Paese diviso con Lega a P. Chigi
di Italo Bocchino*

Caro direttore,
ieri leggendo l’editoriale del suo giornale ho scoperto che anche a un ottimo giornalista come Nicola Porro può capitare una giornata in cattiva forma.
La sintesi «meglio gay che leghista» è sbagliata, falsa, tesa ad aggredire una parte del Pdl che non vi piace e distorsiva delle parole dette. Trattandosi di un’intervista telefonica non c’è neanche il rischio della cattiva interpretazione del giornalista, perché l’audio parla chiaro.
Ecco le mie parole:
«Un premier leghista mi appare assai improbabile, è impossibile che un paese possa avere a capo del governo chi rappresenta solo un’area del paese».
E sull’ipotesi di un premier gay ho detto che «non può esserci alcuna discriminazione, io sono contro le discriminazioni per orientamento sessuale e quindi per me un omosessuale può fare quello che può fare un eterosessuale».
Queste semplici parole di buonsenso sono state usate per costruire un processo mediatico con una sintesi assai rozza.
Porro sbaglia non poco quando mi accusa di voler creare un nuovo arco costituzionale, perché nessuno mette in discussione il radicamento, il consenso e la legittimazione della Lega.
I ministri leghisti sono perfetti, così come i deputati e i senatori e saranno straordinari presidenti di Regione Cota e Zaia.
Il governo centrale del Paese è però una cosa diversa e non può che essere di chi con la sua forza politica è presente su tutto il territorio nazionale e difende gli interessi dell’intera Italia.
Un premier leghista, in sostanza, sarebbe l’anticamera della frattura totale e finale della coesione sociale e nazionale e ci farebbe rischiare la secessione del Sud dal Nord e non più viceversa. La Lega negli anni ha fatto leva anche su un sentimento antimeridionale e questo rende «assai improbabile» una sua premiership.
D’altronde in Germania Stoiber non ha mai fatto il cancelliere e la Csu mai ha guidato il governo. Quando nel 2002 ci provò, fu sconfitto. Conoscendo bene le qualità di Porro sono certo che ammetterà di aver sbagliato.

*Vicepresidente vicario Pdl alla Camera

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Ma se siete stanchi del Carroccio ditelo!
di Nicola Porro

Capisco l’irritazione dell’onorevole Bocchino. Nel mio pezzo preannunciavo una «forzatura giornalistica» utile per sviluppare un ragionamento.
E come tutte le forzature (sì ad un premier gay, no ad uno leghista) anche quella del Giornale è apparsa sgradevole all’interessato.
Non è evidentemente bastato manifestare che si trattava di una forzatura per addolcire il sapore amaro.
Ma questi sono affari che due persone si possono sbrigare tra loro con una telefonata.
E però Bocchino deve cavarsela con i suoi alleati (fino a prova contraria) quando scrive «che un premier leghista, in sostanza, sarebbe l’anticamera della frattura totale e finale della coesione sociale e nazionale».
Gentile Bocchino, può essere che ciò che Lei sostiene sia vero.
Ma allora non si capisce bene il motivo per il quale governiate insieme ai leghisti questo Paese.
Saranno «perfetti» come dice Lei, ma quel vizietto di «fratturare» come si concilia con un nazionalissimo ministero dell’Interno, o dicastero delle Riforme: se il tasso di «pericolosità nazionale» dei leghisti è così elevato forse sarebbe meglio fare un piccolo ragionamento di coabitazione sin da ora.
È evidente che il partito di maggioranza relativa di questo Paese (fino a prova contraria è il Pdl) ha buon titolo a rivendicare la premiership e a difenderla fino in fondo.
Ma Lei non usa questo argomento: la tesi che ripete è che i leghisti «ci farebbero rischiare la secessione del Sud dal Nord».
Insomma la critica è, per usare un vecchio refrain, programmatica, ideologica. E dunque ben profonda.
La sua lettera ha dunque l’indiscutibile pregio di fare chiarezza: c’è un’anima (quanto estesa?) del Pdl che i leghisti non li sopporta proprio.
Infine Bocchino mi permetta un ultimo appunto.
Lei ha ragione, in Germania Stoiber non ha mai fatto il Cancelliere, ma il leader della bavarese e superterritoriale Csu si è candidato per quella carica. Ha perso per 6.500 voti in uno scontro durissimo con Schroeder.
E poi c’è stato un certo Strauss che ci provò nel 1980 con Kohl.
Lei non dice che un candidato leghista perderebbe (e probabilmente avrebbe ragione), lei dice che spaccherebbe il Paese.
È un po’ diverso.
O no?

il tutto alla pg. 6 del ilgiornale.it 15 04 2010

saluti