Risultati da 1 a 10 di 10
  1. #1
    2 agosto 1554
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    Predefinito Il PD si sta già spappolando

    Come sappiamo, fra i partiti di plastica, gli itagliani hanno scelto quello originale, quello dei nani e ballerine, delle mare carfagne e dei calderoli. Il suo triste contraltare di centrosinistra, la comunione cattocom dipinta a nuovo, ma senza nemmmeno una mano di antiruggine sotto, inizia già a dare segni di precoce decadimento a meno di sei mesi dalla nascita e si avvia verso una triste ed ingloriosa fine politica. Ci sarebbero fiumi di parole per analizzare tutte le condizioni e le circostanze ed i motivi sui “perchè” (da noi ampiamente anticipati da circa tre anni a questa parte) invece vogliamo solo limitarci alla sintetica cronaca e lasciare ad ognuno di voi il giudizio.

    SALERNO LASCIA IL P.D.
    Francesco Salerno lascia il Partito Democratico
    LETTERA APERTA AL P.D.


    Tempo fa, ho fatto un sogno e adesso che la tempesta della presentazione delle liste, della campagna elettorale, delle elezioni e dei commenti ai relativi risultati si è placata, voglio raccontarvelo.
    Ho sognato il P.D., l’ho sognato non come un’entità indefinita e indefinibile ma come una persona vera, tangibile.
    Infatti, si presentava a me come una bella donna (o un bell’uomo, dipende dai gusti!) brillante, affascinante, moderna, nuova, appariscente, l’esatto contrario della donna che conoscevo e frequentavo (leggi: P.C.I., P.D.S., D.S.), oramai attempata, canuta, rugosa, demodè, segnata dai malanni e dalle preoccupazioni.
    Dopo l’impatto visivo, decido di attirare la sua attenzione, per conoscerci, per capirci, per entrare in sintonia.
    Mi avvicino e inizio a parlarle delle persone, delle loro difficoltà, delle loro incertezze, sennonché lei, indicandomi una moltitudine dantesca di gente, che in una mano ha il tagliando di partecipazione alle primarie e nell’altra 5 euro da scambiare, mi dice: “Queste sono le persone, questo quanto valgono!”.
    Cambio argomento e parlo dei comportamenti, dei fatti, che devono tradursi in risposte ai bisogni, al che lei, alludendo a incarichi, indennità, posti in lista, sindaci ed assessori, segretari e direttivi, mi dice: “Questi sono i fatti che contano, il resto è aria fritta!”.
    Visibilmente disorientato, provo ad alzare il tiro e a parlare di valori ed ideali, ma lei mi interrompe immediatamente e con un sorriso accondiscendente, mi dice: “L’immagine, il potere, i numeri, i soldi, la prepotenza, questi sono gli unici valori che hanno credito oggi, il resto serve solo a far chiacchiere!” A questo punto, il sogno diventa sgradevole ed il sonno si fa agitato.
    Palesemente in crisi, in un ultimo tentativo azzardo la carta della cultura ma ne ricavo una sonora risata; di punto in bianco, si allontana e a mo’di saluto mi dice: “Se ti va bene, è così, queste sono le regole…Gli individui come te sono destabilizzanti, si comportano da infiltrati!”.
    Destabilizzante? Di che? Infiltrato? Di chi? La cerco per chieder lumi e la trovo: senza alcun segno d’imbarazzo, sta ammiccando a persone ambigue, sospette, a quelle che un tempo si definivano “cattive compagnie”.
    Tale scena mi lascia allibito, perché ho l’impressione di aver incontrato una donna di dubbia moralità.
    Allora, inizio a domandare in giro: “il NUOVO è essere o apparire?” “il MODERNO è competente o arrogante?” “il FUTURO è essere o avere?” e come direbbe Totò, “SIAMO UOMINI O CAPORALI?”.
    Tutti mi guardano come se fossi un po’ matto, mi additano, mi coprono di insulti, mi evitano come un appestato.
    Il sogno si è trasformato in un incubo! Mi sveglio di soprassalto e mi ritrovo profondamente turbato. In preda a questa inquietudine, per dirla con le parole di Sandro Veronesi, mi sono fermato ed ho imparato a cambiare idea.
    Dopo aver cambiato idea, tutto mi è sembrato più chiaro. Ho compreso di aver di fronte un partito che di democratico ha solo il nome. Un partito fortemente verticistico, condotto con sistemi di democrazia alla Putin, che valgono a Roma, nella Regione Puglia, nelle province, nelle città e che hanno reso la Puglia del P.D. una Emilianograd e la BAT del P.D. una Lettagrad. Un sistema di potere e di polizia, fatto di promesse e di scambi, di ricatti e di minacce, che non contempla l’esistenza del “diverso parere” , che non ammette “il dissenso” , che di conseguenza, non tutela le “ minoranze ”, perché chi ha i numeri prende tutto.
    Quando il Segretario Regionale, Michele Emiliano, dichiarava che il Partito Democratico dovesse diventare come la Sacra Corona Unita, pensavo ad una battuta, certamente infelice, ma pur sempre ad una battuta ed, invece, mi sono reso conto che stava parlando sul serio, molto sul serio!!!
    Dopo aver cambiato idea, tutto mi è sembrato in ordine!
    Anche il P.D. è un partito virtuale, un partito immagine, dove apparire è più importante di essere. Storia, tradizione, ideali, valori buttati via! Le aspettative dei cittadini, la volontà degli elettori, l’espressione dei territori? Completamente calpestate! Una vergogna!!!
    In Puglia, tutto è stato deciso dalla Casta, dall’asse Roma-Bari, con realtà pugliesi mortificate, ad iniziare dalla BAT, che è stata deliberatamente ignorata!!!
    Dopo aver cambiato idea, tutto è diventato più semplice: questa non è più casa mia!!! Perché non tutte le volontà possono essere piegate, non tutte le voci possono essere azzittite, non tutte le intelligenze possono essere schiacciate, non tutte le coscienze possono essere acquistate! Per tanti anni, ho lottato per dare forza e dignità a tutto il territorio della BAT; partendo dalla mia città, mi sono impegnato al fine di creare un clima di fiducia e collaborazione per tutte le città, anche nell’inevitabilità dei giudizi diversi e persino degli scontri, ma sempre nel rispetto di tutti. Oggi non è più così!!! Allo stato attuale, la BAT è un territorio diviso, lacerato, dilaniato e pertanto, debole, ridotto a terra di conquista.
    Bisognerà ricominciare, anche se sarà un lavoro duro e difficile. Io ne ho ancora voglia!!!
    Sono cosciente di dover rivolgere lo sguardo, l’attenzione e la dedizione altrove.
    Questa è la vostra grande vergogna, la vostra imperdonabile colpa!!! Indurre una persona, che ha alle spalle oltre 30 anni di militanza culturale e politica, di impegno professionale ed amministrativo, che ha affrontato e vinto battaglie di ogni genere ad andar via per continuare la sua azione politica. Oggi come oggi sono un apolide, non so ancora se troverò un ’ altra casa ma so per certo che sono tornato ad essere un uomo completamente libero. Come tale mi comporterò, come tale, continuerò a lottare.

    Francesco Salerno
    Barletta, 2 maggio 2008

    ed ancora:

    16:15 Follini: “Con Idv strade separate” “Io ero contrario all’accordo con Di Pietro sin dall’inizio. Adesso, mi pare che sia contrario lui stesso, quindi non vedo ragione di continuare con quest’equivoco: prendiamo atto che le strade si sono separate”. Lo afferma Marco Follini, senatore del Pd ed ex segretario dell’Udc, in un’intervista al quotidiano ‘Liberal’. “Con i Radicali ho più affinità - aggiunge - e tuttavia il discorso è sostanzialmente lo stesso. Dall’altra parte, l’Udc non può restare troppo a lungo in mezzo al guado, una posizione subita, peraltro. Oggi, o ricuce con il centrodestra, oppure si accorciano le distanze con il Pd”.

    L’ex pm alleato del Pd accusa Veltroni di voler fare tutto da solo
    Nella lista dello shadow cabinet ci sono solo suoi uomini
    Governo ombra, Di Pietro
    “Resterà solo l’ombra”
    Protestano anche i Radicali. Intanto proliferano le correnti
    da Massimo D’Alema a Enzo Bianco (Liberal) fino ai popolari.

    Veltroni, Soro e Finocchiaro al Quirinale

    ROMA - Giura il governo Berlusconi. Prende forma il governo-ombra del Pd. E aumentano le tensioni nella coalizione del Pd dove Di Pietro accusa Veltroni di voler fare tutto da solo. La stessa polemica sale dal fronte Radicale. Il tutto mentre le correnti organizzate proliferano tra il loft e largo del Nazareno, l’ex sede della Margherita dove stanno traslocando i vertici del Pd.

    Di Pietro contro Veltroni. “Si faccia opposizione concreta o del governo ombra non resterà che l’ombra” dice il leader dell’Idv Antonio Di Pietro “sconcertato e amareggiato” per la decisione di Walter Veltroni di “andare avanti da solo” nella formazione dello shadow cabinet visto che non ha coinvolto nessun esponente dell’Italia dei valori ‘governo-ombra’. “Per noi Veltroni è e resta il leader della coalizione alleata - spiega Di Pietro - ma ci dispiace che ogni giorno lui prenda decisioni da solo senza consultarci, come se noi non ci fossimo, ben sapendo che lui da solo non va da nessuna parte visto che non raggiunge neanche il 50%”.

    “E’ evidente - aggiunge - che non ci si possa sposare da soli se l’altro dei due non vuole… ma noi continueremo ad insistere perché vogliamo dare il nostro contributo per un’opposizione seria e concreta” e perché siamo una forza che è cresciuta e che può contare ora su “43 parlamentari”. “L’Idv - sottolinea più volte - non è a caccia di poltrone, ma vuole condividere ruoli di responsabilità. Non capisco perché quando sono gli altri che aspirano a qualche incarico si dica che ‘vogliono contribuire fattivamente alla crescita di qualcosa’, mentre se siamo noi ad esprimere un desiderio di questo tipo, ci accusano di ‘volere solo delle poltrone’…”. “Nego che sia così - afferma Di Pietro - perché noi puntiamo ad avere ruoli di responsabilità perchè siamo pronti ad assumercele le nostre responsabilità…”.


    “Comunque - è l’appello che il leader dell’Idv rivolge al segretario del Pd - ci auguriamo che Veltroni superi il suo buonismo di facciata e si decida a fare un’opposizione davvero concreta altrimenti del governo ombra non resterà che l’ombra…”.

    Lo shadow cabinet. Lo sfogo di Di Pietro arriva dopo che ieri, in concomitanza con l’incarico a Berlusconi, sono cominciati a circolare i nomi dei componenti del governo ombra a cui Veltroni vuole affidare un’opposizione concreta. Si parla di Bersani all’Economia e Letta alle Attività produttive. Poi Pietro Ichino al Lavoro, Salvatore Vassallo, Giorgio Tonini all’Istruzione, Marco Minniti o De Sena all’Interno, Merloni ai Beni culturali, Realacci all’Ambiente, Enrico Morando alle Infrastrutture. Veltroni avrebbe incassato il no di Lanzillotta e di Parisi.

    La proliferazione delle correnti. Cominciano ad essere troppe e minano seriamente la già precaria stabilità del Pd. Massimo D’Alema sta organizzando la sua all’ombra della Fondazione Italiani-Europei, già riunita l’altro giorno in un albergo del centro, una cinquantina dei deputati tra cui Letta e Bersani. Il 15 prenderà forma Liberal, capofila Enzo Bianco che dovrebbe contare su 20-30 deputati che, si precisa, “sono totalmente dalla parte di Veltroni”. Gli ex popolari tengono il punto, ognuno con i propri petali, e vogliono il prima possibile Franco Marini alla presidenza del partito. Poi ci sono i Radicali che, ottenuto per statuto il riconoscimento di corrente, dopo l’Assemblea dei Mille dello scorso fine settimana vorrebbero aprire in cantiere a sinistra aperto a socialisti, verdi e sinistra radicale. Una maionese che rischia presto, e pericolosamente, di impazzire.


    www.giovineuropa.wordpress.com

  2. #2
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    Shadow cabinet? Un tempo, nella campagna veneta di diceva: " I studia el latin par ciavar el poarin"; adesso studiano l'inglese, ma lo scopo è lo stesso.

  3. #3
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    Credo che il problema non sia quello che nel PD le varie componenti si stiano distinguendo tra loro. Il guaio è che tutto questo sta avvenendo al di fuori di qualsivoglia regola condivisa. Quando sento qualcuno voler far regole elettorali ,o partiti ,in maniera completamente nuova e quello dell'essere nuova sembra essere la qualità principale comincio a dubitare. Il PD con la scusa di essere moderno, all'americana, lontano dai vecchi schemi, si è semplicemente dimenticato che i partiti politici vivono nelle sezioni, negli organismi provinciali e regionali eche la volontà degli iscritti, non dei consenzienti, si manifesta con l'alzare la manina sulle singole scelte. Finchè non si capirà questo, ognuno tirerà la coperta dove gli pare e la forza prevarrà sul diritto.

  4. #4
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    Citazione Originariamente Scritto da edera rossa Visualizza Messaggio
    Credo che il problema non sia quello che nel PD le varie componenti si stiano distinguendo tra loro. Il guaio è che tutto questo sta avvenendo al di fuori di qualsivoglia regola condivisa. Quando sento qualcuno voler far regole elettorali ,o partiti ,in maniera completamente nuova e quello dell'essere nuova sembra essere la qualità principale comincio a dubitare. Il PD con la scusa di essere moderno, all'americana, lontano dai vecchi schemi, si è semplicemente dimenticato che i partiti politici vivono nelle sezioni, negli organismi provinciali e regionali eche la volontà degli iscritti, non dei consenzienti, si manifesta con l'alzare la manina sulle singole scelte. Finchè non si capirà questo, ognuno tirerà la coperta dove gli pare e la forza prevarrà sul diritto.


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    Il rischio di parlarsi addosso di parecchi scontenti del tipo "vanno a vedere la partita per dare del cornuto all'albitro CHE FA' TANTO PENSARE CHE HANNO PROBLEMI IN FAMIGLIA"

    Special modo di esprimersi di chi crede di aver solo lui la verità in tasca e siccome non è stato SUPPORTATO o SOPPORTATO si scaglia contro quello che al momento pare L'albitro e perciò che fà?

    Ma chiaro, crea un'altro movimento perchè dove non è stato SOPPORTATO non ha più spazio una volta smascherato per opportunista che cercava solo spazio e visibilità personale.

    Io usO chiamarli i BARTALI DELLA POLITICA DEL TIPO ..."L'è TUTTO SBAGLIATO....."


    AD MAJORA E UN PO' DI UMILTA' OGNI TANTO NON QUASTA...ANZI!!!

    In questi giorni ci sono arrivati dei contributi da alcuni iscritti al sito. Invitati ad esprimere il proprio parere sui risultati elettorali, hanno espresso in diversi la stanchezza di esprimere un'opinione che tanto non sarà ascoltata. Almeno non da quelli che "contano".

    "Il rischio - mi hanno detto - è quello di finire per parlarsi addosso.... Ognuno che si fa il proprio blog... Tutti che scrivono e nessuno che ascolta...".

    Effettivamente, alcuni hanno chiesto un momento di confronto e di dibattito ai responsabili locali del PD, ma ad oggi non hanno avuto la seppur minima indicazione di una presumibile data.

    Ha senso, allora, parlarsi tra noi?

    Per come è nato il Partito Democratico, almeno quello scritto sul progetto, sì, ha ancora senso. Sono gli elettori di ottobre che ne hanno sancito la nascita con la propria partecipazione alle primarie, e sono gli elettori che ne hanno determinato la sconfitta ad aprile: "fine dell'analisi", come scritto in una vignetta di Elle Kappa di questi giorni.

    Il progetto era ed è valido, ma qualcosa non ha funzionato nel frattempo, da ottobre ad oggi. Su questo merita riflettere, sulle modalità per realizzare il progetto. Ad esempio, sul modo in cui il PD si è mosso nei territori, sulle capacità dei suoi dirigenti ai vari livelli e sulle candidature, ....

    Magari è vero: non saremo ascoltati. Ma noi la nostra riflessione vogliamo farla lo stesso, perchè il PD appartiene un pò anche a noi. E ad un progetto cui abbiamo dedicato tante energie e speranze non rinunciamo alla prima, pur grave, difficoltà.

    In fondo, la doppia sconfitta, se ben affrontata, può essere l'occasione per cambiare in tempo una strada sbagliata, che probabilmente il PD avrebbe continuato a perseguire senza percepirne i pericoli di allontanamento dagli elettori.
    Ciceruacchio

  5. #5
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    Caro Biondini, quel qualcosa che non ha funzionato è che , almeno ogni tanto, occorre ascoltare anche i Bartali; un partito politico italiano non può nascere da manifestazioni all'americana; quanto a democrazia politica, la storia dei partiti italiani ha in se stessa sufficenti modelli a cui ispirarsi, non ultimo quel "micropartito di massa",come il compianto Franco Montanari chiamava il PRI.
    E poi, caro Biondini, quella famosa borraccia, non sappiamo ancora chi l'ha data e chi l'ha ricevuta e te lo dice un coppista.

  6. #6
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    Io che ho corso e che ho conosciuto il povero Fausto perchè nel 1958 dovevo passare alla S. Pellegrino da lui diretta con l'aiuto di Bartali - ogni 2 Giugno vado in "pellegrinaggio" a Castellania in bicicletta con 50 amici e che mi vanto di incontrare il quell'occasione i suoi gregari "Sandrino Carrea - Ettore Milano - Franco Giacchero - Filippi e Gismondi, oltre all'immancabile cugino Piero Coppi" ti posso assicurare che questi giurano che era stato Fausto a darla a Gino"

    Ma guarda che Gino, l'ultima volta che l'ho incontrato mi disse: "Ma se gliel'avevo data io????"

    La ragione un giorno la conosceremo?

    E Fausto mi disse nel 1958: "Nando, guarda che ad una certa età si allunga la lingua perchè si accorciano le gambe!!!. Diglielo a "quello là"

    IO CREDO CHE FOSSE COPPI IL PIU' SINCERO!!!

    CIAO. (CAPITO LA METAFORA?)
    Ciceruacchio

  7. #7
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    Come ci ha insegnato La Grassa, è proprio andando a cercare notizie in casa del nemico che si riesce a raccogliere qualche sprazzo di verità, ma del resto non è solo il Giornale che dice certe cose, perfino le corazzate mediatiche della GF&ID guidate dal Grand' Ammiraglio Fondatore de la Repubblica sono sempre più disorientate e nel panico, per cui non gli resta che ritornare, dopo nemmeno 60 giorni, allo scatenamento del neogiustizialismo.


    SCONTRI E FUGA D' ISCRITTI- PARISI RIAPRE LA SFIDA: "CAMBIAMO LEADER"
    di Laura Cesaretti


    Ci sono piccoli segnali, che arrivano da un capo all’altro d’Italia, che da soli raccontano la crisi del Pd ancor meglio dei drammatici j’accuse che qualcuno, come Arturo Parisi, inizia a lanciare da Roma.
    A Reggio Emilia, per fare un esempio, nel cuore dell’Italia rossa e di quella prodiana, il Partito democratico ha perso l’80 per cento degli iscritti che meno di un anno fa avevano i Ds da soli. Oggi sono 1.200, un quinto di quelli della Quercia.
    In Campania, un consigliere regionale del Pd, Michele Caiazzo, si è messo a fare due conti. E ha scoperto che in 110 comuni della regione il suo partito ha avuto più partecipanti alle primarie che voti alle elezioni politiche di aprile. «Evidentemente - spiega - molti cittadini hanno partecipato alle primarie non perché credevano nel progetto ispiratore del Pd, ma solo per sostenere determinati candidati indipendentemente dal proprio credo politico». Clientelismo? Caiazzo si limita a dire che «forse è ora di avviare una riflessione sulle modalità di utilizzo dello strumento delle primarie».
    A proposito di primarie: in Sardegna il governatore-editore dell’Unità, Soru, è sotto accusa per «l’ennesima sberla subita alle amministrative», come denuncia il segretario regionale Cabras, attribuendogliene la responsabilità. E ora gran parte del partito reclama le primarie per impedirgli di ricandidarsi, come invece vorrebbe Veltroni.
    In Sicilia, la débâcle elettorale lascia una scia di sangue e di rancori verso Roma. «Perché abbiamo perso? Perché abbiamo fatto eleggere al Parlamento nazionale otto dirigenti non siciliani e che qui, com’era prevedibile, non ci hanno messo più piede», denuncia il sindaco di Caltanissetta, Salvatore Messana. «Siamo stati mandati a mani nude contro i carri armati - dice Franco Piro, candidato sconfitto alla Provincia di Palermo -. Non ci hanno dato neanche un fucile ad acqua per difenderci. E così siamo stati travolti. È innegabile che ci sia stato un collasso del Pd non solo a Palermo ma in tutta la Sicilia».
    All’Assemblea costituente di venerdì, davanti alle sedie lasciate vuote da quasi i quattro quinti dei delegati, che a Roma non sono proprio venuti, il gruppo dirigente del Pd si è apparentemente ricompattato attorno al segretario. Conclusioni unitarie, rilancio della linea, elezione bulgara della direzione, nessuna contestazione aperta alla leadership. Buffetti persino da D’Alema: «Alle elezioni di aprile eravamo già battuti, se mai Veltroni ha opposto un argine». L’istinto di sopravvivenza è scattato in tutto o quasi l’apparato, perché «se Veltroni mollasse ora, andrebbe a picco l’intero Pd», come fa notare un dirigente vicino a D’Alema. Fuori dal coro è rimasto solo Arturo Parisi, personaggio anomalo che non risponde ad alcuna logica di corrente o di potere, e che da sempre crede nel progetto del Pd. «Il re è nudo», annuncia al Corriere, il Pd rischia di «dissanguarsi», bisogna evitare che «la crisi di una leadership si trasformi nella crisi del partito». E chiede appunto che «si cambi il leader», accusando di «slealtà» verso Veltroni l’intero gruppo dirigente: «Io dico in pubblico quel che quasi tutti dicono in privato: preferiscono tutti tirare di fioretto, ferirlo di punta, mettendo nel conto che l’avversario poco a poco si dissangui». Tutti, insomma, aspettano le europee del prossimo anno per fare i conti col leader, e intanto organizzano il proprio residuo potere in correnti che ormai non si contano più: D’Alema, Fioroni e Franceschini, la Bindi, Letta, Rutelli, Fassino, Marini. Ognuno per sè, mentre la barca rischia di affondare.

    Tratto da www.ilgiornale.it

  8. #8
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    dopo una sconfitta è facile disgregarsi o tendere a farlo. ci vuole un leader per tenere tutti uniti

  9. #9
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    Citazione Originariamente Scritto da Radical-Chic Visualizza Messaggio
    dopo una sconfitta è facile disgregarsi o tendere a farlo. ci vuole un leader per tenere tutti uniti
    i partiti democratici non hanno bisogno di leader.
    Lasciamo alla destra il mito del capo, più o meno carismatico; occorre che i partiti operino con metodi democratici e non con, più o meno celate, cooptazioni. Personalmente, della politica all'americana ne ho piene le tasche.

  10. #10
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    27 agosto 2008, in Pino Corrias
    Black out sinistra

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    commenti




    Vanity Fair, 27 agosto 2008

    Il Paese va in malora, Berlusconi accumula denari, potere e immunità, ma i sinistri apparati della sinistra sembrano accorgersi di nulla. Tutti occupati - come ai tempi irosi e lieti del loro ultimo governo - a azzannarsi tra loro.

    Riassumendo. Il sindaco di Torino Sergio Chiamparino è in guerra con l’altra metà del partito democratico piemontese per via di un grattacielo, di una banca e per incompatibilità di carattere. Renato Soru, governatore della Sardegna, viene trascinato in tribunale da un tale Antonello Cabras, segretario del suo stesso partito, che lo accusa di essere poco meno di un dittatore. Massimo Cacciari, sindaco di Venezia definisce i leader democratici (quando va bene) dilettanti e inconcludenti. Agazio Loiero, altro sinistro, nonché governatore di Calabria, è in definitiva rotta di collisione con i suoi ex compagni di partito. L’alleato Di Pietro ha varato una sua lotta permanente a Walter Veltroni e annuncia di candidarsi da solo alle prossime elezioni per la presidenza della Regione Abruzzo decapitata dopo l’arresto di un'altra bandiera della sinistra democratica, Ottaviano Del Turco. Veltroni ricambia Di Pietro con la medesima ostilità ogni qual volta si stanca di prendersela con il suo nemico storico Massimo D’Alema. Il quale restituisce il disprezzo, estendendolo volentieri a Arturo Parisi, ex ministro della Difesa del governo Prodi, che a sua volta detesta sia Veltroni che lo stesso D’Alema. Antonio Bassolino, il re dalemiano della spazzatura napoletana, governatore della Campania, anzichè dimettersi e scomparire, sconfessa Veltroni, elogia Berlusconi, e prepara la sua candidatura al parlamento europeo come buonuscita estera per il suo capolavoro (inter)nazionale. Altri litigi si segnalano in Sicilia, in Molise e perfino dove il pd non esiste quasi più, come in Lombardia. Avanti così, bene, e che poi qualcuno spenga la luce.
    (Vignetta di Molly Bezz)

 

 

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