Il sottoscritto ha postato questo intervento. Lo rivolgo ora anche alla vostra attenzione.
Julius Evola è stato uno dei primi autori di destra a cui il devo la mia formazione politica. L'Evola di cui parlo è quello della maturità, l'Evola "politico", mentre invece l'Evola "magico" l'ho trattato solo sommariamente e poi abbandonato.
A mio avviso la figura di Julius Evola si inquadra pienamente nella destra reazionaria. Evola fu uomo della reazione nella scia di de Maistre, de Bonald, Cortes e parteggiò nelle fila di quel conservatorismo autoritario che da Bismarck portò agli autori della konservative revolution. Ma a differenza di questi ultimi non ebbe mai tendenze nazionalbolsceviche e rimase sempre incline al proposito di una "santa alleanza" anticomunista. Ripeteva sempre che era stato Metternich l'"ultimo grande europeo".
Nella fase finale della sua vita combattè i mutamenti sociali e l'avvento della contestazione e della controcultura sulle pagine de Il Borghese, spendendosi in prima persona affinchè nascesse in Italia una "Grande Destra" che accomunasse liberali, cattolici e missini. In vista di tale scopo non mancò di omaggiare la tradizione del liberal-conservatorismo britannico che si confaceva al suo spirito aristocratico ed anticollettivista. A suo modo, e per quanto molti oggi volutamente se ne dimenticano, fu uno dei precursori dell'odierno Popolo delle Libertà.
La figura intellettuale di Evola andrebbe "estirpata" dall'ambito innaturale della destra radicale entro il quale è tuttora confinata, con reciproco vantaggio. Il filosofo romano infatti fu uno dei primi, se non addirittura l'unico uomo di cultura nell'orbita missina a prendere manifestamente le distanze da Mussolini e soprattutto da Hitler, che riteneva soltanto un demagogo populista. Non fu mai antisemita nè antisionista, ma la sua infelice vicinanza con gli ambienti ordinovisti lo costrinse purtroppo entro coordinate che non erano le sue.
Evola era un nemico della democrazia liberale nel tempo in cui il modello in auge per i conservatori d'Occidente era ancora il regime autoritario di Franco. Ma a guidarlo non fu mai l'antiliberalismo dottrinario della destra estrema, piuttosto l'anticomunismo radicale. Nessuno più di lui segnalò i pericoli della retorica rivoluzionaria che nel dopoguerra dilagava in ambito fascista non meno che in quello comunista.
Col tempo rivide molte delle posizioni espresse in gioventù. Abbandonò il terreno delle avanguardie, si riavvicinò anche al cattolicesimo, rinnegando le sue precedenti tesi sull'Imperialismo pagano. A dispetto di chi oggi continua a stravolgerne il pensiero per i propri fini, non incentivò mai alla lotta antisistema. In quanto, come tutti i conservatori era pessimista sul futuro della nostra civiltà. Un pessimismo, il suo, che lo portò a sostenere sempre e con convinzione tutte le forze antiprogressiste. In Europa come in America.
Fu in tutto e per tutto un autentico partigiano della Destra.




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